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- popoli resistenti - iraq - 12-11-08 - n. 249
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Che ne sarà ora dell’Iraq?
dal nostro corrispondente per gli Affari arabi
07/11/2008
Mentre milioni di americani sono scesi in strada per celebrare la schiacciante vittoria di Barak Obama in corsa per la Casa Bianca, il governo fantoccio in Iraq riflette sul futuro con la nuova amministrazione democratica a Washington.
In cima all’agenda c’è la conclusione dello Status of Forces Agreement (SOFA, ovvero lo status delle forze americane in Iraq), poiché gli americani vogliono prolungare l'occupazione imperialista oltre il 2008. Ma questo termine, che giuridicamente renderebbe il paese un protettorato virtuale dell’imperialismo statunitense, é osteggiato da molti nel parlamento fantoccio, dalla maggior parte della popolazione e dagli iraniani che, in modo crescente, sono considerati dall'amministrazione Maliki come il futuro garante della sopravvivenza del governo fantoccio.
Il governo Maliki, la cui autorità si estende appena oltre la Zona Verde militare USA a Baghdad, ha visto ripagata la sua strategia volta a tirare per le lunghe i colloqui. L'uscente amministrazione Bush ha già concesso due importanti punti: che il SOFA dovrebbe essere rinominato quale “Accordo sul ritiro delle forze USA” e che il ritiro dovrebbe avvenire entro 36 mesi dalla realizzazione di tale accordo. Ma gli americani insistono sull’immunità penale per tutte le loro truppe, per proteggerle contro le accuse per crimini di guerra.
Barak Obama si oppose all'invasione dell’Iraq, che definì “Una guerra stupida. Una guerra avventata”. Però in campagna elettorale è stato più prudente, impegnandosi per una fine “vittoriosa” della guerra con un ritiro “responsabile e scaglionato” dell'esercito americano d’occupazione.
Il problema che però si troverà ad affrontare è come raggiungere questo obiettivo senza dialogare con la resistenza ed i baathisti, che lottano in modo sotterraneo contro il governo fantoccio e le forze USA e che, è superfluo ricordarlo, si oppongono ad un qualsiasi ruolo a lungo termine dell'Iran in Iraq.
Lo “slancio” offensivo americano ha consentito di ridurre il numero di attacchi contro le truppe USA ma il suo successo fa affidamento sull’esonero dal combattimento (in cambio di denaro) di molte delle milizie sunnite, come nel caso delle 30.000 truppe addizionali. Riarmati dagli americani come “Figli dell'Iraq” milizia dei consigli Sahwa (Risveglio), hanno puntato le loro armi contro le forze di Al Qaeda che, con la loro aspra politica fondamentalista, si erano allontanate dalla comunità sunnita. Ma ora sta cominciando ad essere chiaro che le milizie stanno passando sotto il controllo dei loro concorrenti sciiti ed il denaro sta terminando.
Lo sceicco Harith Suleiman al Dari, segretario generale dell’Associazione nazionalista sunnita degli studiosi musulmani in Iraq (AMSI) è convinto che nei prossimi mesi la resistenza irakena riacquisterà la forza precedente. “I consigli Sahwa hanno aiutato l'occupazione, hanno dato molto e contribuito a bloccare la resistenza per un 50/60 percento”, ha dichiarato formalmente. “Ma alla fine i combattenti sono stati sospesi ed abbandonati dall'esercito d’occupazione USA, e dimenticati dal governo irakeno”.
Di recente c'è stato indubbiamente un risollevarsi della resistenza. La scorsa settimana, alcuni partigiani hanno fatto saltare una conduttura dell’acqua a Baghdad, tagliando il rifornimento per centinaia di migliaia di residenti. I guerriglieri, spacciandosi da ingegneri, hanno sistemato l’ordigno fingendo di riparare un guasto alle tubature.
Lunedì (3 novembre), un delegato del ministro del petrolio del governo fantoccio è stato ferito quando una bomba è esplosa mentre stava lasciando in macchina la propria abitazione nella capitale irakena. Martedì, un alto politico sciita è scampato miracolosamente alla morte a seguito dell’attacco alla sua scorta, ed in quel giorno nel paese almeno 36 irakeni sono stati uccisi ed altri 69 feriti negli attacchi della resistenza.