www.resistenze.org
- popoli resistenti - iraq - 12-05-10 - n. 318
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Elezioni in Iraq: a favore o contro l'occupazione?
di Mohamed Hassan
06/05/2010
Nel mese di marzo si sono tenute le elezioni parlamentari in Iraq. Ma da allora, il paese non ha un governo. Il laico Iyad Allawi era stato dichiarato vincitore di misura ma il primo ministro uscente, Nouri Al Maliki, per giochi di coalizione potrebbe riprendersi il mandato. Qual è la posta in gioco di queste elezioni? Perché le elezioni irachene sono diventate uno scontro tra Washington e Teheran? Perché l'Iraq è nuovamente teatro di attentati? Lo abbiamo chiesto a Mohamed Hassan, specialista del mondo arabo. Per lui, le elezioni irachene sono state un referendum: pro o contro l'occupazione USA?
Intervista di Abdellah Boudami e Gregoire Lalieu
Con le elezioni, l'Iraq ha subito una nuova ondata di violenza. Chi sono gli autori di questi attacchi? Quali sono le loro richieste?
Ci sono in realtà due attori: da una parte la resistenza classica e dall’altra i mercenari che lavorano per compagnie militari private strettamente legate ai servizi segreti degli Stati Uniti. E' noto che la resistenza classica lotta contro l'occupazione e prende di mira obiettivi come il Ministero delle Finanze, dell'Interno e dei Servizi di sicurezza. Questa resistenza non ha alcun interesse a colpire la popolazione civile. Per contro, le bombe nei luoghi pubblici come i mercati sono da addebitare all'azione dei mercenari. L'obiettivo è dividere sempre più la società irachena tra le sue diverse comunità. Per capire questo aspetto del conflitto bisogna leggere Roger Faligot, un esperto di servizi segreti. Egli dimostra che questo tipo di azioni terroristiche adottano una tecnica classica per diffondere il caos, come ha fatto ad esempio il servizio segreto britannico in Irlanda del Nord per incendiare l'atmosfera tra protestanti e cattolici. Gli Stati Uniti alimentano la violenza tra le comunità nella speranza che sfoci in lotte intestine che risparmierebbero il loro esercito, di cui preoccupa l'aumento del numero di morti. In conseguenza di questa strategia si sente parlare meno di soldati americani uccisi in combattimento.
Quali sono stati gli attori delle elezioni parlamentari irakene dello scorso 7 marzo?
Dopo l’invasione Usa del 2003, una serie di partiti laici e anticlericali hanno fatto la loro comparsa. All'interno di questi, una figura importante è stata dichiarata vincitore di queste elezioni: Iyad Allawi. Neurologo, è un ex quadro baathista, a destra nello schieramento politico e filo-americano. Proviene dalla comunità sciita ma è un laico. Allawi dirige il Movimento Nazionale Iracheno, una coalizione laica sostenuta dagli Stati Uniti. Di questa coalizione fa parte il Partito Comunista Iracheno che ha vissuto una nuova nascita dopo l'invasione degli Stati Uniti. Inoltre, e questo è un fatto senza precedenti, i quadri della destra del Partito Comunista Iracheno hanno sostenuto l'intervento militare di Washington. Sempre tra i partiti laici troviamo il movimento kurdo che sostiene indirettamente la coalizione di Allawi.
Poi ci sono i partiti clericali vicini all’Iran come l’Alleanza Nazionale Irakena, una coalizione di cui fa parte un potente partito fondato a Teheran nel 1982: il Consiglio Supremo Islamico Irakeno. Ex membro di questa coalizione, Nouri Al Maliki, il primo ministro uscente, ha fondato una sua coalizione: l'Alleanza per lo Stato di Diritto, che include partiti clericali anche vicini all’Iran e che occupa numerose posizioni di potere in Iraq.
Tra i partiti laici sostenuti da Washington e i partiti clericali sostenuti da Teheran, ci sono dei movimenti emersi spontaneamente. Un tipico esempio è il partito di Moqtada al-Sadr, uno sciita che non ha alcun legame con l'Iran, né con gli Stati Uniti. E' un movimento puramente iracheno, radicale, nazionalista e che sorprendentemente ha conquistato un gran numero di seggi in Parlamento.
Infine, vi è l'ultimo attore importante in queste elezioni: la resistenza irachena. Essa comprende una dozzina di movimenti uniti in una coalizione guidata da Izzat al-Duri, ex numero due di Saddam Hussein. Questi movimenti privilegiano la resistenza armata e ritengono i partiti che partecipano alle elezioni alla stregua di agenti degli Stati Uniti. Tuttavia, il loro peso in Iraq è tale da poter considerare che abbiano avuto un'influenza sul processo elettorale.
Che meta rappresentano queste elezioni per gli USA?
Ne esistono due. Il primo obiettivo, per il motivo che non è stato ancora pienamente raggiunto, è creare divisioni in Iraq sulla base delle confessioni religiose. Il fatto è che la maggioranza della popolazione irachena è araba, essendo composta sia da sunniti che da sciiti. Ma nella storia di questo paese non vi sono conflitti tra queste due componenti. Inoltre, si deve considerare che l'islam sciita è diviso in diverse fazioni e gli sciiti iracheni e iraniani arrivano dalla stessa famiglia. Questo crea legami tra i due paesi che Washington vuole rompere.
Veniamo al secondo obiettivo perseguito dagli Stati Uniti: bloccare l'influenza iraniana sul vicino irakeno. Quando Bush rovesciò Saddam Hussein, l'Iran ha contribuito a formare un nuovo governo perché gli Stati Uniti non riuscivano a raggiungerlo. Ovviamente, Ahmadinejad non era al potere in quel momento. Teheran ha quindi avuto una grande influenza sul corso delle elezioni. Ma dobbiamo ricordare che non è l'Iran ad aver invaso il suo vicino. In realtà, sono gli Stati Uniti che hanno portato alla nascita di partiti iracheni legati a Teheran. Oggi, gli Stati Uniti mirano pertanto a mettere i bastoni tra le ruote del regime iraniano, sostenendo la coalizione laica di Allawi e una serie di partiti contrari al clericalismo sciita iraniano.
Che interesse trae l'Iran dalla sua influenza in Iraq?
In Iraq si è sviluppata una vera borghesia sciita e filo-iraniana. L'anno passato, il commercio estero iraniano era principalmente con l'Iraq e ha generato enormi entrate: 2 miliardi di dollari! In effetti, gli iracheni appoggiati dall'Iran occupano posizioni strategiche e ricoprono importanti funzioni ministeriali. Questi iracheni favoriscono i prodotti iraniani per i quali l'Iraq è diventato un mercato in forte espansione.
Quindi, dell'invasione dell'Iraq ne ha beneficiato più l'Iran e gli Stati Uniti?
In un certo senso. Gli Stati Uniti hanno pensato soprattutto al petrolio. Ma quando il mercato è stato liberalizzato pochi mesi fa, solo una società americana, la Esso, si è fatta strada per raggiungere la testa delle concessioni petrolifere. La seconda società è cinese e la terza è della Malesia! Pertanto, l'influenza iraniana contrasta gli interessi degli Stati Uniti che non sono riusciti a ottenere il controllo sull'Iraq. Per raggiungere questo obiettivo, Washington ha ritenuto più opportuno far avanzare la coalizione di Allawi. Gli intellettuali iracheni, tra cui molte donne, docenti universitari, tutto quello strato di popolazione sorto dal baathismo e represso dall'autorità religiosa sciita che auspicava il ritorno a una società semi-feudale, si è rassegnato a votare in favore di Allawi per evitare un ritorno ai metodi medioevali. E da qui che si può far risalire una vittoria di Allawi contro Al Maliki.
Precisamente, la vittoria di Allawi alle urne è di così stretta misura che sarà difficile formare un governo. Si è avuto davvero un vincitore?
E' vero che, anche se Allawi ha ufficialmente vinto le elezioni, il primo ministro uscente Al Maliki ha guadagnato un considerevole numero di seggi. Penso che in termini politici, sia Muqtada al-Sadr a fare da ago della bilancia. Arriva dalla popolazione sciita più povera, altamente proletaria, che non ha mai beneficiato dei cambiamenti. Dobbiamo capire che l'Iraq non è ancora stato ricostruito. In molti luoghi, non vi è ancora l'acqua o l'elettricità. Al-Sadr ha messo a segno un grande colpo in queste elezioni, con il sostegno dei quartieri diseredati. Ma anche fra coloro che vedono con sospetto l'ingerenza delle potenze straniere. Sadr non è collegato a Washington né a Teheran. Beneficia quindi anche del sostegno di coloro che vogliono l'indipendenza dall'Iraq. Muqtada al-Sadr, sarà probabilmente necessario per formare un governo.
Come interpreta i risultati di queste elezioni?
Personalmente, interpreto le elezioni come un referendum sull'occupazione statunitense in Iraq. Il nazionalismo e il patriottismo iracheno sono usciti rafforzati. Quelli che hanno votato per Allawi sanno bene che è un fantoccio, ma hanno votato per lui come risposta contro le ingerenze e il clericalismo iraniano.
Questo referendum, come lo ha definito, interessa così da vicino i rapporti tra Stati Uniti e Iran?
Si tratta di una questione centrale che riguarda la natura delle contraddizioni tra Stati Uniti e Iran. L'Iran è un paese strategico che domina molte vie importanti del Golfo. Pretende di rimanere indipendente, cosa che va contro gli interessi degli Stati Uniti. Ad esempio, Teheran ha smesso di vendere il suo petrolio in dollari, il che gli ha permesso di guadagnare molto più denaro. Ora, la forza più grande degli Stati Uniti non arriva direttamente dalla loro economia, ma dall'influenza del dollaro sui mercati petroliferi. Il disavanzo per imprese e banche degli Stati Uniti sarà enorme se l'Iran continua a non seguire l'esempio dei produttori di petrolio arabi che scambiano in dollari. Gli Stati Uniti non possono permettere all'Iran di aumentare il suo potere. E per questo motivo essi devono rafforzare la loro egemonia in Iraq.
Quale impatto potrebbero avere i risultati elettorali sulla politica iraniana?
Se l'Iran analizza questi risultati, prenderà atto che la politica cha ha condotto finora non è buona. Si tratta di un paese vicino all'Iraq con il quale condivide interessi comuni. Ma l'Iran dovrebbe imparare da questo referendum e non interferire negli affari iracheni. Il popolo iracheno ha diritto all'autodeterminazione. Se declinasse l'influenza iraniana, è certo che la forza ascendente sarebbe il patriottismo iracheno laico e indipendente. Si affermerebbe più che in qualsiasi paese arabo. Il clericalismo ha chiaramente fallito dopo l'occupazione.
Ma lei ha detto che l'Iraq rappresenta un mercato importante per i prodotti iraniani. Teheran sarebbe disposta a rinunciarvi?
Ma l'Iran non è un paese imperialista che cerca assolutamente di esportare il suo capitale e occupare terre straniere. Senza invasione degli Stati Uniti, l'Iraq probabilmente avrebbe importato prodotti dalla Cina o altrove. Li avrebbe anche prodotti direttamente. E l'Iran non avrebbe goduto del mercato iracheno. Ma questo non è un problema perché non ha mai cercato di raggiungere tale obiettivo invadendo l'Iraq. Gli Stati Uniti lo hanno fatto e l'Iran ha approfittato della situazione.
E se gli Stati Uniti decideranno di porre fine all'esistenza dei gruppi filo-iraniani?
In ogni caso, militarmente è impossibile perché il loro esercito non vi riuscirebbe. Gli Stati Uniti devono già affrontare gravi problemi in Afghanistan, in Pakistan e nello stesso Iraq. Washington è consapevole che della sua occupazione dell'Iraq ne ha beneficiato l'Iran. Tollera questa situazione fino a che non potrà contare su polizia ed esercito iracheni autentici al suo soldo. Ma per il momento, queste forze sono infiltrate dalla resistenza e dai gruppi filo-iraniani. Gli Stati Uniti sono i grandi perdenti di questo "referendum". Essi pensavano che le elezioni si sarebbero svolte nello stesso modo che in Georgia o Ucraina.
Queste elezioni dimostrano che la maggior parte degli iracheni sono contro il clericalismo, contro una rivoluzione sciita alla iraniana e contro ogni sistema feudale. Si potrebbe pensare che questo vada a vantaggio degli Stati Uniti, ma non dobbiamo dimenticare che parallelamente al rifiuto dell'interferenza iraniana c'è un rifiuto dell'occupazione americana e la scelta di un partito per l'unità e l'indipendenza del Iraq. Nonostante la dominazione causata dall'occupazione, l'imperialismo e il capitalismo globale, un tale risultato è sorprendente.
|
|
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.
Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.
|