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http://www.albasrah.net/en_articles_2006/0106/italian_030106.htm
da:  http://www.albasrah.net/moqawama/iraqiresistancereport_italian.htm -01/01/2006

Processo a Saddam: “I registi della commedia sono gli Stati Uniti”.

Intervista della TV Aljazeera.net con Najib al-Nauimi, ex Ministro della Giustizia del Qatar, che si e’ aggregato al collegio di difesa di Saddam Hussein

di
Ahmed Janabi -  1 Gennaio 2006
Aljazeera.net:

Come mai Lei ha voluto unirsi al collegio di difesa di Saddam Hussein?


Najib al-Nauimi:
il Presidente Saddam mi ha inviato una richiesta personale in cui mi chiedeva di aggregarmi al suo collegio di difesa.

Lei lo conosce di persona?
No. Anche quando ero Ministro della Giustizia del Qatar, dal 1995 al 1997, non ho mai incontrato Saddam Hussein ne’ alcuno dei membri del suo governo.  

Allora come mai in questo caso lui ha chiesto il Suo aiuto? 
Forse avra’ sentito parlare di me. 

E perche’ ha accettato di difendere Saddam Hussein? 
Perche’ il mio compito e’ quello di difendere chiunque soffra un’ingiustizia, e ritengo fermamente che il presidente Saddam sia vittima di un’ingiustizia. Vorrei anche dire, qui, che questa causa e’ diversa da quelle normali, perche’ non c’e’ avvocato che possa sperare di vincerla. E questo perche’ il carattere politico di questa corte inficia lo svolgimento legale del processo.       

Perche’ questa corte e’ tanto diversa dalle altre?
Anzitutto essa e’ stata costituita dall’ex amministratore americano dell’Irak Paul Bremer con la sua Legge N. 10, e questo atto viola il diritto internazionale e quello iracheno,  a parte la grave violazione introdotta nella legge stessa quando essa fu tradotta in arabo, perche’ il diritto di cassazione vi venne omesso di proposito.
Inoltre il diritto internazionale vieta a forze armate occupanti di costituire tribunali e di promulgare leggi nei paesi occupati. Cio’ significa che la corte viola il diritto internazionale.   

Ma gli iracheni dicono che ora hanno uno stato indipendente e hanno un governo e un parlamento eletti.
Le convenzioni di Ginevra definiscono l’occupazione come “la effettiva presenza di soldati”; pertanto, quando l’attuale situazione dell’Irak viene presentata come un reintegro della sua sovranita’, cio’ non significa che l’Irak ne goda realmente, perche’ il diritto internazionale si basa sui “fatti” e non sulle “parole”.  

La vera situazione in discussione e’ questa: in Irak ci sono 130.000 soldati americani, oltre a varie migliaia di altri soldati di altre nazioni.  Attualmente l’Irak e’ amministrato da forze armate occupanti. Elezioni artificiali non conferiscono alcuna legittimita’, altrimenti, il governo francese di Vichy  sarebbe stato legittimo.  
Gli Stati Uniti e i loro alleati misero in discussione a suo tempo le elezioni e il processo politico svoltisi sotto il governo di Vichy nominato dai tedeschi. Ed e’ stato proprio il governo di Vichy ad indurli a promuovere la quarta convenzione di Ginevra, che vieta all’occupante di cambiare le leggi del paese occupato. Come mai gli Stati Uniti cadono ora nell’errore che in passato loro stessi hanno tanto discusso?
Inoltre, come puo’ il governo iracheno sostenere di essere indipendente, quando qualche giorno fa il Vicepresidente degli Stati Uniti Dick Cheney se ne e’ venuto in Irak senza neppure avvertirlo? Come mai tuttocio’ e’ considerato regolare?  
Il Primo Ministro iracheno Ibrahim al-Jafari ha dichiarato che egli era stato convocato all’ambasciata degli Stati Uniti e aveva trovato, con sorpresa, Cheney tranquillamente li’ seduto. Ecco perche’ non mi pare che attualmente esista in Irak ancuna sovranita’ nazionale.  

Abbiamo visto un Pubblico Ministero iracheno istruire un procedimento legale contro Saddam Hussein innanzi a una corte irachena composta da giudici iracheni. E’ regolare tutto questo?
Chi dirige la commedia e’ Christopher Reid.

Chi e’ Christopher Reid?
Questa persona e’ chiaramente descritta in mezzi di comunicazione occidentali attendibili, come ad esempio in un articolo di John Burns pubblicato sul New York Times del 23 Dicembre 2005.
In questo articolo si dice: “Ma i funzionari americani che hanno avuto un ruolo di primo piano nell’organizzare la corte hanno affermato che l’interruzione di un mese dara’ ad Amin anche il tempo di rimediare all’ampio intervallo di tempo che egli ha dato all’ex capo dell’Irak per dominare il processo”.   
Nello stesso articolo si dice pure: “… rilievi fatti da Christopher Reid, il legale del Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti che dirige l’impegno americano volto a guidare la corte irachena…”   

Ecco perche’ inganneremmo noi stessi e il pubblico se descrivessimo la corte che sta giudicando il presidente Saddam Hussein come una corte irachena. In realta’ chi dirige la commedia sono il signor Reid e le dozzine di legali che appartengono alla ”Regime Crime Liaison” dell’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad.
Pertanto, la corte e’ illegale perche’ diretta da forze armate occupanti, il che costituisce una grave violazione del diritto internazionale.  

Non sarebbe meglio se voi avvocati, invece di darvi da fare per provare l’illegittimita’ della corte, vi concentraste sulla difesa del vostro assistito?
Ritengo che provare l’illegittimita’ della corte sia molto importante. Questa e’ una corte speciale, istituita apposta per processare determinate persone, e cio’ costituisce un’altra violazione del diritto internazionale, il quale vieta a forze armate occupanti di costituire tribunali speciali.
I tribunali speciali vengono di solito costituiti per svolgere un processo artificiale, e finche’ il tribunale e’ un tribunale speciale possiamo solo attenderci una sentenza che e’ gia’ pronta nell’ufficio del signor Reid.  
Lei si e’ incontrato col signor Reid o con i suoi legali?
Si, e ho discusso con loro le violazioni che inficiano il processo.

E cosa hanno risposto?
Hanno risposto che questo e’ il mio punto di vista. In altre parole “faremo come ci fa comodo”. Procedono cosi: scelgono quello che loro piace, e ignorano il resto.

Per tornare al processo: come valuta Lei le probabilita’ favorevoli a Saddam?
L’accusa e i testimoni stanno cercando di provare che non vi fu tentativo di assassinio, ma questa e’ una sciocchezza. Ci sono state piu’ di 70 persone coinvolte nel tentativo di assassinio.

Piu’ di 30 tiratori erano stati stati scaglionati nelle masserie dalle quali fu colpito il corteo di macchine che portava il presidente. Dozzine di altri affiancavano i gruppi che dovevano sparare. Cio’ significa che del tentativo di assassinio faceva parte una squadra militare. E tutti quelli che erano sopravvissuti alla sparatoria vennero trasferiti illegalmente in Iran: passarono il confine con l’Iran su delle moto.     

Io non riesco proprio a capire come si possa osare di negare il tentativo di assassinio. Per anni i membri del partito al-Dawa avevano fatto la voce grossa su tutti i mezzi di informazione dicendo che sfidavano l’uomo forte dell’Irak e che lo avrebbero assassinato nel suo stesso paese.

Quale e’ la Sua versione di cio’ che avvenne quel giorno?
Il tentativo di assassinio venne organizzato dal partito al-Dawa dell’attuale primo ministro Ibrahim al-Jaafari, partito che all’epoca aveva la sua base in Iran. L’operazione venne chiamata “il cervo”, perche’ in quel giorno una anziana signora avrebbe sacrificato un cervo in segno di esultanza per la visita del presidente.
Secondo una tradizione irachena, la vettura che reca a bordo il festeggiato viene aspersa col sangue di un animale sacrificato, e fu cio’ che la signora fece, ma non per festeggiare la venuta del presidente, bensi’ per mostrare agli attaccanti qual’era la macchina che portava il presidente.

Senonche’, poiche’ il presidente e’ una persona molto intelligente, e sapeva bene che la sua visita ad ad-Dujail era una sfida al partito al-Dawa, egli scese da quella macchina e sali’ su un’altra.  Gli attaccanti, come era stabilito, spararono su quella col sangue e comincio’ la sparatoria, in cui molte guardie del corpo del presidente e anche dei civili furono uccisi.     
Stiamo quindi parlando di un tentativo di assassinio contro il capo dello stato commesso da persone segretamente legate all’Iran, che all’epoca era in guerra con l’Irak. Cosa avrebbe dovuto fare, quindi, il governo iracheno? E’ chiaro: difendere se stesso e il paese.       

A questo punto vorrei anche spiegare perche’ all’epoca vennero arrestate intere famiglie. La ragione e’ che la storia della signora e del cervo aveva dimostrato che al complotto di ad-Dujail avevano preso parte determinate persone e le loro famiglie.

Ma perche’ queste vennero confinate nel deserto per anni?
Anzitutto bisogna dire che si e’ trattato di un errore amministrativo. E cio’ non significa che il presidente sia responsabile degli errori dei suoi dipendenti, altrimenti dovremmo processare Gorge Bush per quello che i suoi soldati hanno fatto ad Abu Ghraib. Inoltre, quelle persone non vennero proprio cacciate nel deserto, ma messe in abitazioni decenti chiuse da dentro e non da fuori. Insomma, non erano trattate come prigioniere.

Cosa si attende, Lei, da questo processo?
Se il processo sara’ veramente onesto - come dicono - il presidente verra’ assolto, perche’ fino a questo momento contro di lui non c’e’ proprio nulla; ma se si tratta di una farsa, allora gia’ sapete come finira’. La mia speranza e’ che si rendano conto che il mondo intero sta a guardare. Dalle informazioni in mio possesso, in tutto il mondo sta assistendo al processo un miliardo di persone.

Il capo del collegio di difesa di Saddam Hussein, Khalil al-Dulaimi, ha detto che nella trasmissione riguardante il processo e’ stato tagliato il punto in cui si diceva che gli americani hanno offerto al fratellastro di Saddam, Barman al-Tikriti, un posto importante nel governo iracheno se testimoniava contro il fratello. E’ vero?  
Si, e’ vero.

Quali sono i Suoi piani di difesa futuri?
Non posso dirLe molto, ma posso dire che vi saranno forti testimonianze a difesa che metteranno in difficolta’ la pubblica accusa, e che i nostri testi saranno protetti dallo  “United States Witness Protection Programme”.

Ma se questo e’ un programma americano, potra’ funzionare in Irak?
Ci piacca o no, ormai l’Irak e’ il cinquantatreesimo degli Stati Uniti d’America.