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- popoli resistenti - iraq - 05-04-10 - n. 313
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Secondo l'ex capo della AIEA la guerra in Iraq ha ucciso "un milione di civili innocenti"
di Patrick Martin
03/04/2010
L'ex capo dell'agenzia nucleare delle Nazioni Unite, Mohammed El Baradei, ha dichiarato in un'intervista al quotidiano britannico Guardian che coloro che hanno lanciato la guerra in Iraq si sono resi responsabili dell'uccisione di un milione di persone innocenti e che potrebbero essere considerati responsabili sulla base del diritto internazionale. Si riferiva chiaramente al Presidente statunitense George Bush, al Primo ministro britannico Tony Blair e ai loro più alti collaboratori militari e della sicurezza.
E' la prima intervista ad un giornale internazionale da quando El Baradei è tornato nel suo nativo Egitto, dopo un decennio a capo della International Atomic Energy Agency (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica), dove ha vinto il Nobel per la Pace, in larga misura per la sua opposizione ai tentativi dell'amministrazione Bush di utilizzare le false imputazioni sulle "armi di distruzione di massa" come pretesto adatto ad ogni scopo per l'intervento militare in tutto il Medio Oriente.
"Mi auguro che la lezione dell'Iraq, sia a Londra che negli Stati Uniti, abbia cominciato ad essere assimilata", ha dichiarato al Guardian. "Certo, esistono i dittatori, ma si è pronti ogni volta che ci si vuole sbarazzare di un dittatore a sacrificare un milione di civili innocenti? Tutte le indicazioni che emergono [Indagine Chilcot in Gran Bretagna] dicono che [la guerra in] Iraq non c'è stata per le armi di distruzione di massa, ma piuttosto per un cambio di regime, e io continuo a pormi la stessa domanda: dove sta il cambiamento di regime nel diritto internazionale? E se si tratta di una violazione del diritto internazionale, chi ne è responsabile?"
Questa indicazione su Bush e Blair colpevoli di crimini di guerra, proveniente da un alto ex funzionario delle Nazioni Unite, sarebbe di norma da considerarsi una notizia importante. L'intervista del Guardian è stata riportata dalle principali agenzie di stampa britanniche e francesi, Reuters e AFP, ma l'intero sistema dei media americani le ha dato una copertura pari a zero. Non un solo grande giornale o network televisivo americano ne ha parlato.
Il tema della violazione del diritto internazionale per la guerra in Iraq è giunto nel corso di una più ampia discussione sulla fallimentare politica estera statunitense e britannica nel mondo musulmano. El Baradei ha criticato il prolungato sostegno di Washington a dittatori come Mubarak. "L'idea che l'unica alternativa ai regimi autoritari sia Bin Laden e soci è un falso, eppure la prosecuzione delle politiche attuali farà avverare la profezia".
Ha messo in guardia contro la "crescente radicalizzazione" nel mondo arabo: "Le persone si sentono represse dai loro stessi governi, si sentono trattate ingiustamente dal mondo esterno, si svegliano la mattina e cosa vedono? Vedono sparare e uccidere persone, tutte musulmane, in Afghanistan, Iraq, Somalia, Sudan, Darfur".
"La politica occidentale nei confronti di questa parte del mondo è stata, a mio avviso, un fallimento totale" ha dichiarato. "Non è stata basata sul dialogo, sulla comprensione e sostegno alla società civile e sul trasferimento del potere alla popolazione, ma si è fondata su sistemi autoritari affinché il petrolio continuasse ad essere estratto".
El Baradei ha segnalato l'ipocrisia e la doppia morale della politica occidentale. "In Occidente si parla molto di elezioni in Iran, per esempio, ma almeno lì ci sono state", ha affermato. "Ma dove sono le elezioni nel mondo arabo? Se l'Occidente non ne parla, allora come può avere credibilità?"
Secondo quanto si dice, El Baradei sta attualmente considerando l'ipotesi di una candidatura presidenziale contro l'ottantunenne Presidente Hosni Mubarak, il cui quinto mandato, della durata di sei anni, scadrà il prossimo anno. Egli auspica chiaramente che le pressioni occidentali costringano Mubarak a permettere all'opposizione una campagna elettorale più vigorosa di quella delle ultime elezioni, quando al maggiore partito di opposizione, i Fratelli Musulmani, venne impedito di presentare un candidato, e Ayman Nour, il candidato liberale borghese che arrivato secondo, fu incarcerato per presunta frode.
Parlando ad un giornale britannico, El Baradei stava in sostanza avvisando i suoi vecchi protettori, le maggiori potenze europee, del carattere controproducente della politica occidentale, in particolare di quella degli Stati Uniti. "Quando vedi che le persone più popolari in Medio Oriente sono Ahmadinejad e Hassan Nasrallah [il leader di Hezbollah], questo dovrebbe far arrivare il messaggio che la vostra politica non è protesa verso il popolo", ha dichiarato.
Ha inoltre fatto notare l'estrema tensione sociale in Egitto, dove la stragrande maggioranza della popolazione vive in una opprimente povertà. Nell'articolo del Guardian si legge: "In Egitto i ricchi vivono in ghetti", ha detto volgendo la mano al giardino ben curato completo di piscina. "Il divario nella giustizia sociale qui è semplicemente indescrivibile".
Poco più di due ore dopo, l'articolo veniva sostituito da un profilo più lungo di El Baradei, contenente ulteriori commenti sulla situazione politica in Egitto. Ma i riferimenti all'inchiesta Chilcot e all'uccisione di un milione di persone innocenti erano stati rimossi. L'articolo modificato è qui: www.guardian.co.uk/world/2010/mar/31/mohamed-elbaradei-profile
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