www.resistenze.org - popoli resistenti - iraq - 21-01-06

APPELLO PER L'IRAQ: «Fermiamo la strage silenziosa in corso nelle università»


BRussells Tribunal

Un aspetto poco conosciuto della tragedia che statravolgendo l'Iraq è la sistematica liquidazione degliaccademici del paese. Persino le stime più prudentidicono che oltre 250 professori sono statiassassinati, e molte centinaia sono scomparsi. Mentrealtre migliaia fuggono dal paese perché temono per lapropria vita, non solo l'Iraq subisce una grave fugadi cervelli ma viene decimata la classe media secolare- che ha rifiutato di frasi cooptare dall'occupazioneUsa - con conseguenze di vasta portata per il futurodell'Iraq. Già il 14 luglio 2004, il corrispondenteveterano Robert Fisk riportava dall'Iraq: «Ilpersonale universitario sospetta che sia in corso unacampagna per privare l'Iraq dei suoi accademici, cosìda completare la distruzione dell'identità culturaledel paese, iniziata quando l'esercito americano èentrato a Baghdad».

L'ondata di uccisioni non sembra né partigiana nésettaria, colpisce le donne quanto gli uomini, e siestende a tutto il paese. E' indiscriminata riguardoalle competenze: professori di geografia, storia,letteratura araba e scienze risultano fra i morti.Neppure un arresto è stato effettuato in relazione aquesti assassinii.

Secondo l'Università delle Nazioni unite, circa l'84%delle istituzioni di istruzione superiore irachenesono state date alle fiamme, saccheggiate o distrutte.Il sistema educativo iracheno era tra i migliori dellaregione; una delle risorse più importanti del paeseera la sua popolazione istruita.

Questa situazione è lo specchio dell'occupazione nelsuo insieme: una catastrofe di proporzioniimpressionanti che si svolge in un clima di criminaletrascuratezza. In qualità di potere occupante, e sullabase della legislazione umanitaria internazionale, laresponsabilità finale di proteggere i cittadiniiracheni, compresi gli accademici, pertiene agli Statiuniti.

Facciamo appello a tutti gli accademici perché ciaiutino a porre fine al silenzio che circonda questocrimine in corso e sostengano i diritti e le speranzedegli accademici iracheni di vivere in un Iraqindipendente, democratico, libero dall'occupazione edall'egemonia straniere.

Raccomandiamo anche caldamente:

che le facoltà universitarie si dichiarino solidali con i loro colleghi iracheni;

che gli accademici creino legami fra gli insegnanti iracheni, sia in esilio che in Iraq, e le università di tutto il mondo;

che gli educatori mobilitino colleghi e cittadini perdifendere la causa della salvezza della ricchezzaintellettuale e della identità culturale dell'Iraq,organizzando seminari, lezioni e forum sulla difficilesituazione degli accademici iracheni;

che un'inchiesta internazionale indipendente siaimmediatamente lanciata per investigare su questiomicidi extragiudiziari. Tale inchiesta dovrebbe ancheesaminare la questione delle responsabilità peridentificare con chiarezza chi è responsabile diquesto stato di cose.

Il Tribunale BRussell ha cominciato a costruire unarete di contatti e a risvegliare la pubblicaconsapevolezza, e può fornire informazioni e sostegnoa persone e gruppi che vogliano mobilitarsi su questotema. Noi possiamo agire come depositari e punto diriferimento di questa campagna.

Gli accademici e gli intellettuali di tutto il mondodevono agire subito per salvare le vite dei lorocolleghi in Iraq.

( http://www.brusselstribunal.org/Academics.htm )

Primi firmatari: Noam Chomsky, Howard Zinn, MichaelParenti, Eduardo Galeano, Tony Benn, Gabriel Kolko,Hans von Sponeck , John Pilger, Michel Chossudovsky

(version as published in Il Manifesto 08 January 2006, thanks to Stefano Chiarini)