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Guerra di Libia: dopo l'eroica difesa delle forze della Jamahirya, si è avviata la seconda fase, quella del processo di liberazione nazionale.
 
Enrico Vigna – Centro Iniziative per Verità e Giustizia
 
15/11/2011
 
Finita la prima fase della guerra in Libia, che è durata 9 mesi, svoltasi da una parte con decine di migliaia di bombardamenti da 10.000 metri o mirati con gli elicotteri d'assalto NATO, e dall'altra con una eroica difesa delle forze lealiste libiche (…e non c'è alcuna retorica se si riflette che si confrontavano la più grande potenza militare devastante e potente come quella della NATO, contro un esercito nazionale di un paese di 6 milioni di abitanti; o se si pensa alla difesa delle città di Bani Walid e Sirte, due città martiri che hanno avuto migliaia di morti, praticamente rase al suolo e sotto assedio totale (terra, cielo e mare…) per quasi sette mesi, prese per fame e sete, e con gli oltre centomila abitanti, restati fino all'ultimo a difendere le proprie case insieme all'esercito libico della Jamahiriya.
 
Ora si apre una fase nuova, cadute le postazioni ferme (le città), la parola d'ordine della nuova strategia è stata quella della Resistenza popolare con il varo della Lotta di Liberazione Nazionale dall'invasore e dai suoi mercenari, con la tattica della guerriglia nelle aree abitate occupate e con il rafforzamento delle aree liberate come retrovie della Resistenza popolare; ma anche un aspetto di propaganda politica, come comunicati e volantinaggi informativi nelle aree occupate, o come l'ipotesi di presentarsi anche alle eventuali prossime elezioni politiche, con propri canditati espressioni del popolo.
 
Un processo che necessiterà sicuramente di alcuni mesi, ma che sul terreno è già un processo operativo, preparato dai comandi militari della Jamahiriya come strategia, nei mesi prima della fine dello scontri difesa frontali. In quanto in questa fase storica, nessun piccolo paese indipendente può pensare di resistere da solo allo strapotere militare occidentale.
 
Nei mesi scorsi, dopo la caduta di Tripoli, Gheddafi lanciò l'indicazione a tutti i soldati e membri delle milizie popolari, di lasciare le divise e mescolarsi al popolo o addirittura formare bande in apparenza alleate al CNT. Furono distribuiti al popolo milioni di Kalashnicov, pistole, fucili, armi leggere, munizioni, mentre mortai e missili a corto raggio, sono quelli portati via dai reparti regolari lealisti al momento dello sganciamento e da quel momento si può pensare che il comando militare della Jamahiriya, abbia avviato la strategia di lunga durata (…ma non è detto, che sia molto lunga) della Liberazione Nazionale attraverso il Fronte di Liberazione della Libia, con l’Esercito di Liberazione Libico come braccio militare. Infatti il 1 novembre si è svolto un Congresso della Resistenza Libica con tutte le varie componenti, sotto indicate: dai comandi militari, ai leader tribali, compresi esponenti dei Comitati popolari, delle Donne e dei giovani, dove è stato nominato Saif al Islam come leader ufficiale.
 
Vediamo come questo processo si sta definendo sul campo e su quali basi popolari poggia e quale la sua operatività militare.
 
C'è da premettere un dato molto importante e primario in questa strategia: l'assoluta coesione ed omogeneità politica, militare e culturale di questo fronte, in quanto tutto interno alla realtà sociale e culturale della società e storia della Libia, ed i suoi combattenti vengono dall'esercito nazionale libico e dalle milizie popolari, espressione di base del popolo libico e dalle sue vari componenti etniche. In questo aspetto è fondamentale l'unità e l'alleanza con la popolazione dei Tuareg, non solo per motivi militari, essendo essi considerati storicamente come i migliori guerrieri del deserto, ma anche per motivi geostrategici. Infatti il popolo Tuareg, oltre a controllare praticamente tutto il sud della Libia, è presente e determinante negli equilibri interni in cinque paesi confinanti: Niger, Ciad, Algeria, Egitto, Sudan.
 
Questo significa una presenza ed il controllo su un'area geografica quasi il doppio della Libia stessa.
 
Il blocco sociale e popolare su cui si basa la resistenza.
 
Il Fronte ha chiamato a raccolta le varie componenti sparse nel paese occupato dalla NATO e dai suoi agenti del CNT, essenzialmente su un programma generale fondato su quattro punti:
 
-        lotta per l'indipendenza nazionale contro gli invasori stranieri della NATO ed i loro mercenari;
-        lotta per la riconquista delle ricchezze nazionali, contro la rapina dei nuovi colonizzatori;
-        lotta per la difesa delle dignità e identità nazionali libiche, nel rispetto delle tradizioni e diversità delle sue varie componenti integranti;
-        lotta al fondamentalismo integralista, come oppressore dell'emancipazione del popolo.
 
Su queste basi oltre alle componenti istituzionali della Jamahirya libica, araba, popolare e socialista (Esercito nazionale, polizia, milizie popolari, comitati rivoluzionari, organizzazioni delle donne, degli studenti, ecc.), è stato possibile chiamare all'alleanza ed all'unità le altre componenti storiche della società libica, che vanno dai già citati Tuareg, alle varie Tribù che formano l'ossatura sociale e culturale del paese; già da ora fanno parte di questo Fronte le Tribù dei Warshfanaa, Waled Ben, Wafala, Alnnwahi Alrabaa, Aljfarah, Almashashia, Al Kadhafi, di Barqa, che sono con i Tuareg le più forti e numerose, e sono presenti nei due terzi del paese.
 
Anche il Consiglio delle Tribù Libiche, avrà un peso vitale per il processo di liberazione nazionale del paese; essorappresenta circa 2000 tribù, e già a settembre aveva mandato all’Unione Africana, un messaggio in cui rifiutava il riconoscimento del CNT come estraneo alla realtà sociale della Libia e proclamava la lotta ad oltranza contro l’occupazione del paese da parte della NATO... " Noi non abbiamo e non accetteremo alcuna altra autorità, che l'autorità che abbiamo scelto con il nostro libero arbitrio, che è il Congresso del Popolo e dei Comitati del Popolo, e la sua leadership popolare e sociale, e ci opporremo con tutti i mezzi disponibili, contro la NATO ed i suoi mercenari da loro nominati e pagati…". ( 2 settembre 2011)
 
Nel sud della Libia, nel cosiddetto Sahel, un area totalmente desertica, dove la vita è solo in città e villaggi, per il resto, solo i cammelli e le popolazioni locali possono sopravvivere a temperature oltre i 50 gradi ed alla sabbia rovente, qui vi sono le zone liberate della Libia, ed è qui la retrovia logistica e militare del FLL; qui il Fronte ha i suoi depositi, organizza e prepara le unità, qui si riformano nuove strutture simili ai Comitati Popolari per decidere collettivamente; qui si raccolgono le forze lealiste e i volontari per la Resistenza.
 
Un aspetto nuovo ed interessante, in quanto apre nuovi scenari in tutto il continente africano, sono i messaggi di solidarietà e disponibilità ad entrare nel Fronte, non come mercenari, come indicato dalla stampa NATO occidentale, ma sulla base di una solidarietà africana, da parte di molte tribù e comunità di vari paesi come il Niger, il Mali, Sudan, Ciad, Mauritania, Ghana ed altre, che hanno messo a disposizione la volontà di migliaia di combattenti per la liberazione della Libia, come pezzo di Africa occupata da liberare. Questo anche perché negli ultimi anni Gheddafi si era rivolto all'Africa, come nuova prospettiva di politiche di rovesciamento degli attuali sistemi di sfruttamento, oppressione e rapina delle risorse dei popoli; infatti sono stati di centinaia di milioni di dollari gli aiuti in infrastrutture, in forniture di gas e petrolio a prezzi stracciati, di sostegno a politiche economiche che cercavano di rendersi indipendenti dalle razzie delle multinazionali.
 
 

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