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- popoli resistenti - israele - 11-07-08 - n. 236
Egregio Signor Dov Alfon, caporedattore di Haaretz
Egregio Signor Alfon,
Abbiamo letto la Sua lettera al Dott. Raymond Leicht e alla signora Ronit Beck, in cui tenta di rassicurare i lettori di Haaretz, sostenendo che il quotidiano in cui poniamo fiducia, e che riteniamo il più affidabile e il più libero, in Israele - non compie discriminazioni politiche, ne' atti censori.
Come ha scritto, dietro il licenziamento di Meron Rapaport, la limitazione dello spazio a Gideon Levy, e così via, vi sono solo le difficoltà economiche incontrate da Haaretz, come dalla maggior parte dei quotidiani del mondo. Per quanto riguarda Amira Hass, sappiamo che ha chiesto un anno sabbatico; speriamo di rivedere i suoi articoli su Haaretz, l'anno prossimo.
In base a quanto ha scritto, dovremmo ritenere che a Haaretz non è in pericolo la libertà di stampa, ne' per il recente cambio di proprietà, ne' per il crescente autoritarismo del governo israeliano.
Tuttavia, le nostre preoccupazioni non si sono completamente dileguate. Per “nostre”, intendiamo non solo quelle della Rete degli Ebrei contro l'Occupazione, che fa parte dell'associazione European Jews for a Just Peace, ma anche quelle di un insieme più vasto dell'opinione democratica e di sinistra. (Siamo consapevoli del fatto che una definizione precisa di 'sinistra' è oggi sempre più difficile, ma speriamo di riuscire a trasmettere il nostro modo di vedere: consideriamo 'di sinistra' qualunque persona o associazione che si impegni in questioni sociali, opponendosi agli sciovinismi nazionalistici e ad ogni tipo di fondamentalismo, religioso o laico che sia). Queste persone e queste associazioni, di Ebrei o Gentili, sono in rapporto, tramite i siti internet e la corrispondenza personale, con i gruppi israeliani che costituiscono una vera opposizione. Ma, fino ad oggi, l'edizione inglese di Haaretz è certo stata per noi il quotidiano di riferimento, in Israele. Possiamo altresì seguire, tramite i commenti dei lettori israeliani agli articoli pubblicati, le tendenze dell'opinione pubblica in Israele, che spesso sono molto preoccupanti: vedere ad esempio i commenti offensivi rivolti al Maestro Barenboim, quando è divenuto 'cittadino' di Ramallah. Talvolta è possibile vedere commenti di lettori fuori da Israele, ed è possibile distinguere immediatamente coloro che – in genere Ebrei - sono emotivamente a favore di Israele, indipendentemente dai suoi atti, e le opinioni di altri, Ebrei o Gentili, che riescono ad elaborare idee più meditate. Riteniamo che dare una scorsa ai commenti dei lettori sia anche importante per valutare quanto l'opinione pubblica corrente, in Israele, sia distante da quella del resto del mondo. Certo, può essere questione di punti di vista: è forse a conoscenza del commento di un giornalista britannico a proposito di un uragano sulla Manica, “L'Europa è completamente isolata!”
Riteniamo che per l'informazione riguardante Israele ed i Territori Occupati sia estremamente importante tenere ad Haaretz autori come Amira Hass, Meron Rapoport, Gideon Levy e Akiva Eldar: questi giornalisti, in stretto contatto con associazioni e personalità palestinesi, attivamente impegnate nella lotta non violenta per la libertà, la giustizia e la pace, riportano le attività svolte, e la cooperazione con i gruppi israeliani che rispettano gli stessi principî. Senza di loro, Haaretz diventa solo un'edizione più colta di Yediot Aharonot, e, in Europa, non è di questo che abbiamo veramente necessità: ci è necessario, invece, qualcuno che dica il vero circa quel che avviene in Israele, in Gerusalemme Occupata, nel resto della Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.
Cordiali saluti
Rete-ECO (Rete degli Ebrei contro l'Occupazione)
insieme a:
Tarcisio Alessandrini
Sancia Gaetani
Agnese Manca
Alessandra Mecozzi, responsabile dell'Ufficio Internazionale FIOM-CGIL
con
IPRI-RETECCP
PAX CHRISTI ITALIA
Campagna Ponti e non Muri
Torino, 9 luglio 2008