da Rebelion.org
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Hedelberto López Blanch
13 Luglio 2006
Gli Stati Uniti hanno stabilito un nuovo modello informativo per coprire i conflitti bellici creando una falsa realtà, per questo scopo sono stati appoggiati da giornalisti che agiscono come portavoce del Pentagono, è quanto è emerso dalla conferenza degli intellettuali spagnoli Javier Couso e Carlos Varea.
L'incontro si è svolto nel Palazzo delle Belle Arti, all’Avana, patrocinato dalla Sede cubana della “Rete delle Reti a difesa dell’Umanità.”
Javier, fratello del cameraman di Tele5, José Couso, assassinato dalle truppe nordamericane in Iraq in un attacco contro l’hotel dov’era alloggiato personale dei media che avevano disubbidito agli ordini degli Stati Uniti, ha spiegato che ora in Iraq i giornalisti lavorano integrati dentro unità militari e si attivano soltanto quando l'esercito ne richiede l’opera per divulgare quanto desiderato le forze di occupazione.
Javier ha denunciato che in quel paese sono già stati assassinati quasi 105 giornalisti che non hanno obbedito alle direttive statunitensi: 109 iracheni che lavoravano per vari media nazionali e stranieri, 16 di altri paesi arabi e ancora 20 di paesi non arabi.
A causa del caos esistente in quella nazione occupata, non è più possibile offrire alcuna informazione reale di quello che sta succedendo, quindi i giornalisti che non sono sotto gli ordini del comando nordamericano hanno paura di uscire dagli hotel: possono essere sequestrati o assassinati dagli squadroni della morte creati dagli occupanti.
I professionisti laici assassinati sono duecento, l’84 % delle strutture scolastiche sono state saccheggiate o distrutte e più di 100.000 civili sono morti sotto i colpi delle truppe irachene e dell'occupazione, il 48 % di essi erano minori. Sono stati incarcerati circa 250.000 iracheni: torturati, vessati senza causa alcuna e in seguito liberati.
Javier fa parte dell’Associazione “Fratelli, Amici e Compagni di José Couso”, una istituzione impegnata perché si faccia giustizia, tanto per l'assassinio di José come degli altri tre compagni morti lo stesso giorno (l’8 aprile del 2003), quando furono attaccate tutte le sedi informative indipendenti a Baghdad.
Carlos Varea, professore di antropologia nell'Università Autonoma di Madrid (UAM) e dottore in Scienze Biologiche, ha precisato che il popolo iracheno ha frenato l'espansione statunitense col suo sacrificio nella lotta contro l'invasione. In quella nazione araba, ha dichiarato, è in corso una guerra di liberazione contro un'occupazione imperialista, ed in quello scenario si gioca la permanenza degli Stati Uniti in tutta la regione nel tentativo di imporre il modello capitalista.
Il master di giornalismo di EL Pais, ha anche ricordato che prima di quest’occupazione, il popolo iracheno ha sofferto 12 anni di ferreo embargo impostogli per tentare di prenderlo per fame, qualcosa di simile a ciò che ha sofferto il popolo cubano per 45 anni. In solo 12 anni, la popolazione irachena ha perso dieci nella media della speranza di vita, ed ha avuto 1.500.000 di morti (nella maggioranza bambini), come confermano le Nazioni Unite.
Varea ha aggiunto che con l’embargo gli Stati Uniti sono riusciti a far sì che vari paesi della regione che prima dipendevano molto dall'Iraq, come Giordania, Egitto, Turchia o Yemen, fossero obbligati ad aprirsi di più al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale, e fossero costretti ad avvicinarsi al regime d’Israele. Ma Varea ha pure riconosciuto che la resistenza contro l'invasore è una forza incontenibile; nel 2005 la media di soldati nordamericani morti (2/3 al giorno) è stata mantenuta anche nel 2006.
Mentre nei primi mesi dell'occupazione i soldati statunitensi potevano spostarsi in qualunque villaggio e strada del paese, ora si trovano chiusi nelle basi e si muovono solo in pattuglie blindate e ad alta velocità. Mentre il costo della guerra per Washington ammonta ormai a 6.000 milioni di dollari al mese, oggi l'Iraq esporta molto meno petrolio che durante il blocco economico.
Infine, il professore della UAM ha tratto la logica conseguenza dalle azioni di resistenza del popolo iracheno (la resistenza impegna l’invasore in più di 100 azioni giornaliere); alla fine, gli Stati Uniti dovranno andarsene da quella rassegnata ma eroica nazione araba.
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org di FR