www.resistenze.org - popoli resistenti - iraq - 20-04-11 - n. 360

da resistir.info/iraque/relatorio_zangana.html
Traduzione dal portoghese a cura di Concetta e Valerio per www.resistenze.org
 
Decisione finale Tribunal-Iraque - 26 marzo 2011
 
La situazione delle donne e dei bambini nell’Iraq occupato
 
di Haifa Zangana [*]
 
Questa è una versione aggiornata (si è aggiunta la «testimonianza presentata alla terza Udienza Portoghese del Tribunale Mondiale sull'Iraq, tenutasi a Lisbona il 26 marzo 2011») della relazione scritta da Women Solidarity for an Independent and Unified Iraq (WSIUI http://solidarityiraq.blogspot.com/ e per Iraq Occupation Focus – IOF www.iraqoccupationfocus.org.uk). È stata presentata al Comitato dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite a Ginevra nel settembre 2009.
 
Secondo la decisione presa da parte della Coalition Provisional Authority (CPA), guidata dagli occupanti, è stato nominato un Ministero dei Diritti Umani per l'Iraq, il 3 settembre 2003. Tuttavia, il ruolo e la portata di questa agenzia governativa sembra essere puramente consultiva. Questo ministero è stato diretto da diverse figure, ma finora, non ha preso alcuna azione credibile in difesa dei diritti umani.Il Ministero dei Diritti dell'Uomo non ha una posizione per difendere i diritti umani, per esempio, durante le operazioni militari condotte dal governo, spesso accompagnate da campagne di arresti di massa in tutto il paese. Il ministro ha occasionalmente espresso preoccupazione circa violazioni dei diritti umani commessi nelle carceri, compiuti dagli Stati Uniti e dagli iracheni, ma sempre con un linguaggio contenuto e non compromettente. Dopo le elezioni del 2005, è stata creata una commissione per i diritti umani nel parlamento iracheno. Il vice presidente di questo comitato, il Dr. Harith Al Ubaidi, è stato assassinato il 13 giugno 2009, dopo che aveva accusato i ministri dell'Interno e della Difesa iracheni di brutali violazioni dei diritti umani nei centri di detenzione di loro competenza. [2]. Vi è anche una "Commissione per la maternità, il Bambino e la Famiglia" in parlamento. Tuttavia, questa commissione non sembra avere piani o strategie per migliorare la terribile condizione delle donne e dei bambini in Iraq oggi.Inoltre, vi è un ministero per gli Affari delle Donne (che sembra essere stato abolito da febbraio 2009). Questo ministero non era altro che una vetrina, con pochi finanziamenti, in accordo col ministro stesso [3] .Fino ad oggi, queste istituzioni dei diritti umani non sono mai intervenute per porre fine alle torture praticate con la massima impunità dalle forze di sicurezza e di difesa, né per individuarne i responsabili, anche quando i nomi dei torturatori e la loro abitazione erano ben note al pubblico. Piuttosto, a questi carnefici è offerta tutta una serie di misure di sicurezza e di difesa personale [4] .L'Iraq è uno dei firmatari della Convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW, ratificata nel 1986) e della Convenzione sui diritti del fanciullo (ratificata nel 1994). Il governo iracheno dovrebbe agire per soddisfare gli obblighi di legge nei confronti di queste convenzioni. In questa relazione, ci proponiamo di evidenziare la portata delle violazioni dei diritti umani e il fallimento del governo di proteggere gli iracheni in generale, con particolare attenzione alla situazione delle donne e dei bambini. Alla fine, abbiamo delineato le nostre raccomandazioni. La parola “rifugiato” appare tra virgolette in tutta la relazione per indicare che agli sfollati iracheni non viene applicato lo status riconosciuto a livello internazionale per gli sfollati
 
1. Il processo politico in corso in Iraq. Situazione intollerabile dei diritti umani
 
Un potere con base settaria e confessionale
 
L'ascesa della politica confessionale che osserviamo in Iraq è promossa da fazioni politiche che salirono al potere in seguito alla guerra del 2003. La politica confessionale è un fenomeno politico senza precedenti nella storia moderna dell'Iraq. Il processo politico avviato dalla Coalition Provisional Authority dà la priorità e un peso preponderante agli interessi di pochi, a scapito degli interessi di tutta la nazione. C'è un clima di permanente e, spesso, violenta lotta per il potere tra i partiti politici che stanno dietro i muri di cemento della Zona Verde, mentre gli iracheni sopravvivono giorno dopo giorno privati dei fondamentali diritti umani [5]. Questo è, a nostro parere, il punto cruciale della politica di dissenso e di discordia civile. Abbiamo osservato la crescita di una classe politica senza alcuna reale conoscenza o esperienza di buon governo e di etica, preoccupata solo degli interessi a breve termine e al guadagno personale. Questi politici non hanno alcuna preoccupazione o motivazione per promuovere i diritti umani o gli interessi della nazione, nel lungo termine.
 
Milizie e forze di sicurezza di partito
 
Ogni partito che contribuisce al processo politico in corso (previsto dall'Occupazione), ha una milizia semi-ufficiale e/o una forza di sicurezza, che ha messo davanti a tutto la tutela dei propri interessi, assediando e terrorizzando impunemente i comuni cittadini. Inoltre, ogni ministero ha la sua propria forza di sicurezza che non rispetta le forze nazionali e spesso agisce al di fuori della legge.L'Ufficio del Primo Ministro stesso, ha una forza per operazioni speciali, che risponde direttamente e solo a se stesso. Inoltre, le forze di occupazione (50.000 soldati USA, attualmente) e circa 65.000 membri delle milizie armate e dei gruppi di vigilanza privata, non solo sono immuni alla legge irachena, ma sono anche al di sopra delle autorità del governo "sovrano" dell’Iraq [6]. Tale frammentazione delle forze di sicurezza, favorisce il caos e il disordine, promuove la cultura dei "signori della guerra" e, a nostro avviso, è il fulcro del crollo della legge e dell'ordine in Iraq oggi [7] .
 
Diritti umani senza alcun miglioramento in vista
 
Si parla di creare una Commissione per i diritti umani in Iraq. Tutte le istituzioni ufficiali dei diritti umani di cui sopra sono solo uno scenario ad uso dei mezzi di comunicazione. Queste istituzioni non si sono mai impegnate, né si impegneranno, a migliorare i diritti umani in Iraq, soprattutto quando il principio di legalità è spesso ignorato dai membri degli stessi organi legislativi ed esecutivi propri dell'Iraq stesso. Vi è una generale incoerenza e irresponsabilità all'interno dello stesso governo iracheno.
 
Due esempi
 
Un buon esempio è l'attuale ministro delle Finanze, che è stato ministro degli Interni durante il governo di Ibrahim Jaafari [2005-2006]. Accuse credibili, formulate da Amnesty International e Human Rights Watch, facevano riferimento all'esistenza di squadroni della morte che operano nell'ambito del Ministero degli Interni - una questione che il ministro stesso non ha negato. Ma è stato sufficiente al sig. Bayan Jebr-Soulag negare qualsiasi conoscenza della tortura dei prigionieri (praticata all'interno dell'edificio principale del Ministero degli Interni a Baghdad, tra cui il caso di una donna), per non dover affrontare alcuna indagine sulla questione. [8] Un altro esempio è il ministro della Salute e i suoi sostituti. Sotto la sua giurisdizione, gli ospedali a Baghdad e l'obitorio centrale sono diventati il parco giochi delle milizie del partito politico che detiene il ministero nell’ambito delle quote etniche e confessionali introdotte dalla APC [9] . In qualsiasi democrazia, tali politici, al minimo, sarebbero caduti in disgrazia e finirebbero con l’essere puniti per non aver adempiuto ai propri obblighi. Invece, Soulag ora è ministro delle Finanze e sotto la sua azione l'Iraq è diventato il terzo governo più corrotto nel mondo, secondo Transparency International.
 
2. Uguaglianza e non discriminazione. Battuta d'arresto sulla condizione delle donne e dei bambini
 
Fino a poco tempo fa le donne irachene erano tra le più emancipate della regione, con un alto livello di istruzione e presenti in tutte le sfere della vita professionale, dove svolgevano un ruolo attivo e contribuivano al progresso della società. Oggi sono state messe all’angolo, strette tra lo sforzo di sopravvivere alla distruzione causata dalla guerra e le politiche feudali e settarie (in nome della religione), promosse dalla classe politica installatasi al potere dal 2003. Secondo l'ultimo rapporto del Comitato Internazionale della Croce Rossa sulle donne irachene, oggi, ci sono "tre milioni di donne capo famiglia. Il governo non appoggia né possiede una strategia per sostenerle.
 
Il diritto civile non è applicato
 
L'Iraq è noto per avere uno dei sistemi più avanzati del diritto di famiglia della regione, sviluppatosi nel corso degli ultimi 50 anni. I tentativi di sostituire questa legislazione, con l'introduzione di una versione distorta e settaria della legge islamica della Sharia da parte dei politici potenti, sono stati sventati nel 2004. Tuttavia, data la realtà attuale di un paese il cui governo esiste solo dietro muri di cemento e sotto la protezione delle società di sicurezza private, dove la legge non è né applicata, né rispettata, il diritto civile iracheno non è applicato.
 
Il matrimonio "a termine"
 
Abbiamo un fenomeno nuovo in Iraq denominata Mut'ah, il matrimonio temporaneo: uomo sposa una donna in presenza di una figura religiosa e specifica per il tempo di durata del matrimonio, cioè da alcune ore a diversi anni. Si tratta di un contratto a termine, in cui un uomo paga a una donna una dote di piccole dimensioni (mehr). I matrimoni temporanei e i matrimoni non registrati sono abbondanti. Tali matrimoni non hanno alcuna protezione o garanzia per le donne e/o per i loro figli. Solo un uomo ha il diritto di rinnovarlo alla scadenza del termine, per un altro mehr, o terminarlo se più non gli interessa. La maggior parte delle donne che accettano matrimoni temporanei lo fanno solo per necessità materiali. Questa pratica è considerata da molti come una forma di prostituzione religiosa.
 
Poligamia
 
Un altro fenomeno che non è legale in Iraq, è la poligamia. Tuttavia, attualmente è promossa da alcuni funzionari e politici. In provincia di Anbar, una provincia che ha visto feroci combattimenti tra le forze di resistenza e di occupazione, ad esempio, il partito islamico e alcuni funzionari stanno offrendo denaro agli uomini disposti ad avere più di una moglie (750 dollari per prendere una seconda moglie e fino a 2 000 dollari per sposare donne che erano già state sposate) come soluzione demografica al problema del crescente numero di vedove e donne non sposate. La popolazione della provincia di Anbar è di 1,7 milioni di persone, tra cui si stima vi siano oltre 130.000 vedove o donne non coniugate senza alcun parente maschio a sostenerle. Si stima che in tutto l'Iraq il numero di queste donne arrivi al milione, secondo il Comitato Internazionale della Croce Rossa. L'istituzione della poligamia è vista da molte donne e organizzazioni dei diritti umani, come una manovra politica per porre rimedio alla situazione delle donne più vulnerabili dell’Iraq.
 
Passi indietro
 
Vedove e donne colpite dalla povertà hanno bisogno di posti di lavoro, servizi di base, sostegno sociale mensile (come si usava precedentemente), programmi di formazione e progetti di micro-credito, che le aiuterebbero a diventare autosufficienti. Gli effetti della poligamia diffusa (non importa come questa sia promossa) pregiudicano la lunga lotta effettuata dalle donne irachene e fa arretrare tutte le conquiste ottenute in oltre un secolo. Insieme con il matrimonio temporaneo, la poligamia è un enorme e degradante passo indietro. Le questioni relative al divorzio, alla custodia, al diritto dei bambini di scegliere la custodia, i termini di affido ai genitori e gli alimenti per le donne divorziate, sono lasciati alla premura di figure religiose irresponsabili, delegati a far ciò, dal governo iracheno. Sono in pericolo anche le conquiste fatte dalle donne irachene negli ultimi settanta anni in relazione alle condizioni di lavoro, di malattia, di maternità, ecc.
 
Crimini di "onore" e stupro
 
Le forze di sicurezza sono sospettate di complicità nella morte per lapidazione di Yazidi Duaa Khalil Asswad, di 17 anni, avvenuta a Ba'shiqua, città a nord-ovest di Mosul, il 7 aprile 2007. I membri delle forze di polizia locale possono essere visti nel video della lapidazione, divulgato dalla CNN, fermi a guardare Duaa, seminuda, spinta a terra ogni volta che tenta di fuggire. Questo orribile omicidio è senza precedenti nella storia moderna dell’Iraq prima del 2003. I poliziotti in questione non sono stati processati. [10]. Il Governo non ha effettuato alcuna indagine approfondita nei numerosi casi di omicidi "d'onore" di cui sono state vittime le donne, soprattutto nelle tre province del nord: Sulaimaniya, Erbil e Dehouk. Inoltre, un membro del parlamento iracheno, Mohamed al Dainy, ha dichiarato nel 2007, che ci sono state 190 denunce fatte da donne irachene contro le forze di sicurezza e di difesa irachene per violenza sessuale. Nessun procedimento adeguato ha avuto luogo per punire i colpevoli e prevenire che tali crimini vengano ripetuti. Crediamo che questo numero di denunce sia solo la punta di un iceberg.
 
3. Libertà e sicurezza del cittadino. Punizioni collettive e detenzioni arbitrarie
 
Nel 2006/2007, il governo iracheno non è riuscito a proteggere intere comunità dagli squadroni della morte e dalla criminalità organizzata. Il governo sembra essere troppo occupato a trovare scuse per i suoi fallimenti. La popolazione non crede nella volontà del governo di porre fine agli atti terroristici. La reazione del governo a tali atti è quella di perseguire i propri avversari politici attraverso arresti arbitrari, in nome della lotta al terrorismo.
 
Donne e bambini, le prime vittime
 
È noto che in ogni situazione di conflitto, le prime vittime sono donne e bambini indifesi. Le forze di difesa e di sicurezza irachene violano sistematicamente il diritto internazionale umanitario quando effettuano atti di punizione collettiva, chiamandole "operazioni di sicurezza". Le forze USA e irachene installano un "anello d'acciaio" attorno a città e villaggi interi, non lasciano entrare forniture mediche ed aiuti umanitari, tagliano l'elettricità e l'acqua e non permettono la circolazione delle ambulanze. Questa situazione è stata riportata dalla CNN, in riferimento alle aree di Baquba, nel luglio 2007. Aree densamente popolate sono quindi sottoposte a pesanti e implacabili bombardamenti come nel caso di Arab Jebour [11] , dove sono stati sganciati 50.000 chili di esplosivo sulla popolazione per 10 giorni, nel mese di gennaio 2008, che hanno distrutto interi quartieri e sterminato intere famiglie. La gente del posto ha poi dovuto estrarre i corpi dalle macerie a mani nude. Il governo iracheno non ha compiuto alcuna inchiesta su tali eventi.
 
"Forza eccessiva"
 
Ci sono regolari e frequenti denunce di civili iracheni per le gravi violazioni dei diritti umani che si verificano durante le operazioni di polizia effettuate dalle forze di occupazione statunitensi e/o dalle forze di sicurezza irachene: sono definite come "forza eccessiva". Questa "forza eccessiva” si può manifestare con aggressioni fisiche e verbali ai membri di una famiglia la cui casa è stata perquisita, con percosse, minacce e ripercussioni extragiudiziarie [12] . Questo tipo di trattamento umiliante è generalmente riservato ai maschi della famiglia come modo per sottomettere le donne, terrorizzandole. Tuttavia, ci sono molti casi documentati di bambini e donne picchiati duramente durante attacchi da parte delle forze USA e funzionari iracheni.
 
Saccheggi
 
Inoltre, le famiglie spesso si lamentano che vengono, regolarmente, rubati gioielli, oggetti preziosi, denaro, documenti di identità, durante tali attacchi. Tali violazioni dei diritti umani sono spesso perpetrate durante raid delle forze irachene, spesso sotto la supervisione e/o protezione delle forze di occupazione statunitensi.
 
Arresti “in lieu
 
Molte organizzazioni irachene dei diritti umani segnalano la pratica dell’arresto e detenzione delle donne “in lieu”, ovvero in luogo dei loro uomini, identificati come sospetti. Una forma di punizione collettiva, quindi, s'impone a intere famiglie, solo perché un membro è sospettato. [13] Questo è considerato dal diritto internazionale, un crimine di guerra. A seguito degli orrori portati alla luce nel carcere di Abu Ghraib, il fatto di arrestare le donne è visto come un tentativo di mettere in imbarazzo l'intera famiglia nella propria comunità. Nonostante la ratifica dell’accordo U.S.-Iraq Status of Forces Agreement [41] , restano le continue notizie degli arresti effettuati dalle forze di occupazione degli Stati Uniti [14] .
 
Ritorsioni e ricatti
 
È stato osservato che nei 12 mesi prima delle elezioni provinciali del gennaio 2009, ci fu una campagna organizzata di arresti arbitrari nelle comunità identificate come "elettorato non naturale" [elettorato “fluttuante” - instabile e indeciso – che costituisce il “bacino naturale” dove possono essere raccolti voti - ndt] dal punto di vista degli attori inseriti nel processo politico.Gli arresti non hanno risparmiato i bambini che, come i loro parenti adulti, sono stati sottoposti a terribili torture e a cui sono stati negati i diritti legali. Le madri di questi bambini, mogli o sorelle dei prigionieri che, in seguito, sono andate alle stazioni di polizia o nei centri di detenzione per chiedere dei loro figli o mariti, sono state sottoposte a umiliazioni, con richieste di favori sessuali o, in altri casi, il pagamento di riscatti che variavano dai 2000 ai 20.000 dollari USA in cambio della libertà della loro figlia, figlio, marito, fratello o in cambio della riduzione degli abusi che subiscono in carcere. [4]
 
Detenzione di bambini
 
Un rapporto dell'UNICEF del mese di aprile 2008, ha dichiarato che 1.500 bambini erano sotto custodia delle forze irachene e degli Stati Uniti. In alcuni casi, i bambini sono tenuti nello stesso luogo degli adulti, esponendoli a rischi di violenze e abusi. Rapporti dei media sulla prigione per bambini di Al Karkh, rivelano una lunga lista di maltrattamenti, abusi e stupri. [15] Nel mese di agosto 2008 il ministro per i Diritti Umani Wijdan Micha'el, ha ammesso che non esiste un elenco completo dei nomi dei prigionieri, sia di quelli arrestati dal governo, che di quelli arrestati dalle forze di occupazione: questo è un requisito fondamentale per il monitoraggio della situazione dei diritti umani nelle carceri.
 
4. Torture e violenze sessuali. Routine e totale impunità
 
Maltrattamenti e torture per mano delle forze irachene dipendenti dei ministeri dell'Interno e della Difesa, seguendo le orme delle forze occupanti, sono atti di routine commessi in totale impunità. Rapporti di Amnesty International e Human Rights Watch hanno espresso preoccupazioni circa questo argomento.
 
Le accuse di Human Rights Watch
 
Documenti governativi classificati ottenuti da Human Rights Watch, hanno rivelato che la 56a Brigata dell'Esercito, conosciuta anche come la Brigata di Baghdad e l'Ufficio della lotta al terrorismo, entrambi sotto il controllo dell’ufficio del primo ministro, controllano un luogo segreto all'interno di Camp Justice, una vasta base militare a nord-est di Baghdad, dove la tortura è sistematica e nella quale i detenuti non hanno possibilità di incontrare avvocati o di essere visitati dai parenti. Recenti interviste fatte da Human Rights Watch a più di una dozzina di ex detenuti di Camp Honor [trasferito a Camp Justice] documentano come i prigionieri sono tenuti in isolamento e in condizioni disumane spesso per mesi. I detenuti hanno descritto in dettaglio l’ampia serie di abusi subiti durante le sessioni di interrogatorio, effettuate solitamente per estorcere false confessioni.
 
Dicono che gli addetti agli interrogatori li hanno picchiati, li hanno appesi a testa in giù per ore, sono stati sottoposti a scosse elettriche in varie parti del corpo, compresi gli organi genitali e ripetutamente soffocati con sacchetti di plastica infilati in testa, fino allo svenimento. [16]
 
Le denunce di Amnesty International
 
Nella sua relazione Broken Bodies, Tortured Minds: Abuse and Neglect of Detainees in Iraq, pubblicato nel gennaio 2011, Amnesty International ha raccolto numerose testimonianze di torture e altri abusi, fornite da detenuti, ex detenuti e familiari di detenuti. Testimonianze di tortura segnalate da Amnesty International nel corso degli anni, comprendono “stupri e minacce di stupro, percosse con corde e tubi, scosse elettriche, sospensione per gli arti, perforazioni del corpo con trapani, soffocamento con sacchetti di plastica e rottura degli arti". La relazione sottolinea inoltre l'umiliazione che la tortura produce, sia per gli uomini che per le donne. Oggi in Iraq, lo stupro di uomini, donne e bambini è diventato un fenomeno e una questione di umorismo nero circa le promesse fatte dagli anglo-americani sull’uguaglianza sessuale. Vale la pena riportare più nel dettaglio, il rapporto di Amnesty International: "L'aggressione sessuale ha in comune con altre forme di tortura, l’obiettivo di infliggere dolore, umiliazione e degradazione. È anche usata per forzare “confessioni”, ottenere informazioni o punire i prigionieri. Un membro del parlamento iracheno, che si è incontrato con quattro detenuti maschi nel carcere di al-Rusafa a Baghdad nel giugno 2009, ha detto che gli hanno raccontato di essere stati violentati e torturati con altri mezzi, e che aveva visto segni sui loro corpi che confermavano le loro denunce ...Altri membri del parlamento iracheno, hanno sollevato serie preoccupazioni circa la violenza sessuale nelle carceri. A metà giugno 2009, per esempio, uno di loro ha detto che le forze di sicurezza avevano aggredito sessualmente almeno 21 uomini arrestati nelle prigioni di al-Rusafa e al-Diwany nel sud dell'Iraq dall'inizio dell'anno. Nel maggio 2009, una delegazione del Consiglio dei rappresentanti del Comitato dei Diritti dell'Uomo, in visita al carcere per le donne di al-Kadhimiya, a Baghdad, hanno sentito la testimonianza di due donne in carcere che erano state violentate ripetutamente dopo l'arresto. Ramze Shihab Ahmed, un uomo di 68 anni con doppia cittadinanza britannica-irachena, è stato tenuto in isolamento e torturato, compreso lo stupro con un bastone, dopo un viaggio in Iraq per ottenere il rilascio di suo figlio Omar. Entrambi gli uomini sono stati picchiati, soffocati, hanno subito scosse elettriche ai genitali e sono stati appesi per le caviglie. Durante gli interrogatori hanno minacciati di violentare la prima moglie di Ramze, che vive a Mosul, davanti a lui e hanno minacciato di costringere Omar a violentare il padre se non confessava gli omicidi di cui era accusato. Entrambi gli uomini hanno firmato “confessioni” ...Tali abusi hanno un impatto devastante sulle vittime non solo quando vengono torturate o maltrattate, ma spesso nel corso degli anni seguenti o addirittura per il resto della loro vita. [17]
 
Sotto lo sguardo del governo
 
Altro metodo utilizzato nei confronti delle donne imprigionate, è quello di costringerle a sentire le urla degli uomini torturati. [18]. l governo iracheno ha trascurato di proteggere i civili e ha permesso alle milizie, spesso in accordo con le forze di sicurezza, di perseguire terribili violazioni dei diritti umani. [19] Nel nord dell'Iraq, a Assyish, una milizia curda, ha i suoi centri di detenzione al di fuori dalla sfera di competenza del governo iracheno, delle organizzazioni internazionali e delle organizzazioni dei diritti umani. Ci sono grandi preoccupazioni circa l’attitudine della milizia ad agire fuori dalla legge, sotto lo sguardo del governo regionale curdo. [20]
 
5. Condanne a morte e morte di civili
 
Dal 2004, il governo iracheno ha condannato a morte 1.000 iracheni, uomini e donne. Le organizzazioni dei diritti umani hanno chiesto una moratoria immediata della pena di morte in Iraq, soprattutto in considerazione della mancanza di prove per uno standard minimo di giustizia [21] . Le organizzazioni dei diritti umani hanno espresso serie preoccupazioni circa i prigionieri che sono detenuti senza accusa, né processo, per lunghi periodi di tempo in luoghi sovraffollati, senza appropriate condizioni igieniche e cure mediche e senza alcun accesso a rappresentanti legali. Questo ha causato disordini in molte carceri in Iraq [22]. Quando uomini in queste condizioni sono mantenuti in detenzione prolungata, le loro mogli e figli sono completamente abbandonati. Spesso, gli occupanti incolpano gli insorti dell’uccisione di civili, soprattutto donne e bambini. Tuttavia, un recente studio condotto da ricercatori britannici e svizzeri, che hanno utilizzato i dati forniti dal gruppo per i diritti umani Iraq Body Count, ha esaminato la morte di civili in Iraq dal marzo 2003 al marzo 2008 e ha rilevato che la maggioranza delle morti di donne e bambini, tra i civili uccisi da alcuni tipi di armi, sono state causate dalle "forze della coalizione", in particolare dagli attacchi aerei delle forze di occupazione. [23]
 
6. Privazione dei diritti fondamentali
 
Donne e bambini sono le prime vittime del fallimento, sia del governo iracheno, che delle forze di occupazione. Ciascuna parte tende a puntare il dito contro l’altra e, in altre occasioni, entrambe gettano la colpa sul "terrorismo", ignorando completamente i loro obblighi morali e legali verso il popolo iracheno. Gli iracheni sono stati privati delle loro garanzie e dei loro diritti umani fondamentali. [5] Il governo iracheno, paralizzato da una corruzione senza precedenti, continua a trascurare il popolo iracheno. Nonostante i proclami circa importanti miglioramenti della situazione della sicurezza in Iraq, questi non hanno portato ad una migliore organizzazione dei servizi di base per i comuni cittadini. Il governo iracheno non è visto come imparziale quando si tratta di fornire servizi di base e servizi umanitari. Molti iracheni sono volutamente privati delle loro garanzie o hanno troppa paura di fare ricorso alle amministrazioni per rivendicare i loro diritti. [5]. Gli iracheni che vivono in comunità e sono visti come non appartenenti all’“elettorato naturale” dei partiti politici di governo, sono il bersaglio preferito della deliberata negligenza di questo.
 
6.1. Interruzione del sistema della Pubblica Istruzione
 
Il 92% dei bambini iracheni ha difficoltà nell'apprendimento, a causa della violenza e dell'instabilità che si vive in Iraq, secondo Oxfam (Oxford Committee for Famine Relief). Si tratta di una importante e urgente questione a cui non è data sufficiente attenzione da parte dei responsabili iracheni. Anziché risolvere questi problemi, il personale di sicurezza del Ministero della Pubblica Istruzione è arrivato a sparare sugli studenti delle scuole superiori che facevano l’esame finale nel 2008 [24] . Nel luglio 2006 bambini di Baghdad e delle aree circostanti, sono dovuti passare sopra i cadaveri, per recarsi a scuola. Hanno visto i corpi mangiati dai cani randagi [25]. Coprifuoco e improvvisi scoppi di violenza, impressionano i bambini e interrompono il loro sviluppo educativo. Sono costretti a vivere passando da un grosso trauma, ad un altro. Molti bambini devono sopportare l'abbandono della casa, la separazione dai loro amici e dall’ambiente che è loro familiare, per affrontare un futuro incerto come “rifugiati” senza reddito o un adeguato sostegno.
 
Minacce quotidiane
 
"Circa due milioni di bambini iracheni affrontano minacce quotidiane di malnutrizione, malattie e mancanza di istruzione", secondo l'UNICEF. Le scuole chiudono per il coprifuoco o per mancanza di sicurezza. Le scuole sono spesso utilizzate come ricovero per gli sfollati all'interno del paese o come base durante operazioni militari, causando interruzioni nella vita scolastica ed educativa dei bambini. Bombardamenti aerei da parte delle forze di occupazione hanno causato profondi danni strutturali alle scuole nelle zone in cui sono avvenute le operazioni militari. Tutti questi fattori fanno sì che il sistema dell'istruzione, già sull'orlo del baratro, soffra di ulteriori peggioramenti.
 
Lavoro invece di scuola
 
Si stima che il 43% degli iracheni viva nella povertà più assoluta. I bambini in questi casi sono messi a lavorare invece di andare a scuola, altri diventano mendicanti nei luoghi pubblici e nei mercati. Questi bambini lavorano molte ore e non hanno alcuna protezione contro lo sfruttamento e gli abusi. Nessuna protezione contro l'esposizione ai mali sociali come la prostituzione infantile e l'uso di droghe. Questo particolare problema è particolarmente acuto per i bambini “rifugiati” nei paesi limitrofi dell'Iraq.
 
L'educazione degli sfollati
 
Nonostante i miglioramenti registrati nell’accesso all'istruzione in Siria e in Giordania per i bambini iracheni, il numero di quelli che non frequentano la scuola è ancora significativo, poiché i bambini che lavorano illegalmente in Siria e Giordania, hanno meno probabilità di essere catturati, arrestati e deportati rispetto agli adulti. Un altro fattore è che la spesa per l’abbigliamento e materiale scolastico è un aggravio alle scarse risorse delle famiglie. I bambini disabili sfollati che hanno particolari necessità per la loro educazione, non fanno semplicemente parte delle preoccupazioni del governo iracheno. Le organizzazioni non-governative con budget limitati, si sono prese carico di questo compito. La Women Will Association, una ONG irachena legalizzata, ha aperto in collaborazione con le organizzazioni locali, due centri in Siria, uno per addestrare gli insegnanti iracheni (essi stessi "rifugiati") all'istruzione dei bambini con particolari necessità e un altro per l'educazione dei bambini sfollati.
 
Gli insegnanti smettono di esercitare
 
Le relazioni delle ONG e dei media parlano anche di un significativo numero di insegnanti che non riescono a esercitare a causa della mancanza di sicurezza o perché sono diventati profughi, come riportato da IRIN (Integrated Regional Information Networks). Il governo iracheno non ha provveduto alla sostituzione temporanea dei docenti assenti. La nomina del personale della scuola è stata ufficialmente congelata, ad eccezione per quelli che hanno ottimi legami con il governo o con un partito politico di governo, che è, generalmente, un prerequisito per ottenere un impiego nello Stato. Questo ha influenzato anche la qualità e la continuità di istruzione dei bambini. Solo il 50% dei bambini iracheni di età scolare, frequenta la scuola. [26]
 
Analfabetismo crescente
 
C'è una crescita significativa di analfabetismo tra le donne, che si attestava solo al 5% alla fine degli anni 70 del secolo scorso. Un crescente numero, mai raggiunto prima, di ragazze, si è ritirato dalla scuola per mancanza di sicurezza o per impossibilità delle famiglie a coprire le spese della loro educazione. Attualmente, le aree urbane hanno una generazione di ragazze che sono meno istruite delle loro madri e nonne.
 
Mancanza di sicurezza e di personale
 
Nonostante i miglioramenti in merito alla sicurezza, la maggior parte delle scuole pubbliche che funzionano hanno mancanza di un numero adeguato di personale, attrezzature di base, acqua potabile e servizi igienico-sanitari.
 
I bambini disabili senza sostegno pubblico
 
Non ci sono condizioni adeguate di istruzione per i bambini con bisogni educativi speciali. Non ci sono servizi educativi per i bambini disabili. Scuole con bambini in questa condizione devono affrontare la situazione senza alcun sostegno. Il governo non sta adempiendo al suo dovere di rendere le scuole luoghi sicuri per i bambini, per non parlare di fornire loro personale adeguato. Non soddisfa il dovere di proteggere gli insegnanti, non soddisfa il dovere di proteggere le scuole dal dominio delle milizie, che le utilizzano come luoghi di indottrinamento e come basi di reclutamento.
 
6.2. I sistemi sanitari e igienico-sanitari in una situazione catastrofica
 
Le relazioni umanitarie descrivono lo stato del sistema sanitario in Iraq come "catastrofico". Il governo iracheno ha trascurato di mantenere gli ospedali come zone neutre e sicure per i feriti e i malati. Non proteggendi i professionisti della salute, il 75% di loro hanno lasciato il posto di lavoro e molti sono fuggiti dal paese. [27]. Gli ospedali sono stati presi di mira dai bombardamenti aerei o sono stati deliberatamente danneggiati, come è avvenuto con la distruzione del reparto maternità dell'ospedale di Al Qaim, nel 2006 [28] Le relazioni dei media in merito alle campagne militari condotte dalle forze Usa e irachene a Bassora, Nassiria e Medina Sadr (Baghdad) nel 2008, sotto la supervisione del primo ministro, evidenziano un palese disprezzo per i diritti umani e per le leggi umanitarie internazionali.
 
Attacchi militari agli ospedali
 
Questi rapporti mostrano ambulanze colpite con armi da fuoco, il bombardamento di presidi medici e l'occupazione diretta di ospedali, in modo da impedire al personale medico di svolgere le proprie funzioni per curare gli iracheni malati e feriti. Nel maggio del 2008, l'ospedale di Al Hakim nel distretto Shu'la di Baghdad è stato attaccato dalle forze irachene. Queste forze hanno evacuato malati e feriti e occupato i locali impedendo al personale di svolgere le proprie funzioni col consenso del direttore dell'ospedale, dott. Yaseen Abdul Hasan Al Rikabbi. Questa è una palese violazione del diritto internazionale umanitario. Un incidente simile è stato registrato il 25 aprile 2008, quando le forze Usa e irachene entrarono nell’ospedale Rashad per malati mentali e lo occuparono, secondo il rapporto di Qassim Abdul Hadi, responsabile della comunicazione per l'Autorità di Salute a Baghdad. Nel luglio 2006, ospedali e obitorio di Baghdad furono occupati dalle milizie fedeli al ministro della Salute e malati e feriti rimasero fuori dall'ospedale per paura di essere arrestati o uccisi sul posto dalle milizie settarie. Le donne si incaricarono di reclamare i corpi dei loro parenti morti, perché gli uomini della famiglia temevano di essere uccisi dai miliziani che controllavano l'obitorio. L'accusa ai funzionari di governo considerati responsabile di questi crimini orribili, non approdò a nulla perché tutti erano protetti dal Primo Ministro, dal suo ufficio o dalla milizia di un partito politico o addirittura per la mancanza di protezione dei testimoni.
 
Ogni volta meno assistenza materna
 
L’assistenza materna per le donne è sporadica e in molte zone non esiste. Le donne devono percorrere lunghe distanze da casa propria, per avere questi servizi. Blocchi stradali, coprifuoco, posti di blocco e muri di separazione (ci sono 1400 posti di blocco solo a Baghdad e Baghdad è divisa in 50 zone separate da muri di cemento con altezza di 3,60 metri simile al muro dell'apartheid in Palestina) significano un cammino ancora più difficile per raggiungere le strutture mediche. E, ancora una volta, sono i settori più poveri della società irachena a soffrirne di più. [29]
 
Regressione generalizzata
 
Vale la pena notare che sotto il precedente regime, l'Iraq aveva 180 ospedali, 1.394 centri sanitari pubblici e 402 cliniche pubbliche locali. Nonostante le sanzioni imposte dalle Nazioni Unite [dal 1990], tutti questi centri erano in funzione, anche in modo inadeguato e prestavano un servizio migliore rispetto a quello che oggi fornisce il servizio sanitario pubblico. Oggi, il 90% degli ospedali in Iraq “non ha risorse, compreso le attrezzature mediche e chirurgiche", secondo Oxfam. Non vi è alcuna scusa per la mancanza di attrezzature sanitarie di base negli ospedali iracheni, in particolar modo quando gli ospedali privati (un fenomeno recente), sono adeguatamente attrezzati. Gli iracheni sfollati all'interno o all'esterno del paese sono i più colpiti a causa della mancanza di accesso alla sanità pubblica e le donne e i bambini sono più vulnerabili. Non vi è alcuna iniziativa del governo iracheno per alleviare la sofferenza di coloro che devono fuggire senza preavviso e in condizioni traumatiche. Il trauma di dover fuggire, con ogni probabilità, ha causato o aggravato le loro condizioni di salute.
 
La contaminazione radioattiva
 
Il governo iracheno adotta l’atteggiamento di una ONG, quando si tratta di affrontare i problemi seri che riguardano la salute pubblica. Narmin Othman, ministro iracheno per l'Ambiente, riconosce che 350 siti in Iraq sono contaminati a seguito dei bombardamenti della guerra e che 140 mila iracheni hanno contratto il cancro a causa dell’esposizione all’uranio impoverito (DU - L'uranio impoverito) [30] . Tuttavia, nessuna azione è stata ancora promossa per neutralizzare o ripulire i siti. Il DU è un'arma che causa il cancro, tumori nei bambini e causa malformazioni alla nascita molto tempo dopo la data di impatto ed è, quindi, un'arma illegale. Instancabili e coraggiosi medici iracheni, senza aiuto e senza sostegno, documentano questi casi di difetti alla nascita e monitorarizzano i tassi di cancro. Il dottorJawad Al Ali, uno specialista in oncologia, ha detto che nel 70% dei casi di malati di cancro, i pazienti muoiono, anche quando le probabilità sarebbero favorevoli, a causa della mancanza dei necessari mezzi medici. [31]
 
Il caso drammatico di Falluja
 
Servizi della televisione trasmessi nel maggio 2008 sulle malformazioni congenite verificatesi nella città di Falluja in seguito alla devastazione della città nel novembre 2004, ha mostrato che 4/5 bambini a settimana, nascono deformi. [32]. Uno studio epidemiologico pubblicato dal International Journal of Environmental Studies and Public Health (IJERPH) ha riferito che "la popolazione di Fallujah soffre i più alti tassi di cancro, leucemia, mortalità infantile e mutazioni sessuali, rispetto a quanti sono stati registrati tra i sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki negli anni successivi l'incenerimento di queste città giapponesi causato dagli attacchi atomici degli Stati Uniti nel 1945. " [33]
 
Un secondo studio pubblicato da IJERPH "mostra un maggior aumento di difetti alla nascita cronici e devastanti, di varietà neurale, cardiaca e scheletrica, ad una velocità di circa 11 volte maggiore di quanto inizialmente stimato. Un totale di 547 nascite nell’ospedale General di Fallujah, ha mostrato che il 15% dei bambini nati in maggio aveva pesanti difetti alla nascita, rispetto a una media mondiale del 2/3% e i tassi aumentano intensamente nel primo semestre del 2010." [34]. Lo studio ha richiesto un esame urgente dei metalli nella città. Il fosforo bianco, un'arma vietata, nota per causare terribili ferite, è stato ugualmente utilizzato a Falluja.
 
Munizioni e mine terrestri
 
Oltre a tutto questo, i bambini in Iraq continuano a essere esposti ai pericoli di munizioni di artiglieria non esplose e a mine terrestri.
 
Acqua e servizi igienici
 
La situazione per quanto riguarda l'accesso all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari adeguati, peggiora di anno in anno. Attualmente, il 70% degli iracheni non ha accesso sufficiente all’acqua potabile e l’80% non dispone di servizi igienico-sanitari adeguati (Oxfam). Pertanto, la diarrea e le malattie che hanno origine dall’acqua, sono quelle che uccidono di più i bambini.
 
7. Sfollati. Nessun supporto
 
Si stima che il 70% dei 2,9 milioni di iracheni sfollati all'interno del paese, sono donne e bambini, secondo Oxfam. Visto il collasso della legge e dell'ordine, queste donne e bambini costituiscono la popolazione più vulnerabile allo sfruttamento, al rapimento, al traffico (35), alla prostituzione forzata e agli abusi. Inoltre, il 50% degli iracheni sfollati al di fuori del paese sono i bambini, secondo l'Alto Commissario ONU per i Rifugiati e un terzo delle famiglie dei “rifugiati” sono dirette da donne - un gruppo, ancora una volta, particolarmente vulnerabile allo sfruttamento.
 
Gli occupanti e il governo iracheno, le carenze dei quali sono in gran parte responsabili per lo spostamento di queste persone, non adempiono ai loro doveri verso i “rifugiati” iracheni. Non esiste alcun segnale di programma di sostegno gestito dal governo iracheno in Siria, Giordania, Libano o Egitto, paesi verso i quali i “rifugiati” più vulnerabili sono fuggiti.
 
8. Orfani, bambini di strada, e bambini non registrati
 
Cifre del governo iracheno dicono che l'Iraq ha oggi 5 milioni di orfani. Nessun segno di una strategia o di uno sforzo concertato per fornire un'assistenza speciale ai bambini orfani che vivono con i parenti sopravvissuti. Nessuna informazione da parte del governo in materia di protezione dei bambini senza parenti che possano prendersi cura di loro. [36] Nella misura in cui possono contare sempre meno sull'assistenza medica, le donne sono regredite ai tempi dell’inizio del secolo scorso, partorendo in casa. Questo si associa alla paura delle donne in alcuni settori della società irachena, ad affrontare tutte le pubbliche amministrazioni. Queste donne vedono il governo come una fonte di pericolo per la loro comunità e le loro famiglie.
 
9. Donne e bambini appartenenti a gruppi etnici e religiosi di minoranze
 
Donne e bambini di questi gruppi rappresentano la parte più vulnerabile della società irachena, in cui lo Stato di Diritto non è rispettato o non viene adottato.
 
Le istituzioni governative che proteggevano i diritti delle minoranze non esistono più. Ci sono mafie criminali che dominano le strade e le forze di sicurezza sono corruttibili o complici dei crimini di rapimento ed estorsione di riscatti. La società irachena è sempre stata fiera di essere un crogiolo di differenti gruppi etnici e religiosi che vivono in armonia. Oggi, vi è una emorragia dei gruppi di minoranza iracheni che lasciano l'Iraq a frotte. Ciò modificherà il tessuto della società irachena e la priverà del prezioso ruolo di questi gruppi ed il loro contributo culturale.
 
10. Conclusioni e raccomandazioni
 
I. Il disprezzo del governo iracheno per il diritto e per il benessere e i diritti del popolo lo rende responsabile, insieme agli occupanti, della creazione dell’intollerabile situazione dei diritti umani in Iraq oggi. Le violazioni dei diritti umani, il disprezzo per gli interessi della nazione, la corruzione e il nepotismo, hanno luogo allorché il governo iracheno è in realtà sotto la protezione del più potente esercito del mondo.
 
II. Non vi è alcuna dimostrazione che l'addestramento delle forze di sicurezza irachene effettuata da Regno Unito e Stati Uniti includa, finora, il rispetto dei diritti umani.
 
III Non esiste un potere giudiziario iracheno forte e indipendente – una istituzione importante per la giustizia, stato di diritto e tutela dei diritti umani.
 
IV. Il governo iracheno non è visto come un'istituzione che cerca di proteggere gli iracheni e il loro benessere.
 
V. Il parlamento è un'istituzione dominata dal settarismo e, proporzionalmente, per etnia. I membri di questa "nuova istituzione" sono interessati principalmente al proprio benessere e alla propria sicurezza. "Le donne in parlamento sono state elette proponendo una piattaforma per migliorare i diritti delle donne. Non hanno svolto alcun ruolo in questo senso. Non una donna deputato ha protestato contro la pratica di arrestare donne al posto dei loro uomini. "Uno dei principali punti di debolezza delle donne impegnate in incarichi pubblici è la loro incapacità di rappresentare le preoccupazioni della vita reale delle donne irachene. A causa del loro compromesso con i politici dei partiti e con l'agenda politica USA verso l'Iraq, sono state molto selettive nelle risposte alla situazione delle donne irachene" [37].
 
VI. Il governo iracheno non risponde alla terribile situazione umanitaria nel paese. Ha ignorato le raccomandazioni fatte da Oxfam, per esempio, per alleviare la crisi umanitaria che continua senza nessun miglioramento. Ha anche ignorato i suggerimenti formulati dalle ONG come la Women Will Association (WWA), con l'obiettivo di arrestare la separazione delle donne irachene dalle loro famiglie. Molti rapporti dei media, recenti e passati, hanno dimostrato che le donne irachene erano detenute sulla base di accuse infondate. Il WWA ha redatto, pertanto, una proposta di procedura che consentirebbe al governo di indagare le accuse correttamente senza traumatizzare le donne e le loro famiglie. La proposta comprende l’audizione delle donne nelle loro case, alla presenza del sindaco locale e di un rappresentante legale non imprigionando la donna senza che sia formalmente incriminata.
 
VII. Il governo deve agire in modo imparziale, in quanto responsabile del benessere di tutti gli iracheni [38]. Secondo le cifre del governo iracheno, oggi ci sono da 1 a 2 milioni di vedove (questo numero era di 300 000 prima del 2003), tuttavia si stima che solo 120 mila di loro ricevano assistenza da parte dello Stato. Il governo iracheno ha anche smesso di pagare le sovvenzioni ai feriti disabili e alle vedove della guerra Iran-Iraq, lasciando le loro famiglie indigenti.
 
VIII. Il governo iracheno deve sviluppare una strategia ben fondata e globale, per l'assistenza sanitaria e l'educazione dei bambini. Un programma di costruzione e ampliamento di scuole per ridurre la dimensione delle classi è imperativo. Sulla questione della salute, l’infrastruttura di un servizio sanitario adeguato già esiste, il governo deve proteggerla, equipaggiarla e mantenerla.
 
IX La mancanza di risorse non è una scusa accettabile per il non rispetto e il continuo deterioramento della situazione umanitaria e dei diritti umani. Il rendimento, per l'Iraq, delle esportazioni di petrolio, solo tra il 2005 e il 2007, è stato pari a 96 miliardi di dollari. Quello che si vede, da parte di tutti i partiti, è una corruzione dilagante e una crescente mancanza di interesse e volontà politica di risolvere i problemi del paese.
 
X. Le quote etniche e confessionali - fino al livello più basso degli incarichi di governo, a spese dei tecnocrati e del know-how iracheno - è un fattore determinante del deterioramento della situazione in Iraq in relazione alla fornitura dei servizi di base. L'Iraq ha un proprio corpo di tecnocrati e di professionisti, uomini e donne, che costituiscono una delle ricchezze del paese. Le loro competenze sono assolutamente necessarie oggi. Molti di loro hanno lasciato il paese o il posto di lavoro in virtù del fallimento del governo quando vengono minacciati, terrorizzati e uccisi in tutto il paese. [39]
 
XI. Il governo deve rispettare i suoi obblighi nei confronti di iracheni sfollati all'interno e all'esterno del paese. Ci sono proposte di destinare una parte dei proventi del petrolio per programmi di assistenza e protezione, un piano rapido per facilitare il loro rientro a casa e per soddisfare le loro necessità e diritti, mentre sono sfollati. [40]
 
XII. Per affrontare efficacemente i problemi di violenza domestica, il governo deve, in primo luogo, rispondere della cultura prevalente di assenza al rispetto della legge e violazioni impunite dei diritti umani, dai vertici alla base.
 
XIII. Gli occupanti, il governo iracheno, il parlamento e il sistema giudiziario, tutte le forze di sicurezza e di difesa non proteggono la popolazione e non assicurano garanzie di base. Le relazioni della Missione di Assistenza delle Nazioni Unite per l'Iraq (UNAMI) ha avuto finora pochi effetti. È quindi assolutamente necessario riunire un organismo internazionale che agisca come sostenitore dei diritti umani del popolo iracheno. Questo organismo dovrebbe essere costituito da paesi che non partecipano, appoggiano o beneficiano della guerra in Iraq, in qualunque forma. Chiediamo altresì la nomina di un relatore delle Nazioni Unite per i diritti umani in Iraq il più presto possibile. L'assenza di un tale relatore ha anche agito a danno della promozione e del rispetto dei diritti umani in Iraq.
 
Gli iracheni ora soffrono gli effetti di un regime brutale, degradante che minaccia la loro vita, installato e supportato dagli Stati Uniti. Il governo di Al-Maliki è isolato dalla popolazione ed è incapace di garantire quello che qualsiasi governo deve assicurare: sicurezza, servizi di base e dignità alla vita quotidiana delle persone. Il governo è internamente corroso dal settarismo, da divisioni etniche e, soprattutto, dalla corruzione e dalle attività delle milizie e degli squadroni della morte. E mentre gli Stati Uniti, il Regno Unito e altri governi europei, incluso quello portoghese, voltano la testa alle sistematiche violazioni dei diritti umani e uccisioni commesse dai loro clienti in Iraq, le forze di occupazione, le imprese di sicurezza, i mercenari godono dell'immunità di fronte alla legge irachena. La pace in Iraq non è concepibile senza il ritiro totale delle truppe straniere, senza la fine di tutti i piani di permanenza delle truppe e senza che finisca l’interferenze nel settore petrolifero nazionale. È importante ribadire quanto è già stato concordato tra i vari gruppi e fazioni della resistenza [42] :
 
- Il ritiro completo delle forze Usa, tra cui consiglieri, consulenti, forze di sicurezza private e mercenarie;
- Responsabilità giuridica e morale di chi ha iniziato questa guerra illegale;
- Pagamento di un indennizzo per le distruzioni e per tutti i danni provocati in Iraq;
- Applicazione del diritto internazionale per perseguire i colpevoli di omicidi, crimini di guerra, violazione dei diritti umani, tortura e furto delle risorse irachene.
 
Niente di tutto questo può essere raggiunto senza la costante solidarietà e il sostegno del movimento internazionale contro la guerra ai movimenti iracheni. Compreso il Tribunale portoghese per l’Iraq che è stato attivo nel sottolineare la responsabilità del governo portoghese in preparazione della invasione e ha denunciato il suo silenzio sui crimini che sono l’occupazione di un paese e la violazione dei diritti umani. Noi crediamo che per costruire un rapporto duraturo tra il popolo iracheno e portoghese, dobbiamo basarci sull'uguaglianza, la giustizia e il riconoscimento del diritto di resistenza di un popolo sottoposto all’occupazione. Il silenzio dei governi e dei singoli, è complicità. Abbattere i muri del silenzio è un atto di solidarietà. È una responsabilità morale.
 
[*] Zangani Haifa, nata nel 1950 a Baghdad, è una scrittrice, artista e attivista politica in Iraq.Ècresciuta a Baghdad e si è laureata nel 1974 presso la Facoltà di Farmacia dell'Università di Baghdad.
Nei primi anni 1970, come membro del Partito Comunista Iracheno, è stata arrestata dal regime guidato dal partito Baath. Una volta rilasciata rimase in Iraq e finì gli studi. Si è unita all'OLP ed è stata responsabile di un’equipe sanitaria, spostandosi tra la Siria e il Libano nel 1975. È andata nel Regno Unito nel 1976. In qualità di scrittrice e pittrice, ha collaborato nel 1980 a numerose pubblicazioni europee ed nord-americane ed ha partecipato a mostre di gruppo e personali a Londra e in Islanda. Ha pubblicato le seguenti opere:
- City of Widows, An Iraqi Woman's Account of War and Resistance (2008), Seven Stories Press NY
- War With No End (2007), Verso
- Not One More Death (2006), Verso
- Women on a Journey: Between Baghdad and London (2001)
- Keys to a City (2000)
- The Presence of Others (1999)
- Beyond What the Eye Sees (1997)
- Through the vast halls of memory (1991)
 
Collabora regolarmente con pubblicazioni europee ed arabe, come The Guardian, Red Pepper, Al Ahram e Al Quds (sulla quale pubblica recensioni settimanali). È Membro fondatore dell'Associazione Internazionale Studi Iracheni Contemporanei. Fa parte del consiglio consultivo del Tribunale di Bruxelles sull'Iraq (Brussel's Tribunal on Iraq). Fa parte dell'organizzazione Women Solidarity for an Independent and Unified Iraq (WSIUI). A nome di questa organizzazione e di Iraq Occupation Focus (IOF), ha presentato nel settembre 2009, dinanzi al Comitato dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite a Ginevra, il presente documento “A report on the situation of women and children in occupied Iraq” (rapporto sulla condizione delle donne e dei bambini nell’Iraq Occupato).
 
Riferimenti
 
(2) http://www amnesty org/en/library/info/MDE14/016/2009/en
(3) http://www alnoor se/article asp?id=37543
(4) http://brusselstribunal org/pdf/Torture_in_Iraqi_Prisons pdf http:// zennobia blogspot com/2009/04/blog-post html http://www timesonline co uk/tol/news/world/iraq/article6157590 ece?print=yes&randnu m=1240662887968# http://www haqnews net/news aspx?id=21108
(5) Diritto di Assistenza, pagina 8. Rising to the Humanitarian Challenge in Iraq, Oxfam
(6) http://news antiwar com/2009/09/02/state-department-asks-blackwater-to-continue-iniraq/
(7) Pagina 8: "La violenza non può essere attribuita unicamente al conflitto settario: è anche il risultato di lotte di potere a tutti i livelli della società". Rising to the Humanitarian Challenge in Iraq, Oxfam.
(8) Squadroni della Morte, un documentario di Channel 4: "Aida Ussayran, un ministro dei Diritti Umani, sciiti e laici, nell'ultimo governo rivela a Dispatches come lei e il suo staff hanno scoperto che decine di prigionieri sono stati torturati e maltrattati all’interno del Ministero degli Interni, tra cui una donna che era stata ripetutamente violentata. Il ministro per i Diritti Umani ha chiesto spiegazioni a [il ministro] Jabr ma lui ha detto che, anche se era successo all'interno del suo ministero, lui non era a conoscenza del caso. Deborah Davies chiede a Ussayran: "Credi tu a questo?". Ussayran ha risposto "No". http://www channel4 com/programmes/dispatches/articles/iraqs-death-squads
(9) http://www independent co uk/opinion/commentators/patrick-cockburn-hospitals-now-abattleground- in-the-bloody-civil-war-420821 html
(10) http://www youtube com/watch?v=y_BGYKqnAKY
(11) http://www thenation com/doc/20080225/engelhardt
(12) Al Shaqiya TV, testimonianze di violazioni dei diritti umani, rilasciato il 6 giugno 2009 http://yaqen net/news hp?action=view&id=307&cfc023fef05e97035c24dceececc2d40 net
(13) http://www iraq4allnews dk/new/PrintNews php?id=1782&cat http://iraqiwomenswill blogspot com/search/label/...
(14) http://www iraqirabita org/index php?do=article&id=18384 http://yaqen.net/news.php?action=view&id=332&38a33294557e747ae0adab5dbbf1e220
(15) http://www guardian co uk/world/2008/sep/08/iraq humanrights
(16) HRW, Iraq: Secret Jail Uncovered in Baghdad Detainees Describe Torture at Another Facility Also Run by Elite Security Forces (Iraq: scoperta prigione segreta a Baghdad, detenuti descrivono le torture in un altro impianto anch’esso diretto da parte delle forze di sicurezza scelte), 1 febbraio 2011.
(17) Broken Bodies, Tortured Minds: Abuse and Neglect of Detainees in Iraq (Corpi Spezzati, Menti Torturate: Abusi e Disprezzo sui detenuti in Iraq), Amnesty International. Gennaio 2011.
(18) http://iraqiwomenswill blogspot com/2009/07/blog-post_29
(19) http://www albasrah net/ar_articles_2008/0908/hanaa_140908
(20) http://amnesty org/en/news-and-updates/report/security-forces-above-law-iraqikurdistan-20090414
(21) http://www amnesty org uk/news_details asp?NewsID=18348
(22) http://yaqen net/news php?action=view&id=1459&04b78a8a674825b0dac82b3e88 30c584
(23) Civilian death study rates "dirty war" in Iraq (Studio sui tassi di morti civili nella "sporca guerra" in Iraq), 15 febbraio 2011, 22:00 Fonte: Reuters.
(24) http://tinyurl com/lqo3fe http://ipsnews net/news asp?idnews=39266
(25) http://news bbc co uk/1/hi/world/middle_east/6543377 stmhttp://www.usatoday com/news/world/iraq/2007-04-15-cover-war-children_N htm http://www.irinnews org/Report aspx?ReportId=72168
(26) http://www unicef org/infobycountry/files/IRAQ_HAU_17_February_2009 pdf http://www un org/apps/news/story asp?NewsID=26520&Cr=iraq&Cr1=
(27) http://medact org/content/violence/MedactIraq08final pdf
(28) documentario di Channel 4, la storia delle donne http://www informationclearinghouse info/article13419
(29) http://www irinnews org/Report aspx?ReportId=73719
(30) http://www zhenga net/arabic/envirNews php?id=1982
(31) http://www aawsat com/details asp?section=4&article=446384&issueno=10584
(32) http://brusselstribunal org/pdf/FallujahHealthReport091207 pdf http://tinyurl com/md934k
(33) In uno studio di 711 famiglie e 4.843 individui condotto in gennaio e febbraio 2010. Il cancro, la mortalità infantile e mutazioni sessuali alla nascita a Fallujah, Iraq 2005-2009 ", Chris Busby, Malak Hamdan e Entesar Ariabi, Environmental Research and Public Health, ISSN 1660-4601, www.mdpi.com/journal/ijerph
(34) Un gruppo di quattro ricercatori hanno condotto lo studio: il tossicologo ambientale Mozhgan Savabieasfahani de del Ann Arbor, Samira Alaani Fallujah General Hospital, Mohammad Tafash dell’Università Al-Anbar di Falluja, e Paola Manduca genetista dell'Università di Genova in Italia. http://www.arabamericannews.com/news/index.php?mod=article&cat=Iraq&article=3793
(35) http://www guardian co uk/world/2009/apr/06/child-trafficking-iraq
(36) http://www irinnews org/Report aspx?ReportId=72683
(37) Haifa Zangana, City of Widows, Seven Stories NY, 2008, P 129
(38) http://www nytimes com/2009/02/23/world/middleeast/23widows.html?_r=1&th&emc=th
(39) http://brusselstribunal org/Academics htm
(40) http://3iii org/
(41) The US-Iraq Status of Forces Agreement (nome ufficiale: "Accordo tra gli Stati Uniti e la Repubblica di Iraq sul ritiro delle forze Usa dall'Iraq e organizzazione delle loro attività durante la presenza temporanea in Iraq").
(42) Il 1 giugno 2009, tredici gruppi iracheni della Resistenza hanno eletto il dr. Harith al-Dari, segretario generale del Consiglio degli Ulema, loro rappresentante politico di ogni futuro negoziato con gli occupanti. Alla domanda in merito al piano che la Resistenza assumerà, in un'intervista condotta dal giornale tunisino Al-Shuruq, nel giugno 2009, ha dichiarato: "Il nostro piano è di continuare a resistere all'occupazione con ogni mezzo legittimo dettate dalle religioni divine e leggi umane per liberare il nostro paese. La resistenza è nata per liberare l'Iraq, per assicurare l'unità e l'integrità dell'Iraq come una patria e un popolo, per proteggere l'identità dell’Iraq, le sue risorse naturali e le sue frontiere internazionali che l'occupazione disprezza e pone in pericolo. L’Iraq appartiene a tutti i cittadini, a tutte le sue componenti e tutte le sue sette ".(In arabo)
 

Questa testimonianza è stata presentata alla terza Udienza Portoghese del Tribunale Mondiale sull'Iraq, tenutasi a Lisbona il 26 marzo 2011.
 
Decisione finale Tribunal-Iraque
La situazione delle donne e dei bambini nell’Iraq occupato
 
Terza Udienza Portoghese del Tribunale Mondiale sull'Iraq
 
Lisbona, 26 Marzo 2011
 
Associazione 25 Aprile
 
La terza udienza portoghese del Tribunale Mondiale sull'Iraq, tenutasi a Lisbona il 26 marzo 2011, dopo aver ascoltato la testimonianza della dottoressa Haifa Zangana e considerando i risultati delle ricerche condotte da organizzazioni credibili in ambito mondiale e i contributi delle organizzazioni irachene che operano nel settore, ha adottato la seguente dichiarazione:
 
La situazione attuale in Iraq, otto anni dopo l'invasione guidata dalle forze statunitensi e i loro alleati, basata su una menzogna circa l'esistenza di armi di distruzione di massa, dimostra che si sta creando il sistema democratico promesso dagli invasori. Nonostante la realizzazione di alcuni atti elettorali, la piena sovranità del paese continua a dover ancora essere restituita. Nonostante il trasferimento formale dei poteri al governo di Baghdad, le istituzioni create e mantenute all'ombra della occupazione non rappresentano il popolo iracheno. Se è vero che il regime precedente non era democratico, oggi si assiste ad una regressione grave in relazione ai diritti delle persone. Il processo politico guidato dall’Autorità Provvisoria di Coalizione, è segnato da divisioni settarie e da una ripartizione del potere, spesso brutale, effettuata secondo criteri confessionali che, non solo rendono gli organi dello Stato incapaci di difendere gli interessi collettivi nazionali e della popolazione senza discriminazioni, ma li fa strumenti della violenza sui gruppi sociali che sono considerati avversari. In questo contesto, è preoccupante la situazione delle donne, con particolare riguardo ai “delitti d'onore” e all'introduzione e all'incoraggiamento di pratiche matrimoniali a termine e della poligamia. Alla stragrande maggioranza dei bambini è impedito di accedere all'istruzione e sono soggetti a ogni sorta di abusi. Il continuo uso di armi chimiche e radioattive nell’occupazione, le cui terribili conseguenze si prolungheranno per parecchie generazioni, costituisce un crimine contro l'umanità. A fronte di questa situazionel’Udienza Portoghese ribadisce le decisioni delle udienze precedenti, tenutesi nel 2005 e nel 2008, che condannano l'invasione e l'occupazione dell'Iraq e il sostegno fornito dai successivi governi del Portogallo agli aggressori e riconosce il diritto del popolo iracheno alla resistenza, in tutte le forme, contro gli occupanti e i loro complici e il loro diritto di scegliere le soluzioni politiche adeguate per il recupero della loro sovranità, con ritiro immediato delle truppe di occupazione e l'istituzionalizzazione di un sistema legittimato dal popolo; condanna la coalizione di invasione al pagamento delle indennità di guerra al popolo iracheno; sostiene la rivendicazione, ripetuta in recenti manifestazioni che hanno avuto luogo in tutto l'Iraq, alla formazione di un parlamento, un governo e un sistema giudiziario effettivamente rappresentativo che risponda alle richieste urgenti della popolazione, vale a dire
 
- combattere la catastrofe umanitaria procurata dalla privazione generalizzata dei mezzi di sussistenza, assistenza alla sanità e all'istruzione, dalla mancanza di protezione agli orfani e alle vedove e dall’abbandono dei profughi
- fine della divisione settaria e confessionale degli organi del potere
- fine dell’arbitrio e rispetto dei diritti dei cittadini
- fine alle violenze esercitate sulla popolazione, soprattutto su donne e bambini, da parte delle forze militari e di sicurezza o con la loro complicità: detenzioni arbitrarie, tortura, sottomissione a pratiche degradanti e umilianti, omicidi impuniti, linciaggi e stupri
- uso equo delle entrate petrolifere a favore della popolazione;
 
Sostiene la proposta avanzata da organizzazioni irachene con il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, a Ginevra, per istituire un organo indipendente di difesa dei diritti umani del popolo iracheno e di un/a relatore/trice delle Nazioni Unite per i diritti umani in Iraq; allerta gli organi di rappresentanza dello Stato Portoghese per la situazione umanitaria catastrofica e per la violazione sistematica dei diritti umani che si sta vivendo in Iraq e sottolinea l'ineludibile responsabilità del Governo allo sviluppo di tutti gli sforzi politici e diplomatici per assicurare il rispetto dei diritti fondamentali della popolazione irachena e garantire un'accoglienza dignitosa dei rifugiati/e iracheni/e; ricorda al Rappresentante Speciale del Segretariato delle Nazioni Unite per i Bambini e i Conflitti, al Rappresentante Speciale del Segretariato delle Nazioni Unite per le Violazioni Sessuali e Violenza Sessuale, al Rappresentante delle Nazioni Unite Donne, all'Alto Commissario ONU per i Rifugiati, e particolarmente all’Alto Commissario Antonio Guterres, la sua responsabilità per l’adozione di misure appropriate per difendere, rispettivamente, i bambini, le donne e i rifugiati iracheni, all'interno e all'esterno del paese; chiede ai media di non dimenticare la situazione in Iraq, compresi i crimini gravi commessi contro donne e bambini; chiede alle organizzazioni portoghesi, partiti politici, sindacati, civili, di difesa dei diritti umani, in particolare alle organizzazioni delle donne, che denuncino la situazione intollerabile in cui vive la popolazione irachena, le loro donne e i loro figli e di esprimere la solidarietà con tutti i mezzi possibili al popolo iracheno che lotta per invertire il disastro nel quale l'Iraq è stato immerso.
 
I Giurati,
 
Alípio de Freitas (professore)
Ana Benavente (professora, investigadora, ex-SE Educação e ex-deputada do PS)
Ana Gaspar (professora, Sindicato dos Professores da Grande Lisboa)
Diana Andringa (jornalista)
Eduarda Dionísio (professora)
Fernanda Mestrinho (jurista, jornalista, Associação Portuguesa de Mulheres Juristas)
Helena Carrilho (advogada, Confederação Geral dos Trabalhadores Portugueses)
Isabel do Carmo (médica)
Isabel Lourenço (tradutora)
João Loff Barreto (advogado)
Jorge Figueiredo (economista)
José Charters Monteiro (arquitecto)
José Gonçalves da Costa (juiz-conselheiro jubilado do Supremo Tribunal de Justiça)
Judite Almeida (professora, Sindicato dos Professores do Norte)
Luanda Cozetti (cantora)
Margarida Vieira (funcionária pública, Associação Abril)
Maria José Morgado (magistrada, Procuradora-Geral Adjunta)
Natacha Amaro (Movimento Democrático de Mulheres)
Paula Santos (deputada do PCP)
Regina Marques (Movimento Democrático de Mulheres)
Sandra Silvestre (Marcha Mundial das Mulheres)
Susana Sousa Dias (cineasta)
 

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