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Affermazione del PC di Israele nelle elezioni parlamentari
Comunicato della Segreteria Politica del Partito Comunista di Israele
3 aprile 2006
Il Fronte per la Pace e l’Uguaglianza (Hadash) registra un’importante avanzata politica nelle elezioni parlamentari svoltesi la settimana scorsa in Israele. Grazie agli sforzi dei militanti del Partito Comunista di Israele (PCI) e dei suoi alleati in Hadash, specialmente dei giovani e degli studenti, è aumentata da due a tre deputati la nostra rappresentanza parlamentare. Su un totale di 120 deputati che costituiscono la Knesset, il parlamento israeliano, più di 86 mila cittadini arabi ed ebrei, in condizioni politiche estremamente difficili, hanno dato il loro voto a Hadash.
E’ importante rilevare che il numero dei votanti è diminuito dal 68% al 63% del corpo elettorale, in rapporto alle precedenti elezioni svoltesi nel 2003. Tra la popolazione araba di Israele si è registrato un numero ancora minore di votanti: 56%. Questo è il riflesso della sfiducia crescente nei confronti del sistema politico.
Una lettura politica delle elezioni ci permette di trarre varie conclusioni. La prima è l’evidente sconfitta dei partiti che si oppongono al ritiro dai territori palestinesi occupati e allo smantellamento degli insediamenti israeliani (il “Likud” e l’ “Unione Nazionale” – Ajdut Leumit). Questo rilevante rovescio conferma che la maggioranza dell’opinione pubblica israeliana è a favore di un completo ritiro dai territori palestinesi. I partiti che in un modo o nell’altro proclamano la necessità di una politica che ponga fine all’occupazione (molte volte in forma demagogica e senza realmente aver intenzione di realizzare tale politica) hanno conseguito la maggioranza.
In secondo luogo, i risultati riflettono un’evidente critica al modello economico e sociale neoliberale. I partiti che hanno avanzato proposte politiche critiche nei confronti delle scelte governative degli ultimi tempi, sono riuscite a intercettare un terzo dell’elettorato.
Ma, sebbene esistano segni incoraggianti circa l’evoluzione di una parte crescente dell’opinione pubblica verso posizioni più conseguenti sul terreno della pace, della società e dell’economia, e per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e dei principi di uguaglianza dei cittadini, assistiamo contemporaneamente ad una pericolosa tendenza. Partiti nazionalisti-estremisti sono riusciti a raccogliere 800 mila voti.
Questi risultati elettorali così contraddittori si riflettono anche nel relativo successo del partito creato da Ariel Sharon alcuni mesi fa: Kadima. Questa nuova formazione politica che ha captato un quarto dei voti, è stata “commercializzata” all’insegna di quella “unità nazionale” in cui si ritrovano coloro che hanno guidato i due grandi partiti di Israele: il Likud e il laburismo. E’ chiaro che questo nuovo partito non è capace di dare una risposta alla crisi della società israeliana e alle aspettative di pace. Kadima non è una risposta alla crisi, è solo un suo prodotto.
Possiamo ritenere che il leader di Kadima. Ehud Olmert, continuerà la politica di Sharon capeggiando una coalizione che cercherà di annettere territori palestinesi della Riva Occidentale del Giordano occupata (bloccando in tal modo qualsiasi prospettiva di pace), proseguirà la repressione brutale del popolo palestinese e, attuando l’ “unilateralismo” nella sua politica verso l’Autorità Palestinese, boicotterà ogni negoziato con i leader palestinesi eletti. Olmert e Kadima proseguiranno nella loro politica di privatizzazione selvaggia e di tagli al bilancio, aumentando il divario sociale. Vogliamo avvertire che la politica del prossimo governo causerà più dolori e tragedie sia agli israeliani che ai palestinesi.
Hadash si è presentato a queste elezioni in una situazione apparentemente sfavorevole. Ma, a giudicare dai risultati, una parte crescente dei votanti si è pronunciata per il ritiro dai territori palestinesi e si è opposta alla politica economica e sociale neoliberale. Nello stesso tempo, i nostri militanti hanno dovuto confrontarsi con il razzismo e lo sciovinismo di molti elettori ebrei e con la rassegnazione presente sia tra gli ebrei che tra gli arabi.
Hadash ha proposto all’elettorato l’unica alternativa politica ebrea-araba di sinistra. I comunisti e i militanti di Hadash hanno dovuto affrontare l’estremismo di destra presente tra gli ebrei e i tentativi del governo di esercitare pressioni sull’elettorato arabo. Tra la popolazione araba, Hadash ha promosso la sua alternativa araba-ebrea dovendo fare i conti con una lista di chiara ispirazione religiosa islamica (la Lista Araba Unita) e con un’altra basata su un rigido programma nazionale (l’Alleanza Democratica Nazionale presieduta da Azmi Bishara).
Il risultato delle elezioni dimostra chiaramente che, nonostante una situazione molto complessa ed estremamente avversa, siamo stati in grado di condurre la lotta contro la disperazione e l’apatia.
Crediamo che i risultati elettorali abbiano dimostrato la validità delle decisioni assunte dal Comitato Centrale del PCI e dagli altri organi dirigenti, in base a cui Hadash si è presentata alle elezioni con le sue idee e i suoi candidati, garantendo così la rappresentanza araba ed ebrea nel suo gruppo parlamentare. La posizione adottata da Hadash ha significato l’elezione di tre deputati: Mujammad Barake, Janah Sweid e Dov Khenin.
Il PCI, rafforzato dal successo elettorale, continuerà la sua lotta per la creazione di un fronte per la difesa delle libertà democratiche e contro il razzismo, formato da ebrei e arabi. Il PCI continuerà a combattere per gli interessi dei lavoratori, delle donne e dei giovani. Il PCI dovrà rafforzare la sua organizzazione ed impegnarsi per allargare il sostegno dell’opinione pubblica a Hadash.
E’ questa la nostra responsabilità storica: rappresentare l’avanguardia nella lotta per la pace e l’uguaglianza, per la giustizia sociale e per un ambiente ecologico giusto. Dobbiamo continuare a far avanzare nel segno dell’unità la lotta di ebrei ed arabi – compito che da sempre è all’ordine del giorno dei comunisti.
Haifa, 2 aprile 2006