17 febbraio 2006
Per contatti dirk.adriaensens@skynet.be
Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova
"War does not determine who is right.
Only who is
left."
"La guerra non determina chi abbia ragione.
Solo chi rimane" – Bertrand Russels
L’elenco delle persone che fanno parte di questa rete internazionale è
veramente impressionante. Si tratta di accademici, attivisti, giornalisti,
artisti, difensori dei diritti umani e due ex "Vice Segretario Generale
dell'ONU e Coordinatore Umanitario delle Nazioni Unite per l'Iraq" che
hanno presentato al mondo la verità.
Cosa ancora più importante, molte di queste persone sono irachene. Ho
intervistato Dirk Adriaensens, coordinatore di SOS Iraq e membro del comitato
esecutivo del Tribunale Brussells, per ricevere maggiori informazioni su questa
rete
Gabriele Zamparini: Perché questo nome, "Tribunale BRussells"?
Quando avete cominciato?
Dirk Adriaensens: Originariamente, il Tribunale BRussells era una
commissione d'inchiesta composta da accademici, intellettuali ed artisti nella
tradizione del Tribunale Russell, costituitosi nel 1967 per investigare sui
crimini di guerra commessi durante la Guerra del Vietnam.
Il 14 e il 17 aprile 2004 si sono tenute delle udienze al Beursschouwburg e a
Les Halles, due prestigiose sale per convegni di Brussels, in Belgio.
Presiedeva le udienze il Professor François Houtart, che aveva partecipato al
Tribunale Bertrand Russell sui Crimini di Guerra USA nel Vietnam, durante il
1967, ed è stato uno dei padri fondatori del World Social Forum di Porto
Alegre.
La commissione d'inchiesta aveva come oggetto la guerra in Iraq e le politiche
di guerra imperiale dell’amministrazione Bush II. La principale attenzione
veniva rivolta al "Progetto per un Nuovo Secolo Americano (PNAC)", il
think tank che sta dietro a questa guerra, e in particolare a tre dei
co-firmatari delle asserzioni della missione: Donald Rumsfeld, Dick Cheney e
Paul Wolfowitz.
Proprio prima dell’inizio della guerra, era stata lanciata una petizione da
parte del Professore di Filosofia Lieven De Cauter, che venne sottoscritta da
circa 500 artisti, scrittori, intellettuali ed accademici, fra i quali Richard
Plunz, Irving Wolfharth, Anne Teresa De Keersmaeker, Hans Ulrich Obrist, e
François Houtart. La petizione invocava un’azione di stigmatizzazione morale e,
se possibile, legale contro il "Progetto per un Nuovo Secolo
Americano" e contro i responsabili per la guerra in Iraq. La petizione
venne pubblicata, il 21 marzo, su due quotidiani del Belgio, il De Standaard e
il De Morgen. Subito appariva che l’azione legale aveva scarse probabilità di
riuscita, e quindi ha prese piede l’idea di insediare una "Corte
Morale" o un "Tribunale del Popolo" per condannare la politica
del governo USA e i think tank che la sottendono. Venne creata una vasta
piattaforma costituita da diverse organizzazioni del Belgio per mettere in atto
la prima proposizione della petizione: insediare un Tribunale BRussells. Ad una
conferenza preparatoria organizzata a Brussells nel giugno 2003 presso la
Fondazione per la Pace Bertrand Russell, fu deciso che una serie di udienze
dovevano essere tenute in parti differenti in tutto il mondo, culminando in una
sessione finale ad Istanbul.
Il Tribunale BRussells costituiva una di queste udienze, la sessione di
apertura del Tribunale Mondiale sull’Iraq. La Fondazione per la Pace Bertrand
Russell accettò di appoggiare l’iniziativa.
La nostra stessa sessione del Tribunale ha visto un'impressionante lista di
partecipanti e testimoni: Denis Halliday, Hans von Sponeck, Jacques Derrida,
Ramsey Clark, Nawal El Saadawi, Michael Parenti, Karen Parker, Jim Lobe, Tom
Barry, Samir Amin, Immanuel Wallerstein e molti altri. Venne mostrata una parte
del Suo documentario "XXI Century", come prova contro il PNAC, ed era
la testimonianza di apertura del Tribunale.
Il Tribunale BRussells è una rete, non un’organizzazione formalmente
strutturata, che opera senza sedi. Ogni persona sincera che si batte contro
questa occupazione, che è d’accordo con i testi delle diverse piattaforme e con
le conclusioni di Istanbul, è benvenuta. Penso che questo sia veramente
importante. Si tratta di una rete veramente sviluppata e matura, che ha solo un
obiettivo, la fine dell’occupazione dell’Iraq.
Gabriele Zamparini: Il Tribunale BRussells (T.B.) è stata un’iniziativa
veramente di successo. Quali sono le prospettive per il futuro?
Dirk Adriaensens: Il T.B. ha avuto veramente tanti consensi in termini
di qualità, di presenze regolari e di pubblico. Le conclusioni possono essere
lette sul nostro sito web. Ed anche in termini di attenzione nazionale della
stampa, veramente non possiamo lamentarci. Ma, d’altra parte, ci siamo resi
conto che ne’ il T.B. e nemmeno il Tribunale Mondiale sull’Iraq, con la sua
sessione conclusiva a Istanbul nel giugno scorso, sono veramente noti al grande
pubblico. A tal riguardo, non siamo riusciti a perforare il muro del flusso di
notizie dei media. Vi è ancora molto lavoro da fare in modo che il mondo venga
a sapere. Ma noi non abbiamo deciso solo di focalizzare i nostri sforzi sulla
diffusione delle nostre conclusioni. A Brussels, abbiamo tenuto la nostra
sessione più di un anno fa, e abbiamo posto la questione di cosa fare nel
futuro, come procedere in accordo alle nostre conclusioni. Abbiamo deciso di
AGIRE. Le atrocità che stanno avvenendo in Iraq necessitano del nostro
monitoraggio e gli Iracheni hanno bisogno del nostro appoggio. A prescindere
dalle veglie di Natale in diverse città del Belgio e la partecipazione in ogni
tipo di dibattito pubblico, abbiamo organizzato una manifestazione di protesta
di massa contro la visita di Bush a Brussels, per la domenica del 20 febbraio
2005. È stato un grande successo e i media ci hanno dato visibilità. Anche il New York Times e l’International Herald Tribune. Per noi, aver fatto "un’azione
precisa sulla stampa" è stato cruciale. Noi riceviamo dall’interno
dell’Iraq materiale veramente importante e spesso abbiamo pubblicato queste
testimonianze, su siti web progressisti come uruknet.info ,o anche nel sistema dei mezzi
di informazione locali. La cosa più importante consiste nel fatto che queste
storie non saranno mai "notizie vecchie". In più, queste potranno
essere usate nei tribunali per giudicare i crimini di guerra delle forze di
occupazione, o potranno essere raccolte in un libro in modo che questa pagina
nera della storia sarà ricordata. Noi abbiamo fatto 10 proposte, che voi potete
leggere sul nostro sito web, per il lavoro futuro, basato sulle nostre
esperienze e sulle nostre idee. Queste sono state presentate nelle serie di incontri
del Tribunale Mondiale sull'Iraq (WTI, World Tribunal on Iraq), alla Conferenza
della Organizzazione Europea per la Pace e i Diritti Umani, il 20/21 ottobre
2005 presso il Parlamento Europeo a Brussels. Ammetto che il nostro piano in 10
punti è ambizioso, ma penso che dobbiamo essere ambiziosi e vi dico perché.
Ricordo che un Iracheno mi diceva, dopo la sessione di apertura, che il WTI,
come rete di organizzazioni, era la sola vera istanza in cui la protesta del
mondo intero contro questa guerra e la conseguente occupazione poteva essere
tenuta viva, tenuta insieme e continuare. Non possiamo tradire questa fiducia e
dimenticare in fretta questo appello. Il silenzio ei media sull’Iraq sta
diventando assordante. Ho verificato questo con tanta gente: si è sentito poco
su Tal Afar. Noi portiamo per questo motivo una tremenda responsabilità.
Abbiamo realizzato molto, e la sessione del WTI a Istanbul è stato un punto
culminante nel lavoro del movimento universale della pace, ma vi sono ancora
alte potenzialità. Le forze di occupazione stanno cominciando a pensare
veramente a ritirarsi. Allora, noi dobbiamo immaginare modi creativi ed
efficaci per accelerare questo ritiro. Perciò, il Tribunale BRussells e il WTI
devono moltiplicare i loro sforzi.
Gabriele Zamparini: L’elenco dei nomi che fanno parte della vostra rete
è realmente impressionante. Parliamo di più su costoro. Come fate ad operare
insieme?
Dirk Adriaensens: Il T.B. si è sviluppato naturalmente. I problemi,
quando sono sorti, sono stati risolti. Vi faccio un esempio. Dopo l’incontro
con Dahr Jamail, Nadia McCaffrey, Abdul Ilah Al Bayaty, e altri che avevano
espresso il desiderio di dare inizio ad una cooperazione con noi, è stata
costituita l’Assemblea Consultiva. Abbiamo accettato la richiesta dall’Iraq di
consulenza sul diritto internazionale umanitario. Altre persone hanno
desiderato entrare in contatto con noi e ci hanno domandato quali erano i
nostri piani per il futuro. Abbiamo invitato altre persone, come voi, ad unirsi
a noi, dato che in un modo o in un altro erano effettivamente coinvolte con il
Tribunale ed avevano espresso la loro volontà di combinare l’attivismo con il
loro lavoro di artisti, giornalisti, accademici, ecc.
Sono stato interessato al movimento contro le sanzioni fin dal 1990. Per 13
anni mi sono contrapposto isolatamente, ed ho incontrato durante questo periodo
tanti buoni amici. Alcuni di loro, che sono rimasti attivi anche dopo
l’invasione, ora sono membri della nostra Assemblea Consultiva. E il circolo si
sta allargando di continuo. Il nostro consistente ed efficace modo di operare
ha attirato molte persone eccellenti ed influenti. Si tratta di una miscela
esplosiva di accademici, attivisti, uomini di legge, artisti, giornalisti ed
intellettuali, che risulta credere nel format di questa rete. In una maniera
che assicura l’appartenenza attiva al gruppo e che consente di mettere in
discussione i recenti sviluppi degli avvenimenti. Altre volte, la battaglia per
la pace e la giustizia era stata condotta in modo isolato. Ora, tutte queste
persone sono collegate fra loro attraverso Internet e possono chiedere e dare
consigli, portare idee all’interno del forum, diffondere importanti notizie,
ecc. In questo modo noi agiamo come una sorta di punto di snodo. Il modo
secondo cui questa Assemblea opera è secondo una concezione più che nuova, io
non conosco nessuna iniziativa similare. Ed è veramente coltivabile!
Questa Assemblea consultiva non esiste solo sulla carta, e nemmeno è solo un
forum di discussione. Quando abbiamo messo in diffusione l’articolo di Dahr
Jamail sulla crisi degli ospedali Iracheni sotto l’occupazione, le conclusioni
sono state parzialmente riscritte e migliorate dall'Assemblea. Gli Iracheni
avevano suggerito di intraprendere un’azione contro la conferenza congiunta
USA-UE sull’Iraq, tenutasi a Brussels il 22 di giugno, e l’Assemblea ha
elaborato il testo della piattaforma per l’azione. L’Assemblea Spagnola CEOSI,
membro del comitato del T:B, ha condotto un’azione simile a Madrid, nello
stesso giorno, con lo stesso testo programmatico. Il 9 agosto 2005, Amnesty
International lanciava un "Appello per una Costituzione Irachena basata
sui diritti umani". Questo richiamo all’azione invitava a scrivere al
Primo Ministro Iracheno Ibrahim al-Jaafari, chiedendogli di dare assicurazioni
che la Costituzione fosse rispettosa dei diritti umani. Dopo che i nostri amici
Iracheni avevano sollevato serie questioni rispetto alla valenza di questo
appello, in cooperazione con loro, abbiamo inviato una lettera aperta ad
Amnesty International, nella quale si perorava che sarebbe stato più opportuno
se Amnesty International continuasse a concentrare i suoi sforzi nel denunciare
le gravi violazioni dei diritti umani inflitte al popolo Iracheno dalle forze
di occupazione, in modo da portare i responsabili di crimini di guerra davanti
alla giustizia, invece di dare inizio ad una campagna che di fatto forniva una
qualche legittimazione a questa inumana occupazione e al suo governo
"Quisling", la cui legalità era altamente discutibile. L’ultimo
appello all’azione in solidarietà con gli operatori sanitari Iracheni è stato
inviato ed emendato dalla nostra Assemblea. E non bisogna dimenticare che i
membri della nostra Assemblea sono stati attivamente coinvolti nel correggere
le falsificazioni dei mezzi di comunicazione rispetto all’uso del Fosforo
Bianco.
Gabriele Zamparini: Secondo la mia opinione, uno dei più importanti
aspetti della vostra organizzazione è che sta operando in modo stretto con
molti Iracheni e organizzazioni Irachene. In una situazione in cui la maggior
parte dei media sono collaborativi con le forze di occupazione nell’impedire
che le informazioni raggiungano l’opinione pubblica mondiale, il vostro lavoro
risulta ancor più importante. Cosa ci può dire su questo?
Dirk Adriaensens: In verità questo è l’aspetto più importante del T.B.,
e nel complesso è unico nel Movimento Occidentale per la Pace. La spina dorsale
della nostra Assemblea è costituita da patrioti Iracheni, sia all’interno
dell’Iraq, che della Diaspora. Questi appartengono a diverse correnti. Noi
abbiamo persone all’interno dell’Iraq che appartengono a differenti
organizzazioni sui Diritti Umani. Questa scelta non è stata fatta
accidentalmente. Loro hanno una migliore consapevolezza degli inganni, e
conoscono meglio di tutti noi la realtà sul terreno. Loro sanno meglio di noi
quello che deve essere fatto nella situazione corrente e possono aiutare per un
vasto numero di questioni. Loro capiscono quel che bisogna fare in Iraq. Si
tratta della loro terra. Se noi desideriamo diffondere una giusta informazione
e corretti punti di vista ai lettori Occidentali, abbiamo bisogno che siano gli
Iracheni ad informarci. Il T.B. si occupa del LORO paese. Perciò, noi vogliamo
essere un ponte tra il movimento della pace Iracheno e quello Occidentale. Noi
pubblichiamo regolarmente i resoconti delle testimonianze oculari e i documenti
che riceviamo dal movimento Iracheno per i Diritti Umani. Non si corre il
rischio di influenzare gli Iracheni: sono loro che decidono da che parte
andare. Come sulla nostra posizione rispetto alla resistenza Irachena: non
abbiamo ne’ il dovere ne’ il diritto di giudicare questa resistenza. E
sicuramente dobbiamo evitare affiliazioni a qualsiasi corrente che resiste
all’occupazione. Noi dobbiamo tenere la stessa distanza da ogni corrente e allo
stesso tempo appoggiare e dimostrare la nostra solidarietà a tutte le diverse
correnti della resistenza vera e propria, tutto questo in accordo con le
conclusioni di Istanbul, che hanno chiaramente stabilito il sostegno al diritto
degli Iracheni di resistere a questa spaventosa occupazione. E sicuramente noi
non facciamo alcuna distinzione tra resistenza "civile" ed
"armata". La Resistenza è resistenza "con tutti i mezzi
possibili" contro una potenza rapace. Fra il movimento della pace in
Occidente corrono molte false idee e punti di vista sbagliati sulla resistenza
Irachena. È giunto il tempo che questi punti di vista siano corretti. Noi
vogliamo contribuire a questo, traducendo relazioni, ecc. I media hanno confuso
con successo la "Opzione Salvador" con le azioni della resistenza
Irachena, e i punti di vista che le persone medie in Occidente hanno sono
totalmente influenzati. Tre miliardi di dollari degli 87 miliardi di dollari
che costituivano il budget del Pentagono per il 2004 venivano destinati per
creare milizie e operazioni sotto copertura in Iraq e in Afghanistan. Io credo
che sia nostro compito correggere questa distorta visione. Quanti sanno che la
maggior parte degli atti barbari contro i civili sono apertamente condannati da
tutte le frazioni della resistenza? Solo circa il 3% delle vittime di questa
occupazione sono provocate da atti come bombe suicide, ecc. Ma queste sono le
uniche riportate dal complesso delle informazioni dei nostri media. Cerchiamo
di ragionare: se la resistenza prendesse come obiettivo i civili, non potrebbe
mai ottenere il massiccio sostegno che generalmente sta ottenendo. Ora, gli
occupanti usano gli stessi argomenti che i Britannici avevano fatto negli anni
Venti del secolo precedente: "Se noi ce ne andiamo, si scatenerà la guerra
civile". Molti Iracheni e specialisti sull’Iraq, come Denis Halliday o
Robert Fisk, stabiliscono con chiarezza che non ci sarà alcuna guerra civile
quando le truppe USA se ne andranno. Al contrario, se queste rimarranno, si
scatenerà la guerra civile, dato che tutte le leggi illegali che gli occupanti
hanno imposto, compresa la recente Costituzione, hanno l’obiettivo di dividere
la nazione secondo linee settarie, secondo il "divide et impera".
Gabriele Zamparini: Parliamo dell’ "Appello di solidarietà, date le
condizioni dei lavoratori della Sanità Irachena" del T.B.
Dirk Adriaensens: Come è stato suggerito (soprattutto dagli Iracheni) al
seminario del WTI, alla Conferenza della Rete Europea per la Pace e i Diritti
Umani, il 20-21 ottobre 2005, il Dr. Bert De Belder, coordinatore degli Aiuti
Medici per il Terzo Mondo, e anche membro della nostra Assemblea, ha formulato
un documento, "Stop alle violazioni del diritto alla salute in Iraq",
destinato ad una larga diffusione e da sottoscrivere dal personale sanitario e
dagli attivisti, in sostegno ai colleghi Iracheni.
Il primo paragrafo recita: "Visto che le operazioni militari su larga
scala a guida statunitense in Iraq continuano senza sosta, la situazione
sanitaria sul campo è a un punto di rottura. Le infrastrutture sanitarie
Irachene, i medici e gli staff ospedalieri non sono in grado di far fronte alla
crisi sempre più intensa dal punto di vista medico e umanitario. Visto che loro
stessi sono spesso fatti oggetto di vessazioni e di aggressioni, medici e staff
medici trovano quasi impossibile svolgere le loro mansioni come operatori
sanitari". Quando sarà sottoscritto ampiamente, il documento verrà
immediatamente inviato al Referente Speciale per il Diritto alla Salute presso
la Commissione ONU sui Diritti Umani, Mr. Paul Hunt (Nuova Zelanda), per
invitarlo ad aprire un’inchiesta come parte del suo mandato. Inoltre verrà
inviato all’Organizzazione degli Stati Americani come un tipo di documento
"amicus curiae", in appoggio in tribunale del caso di Karen Parker.
All’inizio del Social Forum Mondiale a Bamako, Karachi e a Caracas vi saranno
movimenti e discussioni sull’appello di Bert, sul documento di Dahr Jamail e
sulle testimonianze e le analisi sull’uso di Armi di Distruzione di Massa in
Iraq.
Gabriele Zamparini: Un’altra questione che il mondo conosce poco o per
nulla è il sistematico assassinio di intellettuali Iracheni.
Dirk Adriaensens: Gli Iracheni sono veramente tormentati per quello che
sta avvenendo alle "teste intellettuali" dell’Iraq. Accademici,
medici e scienziati vengono assassinati quotidianamente. Questa " guerra
alla Cultura", come l'ha chiamata Robert Fisk dell’Independent, sta
rendendo impossibile l’operare degli intellettuali Iracheni ed inoltre alimenta
l’opinione che "una vita normale" in Iraq è ancora lontana e che la
situazione per loro è pericolosa. Secondo un articolo nel Times Higher
Education Supplement "esiste un sentimento diffuso fra gli accademici
Iracheni, di stare assistendo ad un deliberato attentato teso a distruggere la
vita intellettuale in Iraq." Inoltre, secondo il Dr Sinawi - un geologo,
in passato dipendente dall’Università di Baghdad, - le dimissioni
dall’Università e l’assassinio di intellettuali procureranno all’Iraq "un
crollo dell’istruzione superiore per gli anni a venire. Questo influenzerà
drammaticamente il livello dell’insegnamento e della ricerca per
generazioni". In Iraq, molti accademici sono stati imprigionati, sono
scomparsi, o sono stati costretti all’esilio. Abbiamo già compilato un elenco
preliminare. Il T.B., veramente a breve, darà inizio alla campagna
"Accademici per la Pace", per creare consapevolezza su questo
sviluppo che turba le coscienze. Con tutta probabilità, i nostri amici Spagnoli
del CEOSI organizzeranno a Madrid una conferenza internazionale su questo tema.
Gabriele Zamparini: Vista la vostra lunga esperienza nell’operare
attivamente in questo campo, cosa potrebbe suggerire a tante persone nel mondo
che condividono i vostri sentimenti e il vostro punto di vista, ma si sentono
impotenti e demoralizzati dalla presente situazione?
Dirk Adriaensens: Abbiamo qualche alternativa, come esseri umani che
desiderano un mondo di pace? Cosa diranno i nostri figli del mondo che lasciamo
loro? Io penso che noi abbiamo una tremenda responsabilità. Ora, non è più il
tempo dell’attesa. Gli Iracheni stanno combattendo con successo contro
l’occupazione. Mi lasci ricordare quello che John Pilger ha dichiarato in
un’intervista a Democracy Now il 31 dicembre 2003: "Io penso che la
Resistenza Irachena sia molto importante anche per tutti noi. Io penso che
dipenda dalla vittoria della resistenza se altri paesi non potranno essere
aggrediti, in modo che il nostro mondo in un certo senso diverrà più sicuro.
Ora, io non amo le resistenze che producono il tipo di terribili atrocità sui
civili che abbiamo, ma questo è vero di tutte le resistenze. Questa è una
resistenza contro una potenza rapace, che, se non viene bloccata in Iraq, si
rivolgerà contro la Corea del Nord, poiché il signor Cheney e gli altri stanno
rimuginando da un pezzo la distruzione di quel paese. Quindi, l’esito di questa
resistenza è terribilmente importante per il resto del mondo. Io penso che se
la macchina bellica degli Stati Uniti e dell’amministrazione Bush si troverà in
difficoltà – diciamo pure, subirà una sconfitta, non sarà mai una completa
disfatta come in Vietnam, ma saranno in sofferenza come sta avvenendo in Iraq,
alloro costoro potranno essere bloccati". Noi dobbiamo aiutare il popolo
Iracheno quando e dove possiamo, per mettere fine a questa occupazione
illegale. Il 2 novembre, mi auguro di incontrare Robert Fisk ad Antwerp. Lui ha
dichiarato: "Gli Stati Uniti hanno già perso la guerra. Non permettiamo al
flusso di informazioni dei media di provare a convincerci del contrario."
Perché allora dovremmo essere demoralizzati o sentirci impotenti? Noi sappiamo
che attualmente il movimento della pace in Occidente è piuttosto debole. Ma
qual è la ragione per cui dovremmo essere scoraggiati? Un consiglio: spegnete
il vostro televisore e consultate qualche notiziario decente sull’Iraq, per
esempio su http://www.uruknet.info/. E fate attenzione: su Alexa.com viene
riportato l’elenco dei siti web da leggere sull’Iraq. Questi hanno un numero di
lettori più alto della CNN, BBC, NYT. Tenetelo a mente. Allora perché questo
pessimismo? Io penso che se noi globalizziamo la resistenza contro questa
guerra terroristica degli Stati Uniti e, ancora più importante, lavoriamo più
strettamente INSIEME con la gente e le organizzazioni che credono che un altro
mondo sia possibile, il sentimento di demoralizzazione svanirà. La nostra rete
è un esempio concreto di tutto questo. Noi abbiamo dato inizio a questo perché
non si poteva più rimanere silenti. E guardate quello che abbiamo realizzato
veramente dopo appena due anni. Allora unitevi a noi e alle altre
organizzazioni che ritenete di fiducia. Tentate di esplorare nuovi metodi di
azione e cercate di convincere la gente degli orrori di questa guerra. Il
momento in cui diventerete attivi, quello è il momento in cui cercherete di
cambiare il mondo. Noi non siamo soli: NOI siamo la maggioranza!
(*) Gabriele Zamparini è un regista indipendente, scrittore e giornalista
che vive a Londra. Ha prodotto e diretto i documentari XXI CENTURY e The Peace!
DVD ed è l’autore di American Voices of Dissent
(Paradigm Publishers). Si può contattarlo a info@thecatsdream.com
Data: 29 novembre 2005
Fonte: The
Cat's Dream
Link: http://www.thecatsdream.com/blog/2005/11/we-are-not-alone-we-are-majority.htm
Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova
:: Articolo n. s5493 postato il 18-feb-2006 16:05 ECT
:: L'indirizzo di questa pagina è : www.uruknet.info?p=s5493
:: L'indirizzo di quest'articolo è :
www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=1837