www.resistenze.org - popoli resistenti - iraq - 05-05-07

da: www.iraqirabita.org/index3.php?do=article&id=8087/
la traduzione in francese di Ahmed Manai* in http://tunisitri.net/lette-appel/appel25.html
 
Grazie ai liberatori della donna irachena!!!
 
Più di 10.000 donne irachene hanno conosciuto la prigione e la violenza delle forze di occupazione e della polizia.
 
*Ahmed Manai è direttore dell’ “Institut Tunisien des Relations Internationales” (http://tunisitri.net).
 
Il Segretario generale dell’Unione dei prigionieri e detenuti politici in Iraq, Mohamed Adham, ha dichiarato che “i casi di violenza subita da Abir Janabi e Sabine Chamari rivelati recentemente, non rappresentano neppure l’1% dei crimini di questo tipo perpetrati contro le donne irachene nelle prigioni”, aggiungendo che “numerose detenute sono trattenute in carcere, malgrado i decreti di rilascio pronunciati dai tribunali, per servire da carne fresca per gli agenti di polizia e le milizie settarie”.
 
Nella sua dichiarazione al giornale Al Khalij, Mohamed Adham aggiunge: “mai nelle guerre conosciute dopo il medio evo, si sono registrati tanta violenza e crimini contro le donne come durante questa guerra contro l’Iraq sia da parte delle forze di occupazione che da parte degli agenti dei 4 governi fantocci, con questi ultimi che si sono dimostrati perfino più vili dei loro padroni”.
 
La sovrappopolazione delle prigioni e dei luoghi di detenzione degli iracheni è al suo livello più alto. Certe prigioni, come quella di Khadimia o il campo segreto dell’aeroporto di Mathna presso Baghdad, per le donne e i bambini, sono piene all’eccesso e inadatte persino a servire come stalle. Lo stesso accade nel campo di Shikhan, nel governatorato di Mossoul e in numerose altre prigioni nel sud. In molti casi, le sale delle donne e quelle degli uomini sono separate solo da tende.
 
Mohamed Adham ha rivelato anche che l’AIDS è spaventosamente aumentato tra le donne detenute. La direzione sanitaria a Nadjaf ha pubblicato recentemente un rapporto in cui “lancia l’allarme sulla progressione rapida e grave di questa malattia, dopo l’occupazione dell’Iraq da parte delle truppe anglo-americane”.
 
Parlando del numero di donne che sono state imprigionate dopo l’occupazione americana nel 2003, il Segretario generale dell’Unione ha dichiarato che “le stime degli organismi internazionali, i rapporti delle associazioni dei diritti umani e quelli del Centro nazionale delle ricerche e studi arabi, concordano con le nostre stime sul “numero di 10.000 donne che hanno conosciuto la prigione nel corso degli ultimi quattro anni”.
 
Egli ha ricordato infine che tutti questi crimini commessi contro gli iracheni “sono imprescrittibili per il diritto internazionale e che i criminali e i responsabili dovranno essere giudicati dai tribunali internazionali per crimini di guerra e crimini contro l’umanità”.
 
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare