www.resistenze.org - popoli resistenti - iraq - 03-04-11 - n. 358

da Michel Collon - www.michelcollon.info/Irak-Qu-as-tu-appris-a-l-ecole.html
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Iraq: “Cosa hai imparato oggi a scuola, piccolo Ali?”
 
Bert De Belder
 
31/03/2011
 
Nel 2003, Bush Jr. decise di portare la democrazia in Iraq. A otto anni da quel momento quali sono i vantaggi dell’occupazione statunitense sul sistema educativo del paese?
 
Sul tema si sono confrontati esperti iracheni e internazionali nel seminario tenutosi tra il 09 e l’11 marzo presso l’Università di Gand, organizzato dal Tribunale BRussells e dal gruppo di ricerca sul Medio Oriente e il Nord d’Africa dell’Università di Gand (MENARG).
 
Durante la sessione di apertura, il professor Sami Zemni ha descritto il quadro dell’educazione irachena in toni particolarmente desolanti. Un recente rapporto dell’Unesco afferma che 5 dei 30 milioni di iracheni sono analfabeti, mentre l’Iraq riceveva nel 1982 dalla stessa organizzazione un premio per l’eliminazione dell’analfabetismo. Il 40% dei bambini iracheni lasciano la scuola prematuramente a causa della guerra: devono lavorare per accrescere le entrate familiari o sono fuggiti con le loro famiglie.
 
Sono stati assassinati oltre 400 professori e insegnanti: una crociata sistematica. I dirigenti statunitensi, tra cui Wolfowitz (Vice ministro della Difesa sotto Bush fino al 2005), parlano senza alcun imbarazzo della politica di “state-ending” [smantellamento dello Stato e distruzione del paese], la fine pura e semplice di qualsiasi Stato. Ciò si riflette anche nelle infrastrutture obsolete per i servizi: elettricità, fognature, rete idrica. Il sistema sanitario è un disastro. Il professor Saad Naji Jawad (Baghdad) ha mostrato dati impressionanti. Un rapporto del ministero iracheno della Sanità recentemente pubblicato rivela che dopo l’invasione e l’occupazione dell’Iraq del 2003 hanno lasciato il paese tra gli 8.000 e i 9.000 medici. Oltre 2.000 sono stati uccisi.
 
Uno scandalo dimenticato
 
Hans von Sponeck era coordinatore delle Nazioni Unite in Iraq nell’ottobre del 1998, quando il paese è stato colpito dalle sanzioni occidentali. Nel febbraio 2000 si dimise in segno di protesta. E’ diventato un eminente scrittore, oratore, insegnante e attivista che lotta contro l’occupazione. Ha descritto la situazione in Iraq nei termini di uno “scandalo internazionale dimenticato” aggiungendo che “il diritto internazionale in vigore da 150 anni è stato violato sotto ogni aspetto”. Otto anni di guerra e di distruzione hanno fatto dell’Iraq “la più grande discarica del mondo”, sommersa da tonnellate di rifiuti di armi, munizioni non utilizzate e campi minati. Ma il paese sembra avere gettato nella pattumiera anche la formazione della sua popolazione. Von Sponeck anticipa un rapporto di Oxfam: “Il 92% dei bambini iracheni patisce problemi di apprendimento”.
 
L’ex coordinatore delle Nazioni Unite ponendo la responsabilità sugli Stati Uniti e la Gran Bretagna, sottolinea tuttavia che spetta a tutti non lasciar cadere nell’oblio l’Iraq. Anche Saad Naji Sawad ha evidenziato che non basta limitarsi alla critica ma che occorre proporre soluzioni e porre in atto delle azioni.
 
E questo è esattamente ciò che fa da anni il Tribunale BRussells [http://www.brussellstribunal.org/] in particolare anche attraverso l’istituzione della “Carta di Gand” [http://www.ipetitions.com/petition/ghentcharter/] per la tutela del sistema educativo iracheno, immediatamente sottoscritta dai rettori di cinque università belghe e da diverse personalità belghe e straniere.
 
Una rivoluzione popolare araba anche nell’Iraq occupato
 
Come Il Cairo (Egitto) anche Baghdad ha la sua Piazza Tahrir. Venerdì 4 marzo, 10.000-12.000 persone sono scese in piazza per manifestare contro la repressione e la corruzione del governo Al Maliki.
 
Jahya Al Kubaisa è un giovane professore iracheno ad Amman (Giordania) che segue da vicino gli avvenimenti del suo paese. Racconta che la sollevazione popolare irachena è esemplare “il più importante cambiamento qualitativo in Iraq dal 2003”. Ne spiega le ragioni: “Primo: Questa è la prima volta che le giovani generazioni scendono in strada. Secondo: sono rivendicazioni comuni in tutto il Paese contro il governo nazionale. Una realtà che contrasta con l’immagine e i tentativi di individuare sempre linee di frattura di carattere settario nel popolo iracheno. Terzo: vi sono proteste in tutto il paese, in 16 dei 18 governatorati (province, ndr). Quarto: è la prima volta dagli anni 60 che hanno luogo manifestazioni che sono espressione libera e spontanea dei cittadini.
 
Riguardo le rivendicazioni dei manifestanti, che senza dubbio vanno nella stessa direzione di quelle dei popoli tunisino ed egiziano, Jahia Al Kubaisi risponde: “Classificherei le proteste in quattro categorie. Alcuni vogliono il miglioramento dei servizi pubblici (acqua, elettricità, sanità, ndr). Altri protestano contro la corruzione diffusa. Il popolo chiede anche più posti di lavoro. Infine i manifestanti vogliono maggior libertà e si oppongono alle violazioni dei diritti umani. Queste rivendicazioni non sono necessariamente presenti contemporaneamente in tutte le manifestazioni e, a misura di precauzione, non chiedono la caduta del regime ma una sua ‘riforma’“.
 
Fonte: http://www.intal.be/fr/article/irak-% C2% AB-qu% E2% 80% 99-you-imparare-l% E2% 80% OGGI% E2% 99ecole-80% su piccola 99hui -Ali-% C2% BB
 
 

Resistenze.org     
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.

Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.