www.resistenze.org - popoli resistenti - libia - 05-07-11 - n. 371

da Rebelion.org - www.rebelion.org/noticia.php?id=131641
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
L’Africa offre protezione a Gheddafi
 
Guinguinbali
 
04/07/2011
 
L’Unione Africana (UA), i cui leader si sono riuniti alcuni giorni fa a Malabo (Guinea Equatoriale), ha deciso di offrire protezione a Gheddafi e di non accogliere l’ordine di arresto internazionale dettato dalla Corte Penale Internazionale contro il presidente libico. In questo modo, l’Africa si smarca dal coro internazionale contro colui che è stato proprio uno dei grandi propulsori dell’UA. L’Unione Africana (UA) ha reso noto che non accetta l’ordine di cattura internazionale contro Gheddafi ed i suoi famigliari ed ha annunciato l’apertura di negoziati ad Adis Abeba, per risolvere il conflitto nella nazione nordafricana.
 
Una risoluzione approvata nella Conferenza dell’UA a Malabo, segnala che “i paesi membri non rendono esecutivo l’ordine di arresto” emesso dalla Corte Penale Internazionale (CPI) il 27 giugno. L’ordine è diretto contro Gheddafi, suo figlio Saif al Islam e suo cognato Abdulá al Senusi, attuale capo dell’Intelligence Militare libica, che i giudici della CPI accusano di crimini contro l’umanità.
 
L’UA ha rivolto un appello al Consiglio di Sicurezza dell’ONU affinché “agisca per far cessare il processo della CPI contro la Libia” e ha rilevato che l’ordine di arresto e cattura “compromette gravemente la possibilità di gestire una soluzione politica e diplomatica del conflitto” che consideri gli interessi di entrambe le parti coinvolte. “Tutti sanno che la CPI s’immischia sempre per buttare legna sul fuoco nel momento meno opportuno”, ha detto Jean Ping, presidente della Commissione dell’Unione Africana.
 
Tripoli, del resto, ha già dichiarato che non riconosce la giurisdizione della CPI e che l’ordine di arresto funge da “copertura per la Nato”, nel suo intento di eliminare Gheddafi e i suoi famigliari.
 
La UA é il principale organismo che funge da intermediario nel conflitto tra il regime di Muamar Gheddafi, da più di 40 anni al potere e i ribelli che vogliono le sue dimissioni dal febbraio scorso.
 
Per proteggere i civili, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha autorizzato a marzo, l’embargo sulla vendita di armi alla Libia, un’area di esclusione aerea sul suo territorio e altre misure che hanno spianato la strada all’intervento militare di una forza multinazionale sotto il comando Nato. Lo scorso 1 giugno, l’Alleanza ha deciso di prolungare le sue azioni in Libia per almeno 90 giorni.
 
Il presidente sudafricano Jacob Zuma, uno dei mediatori chiave nel conflitto libico, sabato ha annunciato l’apertura di negoziati tra Gheddafi e i ribelli. La sede dei negoziati sarà la capitale etiope, Adis Abeba e avranno come obiettivo il cessate il fuoco e la creazione di un governo ad interim. Gheddafi, secondo la stampa internazionale, sarà al margine del processo diplomatico.
 
Venerdì scorso a Tripoli, si è svolta una manifestazione di massa a sostegno di Gheddafi, che alla vigilia di questa, ha minacciato l’Europa di attacchi se la Nato non avesse cessato l’azione militare contro il suo regime. Due ore dopo la manifestazione sono state sentite tre esplosioni nei pressi del complesso presidenziale, probabilmente in seguito ad un nuovo raid aereo della Nato.
 
 

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