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- popoli resistenti - israele - 11-10-10 - n. 335
da www.nena-news.com/?p=4073
Non vogliamo essere parte di uno stato fascista
E' scesa in piazza l’altra Israele. Oltre 100 accademici, scrittori e attori hanno manifestato ieri a Tel Aviv contro l’emendamento alla legge sulla cittadinanza approvato dal governo. “E’ come le leggi razziste del 1935” hanno protestato
Gerusalemme, 11 ottobre 2010 Nena News – Dovra’ giurare fedelta’ ad “uno Stato ebraico e democratico”, chi, non-ebreo, vorra’ diventare cittadino di Israele. E’ stata approvata ieri dal consiglio dei ministri – dopo il via libera del premier Netanyahu mercoledi scorso – la nuova legge sulla cittadinanza, che da giorni suscita polemiche all’interno della societa’ civile israeliana ma anche degli stessi vertici politici. L’emendamento alla precedente legislazione sulla cittadinanza, e’ passato con 22 voti a favore (in maggioranza Shas, Likud e ovviamente Yisrael Beitenu, il partito di estrema destra del ministro degli esteri Lieberman, promotore della nuova legge) e otto contrari, tra cui i ministri laburisti e anche tre del Likud, il partito del primo ministro.
L’emendamento approvato, che ora dovra’ essere votato dalla Knesset, richiede ai non-ebrei che vogliono prendere la cittadinanza israeliana di giurare fedelta’ con la seguente formula “ Giuro di rispettare le regole dello Stato di Israele in quanto Stato ebraico e democratico”.
Mentre i partiti della destra nazionalista esultano, la politica israeliana si e’ spaccata, con i voti contrari dei laburisti e le accese critiche della leader dell’opposizione, Tzipi Livni, che, comunque, in riferimento alle trattative di pace, non nasconde il suo sostegno al riconoscimento da parte della leadership palestinese di Israele come “Stato ebraico e democratico”.
Barak ha ritirato pochi minuti prima del voto, il suo supporto incondizionato all’emendamento per paura – secondo le sue dichiarazioni – che il decreto legge diventi “un mezzo razzista”. Barak aveva proposto che nell’emendamento si aggiungesse un chiaro ed esplicito riferimento alla Dichiarazione di Indipendenza e spiega che tale aggiunta avrebbe riflettuto “lo spirito liberale” di Israele. Non e’ ancora chiaro se la proposta di tale modifica al testo approvato, sara’ sottoposta o meno al gabinetto ministeriale per un nuovo voto nel giro di 2-3 settimane.
In realta’ come la stessa Livni ha ammesso, condannando l’emendamento approvato, la decisione presa dal governo “crea un conflitto interno nella politica israeliana e danneggia l’immagine di Israele nel mondo”. Il parlamentare Oron (Meretz, sinistra sionista) ha parlato di “abisso morale e politico, in cui sarebbero cadute le forze di governo”.
Dure le dichiarazioni dei parlamentari arabi israeliani della Knesset. Talab al-Sana ha parlato di “duro colpo alla democrazia che provochera’ l’esclusione del 20% della popolazione (la minoranza araba) e che caratterizza Israele come degno successore del Sudafrica dell’apartheid”. Ahmad Tibi (lista araba unitaria) ha accusato il governo di essere diventato “il lacche’ di Yisrael Beitenu e delle sue politiche fasciste”. “Non c’e’ nessun altro paese che si dichiari una democrazia, che obbliga i propri cittadini a giurare fedelta’ a un’ideologia settaria”, ha commentato.
Del resto la spaccatura politica interna e l’opposizione del partito laburista all’emendamento nasce proprio dal fatto che il si di Netanyahu dello scorso mercoledi al decreto, e’ stato etichettato come l’ennesima concessione alla destra nazionalista di Lieberman e al suo partito Yisrael Beitenu, che da quando e’ al governo ha proposto una lunga serie di decreti-legge basati sulla fedelta’ al carattere ebraico dello Stato di Israele, con intenti discriminatori nei confronti della minoranza araba.
Domenica sera, subito dopo il voto, l’altra Israele (ampiamente minoritaria) e’ scesa in piazza: accademici, artisti e intellettuali israeliani hanno protestato contro l’ approvazione dell’emendamento sostenendo che “Israele e’ diventato uno Stato fascista”. Raccolti davanti all’Independence Hall di Tel Aviv, hanno protestato contro quello che hanno definito un ulteriore passo della “continua erosione della democrazia israeliana”. Tra i partecipanti anche Uri Avneri, ex deputato Knesset e fondatore del movimento pacifista Gush Shalom, e l’attrice Hanna Meron. Hanno anche letto una “Dichiarazione di Indipendenza dal fascismo” che afferma “uno Stato che impone una punizione a coloro le cui opinioni e credo non si allineano con il pensiero dell’autorita’, prescrivendo il carattere dello Stato, smette di essere una democrazia e inizia a diventare uno Stato fascista”.
Duri anche i commenti di editorialisti come Gideon Levy sul quotidiano israeliano Haaretz o dell’analista politico Yossi Verter. Quest’ultimo scrive oggi, “un decreto di questo tipo non porta nessun beneficio a Israele, anzi rappresenta solo un danno politico”. Piu’ duro Gideon Levy nell’efficace editoriale “La Repubblica ebraica di Israele” ammonisce “ricordatevi questo giorno, e’ il giorno in cui Israele ha cambiato il suo carattere. Puo’ anche cambiare il nome in Repubblica ebraica di Israele (…). Da adesso in poi vivremo in un nuovo stato etnocratico, teocratico, nazionalista e razzista”. (Nena News)
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