www.resistenze.org - popoli resistenti - iraq - 15-01-07
da: People’s Democracy (Organo Settimanale del PCd'India (Marxista)
http://pd.cpim.org/2007/0107/01072007_maidul%20islam.htm
L’esecuzione predeterminata di Saddam & le dinamiche dell’imperialismo
Maidul Islam
7 gennaio 2007
Saddam, cioè 'il nemico numero uno'-- una delle voci dissenzienti più rumorose della resistenza contro l’imperialismo degli Stati Uniti, almeno negli ultimi 15 anni-- è stato fatto tacere. L’ex presidente dell’Iraq è stato la vittima di un processo viziato perpetrato dal regime fantoccio degli Stati Uniti in Iraq, di una corte a carattere farsesco che l'ha giustiziato impiccandolo di fronte a tutti, come si è visto alla televisione irachena alle 6 del mattino, ora irachena, del 30 dicembre. Saddam Hussein, condotto alla forca incatenato ma sempre sicuro di se, ha avuto il suo momento di sfida finale nel rifiutare di venire incappucciato. Un cappio è stato messo attorno al suo collo ed una guardia mascherata ha tirato la leva che ha posto subito termine alla sua vita, mettendo fine ad un importante capitolo della storia dell'Iraq. Un testimone ufficiale ha confermato la morte istantanea di Saddam, per poi dire che Saddam "è parso molto calmo; non tremava". Ha aggiunto che Saddam ha recitato a memoria il kalma (inno della fede) e aveva con se il Corano, che ha chiesto di consegnare poi ad un uomo chiamato Bander. E’ stato dichiarato morto alle 6.10 del mattino, ora irachena. L'esecuzione di Saddam proprio alla vigilia dell’Anno Nuovo e delle celebrazioni di Eid non è stata senza significato. Il governo iracheno collaborazionista degli U.S. ha potuto sperare che in tale occasione le proteste contro questo atto atroce e condannabile potessero essere meglio controllate.
Reazioni tiepide
La copertura televisiva di questo atto barbarico può essere un messaggio forte per quelli che cercano di sfidare dominio americano. Il tribunale speciale ha dichiarato che Saddam è stato impiccato per l’uccisione nel 1982 a Dujail di 148 persone appartenenti alla comunità shita. Tuttavia, in molte parti del mondo le proteste contro questa sorta di giustizia del vincitore sono state molto tiepide e non comparabili con quelle contro la guerra all’Iraq. Ci sono invece molte notizie di celebrazioni shite per l'esecuzione di Saddam. L’Iran ha dato il benvenuto a questa esecuzione; l’IRNA, l’agenzia stampa ufficiale della Repubblica Islamica dell'Iran, ha citato il portavoce del Ministro degli Esteri Hamid Reza Aseki, che ha detto "questo evento è una vittoria per ogni iracheno". Israele, l’alleato più vicino degli Stati Uniti nell’Asia Occidentale (Medio Oriente, ndr), ha accolto l'esecuzione di Saddam con favore mentre, da parte della Palestina, Hamas ha definito l’impiccagione come un assassinio politico che viola tutte le norme e le leggi della comunità internazionale. La Libia ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale, facendo notare che Saddam era un "prigioniero di guerra". La Russia e alcuni membri dell'Unione Europea, come Gran Bretagna e Francia, si sono opposti ad una simile esecuzione capitale, mentre la Città del Vaticano ha espresso preoccupazione per i possibili incidenti violenti dopo l'esecuzione.
Dopo l'attacco americano in Iraq del 20 marzo 2003 e durante la guerra in Iraq, la comunità internazionale inscenò in tutto il mondo proteste di massa. Negli ultimi tre anni, da più parti, ogni 20 marzo si sono anche verificate proteste contro l’imperialismo degli Stati Uniti e contro le visite di Bush e Blair. Prima della deflagrazione della guerra all’Iraq, durante l'amministrazione Clinton, furono anche contestati i bombardamenti americani sull'Iraq, anche se in minor misura. Comunque, durante gli ultimi tre anni da quando Saddam venne catturato dalle forze americane il 13 dicembre 2003, i torti che l’ex capo di uno stato sovrano indipendente ha ricevuto dagli aggressori imperialisti e dai loro collaborazionisti iracheni hanno avuto un riscontro molto limitato nell’opinione pubblica mondiale. Il destino di questo ex presidente dell’Iraq si è compiuto tre anni fa, quando fu portato in carcere dalle forze occupanti. Ma è abbastanza ironico che nel corso di un anno, oltre alle proteste di routine, per importanti che siano state, non vi siano state massicce proteste contro le farsesche procedure giudiziarie contro Saddam.
Doppiezza imperialista
L'esecuzione di Saddam è una grave tragedia non perché non siano avvenute le uccisioni di 148 persone a Dujail ma perché l'esecuzione di Saddam non è nient’altro che una prova muscolare degli Stati Uniti. In quale altro modo si potrebbe giustificare l’impiccagione di un uomo vinto e imprigionato? O forse gli Stati Uniti pensano che sia necessario che un crimine sia lavato fisicamente e che la pace (nella sua versione statunitense) possa essere mantenuta solamente con la minaccia di un massacro, piuttosto che parlando di diritti umani e di non-ritorsione? (questo non per difendere le brutalità proprie di Saddam ma per mettere in luce l'ipocrisia dell’imperialismo degli Stati Uniti). Ovviamente, non si può equiparare la guerra all’Iraq, che è costata così tante vite innocenti, con la vita di Saddam, il dittatore di un regime autoritario che ha avuto una storia di repressione cruenta dei movimenti popolari, di massacro degli elementi progressisti e comunisti in Iraq e che ha intrapreso una guerra lunga una decennio contro i confinanti iraniani, avendo un accordo con la CIA.
Anche le vicende delle due aggressioni americane all’Iraq ed il precedente appoggio degli Stati Uniti al regime di Saddam negli anni ‘70 non possono essere viste separatamente; dobbiamo considerarle parte della totalità del grande progetto dell'impero americano. L’imperialismo americano ha sempre cercato di creare dissensi e conflitti fra gli stati-nazione del terzo mondo e i loro popoli, fomentando delle contraddizioni non antagonistiche sulla linea di etnie, religione, regionalismo, ecc. in modo da poter deviare il movimento antimperialista. Comunque, durante la guerra Iran-Iraq, Saddam è riuscito a riunire sotto la bandiera del nazionalismo arabo una parte significativa di popolazione shita in Iraq (paese nel quale dell'identità linguistica e culturale comune sia agli shiti sia ai sunniti, è stato fatto un segno distintivo rispetto all'identità linguistica e culturale persiana e non araba dell'Iran, attraverso l'uso di un apparato di stato per la mobilitazione di guerra repressivo). La struttura ideologica dell’imperialismo U.S. non è quindi altro che la versione aggiornata della vecchia strategia del ‘divide et impera’ ed è estremamente razzista: finché sarai un docile strumento degli U.S., questi ti aiuteranno, per quanto oppressivo tu possa essere. Quando ti libererai, loro allo stesso modo ti schiacceranno.
Manipolazione del dibattito pubblico
Comunque, l’attacco americano all'Iraq è stato una mera esibizione dell'imperialismo decadente, un genere di oppressione e violenza che molti popoli non possono ignorare, dato il suo evidente carattere disumano, contraddistinto dalla capacità di distruzione immediata, dalle devastazioni e dalla brutalità della guerra. Ma la farsa giudiziaria e il simultaneo metodo di far tacere l’opinione pubblica mondiale demonizzando Saddam come reietto, dittatore, criminale e terrorista, attraverso una campagna di propaganda dell'apparato mediatico internazionale, può essere definita come una forma di 'violenza legalizzata' da parte delle istituzioni degli Stati Uniti per mantenere la loro egemonia.
La diffamazione di Saddam attraverso un forzato collegamento con l’estremismo islamico e Osama Bin Laden è ancora un'altra strategia imperialista falsa e calcolata per colpire una personalità che era una delle rarissime voci moderne e laiche caratterizzata da un senso di nazionalismo economico (come evidenzia il programma di nazionalizzazione del petrolio dell'Iraq). Le tradizioni laiche e moderne del Partito Socialista Baath di Saddam restano ancora indiscutibili in una regione attraversata da un flusso crescente di militanza islamica. Non dovremmo dimenticare che un tempo sui manifesti elettorali del Partito Socialista Baath si indicava la contraddizione fondamentale tra l’imperialismo del mondo avanzato dei paesi capitalisti del nord ed il nazionalismo arabo e degli altri paesi del terzo mondo. Ma noi generalmente dimentichiamo tali 'trascorsi positivi' di una figura la cui immagine è stata oscurata in modo così esteso dalle agenzie propagandistiche dell’imperialismo come dalla ‘corrente metropolitana globale’ degli accademici americani e dei media. A causa di tale ‘modello di violenza legittimata’ attraverso la propaganda e la campagna viziata contro una determinata persona, è stata influenzata la percezione popolare durante l’ingiusto processo di Saddam.
Veramente ci sono state delle proteste spontanee contro questa disumana esecuzione, anche se ad un grado molto inferiore rispetto a quelle contro la guerra all’Iraq. Ma il 5 novembre 2006, quando venne emesso il verdetto dell’esecuzione, anche quelli che si oppongono ad ogni forma di pena capitale non tennero gran conto della questione. Dopo che il verdetto fu pronunciato, è passato più di un mese e mezzo senza che nel dibattito pubblico sia stata propriamente registrata una dichiarazione di scontento popolare contro qualunque pena ingiusta ed inumana. Precisamente in questo modo l’imperialismo manipola la psiche dei singoli individui così come della collettività, imponendo una 'violenza legittimata' sui popoli che si oppongono all’egemonia imperialista, così che, alla fine, da un lato si creano differenze e distinzioni tra le vare azioni dell’imperialismo e dall'altro si producono discriminazioni tra la miriade di risposte contro l’imperialismo. In questo caso, a causa della diversa proiezione delle due azioni dell’imperialismo articolata nel pubblico dibattito, si è verificata una differenza tra la qualità e il livello delle proteste di massa contro la guerra all’Iraq e le proteste per la farsa giudiziaria. Durante la guerra all’Iraq l'intensità e la diffusione delle proteste è stata certamente molto alta rispetto alla bassa intensità delle proteste durante l’ingiusto processo a Saddam.
La Strategia del divide et impera
Comunque, l’imperialismo ha bisogno di un sostegno ideologico per legittimare le proprie azioni violente. Nelle guerre in Afganistan ed in Iraq, l’imperialismo statunitense ha tentato di giustificare la guerra in nome della democrazia, della pace, della sicurezza e dello sviluppo. Si possono trovare similitudini tra questa forma attuale di giustificazione ideologica dell’imperialismo con quella della costruzione coloniale 'dell’uomo bianco', nella quale il modello imperialista di 'buon governo' viene imposto come 'liberatore ed emancipatore' ai paesi in sviluppo e sottosviluppati del terzo mondo. Questa egemonia chiaramente è costruita sulla base del potere economico e politico-militare in omaggio alla superiorità tecnologica dell’imperialismo. I discorsi degli Stati Uniti su democrazia, pace, sicurezza e sviluppo in Iraq, si può affermare che non siano altro che una grande beffa, come dimostrano le azioni di gran parte degli stati musulmani dell’Asia Occidentale, inclusi l’Arabia Saudita e la Giordania, che pure sono regimi monarchici strettamente alleati dell'amministrazione Bush. Inoltre lo stato della sicurezza, della pace e dello sviluppo in Iraq è peggiorato dopo l'aggressione imperialista. In effetti, anche un Iraq diviso sta opponendo così tanta resistenza alle forze occupanti, che queste attualmente sono concentrate solo in un piccolo luogo, chiamato Zona Verde, nella città capitale di Baghdad.
Ma allo stesso tempo l’imperialismo è anche abbastanza abile a creare crepe e frammentazioni fra le persone comuni, in modo che non si producano un consenso e una coscienza antimperialista. Come il colonialismo britannico ha creato in India separazione tra indù e musulmani, anche in Iraq stiamo osservando che l’imperialismo degli Stati Uniti e dei loro collaborazionisti iracheni sta riuscendo a creare divisione tra gli shiti e i sunniti che, invece di opporre all’imperialismo la resistenza di un popolo unito, stanno combattendosi l'un l'altro ed hanno reagito all'esecuzione di Saddam in modi molto diversi. Così gli Stati Uniti usano la formula, provata nel tempo, di uccidere e poi di versare lacrime in nome della pace, come se la pace fosse l'innovazione ufficiale degli Stati Uniti. Prima uccidono migliaia di persone e poi fingono di essere i custodi della giustizia. Adesso, impiccando Saddam, gli Stati Uniti stanno tentando di giustificare la loro guerra che ha ucciso, reso orfani e mutilato migliaia di persone. Se Saddam fosse stato impiccato per 148, o diciamo anche 1480 persone, Bush allora dovrebbe essere impiccato per 148 milioni di persone o forse più in tutto il mondo!
Progetto egemonico
La guerra all’Iraq, basata sulle accuse infondate di detenzione di armi di distruzione di massa, è stata decisamente un atto di coercizione che ha portato all’instaurazione in Iraq di un regime fantoccio dell’imperialismo U.S., il quale sta cercando di influenzare l’opinione pubblica mondiale così come il popolo iracheno (avendo collaborazionisti tra gli iracheni stessi) per favorire la sua causa. Ora il processo di persuasione ha un elemento di 'violenza legalizzata' che non viene palesato come coercizione ma mascherato in veste ideologica e ripetuto continuamente dai principali media internazionali controllati dall’imperialismo, così che la principale corrente di protesta popolare contro l’imperialismo è tenuta soggiogata ed emarginata. E’ in questo contesto che dovremmo collocare la serie limitata, varia e contrastata di proteste contro il processo a Saddam, nonostante la predeterminazione a colpire Saddam insita nelle specifiche dinamiche dell’imperialismo che sta controllando l'opinione pubblica internazionale. Chiamando 'dittatore' una persona, è possibile separarlo dalle sue radici comunitarie e incriminarlo personalmente di ogni cosa, mentre a George Bush non può essere fatta nessuna incriminazione personale, appellando sistema di assassino di massa la democrazia degli Stati Uniti. Bush può sempre dire: "Oh! Io stavo operando in accordo con la politica estera, la volontà popolare o anche con mandato internazionale". Va notato che Bush è più pericoloso di Saddam, in quanto lui non opprime e ammazza il proprio elettorato, al quale deve rispondere, ma assassina ed opprime il resto del popoli del mondo, che non gli possono fare alcun danno in quanto lui non deve rendere conto a loro.
L’egemonia imperialista opera così sugli oppressi con molteplici e simultanei processi di coercizione, persuasione e collaborazione, per costruire tra di loro un consenso per il potere, nel quale gli stessi egemonizzati si identificano con gli egemoni e qualche volta sostengono le cause e le azioni di questi. La natura delle celebrazioni degli shiti dopo l'esecuzione di Saddam, teletrasmessa dai canali di informazione, è particolarmente connessa al problema dell’egemonia imperialista su una parte del popolo oppresso. Ora le multiformi reazioni sull'esecuzione di Saddam e l'opinione divisa su questa questione tra i musulmani sunniti e shiti, favoriranno solamente l’interesse dell’imperialismo statunitense, se in un imminente futuro gli Stati Uniti si volessero preparare ad un attacco contro gli shiti dell’Iran; l’apparato degli Stati Uniti può ben aspettarsi che, se colpissero l’Iran, il mondo sunnita non reagirebbe tanto violentemente.
La storia rivela che il popolo iracheno non resta mai colonizzato per molto tempo. La questione è se la storia si ripeterà o no. Nessuno sa quanto sangue comporti una vittoria storica della resistenza antimperialista. Nel prossimo futuro, saranno gli stessi processi storici che ci mostreranno se le attuali contraddizioni nella società irachena e nel mondo musulmano saranno risolte e se il popolo iracheno potrà ergersi unito contro la superpotenza degli Stati Uniti per dare all’imperialismo un colpo mortale.
Traduzione dall’inglese Bf per resistenze.org