www.resistenze.org - popoli resistenti - iraq - - n. 255

da rebelion.org

http://www.rebelion.org/noticia.php?id=78492&titular=hoy-iraq-ayer-vietnam-

Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org di FR

Oggi l’Iraq, ieri il Vietnam

John Catalinotto

06/01/09

 

Le notizie che arrivano dall’Iraq, cominciano a far ricordare ai vecchi analisti della politica ciò che capitò in Vietnam quarantanni fa, quando una serie di governi burattini degli StatI Uniti si dissolvevano sotto il peso del sentimento popolare e con una guerra di liberazione che bussava alla porta.

I servizi segreti statunitensi cospiravano ed eliminavano i dirigenti marionette ormai screditati, inetti o molto odiati. I loro sostituti non furono denunciati per corruzione, favoritismi e brutalità, ma quelle caratteristiche li avrebbe resi ben presto altrettanto odiati e incapaci. Solo 500.000 soldati statunitensi li potevano mantenere al potere per più di una settimana.

Oggi in Iraq, con l’occupazione USA in discussione, le crepe nel regime sono evidenti.

La visita a sorpresa di Bush ha umiliato Bush, l’occupazione e il dirigente burattino, Nuri al-Maliki. La conseguenza è stata che in pochi giorni la fazione di Maliki ha deposto 24 alti comandanti militari.

Il regime di al -Maliki ha fatto filtrare al The New York Times che gli ufficiali erano accusati di essere baatisti, membri del partito che governava l’Iraq prima dell’invasione statunitense, e che stavano preparando un colpo di stato. Di sicuro molti agenti della resistenza irachena si sono infiltrati per controllare le manovre dei militari, ma i baatisti, che fanno parte della resistenza, hanno dichiarato che non ritengono possibile un golpe contro le forze di occupazione statunitensi. Attendono che la resistenza fiacchi le truppe di occupazione fino a farle ritirare.

La storia del “complotto” è piuttosto rocambolesca. Infatti,. due giorni dopo la pubblicazione della notizia, quei militari deposti venivano definiti “ufficiali patrioti” da altri militari, dagli stessi che li avevano accusati. Era stata un’agenzia di sicurezza di Maliki ad averli accusati ed arrestati.

Ora, è al-Maliki ad essere sospettato. Data la sua relazione amichevole con l’Iran, al-Maliki ha perso il favore di Washington. Se un complotto golpista c’è stato, probabilmente gli USA vi erano dietro.

Lasciando da parte le speculazioni, vi sono alcuni elementi certi che fanno luce sulla similitudine con la situazione del Vietnam:

- Il regime marionetta è instabile, più di quanto sia già sembrato in quest’ultima occasione, ed è lacerato dalle sue contraddizioni interne.

- Nonostante tutta la propaganda sull’efficacia dell’incremento delle forze statunitensi, non c’è un governo pro-imperialista che possa governare l’Iraq senza lo spiegamento di truppe degli USA o di un esercito di occupazione.

- La sovranità irachena, in un modo o in un altro, si riaffermerà. Non c’è modo che il popolo iracheno, nonostante gli spaventosi danni causati dall’invasione e dall’occupazione statunitense si arrenda.

- Gli USA sono incapaci di trovare un dirigente politico iracheno onesto e capace di guidare un governo fantoccio. Qualunque iracheno siffatto fa parte della resistenza da tempo.

- Il movimento contro la guerra è ora nel momento giusto per fare qualcosa di decisivo.

- L’unica soluzione è il ritiro totale delle forze statunitensi, il riconoscimento della resistenza irachena e il pagamento dei danni al popolo iracheno.

 

* John Catalinotto è un rappresentante di spicco dello International Action Center, fondato nel 1992 da Ramsey Clark, ex generale degli Stati Uniti