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- popoli resistenti - iraq - 15-05-08 - n. 228
da Comitato di Amicizia Franco-Irakeno
29 aprile 2008: inizio del processo di Tarek Aziz e di altri 7 dirigenti iracheni
Dichiarazione di Gilles Munire, Segretario generale del Comitato di “Amicizia Franco-Irakeno”
Ho saputo che il processo del Vicepresidente iracheno Tarek Aziz avrà inizio il prossimo Martedì 29 Aprile. Egli verrà giudicato insieme ad altri 7 dirigenti iracheni, fra i quali due fratellastri di Saddam Hussein, il direttore della Banca Centrale, e un ex Ministro delle Finanze.
Mentre nessuna accusa era stata formulata contro di lui dall’epoca del suo arresto dell’Aprile 2003 da parte delle truppe americane, egli viene ora bruscamente accusato di avere partecipato - nel 1992 - alla decisione di impiccare 4 commercianti iracheni condannati a morte per aver aumentato il prezzo di derrate alimentari mentre in Irak la popolazione soffriva per l’embargo internazionale.
Poiché ricordo bene questi avvenimenti, che ebbero luogo durante uno dei miei numerosi soggiorni in Irak, tengo a precisare che il commercio non era materia che riguardasse Tarek Aziz, e che l’ordine dell’esecuzione della sentenza non venne preso al suo livello.
Poiché il processo contro Aziz viene presieduto dal giudice Raouf Abdul-Rahman, che è lo stesso che ha condannato il Presidente Saddam Hussein morto nel 2006, occorre attendersi un’altra parodia di giustizia seguita da esecuzioni sommarie.
Tanto per cominciare, il suo legale, l’avvocato Badie Aref, non potrà difenderlo. Minacciato di morte, egli si è rifugiato in Giordania dopo che gli americani lo avevano avvertito che non avrebbero più assicurato la sua incolumità. In Irak ciò significa il rischio di venire sequestrato e poi torturato ed ucciso in condizioni orribili, come è accaduto a Khamis al-Obeidi, uno degli avvocati del Presidente Saddam Hussein.
Fra gli accusati vi è anche Mizban Khidr Hadi, membro del Consiglio del Comando della Rivoluzione. L’incontrai a Baghdad una sera del Settembre 1990, durante la cosiddetta “crisi degli ostaggi” che ha preceduto la prima guerra del Golfo. Gli avevo domandato di intercedere per la liberazione di nove ostaggi francesi l’elenco dei cui nomi avevo consegnato all’allora Vicepresidente dell’Irak Taha Yassin Ramadan Mizban, il quale aveva fatto in modo che la domanda venisse esaminata in condizioni di priorità col far mettere il relativo incartamento in cima alla pila di affari urgenti da sottoporre al Presidente Saddam Hussein. Qualche giorno più tardi essi vennero infatti autorizzati a lasciare Baghdad.
Il processo di Tarek Aziz e dei sette dirigenti iracheni è illegale. Esso viola in modo particolare le convenzioni di Ginevra del 1949. E ora, quale fra i capi di stato, arabi o no, avrà il coraggio di condannare quest’altro affronto fatto a dei prigionieri di guerra?
Quali saranno le reazioni delle personalità francesi, europee, o russe, che conoscono bene il Vicepresidente dell’Irak? Avranno esse il coraggio di intervenire in suo favore?
E soprattutto che non ci si venga a parlare, a proposito della difesa di Tarek Aziz, di « solidarietà cristiana ». Questa solidarietà non esiste. L’embargo e la guerra dell’Irak hanno contrassegnato la sparizione di questa comunità religiosa fra ’indifferenza pressoché generale.
La liberazione di Tarek Aziz e dei prigionieri politici iracheni va pretesa in nome dei diritti dell’uomo. I dirigenti sciiti filoiraniani e gli ufficiali americani che si rendessero complici del loro assassinio saranno passibili di essere giudicati da un tribunale speciale per crimini di guerra. Questo va loro notificato.
Rennes, 25 Aprile 2008
L’avvocato Vergès chiederà all’ambasciata irachena a Parigi il visto per recarsi a Baghdad a difendere il suo cliente.
Per iniziativa di Gilles Munier è stato formato un “Comitato per la difesa di Tarek Aziz e dei prigionieri politici iracheni”, comitato che si metterà in contatto con i firmatari dell’appello che esso già lanciò nel Maggio 2003, affinché essi manifestino ora nuovamente il loro appoggio al Vice Primo Ministro iracheno. Il Comitato si riunirà per eleggere il suo presidente.
Riprendendo l’adesione dei primi suoi firmatari, l’appello per la liberazione di Tarek Aziz è stato successivamente rilanciato ed allargato a livello internazionale dal parlamentare britannico Gorge Galloway.
Per la Francia, fra oltre un centinaio di firme sono state notate le seguenti:
Jean-Pierre Chevènement (ex ministro) - Michel Debray (Viceammiraglio in seconda) - Michel Lelong (sacerdote) - Pierre Gallois (generale - CR) - Thierry Mariani (parlamentare) - Philippe de Saint Robert (scrittore) - Andrée Michel (direttrice ad honorem di ricerca presso il CNRS) - Julia Didier (parlamentare) - Maurice Buttin (avvocato) - Claude Gaucherand (Contrammiraglio in seconda) - Michel Grimard (presidente del Movimento Cristiano Quinta Rpubblica) - Maurice Cannet (generale - CR ) - Jacques Gaillot (vescovo) - Jean-Pierre Bastid (romanziere) - Paul-Marie Couteaux (deputato al parlamento europeo) - Charles Saint Prot (scrittore) - Pierre Lévy (giornalista) - Bruno Drweski (conferenziere) - Alain Corvez (colonnello) - Edmond Jouve (professore universitario) - Robert Vial (giornalista) - Georges Labica (professore universitario emerito) - Amaury Couderc (ex eletto regionale e sindaco) - Paul Balta (scrittore) - Sliman Doggui (neurologo) - Gérard Godfroy (ex direttore della Fiera di Rennes) - Jean Picollec (editore) - Roland Lafitte (scrittore) - Patricia Latour (scrittrice) - Xavière Jardez (giurista)…. ed altri.