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Iraq, Spazzati via i partiti minori, meno turbanti e donne paludate in nero: ecco il nuovo Parlamento
di Ornella Sangiovanni
29/03/2010
Come sarà il nuovo parlamento iracheno? Dopo l’annuncio dei risultati delle elezioni legislative che si sono tenute il 7 marzo scorso (anche se non si tratta ancora di risultati ufficiali, per i quali potrebbero volerci un altro paio di settimane) alcune caratteristiche già emergono chiare: spariscono praticamente le formazioni minori, si riduce la presenza dei partiti religiosi, mentre cresce invece quella delle donne laiche.
Ne parla il quotidiano arabo al Hayat, in un articolo pubblicato oggi, nel quale si sottolinea che la nuova assemblea è caratterizzata dalla presenza di alcuni grandi blocchi: Iraqiya, l’alleanza nazionalista guidata dall’ex Primo Ministro Iyad Allawi (prima per numero di seggi, con 91 su un totale di 325), l’Alleanza per lo Stato di Diritto dell’attuale premier Nuri al Maliki (che ha solo due seggi in meno: 89), l’Iraqi National Alliance, che raggruppa la maggioranza delle forze sciite (con 70 seggi), e la Kurdistan Alliance, dove sta il grosso dei partiti kurdi (43 seggi).
Della scomparsa delle formazioni minori (anche se tre partiti kurdi e due arabo-sunniti qualche seggio l’hanno preso: 24 fra tutti) si lamenta Mufid al Jazairi – leader dell’Iraqi Communist Party, il partito comunista iracheno. Che la attribuisce a un emendamento della legge elettorale: quello che ha abolito il cosiddetto “dividendo nazionale” che consentiva di ottenere seggi anche a quei partiti o a quelle coalizioni che non avessero superato la soglia di sbarramento nelle province.
Comunisti fuori dal Parlamento
“Abbiamo preso più di 50.000 voti, ma non siamo riusciti a ottenere neppure un seggio”, dice il leader comunista, “mentre nelle precedenti elezioni avevamo avuto meno voti, ma avevamo ottenuto due seggi”.
Secondo Jazairi, il processo elettorale – elogiato sia dall’Onu che dagli Stati Uniti - non sarebbe stato del tutto trasparente: le informazioni arrivate alle liste minori “fra cui ‘Ittihad al Sha’ab’ [in arabo: Unione popolare - la coalizione di cui faceva parte l’Iraqi Communist Party NdR], dice al giornale, indicano una grossa manipolazione e “chiare incongruenze nei risultati annunciati dalla Commissione elettorale”.
Nel nuovo parlamento iracheno, che deve insediarsi 15 giorni dopo la certificazione dei risultati del voto da parte della Corte Suprema Federale, su convocazione del presidente della Repubblica uscente, oltre alla mappa politica, cambierà anche il panorama – per non dire il colore.
Meno turbanti e “donne in nero”
Meno esponenti religiosi, con i loro abiti caratteristici e i turbanti, meno donne paludate di nero: il risultato dell’arretramento delle formazioni religiose, in particolare gli sciiti dell’Iraqi National Alliance, il cui peso in termini di seggi scende a 70 seggi dai 180 della precedente assemblea (ma allora della coalizione faceva parte anche al Da’wa – il partito del premier Nuri al Maliki).
Non sono state rielette figure come gli sceicchi Humam Hammudi e Jalaluddin al Saghir, entrambi esponenti di spicco del Consiglio Supremo islamico iracheno (ex SCIRI), una delle due componenti principali dell’alleanza sciita.
Non rientrerà in parlamento neppure Iyad Jamal al Din – singolare figura di religioso: sciita, ma laico e sostenitore convinto della separazione fra Stato e religione (nonché fortemente contrario all’influenza iraniana in Iraq), a cui la decisione di correre da solo, con una sua formazione, ‘Ahrar’ (traduzione approssimata: i liberali), è costata il seggio.
Per le donne anche questa volta c’era una quota riservata: il 25 per cento. La differenza, rispetto al parlamento uscente, è che diminuisce il numero di quelle religiose (“conservatrici” vengono definite nell’articolo di al Hayat) e aumenta la presenza delle laiche.
Anche qui determinante è il numero minore di seggi ottenuto dall’alleanza sciita – mentre esponenti politiche laiche arrivano, oltre che dalla coalizione kurda, da quella di Allawi - Iraqiya, e dall’Alleanza per lo Stato di diritto di Maliki.
Alia al Nusaif, (ri)eletta nelle liste di Iraqiya, dice ad al Hayat che le donne laiche “hanno sofferto l’emarginazione negli anni passati” a favore di quelle conservatrici.
Ora però il nuovo parlamento “assisterà a un cambiamento radicale per quanto riguarda la presenza femminile”.
Fonte: al Hayat
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