www.resistenze.org - popoli resistenti - israele - 16-09-08 - n. 241

da testo inglese: http://electronicintifada.net/v2/article9796.shtmlhttp://www.imemc.org/article/56800
Traduzione di Carlo Tagliacozzo e Paola Canarutto
 
Jeff Halper da Gaza: “Siamo noi a opprimere”
 
Intervista di Rami Almeghari per The Electronic Intifada
 
01/09/08
 
In un'intervista a The Electronic Intifada (EI), Jeff Halper, Direttore israelo-americano del Comitato Israeliano contro le Demolizioni di Case (ICAHD), discute del continuo assedio israeliano alla Striscia di Gaza e del Movimento Free Gaza. Halper è stato uno dei 46 attivisti a partecipare all'azione di Free Gaza per sfidare il blocco israeliano della Striscia, in atto da 14 mesi.
 
Halper ha discusso di tutto ciò con Rami Almeghari, inviato di E.I. nella Striscia di Gaza occupata, solo alcune ore prima di rientrare in Israele attraverso il valico di Erez, dove è stato trattenuto in stato di fermo dall'esercito israeliano.
 
Domanda: Ora che sei a Gaza, potresti esprimere un commento sull'assedio israeliano e sull'embargo internazionale alla Striscia?
 
Risposta: Imponendo a Gaza sanzioni economiche, atto illegale per la legge internazionale, la comunità internazionale, tramite l'ONU, ha evidenziato la miseria ed il fiasco del sistema. Ecco perché, se [si vuole] giustizia, se si deve por fine all'assedio, all'occupazione, alle sanzioni, dev'essere la gente ad agire: non saranno i governi a farlo, e nemmeno l'ONU, dato che è controllata da questi ultimi.
 
È la gente, quindi, che deve ribellarsi, ed è quel che abbiamo fatto. Siamo venuti qui in 46, da 17 Paesi, e abbiamo rotto l'assedio. Siamo arrivati qui a Gaza in barca: questo dimostra che i popoli hanno la capacità di sconfiggere gli eserciti. Allo stesso tempo, non avremmo [dovuto] far questo: sarebbe stato dovere dei governi.
 
D: Ora ritorni a Gerusalemme attraverso il valico di Erez. Quale messaggio trasmetti, arrivando a Erez?
 
R: Sono un israeliano, qui a Gaza; in quanto israeliani, dobbiamo cominciare ad assumerci la responsabilità dei nostri atti. Per gli israeliani, non esiste un'occupazione; quindi, dal loro punto di vista, tutto è terrorismo. Quello che cerco di comunicare è che no, abbiamo un'occupazione, un assedio, delle sanzioni, un blocco. Siamo quindi la parte più forte, gli oppressori: i palestinesi non occupano Tel Aviv. Perciò è nostra la responsabilità di por fine all'occupazione e termine al conflitto.
 
Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità come israeliani. Ecco perché sono qui: per rappresentare quelli di noi che vogliono comunicare ai palestinesi: “Siamo responsabili di questa terribile situazione, e siamo disposti a farcene carico”.
 
D: Come giudichi il regime israeliano di apartheid in Palestina?
 
R: È proprio quello il problema. Israele sta tentando di manovrare un regime di apartheid sotto la maschera di una soluzione a due Stati; è contro questo che cerchiamo di mettere in guardia. Israele vuole due Stati; ne desidera uno palestinese perché è responsabile, ma non vuole esserlo, di quattro milioni di palestinesi (nei Territori Occupati), e vuole uno Stato ebraico. Ma, allo stesso tempo, aspira alla terra, alle colonie, al controllo, e così via. Così cerca uno stratagemma per vendere un bantustan come in Sud Africa, un bantustan palestinese in una situazione di apartheid, con la copertura dei due Stati. È a questo che dobbiamo prestare molta attenzione, per non permettere che raggiungano l'obiettivo.
 
D: Israele ha sempre proclamato il suo diritto ad essere uno Stato ebraico, chiedendo che i palestinesi questa sua identità. Che ne pensi?
 
R: Penso che sia impossibile avere uno Stato ebraico. Ritengo che dobbiamo cominciare a parlare di Israele, non di uno Stato ebraico. O c'è una soluzione a due Stati - uno Stato di Israele per tutti i suoi cittadini, compresi quelli palestinesi, e un vero Stato palestinese - oppure ce n'è una ad un solo Stato, in cui vivere tutti insieme, in un unico Paese democratico. Queste sono le alternative. Ma per tutti noi dev'essere inaccettabile l'opzione dell'apartheid, promossa da Israele. Per quale motivo, però, Israele sostiene l'ebraicità dello Stato? Perché è la logica di uno Stato che si basa sul privilegio di un gruppo specifico.
 
Una volta che gli ebrei, o gli europei in Sud Africa, o un gruppo particolare sostengono “Questo è esclusivamente il nostro Paese, abbiamo più diritti di altre popolazioni”, questo conduce all'apartheid. E così, la sola via d'uscita è riconsiderare tutto questo territorio come un unico Paese, che appartiene a tutti noi.
 
D: Come vedi il futuro di un processo di pace israelo – palestinese, con il governo USA a detenere un ruolo guida?
 
R: Il cosidetto processo di Annapolis è solo una truffa.... [Il Segretario di Stato USA] Condoleeza Rice oggi è a Gerusalemme: penso che sia la 17ma o la18ma volta... dal mio punto di vista è ridicolo, non è un vero processo di pace, non ci sono trattative concrete... perché è solo un tentativo di imporre questo regime di apartheid.
 
D: Per finire, ti aspetti - dopo il successo dell'arrivo a Gaza - che ci siano altri atti di rottura dell'assedio, come le vostre barche?
 
R: Ce ne devono essere, è questo il punto: non può essere un atto isolato. L'unico modo per rompere l'assedio è un continuo andirivieni di barche e navi. I palestinesi devono invitare la gente a venire; ci dev'essere una mobilitazione internazionale. Dobbiamo avere un movimento, qui. Altrimenti, si torna al punto di partenza: è importante, quindi, proseguire.