www.resistenze.org - popoli resistenti - israele - 08-02-08 - n. 214

da Rebelion - www.rebelion.org/noticia.php?id=62862
 
Inverno crudele nei villaggi non riconosciuti
 
Yeela Raanan - Traduzione in spagnolo di Carlos Sanchis
05/02/2008
 
La scorsa settimana ci sono stati forti venti, pioggia e un clima freddo in tutto Israele e nel Negev. Mercoledì, mentre andavo al lavoro, ho ricevuto una chiamata da Sumaya el Atrash, del villaggio di Saaweh: qui è terribile, vieni a vedere se puoi aiutarmi
 
I villaggi non riconosciuti sono ufficialmente inesistenti per il Governo di Israele, e di conseguenza non c’è modo di ottenere permessi di costruzione. Così, tutte le case costruite sono “illegali” e sotto minaccia di demolizione. Se una famiglia di un villaggio non riconosciuto costruisce una casa deve tener conto del fatto che la dovrà costruire un’altra volta…e un’altra volta…
 
La casa di latta di Sumaya venne costruita 20 anni fa. Da quando rimase vedova. Da sola accudisce un nipote di 10 anni. Vivono insieme in un’abitazione di latta di 4 x 4 metri. La latta è ossidata e ci sono grandi buchi tra il suolo e le pareti corrose. Anche il tetto è corroso. Sumaya ha messo alcuni pezzi di compensato su questi buchi. Ma la pioggia continua a filtrare anche attraverso queste pezze. Ci accomodiamo a casa sua – fuori c’era vento – nel suo “focolare”. Non ci sono vetri alle finestre, ma solo persiane, che sono chiuse per impedire che entri il vento. Sumaya lascia la porta parzialmente aperta per lasciare entrare un poco di luce. Ha avuto la “fortuna” di avere ricevuto in regalo una stufa a gas avariata, di modo che si abbia almeno un po’ di calore nel raggio di 5 pollici. Anche la bombola a gas è all’interno dell’abitazione.
 
Le condizioni di Sumaya sono quelle esistenti in tutti i villaggi non riconosciuti. Senza permessi di costruzione. Sono pochi coloro che assumono il rischio di costruire autentiche case, senza strade né permesso per costruirle; l’accesso alle case è difficile in un giorno normale, e la settimana scorsa, per il fango la maggior parte delle persone non è potuta uscire (o entrare) dalle proprie case. In mancanza di elettricità, poiché l’unico combustibile disponibile è la legna o il carbone, sono stati accesi dei falò. Mercoledì e giovedì scorso, la maggior parte dei residenti dei villaggi non riconosciuti si è rannicchiata intorno ai falò all’aria aperta.
 
Mentre migliaia di israeliani si divertivano la settimana scorsa guardando la neve dai propri caldi focolari e da finestre chiuse, altre migliaia di israeliani dedicavano grandi sforzi nel tentativo di evitare ad essi stessi, ai loro bambini e ai vecchi di morire congelati, pregando perché le loro case non volassero via spazzate dal vento. I beduini dei villaggi non riconosciuti vivono in queste condizioni, pur essendo cittadini di un paese occidentale del primo mondo. Sono le politiche governative che li obbligano a vivere in queste condizioni.
 
Per maggiori informazioni: Dr Yeela Raanan, RCUV, yallylivnat@gmail.com
 
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare