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- popoli resistenti - israele - 06-03-10 - n. 309
da www.gilad.co.uk
Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova
Perché servono così tanti agenti del Mossad per assassinare con un cuscino un Palestinese?
di Gilad Atzmon
01/03/10
Mentre in Gran Bretagna, Francia, USA ed Argentina il Mossad può godere localmente dell’appoggio di migliaia di Sayanim, Ebrei che sono felici di tradire i loro vicini in favore del diletto Stato ebraico, quando agisce nei paesi arabi il Mossad deve tirarsi dietro i suoi tanti assassini e i loro assistenti, e li infiltra, usando differenti metodi fraudolenti.
Tuttavia, è fonte di meraviglia il fatto che ci siano voluti 26 agenti del Mossad per mettere in atto un singolo omicidio nei confronti di un inerme Palestinese combattente per la libertà, utilizzando un cuscino*. Tenterò di fare un po’ di luce su questa sconcertante questione.
Il Mossad non è proprio una comune agenzia di intelligence guidata da fastidiosi Gentili. In effetti è gestita da Eletti e la sua ragion d’essere è quella di servire lo Stato ebraico e il Progetto Nazionale ebraico.
Negli ultimi giorni abbiamo appreso che più di due dozzine di agenti del Mossad sono stati identificati, al momento, dalla polizia di Dubai. Per questo, ci si dovrebbe anche aspettare che in un collettivo di assassini ebrei tanto numeroso e variegato, operante in un paese arabo ostile, sia necessaria e riscontrabile la presenza di almeno un rabbino combattente, come custode delle disposizioni Kosher, che mantenga aperta una linea diretta con Dio e che tenga sempre vivo il vindice spirito ebraico!
Per quanto a Dubai il cibo sia rinomato per la sua sorprendente squisitezza, al momento non si trovano a disposizione in centro-città negozi di prodotti gastronomici kosher. Dunque, esiste anche la necessità di un esperto ebraicamente addestrato che sia in grado di acquistare opportunamente il pesce per il gefilte (polpette di carpa) e il pollo per la minestra. Inoltre, dovrebbe servire almeno uno chef che sappia come trasformare pollo e acqua in Potere Ebraico (minestra di pollo).
Noi dobbiamo sempre ricordare che, secondo il punto di vista ebraico, il cibo è di estrema importanza. Diversamente dagli animali, che uccidono solo quando hanno bisogno di mangiare o stanno percependo un pericolo incombente, gli Israeliani ammazzano anche per “motivazioni ulteriori” (democrazia, pluralismo, guerra “contro il terrorismo”, ecc.) e preferiscono farlo a stomaco pieno.
Fra interessi culinari e regolamenti dietetici kosher, abbiamo così assegnato i ruoli a 3 membri del team. Tuttavia, altri 23 potenziali assassini sono più che sufficienti per ammazzare una sola persona.
Ma esistono altri elementi da prendere in considerazione. Tenendo ben presenti le recenti rivelazioni rispetto all’instabilità mentale di alcuni membri del Mossad, è più che verosimile che uno psichiatra, un analista freudiano, un paramedico psichiatrico e un’infermiera risultino indispensabili per assistere gli eroi ebraici “prima e dopo” l’azione letale.
Certamente, questo riduce la nostra squadra a 19 potenziali assassini, giust’appunto!
Da quanto apprendiamo dalla stampa, 6 di questi agenti del Mossad erano donne. Questo dovrebbe comportare che qualche estetista ci vuole. Almeno un parrucchiere specializzato in “situazioni che fanno arricciare i capelli”.
Inoltre si rende necessario un consulente di Cosmesi Ebraica e qualcuno che si intenda di manicure e pedicure. Uno che sia in grado di trasformare l’unghia di una donna ebrea in una spada sionista letale (nel caso in cui nel guanciale tecnologico dovesse prodursi un qualche guasto). Avremo anche bisogno di uno specialista in parrucche, però che sappia trasformare un ragazzo di Tel Aviv in un giovinetto dell’Essex.
Questi “specialisti in bellezza G(iudaica)” riducono il nostro team di assassini a 17 componenti.
Ma non è ancora finita, stando a quanto appreso dalla stampa.
I nostri assassini del Mossad erano piuttosto appassionati di tennis. Chiaramente non avrebbero mai riposto la loro fiducia su un arbitro arabo o jihadista, quindi dovevano portarsi dietro il loro arbitro di fiducia. Probabilmente necessitavano di un arbitro di tennis israeliano kosher e di qualche atletico colono come raccattapalle. Supponiamo che abbiano assunto 2-3 raccattapalle e un arbitro: questo ridurrebbe il nostro team di potenziali assassini a soli 14 elementi.
A detta del Times, l’Olocausto gioca un ruolo di primo piano nella filosofia del Mossad. “Dobbiamo essere forti, usare il nostro cervello e difendere noi stessi in modo tale che l’Olocausto non abbia più a ripetersi”, afferma Meir Dagan, l’attuale capo del Mossad. Esattamente, il Mossad sta ammazzando nel nome del passato ebraico!
Ed è più che probabile che il Mossad abbia schleped, infiltrato a Dubai alcuni dei suoi più bravi sacerdoti dell’Olocausto, tali che ricordassero alle spie per quale motivo dovevano essere dei giustizieri e perché dovevano allontanarsi dall’umana famiglia. Tenendo conto della narrazione mitica sulla cifra del sei, è ragionevole presumere che il Mossad abbia inviato a Dubai almeno sei mentori in Olocausto, uno per ogni milione.
Tuttavia, com’è noto, l’Olocausto nazista è soltanto uno fra innumerevoli altri Giudeicidi.
“Mai perdonare, mai dimenticare”, questa è evidentemente la prospettiva del futuro ebraico.
Nel complesso, possiamo annoverare 9 o 10 sacerdoti ebrei del Giudeicidio, in modo da includere i pogrom in Europa orientale del 19° secolo, l’Inquisizione, Amalek e così via.
Questo dovrebbe restringe la nostra lista di potenziali killer a soli 5 membri.
Per quanto gli Ebrei nazionalisti e i loro leader spirituali abbiano promesso solennemente di “non dimenticare mai” e di ricordare per sempre, vi sono in realtà alcune cose su cui insistono a passare sopra, a rimuovere o ad ignorare.
Per esempio, sembrano non riuscire ad afferrare l’effettivo significato della Missione di Inchiesta delle Nazioni Unite sul Conflitto di Gaza, nota anche come Rapporto Goldstone.
Gli Ebrei insistono nel rigettare la lettura di Shlomo Sand, che interpreta la loro storia come un’accozzaglia di favole fantasmatiche di totale invenzione, ai limiti della totale assurdità.
Insistono ad evitare di prendere in considerazione il fatto che i dispacci di AIPAC (American Israel Public Affairs Committee, un gruppo di pressione americano noto per il forte supporto ad Israele), AJC (American Jewish Committee), ADL (Anti Defamation League), LFI (Labour Friends of Israel) e CFI (Catholics for Israel), tutti esercitano su di noi la loro pressione in favore di una ideologia razzista espansionista, il Sionismo.
Con un Ministro per gli Affari Esteri britannico David Miliband iscritto nella lista dei propagandisti come “Promotore di Hasbara (propaganda) israeliana” e con i Sionisti che predicano le guerre interventiste nei mezzi di informazione di massa, con Bernie Madoff che ci fa la lezione sulla tecnica Ponzi e con Alan Greenspan che ci ha procurato la più grande catastrofe finanziaria di sempre, si crea l’assoluto bisogno di qualche specialista ebreo in grado di indottrinare gli agenti del Mossad in modo da ridurli nella cecità più completa e in una totale amnesia. Suppongo che con gente del calibro di Wolfowitz, Miliband, Goldstone, Abe Foxman, Greenspan, Madoff, Olmert, Livni, Sharon, Peres e tanti altri come costoro, ci vorranno ben più di 5 esperti per convincere la squadra di killer del Mossad che la causa ebraica sia realmente kosher.
Come si può ben vedere, abbiamo già messo nel conto almeno 26 indispensabili assistenti all’assassinio, senza mai citare un solo operatore-al-cuscino del Mossad. Come possiamo constatare, sono necessari ben più di 26 agenti del Mossad per ammazzare un Palestinese disarmato. Suppongo che nei prossimi giorni la polizia di Dubai esibirà molte altre foto di Israeliani in parrucca.
Devo ammettere che, con Israele in giro, la vita è sempre piena di sorprese. Che cosa mai faremo quando se ne sarà andato?
[* Troverete il vostro cuscino ebraico cliccando qui.]
L'ItaIia paradiso del Mossad
Gli 007 di Israele in azione nella “base Italia”
di Roberto Livi *
In un libro appena uscito Eric Salerno racconta come il nostro sia sempre stato un paese in cui i servizi israeliani hanno potuto fare quel che hanno voluto (Zwaiter, Vanunu...). Fin dal '48, quando Ada Sereni disse a De Gasperi : «Il governo italiano deve chiudere un occhio e possibilmente due sulle nostre attività in questo paese»
Aprile 1948. Nel suo studio di Trento Alcide De Gasperi ha un incontro riservato e difficile. Di fronte a lui una donna decisa gli chiede in pratica carta bianca per le operazioni degli agenti di quell'«Istituto» che l'anno seguente diventerà il Mossad, il servizio segreto israeliano, quasi un mito per gli 007 del mondo intero. Il presidente del consiglio è titubante. Dal 1945, quando ancora non esisteva lo Stato di Israele, l'Italia era al centro di una battaglia geopolitica che segnerà tutta la seconda metà del '900. E i cui effetti continuano oggi.
Decine di migliaia di profughi ebrei liberati dai campi di sterminio nazisti si dirigono nel nostro paese, le organizzazioni sioniste cercano di farle entrare nella Palestina sotto mandato inglese e soprattutto cercano appoggi logistici - acquisto di armi, addestramento - per preparare l'inevitabile guerra fondativa dello Stato di Israele. Londra resiste, non vuole inimicarsi gli Arabi ed essere esclusa dal business del petrolio, gli Stati Uniti, leader degli Alleati, si apprestano a scalzare la Gran Bretagna come potenza egemone in Occidente e appoggiano il nazionalismo israeliano, l'Unione sovietica di Stalin gioca le sue carte per contrastare l'influenza americana in Medio Oriente.
L'Italia è ancora un paese a sovranità debole. De Gasperi capisce che deve schierarsi e accetta la richiesta di Ada Sereni, ebrea romana emigrata nel 1927 nel «focolare ebraico» in Palestina e tornata nel paese natale come dirigente del Mossad: «Il governo italiano deve chiudere un occhio e possibilmente due sulle nostre attività in questo paese».
Da quel momento l'Italia diventa una sorta di terra promessa per gli agenti israeliani. Dall'immigrazione clandestina di ebrei sopravvissuti all'olocausto al traffico di armi, dagli attentati anti-inglesi al sabotaggio di navi e fabbriche che lavoravano per paesi arabi, dagli assassini mirati di Palestinesi a “extraordinary rendition” ante-litteram, dai tentativi di destabilizzazione politica a operazioni coperte nel quadro della guerra fredda.
Per oltre 60 anni gli uomini del Mossad hanno agito nelle loro basi italiane con la complicità dei servizi di casa nostra - deviati o meno - e dei governi che hanno chiuso entrambi gli occhi fino a mettere in causa la sovranità nazionale italiana.
Come si vede è un tema che scotta quello trattato da Eric Salerno nel suo ultimo libro, “Mossad base Italia” (Il Saggiatore, pagine 258, 19 euro), appena uscito.
Raccontare e ricostruire «le azioni, gli intrighi, le verità nascoste» di questi 60 anni significa non solo doversi immergere nella palude delle trame italiane, col rischio di affondarvi tra dossier manomessi o vuoti, servizi deviati, intrecci tra poteri e mafie, sabbie mobili delle operazioni coperte, disinformazione sparsa a piene mani. Comporta anche affrontare di petto l'intreccio tra politica mediorientale, Stato di Israele e questione ebraica.
Uno dei nodi politici più difficili. Specialmente dopo l'11 settembre e la guerra senza quartiere al terrorismo, che è diventato, per antonomasia, terrorismo islamico o «scontro di civiltà» tra l'Occidente democratico e “organizzazioni e regimi che vogliono minarne le fondamenta democratiche”.
Parlare laicamente di Israele comporta spesso da noi dover affrontare la scontata accusa di antisemitismo (come è già capitato a Salerno in occasione del suo illuminante libro “Israele, la guerra dalla finestra”, uscito nel 2002), ovvero di voler minare il baluardo mediorientale al terrorismo islamico.
Salerno, invece, vi riesce grazie alla sua conoscenza della materia - come inviato e poi corrispondente del “Messaggero” a Gerusalemme negli ultimi 30 anni - e a una professionalità laica ma non cieca, ormai rara nel giornalismo italiano.
Se la scrittura è sciolta, colorita, quasi con un passo da romanzo, “Mossad base Italia” non è una fiction. L'asse portante del libro, oltre che la scintilla da cui è partita l'inchiesta, nasce dal contatto con Mike Harari, uno degli uomini chiave del Mossad in Italia insieme a Yeuda Arazi, personaggio-chiave del romanzo “Exodus”, nell'omonimo film impersonato da Paul Newman.
L'ex-capo degli 007 israeliani accetta di raccontare la sua verità. Uno scoop senz'altro, ma Salerno è consapevole che racconti e rivelazioni contengono insidie. Del resto «Mike» mette in chiaro che se dicesse tutto quello che sa, poi sarebbe costretto « a uccidere» il suo interlocutore.
Dietro di sé, in Italia, Harari ha lasciato una storia di complotti, assassini politici, di alleanze eticamente difficili da accettare, con fascisti duri e puri della X Mas, con l'organizzazione Odessa delle ex-SS naziste, di operazioni che hanno violato la sovranità italiana.
Per questa ragione le lunghe conversazioni con «Mike» sono il punto di partenza, cui seguono complesse indagini personali, negli archivi di Stato, nei quotidiani, negli archivi USA della CIA e in quelli di Palmach e Haganah in Israele, interviste a personaggi-chiave. Il tutto accompagnato da attente riflessioni per evitare le insidie della disinformazione o del linguaggio ideologico.
I fatti raccontati non ne hanno bisogno. Si entra in storie difficilmente immaginabili e mai prima rivelate, almeno con la serietà e la documentazione di questo libro.
Dopo le richieste avanzate da Ada Sereni, De Gasperi le risponde: “Così ci chiedete di aiutarvi a vincere la guerra contro gli Arabi”. Poi però accetta, perché il suo partito (la Democrazia Cristiana) e la sua Italia repubblicana (formata però anche grazie alla Resistenza) non può sopravvivere senza gli Stati Uniti.
E la guerra arabo-israeliana ha le sue propaggini in Italia, paese che ha sempre avuto un ruolo-chiave nel Mediterraneo.
Nell'aeroporto dell'Urbe verrà istituita una vera e propria base di formazione e addestramento per i piloti della nascente aviazione ebraica.
A Catania vi sarà una pista utilizzata per un traffico - illegale - di armamenti provenienti dagli USA. La Marina non è da meno e nel 1954 accetta di formare cadetti israeliani nella sua Accademia, chiedendo solo che tutto «rimanga riservato».
I servizi italiani collaborano o voltano le spalle. Attraverso l'Italia passa un flusso clandestino di armi (compresi carri armati, motori di aereo e i famosi maiali, i mini-sommergibili armati di esplosivo della X Mas) dirette nella Palestina ormai divisa tra Israele e Giordania. Flusso che non si interrompe durante le tregue dichiarate dall'ONU.
Gli agenti ebraici (anche prima della costituzione ufficiale del Mossad nel '49) possono colpire industrie italiane che vendono armi agli Arabi, sabotare navi che trasportano rifornimenti al nemico. Nel '48, su ordine di Ada Sereni, la nave Lino, carica di armi italiane acquistate dalla Siria, è bloccata da una bomba messa da sub ebraici. Poi altri sabotaggi e attentati.
L'Italia è anche territorio privilegiato per la guerra di spionaggio.
Si sperimentano “extraordinary rendition” ante-litteram: nel settembre 1980 il tecnico nucleare israeliano Mordechai Vanunu, reo di aver denunciato la costruzione di ordigni nucleari nella centrale di Dimona, è rapito a Roma da agenti israeliani.
Per contrastare ogni manovra di avvicinamento di Roma verso i paesi arabi il Mossad entra a pie' pari nella politica interna ed estera dell'Italia.
Aldo Moro, uno dei dirigenti democristiani favorevoli a un accordo con i Palestinesi, ne era consapevole. All'ex vice-segretario della Democrazia Cristiana Giovanni Galloni confida: «La mia preoccupazione è questa: che io so per certa la notizia che i servizi segreti sia americani che israeliani hanno infiltrati nelle Brigate Rosse, ma noi non siamo stati avvertiti di questo, sennò i covi li avremmo trovati».
In precedenza i segnali non erano mancati. L'ex-presidente Francesco Cossiga afferma anche che furono agenti del Mossad nel novembre 1973 a far saltare, mentre era in volo, Argo 16, l'aereo utilizzato per i «trasporti clandestini» di Gladio, l'organizzazione anti-sovietica voluta dagli USA. Fu una ritorsione per la liberazione, decisa proprio da Moro, dei due terroristi palestinesi che avevano tentato di colpire un aereo della compagnia israeliana El Al sulla pista dell'aeroporto di Fiumicino.
Vendetta. La parola non compare mai nei dossier ufficiali d'Israele. Ma era la parola d'ordine lanciata dall'allora premier israeliano Golda Meir, «la donna con le palle». Vendetta per gli atleti della squadra israeliana sequestrati da militanti di Settembre Nero durante le Olimpiadi di Monaco-'72 e uccisi nel corso dell'attacco delle forze speciali tedesche.
La prima vittima della vendetta cadrà a Roma, per mano di una squadra del Mossad guidata proprio da Harari. Wail Zwaiter, intellettuale palestinese e rappresentante di Al Fatah, viene crivellato di colpi nell'androne di casa sua. Poco importa che non avesse nulla a che fare col terrorismo, anzi fosse un feroce critico di Settembre Nero. Quello che bisognava inviare era un segnale forte e chiaro che il braccio armato di Israele colpiva inesorabilmente. Proprio questo obiettivo costituì la debolezza dell'operazione descritta anche nel film di Spielberg.
La vendetta doveva essere esemplare e veloce. Così si colpisce anche a caso: in Norvegia il commando del Mossad uccide un cameriere marocchino che nulla aveva a che fare con i Palestinesi; la polizia locale non volta le spalle, e uno dei killer del Mossad catturato svuota il sacco. E rivela particolari dell'operazione con cui Israele aveva importato tonnellate di uranio per fabbricare le sue atomiche. Per Harari fu un mezzo smacco.
Il «modello Mossad», sperimentato anche in Italia, è vincente e diventa oggetto di esportazione.
Ex-agenti sono riciclati come capi della sicurezza o «consiglieri» in mezzo mondo, dalle scorte alle navi alla vigilanza di aeroporti, da operazioni coperte e lucrose come l'Iran-contras-gate (armi ai terroristi anti-sandinisti in Nicaragua comprate con la coca fornita dai cartelli colombiani).
Il caso dell'imam Omar rapito a Milano da agenti CIA - coperti dai servizi nostrani- dimostra che le “extraodinary rendition” devono molto alle tecniche del Mossad, mentre a Gaza e nei Territori gli omicidi mirati di dirigenti palestinesi sono ritenuti mezzi brutali, ma al fine di salvaguardare la democrazia.
*sul quotidiano italiano “il Manifesto” del 16/02/2010
A lezione dal Mossad
di Giulietto Chiesa
19/02/10
Quante volte, discutendo dell'11 settembre, mi sono sentito rivolgere domande sul funzionamento dei servizi segreti e sulla loro possibile connessione con attentati terroristici. Ogni volta è difficile spiegare a pubblici inesperti come funzionano le cose. Non ne capiscono un acca nemmeno molti giornalisti. I quali, infatti, da anni corrono dietro ad Al Qaeda, che è la sigla, il logo, che non ha dietro un bel niente, se non le capacità inventive della CIA, del Mossad e dell'MI-5.
Non ne capisce molto nemmeno quel degno e ammirevole intellettuale critico che si chiama Noam Chomsky, figuriamoci.
Per questo scrivo questa postilla alle istruttive rivelazioni che emergono dallo scandalo dell'assassinio, in Dubai, di Mahmoud Al-Mabhouh, uno dei principali dirigenti dell'ala militare di Hamas.
In scena, ovviamente, il Mossad, ma la firma non la si troverà mai. Gli imbecilli che continuano a pensare che i complotti non esistono, non possono ovviamente capire un mondo dove il complotto è diventato la regola generale, inclusa la finanza e l'economia. Ma basta dare un'occhiata nel mucchio delle cose che si vedono, per capire come funzionano queste operazioni. Lasciamo stare i passaporti veri, rubati, con le foto false. A parte il fatto che il trucco ricorda da vicino quello che venne usato per rivelare le identità dei 19 terroristi presunti dell'11 settembre: questo è l'abc delle spie. Ma guarda invece chi ha partecipato all'operazione in Dubai.
Nota 1 – Il Mossad è imbottito di agenti arabi. Così come di ogni altra nazionalità immaginabile, in ogni scenario. Ma questo è solo il primo strato. Ce ne sono molti altri. Per esempio nelle indagini in Dubai sono incappati due ex funzionari della polizia politica palestinese (Ahmad Hasnain e Awar Shekhaiber). Nota l'”ex”. Lo erano. Adesso sono businessmen in Giordania. Si fa sempre così. E' la forma di outsourcing dei servizi segreti. Comunque sappiamo che il Mossad ha suoi uomini direttamente nei gangli vitali dell'Autorità Nazionale Palestinese di Abu Mazen. La quale è interamente al soldo della CIA. Si chiama infiltrazione. E poi andate a chiede ad Hamas di fare pace con Al Fatah: se vi ridono in faccia è perchè sono gentili.
Nota 2 - Ma non penserete mica che il Mossad abbia le sue mani così corte da fermarsi agli amici degli amici! Infatti ha infiltrati anche dentro Hamas. E' finito in carcere, in Siria, uno dei più vicini consiglieri di Khaled Mashaal, il capo di Hamas. L'accusa è di essere stato la talpa per liquidare Mahmoud Al Mabhouh.
Nota 3 (storica) – A parte lo stranissimo “anarchico” Gianfranco Bertoli, che tirò la bomba contro la folla che stazionava attorno alla Questura di Milano dopo il passaggio dell'allora premier mariano Rumor (“anarchico” proveniente da un kibbuz israeliano, ex agente - per ammissione esplicita di Niccolò Pollari – prima del SIFAR e poi del SID), torna alla mente la rivelazione che Giovanni Galloni, stretto collaboratore di Aldo Moro, fece dopo l'assassinio dello statista democristiano. Sono le parole pronunciate da Aldo Moro in persona prima di essere rapito e ucciso: “La mia preoccupazione è questa: che io so per certa la notizia che i servizi segreti, sia americani che israeliani, hanno infiltrati nelle Brigate Rosse, ma noi non siamo stati avvertiti di questo, sennò i covi li avremmo trovati”.
Lo ricordo perchè tutti (in particolare i più giovani) si guardino dalle sciocchezze che circolano e non mi chiedano più se io penso che CIA e Mossad avessero infiltrati nei gruppi terroristici che parteciparono all'11 settembre. Certo che li avevano! E che li hanno! Dunque ogni volta che un attentato produce morte e paura ricordatevelo sempre: loro come minimo sapevano, come massimo hanno partecipato. La percentuale azionaria varia da caso a caso.
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