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da http://news.bbc.co.uk/go/pr/fr/-/2/hi/middle_east/6215005.stm
 
01/01/2007 GMT © BBC MMVII
 
L’Iraq si prepara ad un infelice Anno Nuovo
 
Di Andrew North, corrispondente da Baghdad, BBC News
 
“C'erano sei teste sulla nostra strada questa mattina”
 
Così ha detto uno dei miei colleghi iracheni appena arrivato in ufficio. Quasi da ogni parte arrivano notizie scioccanti. Ma qui ogni colpo è di breve durata. Ora a Baghdad ogni atrocità è sostituita rapidamente da un’altra.
 
A quasi quattro anni dall'invasione angloamericana, nel suo spiacevole protrarsi mal gestito, l’Iraq è un luogo dove tale violenza è divenuta quotidiana.
 
Il governo eletto (tenuto su da George W. Bush e Tony Blair come prova che l'invasione valeva la pena), con alcune delle sue forze attivamente coinvolte nel settario spargimento di sangue che ora lacera e divide il paese, è considerato da molti iracheni come parte del problema.
 
Nell'anno trascorso, facendo la cronaca da qui, la sensazione è stata di essere presi in un incubo- specialmente a Baghdad e nella regione circostante.
 
Città spaccata
 
Sviluppi chiave durante il 2006: Secondo l'Onu sono almeno 25.000 gli iracheni periti per morte violenta ( ma la vera cifra può essere più alta). Violenza a livelli record, con 140 attacchi quotidiani segnalati e migliaia di iracheni che lasciano il paese ogni settimana”.
 
…non sono solo le esplosioni e i colpi continui. Ci sono segnali che la violenza ora sta infettando ogni aspetto della vita.
 
I negozianti limitano le loro ore di apertura, per paura di essere rapiti o bombardati. La popolazione resta a casa per giorni consecutivi, troppo spaventata per uscire. I genitori trattengono i loro bambini dall’andare a scuola. Se ci vanno, trovano campi da gioco divisi tra bande sciite e sunnite.
 
Ogni volta che vanno a lavorare i miei coraggiosi colleghi iracheni si prendono la responsabilità della propria vita. Devono scegliere il percorso attraverso una città sempre più spaccata, facendo giri involuti per evitare certe aree o essere pronti a trattare nei posti di blocco, dove la vera lealtà dei poliziotti che li fermano non può essere chiarita finché non è troppo tardi.
 
Le prospettive di evoluzione delle cose nel 2007 sembrano tetre. Non c’è più alcuna risposta certa, in una situazione dove ogni nuova atrocità ne provoca un’altra e la fiducia si è spezzata.
 
L'esecuzione di Saddam Hussein questo fine-settimana non ha fatto niente per cambiare ciò. In questo vortice, per la maggior parte degli iracheni, dai ministri del governo alla popolazione comune, la priorità è adesso la sopravvivenza.
 
Il controllo dell’Iraq
 
Il Primo Ministro dell’Iraq Nouri Maliki insistette a lungo con gli americani e gli inglesi perché gli concedessero più controllo sulla sicurezza. Ora gli iracheni sono responsabili in tre province e, con l’anno nuovo, è probabile un’accelerazione di tali passaggi di mano. Ma in una certa misura, questo è un aggiustamento da vetrina. Gli americani sono ancora riluttanti a passare- sotto il loro controllo- le redini ad unità irachene, temendo che queste possono finire per usarle per scopi settari, per esempio per compiere ancora operazioni di eliminazione presso i sunniti.
 
Ci sono poche indicazioni che Maliki adempia ai suoi impegni rompendo con milizie come l’esercito del Mahdi di Moqtada al Sadr, che è il responsabile di molto dello spargimento di sangue settario. E’ altrettanto importante come si è comportato riguardo alla polizia- che è stata estesamente infiltrata dall'esercito del Mahdi e da altre milizie.
 
Adesso vorrebbero dimenticarlo, ma i comandanti degli Stati Uniti assicurarono un grande impulso a selezionare la polizia nel 2006, chiamandolo L'Anno della Polizia. Lo fu, ma per ragioni del tutto sbagliate.
 
Errori letali
 
Da Baghdad a Bashra, molte unità di polizia si sono fatte conoscere non per risolvere i crimini ma per commetterli- eseguendo anche un'ondata di rapimenti settari.
 
Molto è stato prodotto in seguito alla decisione degli Stati Uniti di sciogliere l'Esercito dell’Iraq nel 2003, una mossa che ha finito per trasformare migliaia di soldati ed ufficiali in insorti. Il modo in cui gli occupanti dell'Iraq statunitensi e britannici hanno preparato la nuova forza di polizia sta dimostrandosi un errore quasi letale.
 
Disperate per come andavano le cose, migliaia di reclute furono trascinate verso l’addestramento. Fu prestata poca attenzione a chi veniva preso e a come le reclute erano scelte.(L'assalto delle forze britanniche nel giorno di Natale alla cellula dell’unità di polizia di Bashra, che loro si erano allestiti da soli, è stata solo l'ultima dimostrazione di questo disastro).
 
Alla fine del mese tutti gli occhi saranno puntati sul Presidente Bush, quando annuncerà ancora un'altra "nuova strategia in Iraq."
 
Potere in calo
 
Il messaggio dell'anno passato è stato che qui il potere degli Stati Uniti è in calo. Le due grandi operazioni per ridurre la violenza a Baghdad sono fallite tristemente.
 
Bush, specialmente per rassicurare il capitale, dice di poter spedire una forza aggiuntiva di almeno 20.000 militari. Ma tale cifra da un'impressione distorta. In realtà probabilmente manderà sul campo solamente da 3.000 a 4.000 soldati addizionali. Per ogni soldato al fronte, ce ne sono sei o sette nelle retrovie, per l’organizzazione di vettovagliamento e munizionamento ed altre logistiche.
 
Anche i comandi superiori sono scettici di poter ottenere più truppe. L’attuale ufficiale numero due in Iraq ha recentemente dichiarato di dubitare che i militari possano fare di più. Secondo il Generale Peter Chiarelli la risposta da dare è di creare più lavoro: "mettere a lavorare i giovani arrabbiati e gli uomini di mezza età."
 
Quest’anno, con il numero di morti iracheni ed americani crescente rispetto agli anni precedenti, la decisione dell’invasione di George W Bush e Tony Blair è più controversa che mai; e così pure, molti credono, la sola cosa che entrambe gli uomini dicono che giustifichi ancora l'intera avventura- la democrazia. O almeno il modo in cui è stata portata in Iraq. Dubbi simili si applicano anche all’Afganistan.
 
Sotto gli occhi di statunitensi e britannici, sono stati eletti nuovi governi e progettate nuove costituzioni; ma si sono dimostrati sempre più irrilevanti. Un iracheno mi ha detto: "Io pensavo che fosse prioritaria la democrazia. Ho imparato che non è vero; per prima viene la sicurezza."
 
Sempre più iracheni non stanno in attesa di scoprire se questo esperimento anglo-americano funzionerà. Come un amico mi disse recentemente: “Attualmente ogni conversazione che ho, inizia parlando del miglior modo di uscirne”.
 
Traduzione dall’inglese Bf per resistenze.org