da Stampa araba / articoli - di Islamonline.net (redazionale)
martedì, 08 marzo 2005
La difesa del Libano dipende dall’alleanza con la Siria
Guardando la tv non si
direbbe, ma in Libano esiste una vasta corrente politica e d'opinione
favorevole alla permanenza delle truppe siriane. Hezbollah, protagonista della
guerra di liberazione del Libano del sud, fa parte di tale schieramento.
Nella sua prima e più importante
sortita, il polo libanese alleato della Siria lancia un’offensiva coordinata
capeggiata da Hezbollah, che dichiara il suo netto appoggio a Damasco. Il
Segretario generale di Hezbollah, Hasan Nasrallah, ha indetto un grande raduno
popolare per il giorno 8-3-2005 in piazza Riyad al-Sulh, nel centro di Beirut,
per protesta contro l’intervento internazionale nelle vicende interne del
Libano e per manifestare l’apprezzamento ed il ringraziamento della Siria per
quello che ha fatto per il Libano.
Hezbollah ha dichiarato che non getterà le armi nonostante la pressione
internazionale, perché i libanesi hanno ancora bisogno dei combattenti per
proteggere il Paese da Israele, ribadendo che la protezione del Libano dipende
dall’alleanza con la Siria.
Durante una conferenza stampa tenutasi nella periferia sud di Beirut a seguito
di una riunione che ha raggruppato i partiti che rifiutano l’offensiva contro
la Siria, Nasrallah ha dichiarato quanto segue: “Invitiamo per martedì 8 marzo
2005 ad un raduno popolare in piazza Riyad al-Sulh, nel centro di Beirut, e non
nella Piazza dei Martiri laddove i manifestanti anti-siriani manifestano”.
Nasrallah ha designato l’obiettivo della manifestazione: “Il rifiuto
dell’intervento internazionale contrario ai concetti di libertà, sovranità ed
indipendenza del Paese”. Nasrallah ha dichiarato, inoltre, il suo pieno rifiuto
del ritiro delle forze siriane dal Libano in base alla risoluzione 1559
dell’ONU.
Il Presidente siriano Bashar al-Asad aveva dichiarato sabato scorso che
ritirerà tutte le forze armate siriane dal Libano in due fasi. La prima fase
prevede un ritiro verso la valle del Beqa’a, dopo di che vi sarà il ritiro
totale verso il confine siriano. Il calendario del ritiro sarà oggetto della
riunione di esponenti dei due Paesi che si terrà nel corso di questa settimana.
Nasrallah ha aggiunto che “il ritiro deve rispettare gli Accordi di Ta’if nonché la volontà e gli interessi dei
due Paesi”, ed ha poi ricordato che il Libano e la Siria sono ancora in stato
di guerra con Israele.
Bashar al-Asad aveva criticato in precedenza la risoluzione 1559 durante il suo
discorso al Parlamento siriano tenuto sabato scorso, considerandola contraria
alla Carta delle Nazioni Unite, poiché non è stata varata dietro richiesta dei
Paesi interessati, cioè il Libano o la Siria. Il Presidente siriano ha anche
precisato che “gli Accordi di Ta’if forniscono lo strumento per il ritiro delle
forze armate siriane dal Libano, cosa che invece manca alla Risoluzione 1559”.
Nasrallah ha chiesto di svelare la verità sull’uccisione del ex Primo Ministro
Rafiq al-Hariri e di tutti coloro che sono stati uccisi in quell’atto
criminale.
In risposta alle mosse anti-siriane da parte di alcuni esponenti
dell’opposizione, Nasrallah ha ribadito il ruolo della Siria in Libano: “La
Siria ha dato tanto, realizzato molto, fatto dei sacrifici, e non è giusto
ignorarlo”. Ed ha poi aggiunto che “l’alleanza con la Siria protegge l’esercito
e la resistenza libanese, e fin quando il Libano avrà bisogno di protezione,
avrà anche bisogno della resistenza e delle armi della resistenza”.
“Il Libano poggia sull’accordo tra tutti i suoi figli, e non è ammissibile fare
a meno di una qualsiasi delle sue parti”. Notevole nel discorso di Nasrallah è
stata la sua attenzione al dialogo con tutte le forze sociali dentro il Libano,
e non solo con Hezbollah, in difesa del “progetto di Stato” quale progetto che
tutela tutti i libanesi e la continuazione della resistenza in difesa
dell’onore e della patria. Nasrallah ha continuato dicendo: “Gli USA ed Israele
voglio diffondere il caos in Libano per creare i pretesti per un intervento
internazionale”, ed ha espreso infine ottimismo verso il ritiro definitivo dei
soldati israeliani dalle Fattorie di Shebaa occupate.
Fonte: Islamonline.net, 6/3/2005
Tradotto da Saad Choukair per
Aljazira.it
La lista dei movimenti che sostengono
la manifestazione di oggi. Da notare con lo Hizb Allah i movimenti
sunniti, laici e cristiani, tra
cui i maroniti – Marada di Zghorta (Nord) e la Falange – Kataeb.
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1- Le mouvement Amal : le député Ayyoub Hmayed
2 - Le parti Marada : le ministre Sleimane Frangié
3 - La Jamaa Islamiya : cheikh Fayçal Mawlawi (secrétaire général)
4 - Le Parti syrien national social : Gebran Araygi (président)
5 - Le Parti Kataëb : l’ancien ministre Karim Pakradouni
6 - Le Parti démocrate libanais : le ministre Talal Arslane
7 - Le Parti Tadamoun : Émile Rahmé
8 - Le Mouvement de la lutte libano-arabe : le député Fayçal Daoud
9 - Le Rassemblement des comités et des ligues populaires : le député Béchara
Merhej
10 - Le Parti Tachnag : Hovig Mokhtarian (président)
11 - Le Parti de l’Ittihad : Le ministre Abdel Rahim Mrad
12 - Le Mouvement Tawhid : cheikh Bilal Chaabane
13 - La Ligue populaire : l’ancien député Zaher Khatib
14 - L’Organisation populaire nassérienne : le député Oussama Saad
15 - L’Association de bienfaisance islamique : l’ancien député Adnane Traboulsi
16 - Le Parti du dialogue national : Fouad Makhzoumi
17 - Le Baas syrien : le ministre Assem Kanso.
Almeno un milione in piazza con Hezbollah
BEIRUT
- Sono almeno un milione i manifestanti che
sono scesi oggi in piazza a Beirut, in risposta all'appello del movimento
sciita Hezbollah per una grande dimostrazione a sostegno della Siria e contro
l' ''ingerenza straniera''. Lo ha constatato un giornalista dell'Ansa nella
capitale libanese.
In attesa che gli oratori prendano la parola dal grande palco allestito nella centrale piazza Riad el Solh, i manifestanti scandiscono slogan contro gli Stati Uniti e Israele: ''L'America e' la fonte del terrorismo'', ''Sharon il Libano sara' la tua tomba'', grida la folla. Altri sventolano solo bandiere nazionali libanesi e inalberano cartelli con su scritto 'Grazie alla Siria di Assad', 'No all'America', 'No a Israele', 'No alla 1559' (la risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu che richiede il ritiro siriano dal Libano e il disarmo di Hezbollah).
Molti manifestanti mostrano ritratti del presidente siriano Bashar al-Assad e copie del Corano, ma anche cartelloni con su scritti i nomi dell'ex premier Rafik Hariri (ucciso nell' attentato del 14 febbraio a Beirut) e di 'martiri' della resistenza armata contro l'invasione israeliana del Libano conclusasi nel maggio 2000. Alcuni manifestanti che avevano scandito slogan contro il leader druso dell'opposizione Walid Jumblatt sono stati subito richiamati all'ordine dai militanti di Hezbollah, che alla vigilia ha fatto sapere di voler mantenere un carattere strettamente ''nazionale'' della dimostrazione.
Fonti giornalistiche locali calcolano che il movimento sciita assicuri la presenza di almeno il 75 per cento dei manifestanti che continuano a confluire nella piazza Riad el-Solh, dove non e' escluso che questo pomeriggio possa prendere la parola il leader di Hezbollah, sheikh Hassan Nasrallah.