www.resistenze.org - popoli resistenti - iraq - 25-03-08 - n. 220

da Democracy Now! - www.democracynow.org/2008/3/20/iraqi_american_reflects_on_five_years
in www.uruknet.info/?p=42252
 
Le riflessioni di un americano d’origine irachena sui cinque anni di guerra
 
In Iraq, gli Stati Uniti stanno armando milizie in competizione tra loro
 
Democracy Now! 
20/03/2008
 
Poiché l’occupazione statunitense dell’Iraq entra nel suo sesto anno, rivolgiamo l’attenzione ad una voce iracheno-americana che ci fornisce un punto di vista sulla guerra raramente ascoltato. Ayad Al-Qazzaz è docente di sociologia alla California State University di Sacramento. Nato in Iraq ed emigrato negli Stati Uniti negli anni 60. Segue la trascrizione dell’intervento
 
Juan Gonzalez – Più di 200 persone sono state arrestate mercoledì nel corso delle dozzine di manifestazioni di protesta su scala nazionale per rimarcare il quinto anno d’invasione dell’Iraq. La gente è scesa per le strade da San Francisco a New York per manifestare la sua opposizione all’occupazione statunitense in corso. Nei giorni scorsi vi abbiamo portato voci e testimonianze dei veterani e dei soldati in servizio statunitensi fornite alle udienze “Winter Soldier” [organizzate da Iraq Veterans Against the War (IVAW), queste udienze prendono a modello l’evento dallo stesso nome organizzato nel 1971 a Detroit dai veterani contro la guerra, che galvanizzò il movimento contro la guerra in Vietnam, NdT] a Silver Spring nel Maryland. Oggi ci rivolgiamo ad una voce iracheno-americana per avere un punto di vista sulla guerra in Iraq che entra nel suo sesto anno.
 
Amy Goodman - Ayad Al-Qazzaz è docente di sociologia alla California State University di Sacramento. Nato in Iraq, è poi emigrato negli Stati Uniti negli anni 60. Ci ha raggiunti da Sacramento. Benvenuto a Democracy Now!
 
Ayad Al-Qazzaz - Grazie.
 
Amy Goodman – Siamo lieti d’averla con noi. Quali sono le sue impressioni, ora che entriamo nel sesto anniversario dell’invasione dell’Iraq?
 
Ayad Al-Qazzaz – Il mio cuore è devastato dal dolore nel vedere cosa sta avvenendo in Iraq. Vedete, io sono emigrato in questo paese nel 1963, adottandolo come mia nuova patria. Provo tuttavia un fortissimo dolore per quanto sta accadendo nel mio paese d’origine, distrutto ad ogni livello, economico, educativo, sanitario. Le infrastrutture sono state distrutte. Le famiglie sono state trasferite. Più di quattro milioni e mezzo di iracheni hanno abbandonato il paese, ed ancora, ancora, ancora. Mi sento orribilmente rispetto a ciò che accade davvero.
 
Juan Gonzalez – Cosa pensa quando sente il presidente Bush e gli altri sostenitori della politica della sua amministrazione parlare di come l’offensiva stia funzionando, di come ora gli USA stiano vincendo la guerra in Iraq?
 
Ayad Al-Qazzaz – Vedete, una delle cose più devastanti è ascoltare il presidente che continua a mentire su quello che realmente accade in Iraq. Ha mentito sulle cause della guerra, ha mentito su cosa succede oggi in Iraq, e sta mentendo riguardo all’offensiva. Parliamo di quest’ultima. Il successo non è altro che un camuffamento, un miraggio. Baghdad, per esempio, era una città mista, dove sciiti, sunniti e kurdi vivevano insieme. Come esempio vi porto la mia famiglia. Mia madre era kurda, alla mia ex moglie è capitato di essere una cristiana cattolica di Baghdad, mio fratello ha sposato una sciita, mia sorella un sunnita. E proprio ora, come risultato dell’offensiva di quest’anno, si sta completando l’opera di pulizia etnica in Iraq. Se oggi andate a Baghdad, vedrete poche comunità sunnite circondate da muri o blocchi di calcestruzzo oppure molti posti di controllo. Esse tentano di difendersi dalle altre comunità presenti in città. Baghdad, prima dell’invasione, era una città al 65% sunnita. Oggi, gli sciiti sono il 75%.
 
Il secondo punto sull’offensiva riguarda i quattro milioni e mezzo di profughi iracheni cui ho accennato prima: due milioni e mezzo hanno lasciato il paese e gli altri due milioni sono profughi all’interno del proprio paese. La sola ragione per cui il numero di persone che lasciano il paese non aumenta è che Siria e Giordania hanno di fatto chiuso le frontiere ai rifugiati iracheni.
 
Il terzo punto è che gli Stati Uniti hanno stabilito una milizia sunnita nella zona di Anbar ed in altre aree, fondamentalmente con lo scopo di difendere l’esercito americano dal movimento di resistenza. Così, in un certo senso, stanno facendo il lavoro sporco per gli americani in quel quartiere. Gli Stati Uniti, quando invasero l’Iraq, avevano moltissimi obiettivi da raggiungere, ed uno di questi era dividere il paese in tre stati semi-indipendenti. Questi tre stati lotteranno fra loro per le risorse ed il territorio, chiedendo agli americani di stabilire basi nei loro rispettivi territori.
 
Amy Goodman – Professor Al-Qazzaz, gli Stati Uniti stanno armando milizie in competizione tra loro?
 
Ayad Al-Qazzaz – Questo è verissimo, perché, ricordate cosa ho detto, una ragione importante per l’invasione dell’Iraq è dividere il paese in stati semi-indipendenti. Hanno già armato nel passato la milizia kurda. C’è anche la milizia sciita. Così necessitano di un’altra milizia, una milizia sunnita, di modo che nel futuro queste tre entreranno in competizione tra loro per risorse e territorio. E quindi, ve lo ho già sottolineato, chiederanno agli americani di mediare tra loro. Questo perché la politica estera statunitense ha sempre visto l’Iraq come una minaccia, come una possibile potenza regionale. L’Iraq possiede le risorse per esserlo. Ha il petrolio, ha una classe media molto ben istruita. Possiede terre coltivabili che, se sfruttate in modo efficiente, potrebbero produrre cibo per sfamare non solo gli iracheni, ma anche altri popoli di quell’area.
 
Juan Gonzalez – Bene, l’amministrazione Bush ovviamente considerava l’Iraq sotto Saddam Hussein una minaccia per i suoi vicini e per gli Stati Uniti, ma ora che Saddam Hussein se n’è andato da molto, e l’argomento attuale è il ritiro degli Stati Uniti, esisterebbero ancora minacce per i vicini a patto che la stabilità sia prima assicurata? La sua opinione su cosa comporterebbe per gli Stati Uniti andarsene, e cosa succederebbe se lo facessero immediatamente.
 
Ayad Al-Qazzaz – Vede, la mia personale opinione è che dovrebbero andarsene immediatamente, perché la maggioranza degli iracheni ha già dichiarato che uno fra i maggiori problemi oggi è la presenza nel paese di forze d’occupazione. Se queste se ne andranno appena possibile, un importante elemento di quel problema sarà rimosso. Gli iracheni erano in grado di trovare la soluzione ai loro problemi prima dell’invasione. Così, non credo alla teoria per cui siamo qui per aiutarli a risolvere i loro problemi. Noi abbiamo contribuito al problema. Noi abbiamo creato il problema. E quindi, dobbiamo andarcene per permettere agli iracheni di respirare così che possano risolvere i problemi tra loro.
 
Amy Goodman – Una sua opinione sui candidati per la presidenza, dove ci porteranno?
 
Ayad Al-Qazzaz – Non credo che le differenze tra democratici e repubblicani siano così grandi. Mc Cain ha dichiarato apertamente che dovremmo rimanere fin quando è necessario. Occasionalmente ha detto che possiamo rimanere per altri cento anni. Non ho fiducia neanche nei candidati democratici, Obama o Hillary Clinton, perché entrambi parlano di lasciare una residua presenza di forze americane in Iraq, e per residua presenza intendono una forza di 50.000 o 60.000 americani. Così mi sembra che ognuno di loro voglia continuare l’occupazione dell’Iraq, ma con un diverso nome e sotto un differente cappello.
 
Amy Goodman - Professor Al-Qazzaz, come sono cambiate le opinioni degli studenti cui insegna alla California State dall’invasione di cinque anni fa?
 
Ayad Al-Qazzaz – Bene, questo è molto interessante. Mi lasci fare due commenti a riguardo. Primo, il loro livello di informazione è molto, molto basso. Ancora non sanno molto di cosa realmente stia capitando, e questa è una delle cose che più disturbano. Secondo, molti di loro si oppongono alla guerra, ma sfortunatamente l’opposizione non è fondata su un genuino rifiuto della guerra come mezzo per risolvere un problema. Si oppongono perché non la stiamo vincendo, questa è una cosa che infastidisce molto e che ho notato tra i miei studenti, ma anche fra molte persone di Sacramento. La loro opposizione non ha un carattere morale o etico. E’ basata sul fatto che non stiamo vincendo la guerra. Abbiamo quindi il grande dovere di educare le persone su quello che realmente sta accadendo in Iraq e sull’uso della guerra come modo per risolvere i conflitti.
 
Amy Goodman - Professor Al-Qazzaz, prima di terminare, lei ha fatto un interessante esercizio nella sua classe, che prevedeva che i suoi studenti disegnassero delle mappe. Ci può riferire i risultati?
 
Ayad Al-Qazzaz – Si, lo faccio tutte le volte che ad una classe insegno sociologia del Medio Oriente. All’inizio del corso, o alla seconda o terza settimana, faccio un test su mappe.Chiedo loro di localizzare i paesi del Medio Oriente ed i paesi arabi e, sorprendentemente, moltissimi fra loro non sanno qual è l’ubicazione dell’Iraq o di molti altri paesi dell’area. Ma una delle cose più sorprendenti riguarda l’incontro con una donna che aveva prestato servizio nelle forze americane per due anni in Iraq. Quando prese il test in mano, lo sbagliò. Sbagliò a localizzare l’Iraq, l’Arabia Saudita ed il Kuwait, e questo ritengo fornisca un’idea abbastanza fedele di cosa stia accadendo in Iraq.
 
Amy Goodman - Ayad Al-Qazzaz, professore di Sociologia alla California State University di Sacramento, vogliamo ringraziarla per essere stato con noi.
 
Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare