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La situazione in Medio Oriente
 
Dichiarazione di Angelo Alves, membro del Comitato Politico del Partito Comunista Portoghese
 
31 luglio 2006
 
1 - Il Partito Comunista Portoghese ritiene necessario riaffermare la sua posizione di forte condanna degli attacchi israeliani che rappresentano autentici crimini di guerra, violano i più elementari diritti umani e le convenzioni internazionali e rivelano la natura terrorista della politica dell’attuale governo israeliano.
 
2 - Continuiamo a ricevere testimonianze ed accuse in merito all’uso di armamenti non convenzionali come il fosforo bianco e le armi laser e ad indiscriminati attacchi contro i civili, comprese le colonne di rifugiati, che, se dovessero essere confermati, non possono restare impuniti.
 
3 - Quale risultato di questa scalata della violenza israeliana – con la connivenza e l’appoggio degli USA e dell’Unione Europea – la situazione nel già esplosivo Medio Oriente è oggi tra le più tese e pericolose degli ultimi decenni e l’estendersi dei conflitti rappresenta un pericolo crescente.
 
4 - La propaganda israeliana, appoggiata dalle dichiarazioni ufficiali delle grandi potenze occidentali, si sforza di nascondere ciò che appare sempre più chiaro: la cattura dei soldati israeliani in Libano e Palestina (…) è stata semplicemente una scusa per aprire due fronti di offensiva da parte dell’esercito israeliano a Gaza e in Libano. Noi siamo testimoni del lancio di una cortina fumogena di disinformazione nei media occidentali (…). Viene nascosto il fatto che la cattura dei soldati israeliani nella Striscia di Gaza era stata preceduta da due mesi di bombardamenti israeliani. Viene nascosto il fatto che l’esercito israeliano opera regolarmente “incursioni” in Libano, fin dal momento del suo ritiro nel 2000, e che continua ad occupare parte del territorio libanese. Viene nascosto il fatto che esiste una storia di occupazioni e massacri israeliani del popolo libanese e dei campi di rifugiati palestinesi in Libano. Viene nascosto il fatto che Israele tiene confinati nelle sue prigioni 9.000 prigionieri politici palestinesi e libanesi, che nel corso degli ultimi 6 anni ha arrestato 4.500 palestinesi, a cui recentemente si sono aggiunti 8 ministri e 25 deputati palestinesi e che ha rifiutato diverse offerte di scambio di prigionieri.
 
5 - Ci troviamo di fronte ad un’azione aggressiva deliberata, calcolata e preparata, ad un tentativo di distruggere, da un lato, l’Autorità Palestinese e, dall’altro, il Libano quale stato indipendente. In tal modo, l’attuale crisi non può essere separata dall’intera storia della cruciale questione palestinese, in cui l’atteggiamento israeliano è caratterizzato da una politica di annessione dei territori, di minacce, interferenza e violenza contro i vicini e di controllo delle risorse naturali come l’acqua – che è una delle ragioni dell’invasione in corso del Libano e dell’obiettivo di creare una cosiddetta area di “interposizione”, controllata da forze militari al servizio degli interessi di Israele. L’offensiva in corso non può neppure essere separata dalla costruzione del “muro sionista”, dalla dichiarazione unilaterale da parte di Israele circa la definizione dei confini con l’annessione di territori palestinesi e, infine, dal deliberato deterioramento delle condizioni di vita del popolo palestinese, sprofondato in una situazione di catastrofe umanitaria.
 
6 - Israele, di gran lunga la più forte potenza militare e nucleare nel Medio Oriente, invoca il proprio diritto alla difesa, ma la verità è che l’offensiva di oggi è parte di un più ampio progetto diretto dagli USA (…). Questo piano aspira all’annichilimento di parecchi paesi in quanto stati sovrani (…). Un piano che si propone anche di cancellare e ridurre al silenzio ogni movimento popolare di resistenza contro questi obiettivi e di negare il diritto dei popoli a difendere la propria indipendenza e sovranità.
 
7 - Israele, forse il paese che ha violato il maggior numero di risoluzioni dell’ONU, un paese la cui storia è segnata dalle aggressioni contro altri popoli e da una politica di terrorismo di stato condotta dai governi che si sono succeduti, ora invoca le risoluzioni delle Nazioni Unite per giustificare l’aggressione. Ma anche qui domina la disinformazione: la risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è isolata dalle innumerevoli risoluzioni sul cosiddetto conflitto israelo-palestinese – alla cui luce Israele è un paese fuorilegge – e il suo contenuto è distorto, poiché si nasconde che esso rimanda alla risoluzione dei problemi delle milizie militari nel contesto della sovranità e dell’integrità territoriale del Libano.
 
8 - L’offensiva israeliana in Libano rivela pure due nuovi fattori nell’analisi della situazione in Medio Oriente: il primo è quello che configura una più attiva partecipazione di Israele nei piani nordamericani di dominio del Medio Oriente (…). Il secondo è il già dichiarato desiderio dell’Unione Europea di intervenire direttamente nella regione (…).
 
9 - Le cosiddette “soluzioni” in discussione nel meeting di Roma non rappresentano null’altro che la prosecuzione degli obiettivi essenziali di questa operazione: rafforzare l’idea del Libano come stato mancato; creare le condizioni per un cambio di regime più favorevole agli interessi israeliani e nordamericani, che riduca il Libano alla condizione di protettorato; avviare la rioccupazione di una parte del territorio libanese, attraverso l’occupazione diretta israeliana oppure attraverso la dislocazione di una forza militare della NATO o dell’Unione Europea e, infine, riaffermare l’egemonia del blocco israeliano/USA nel Medio Oriente. Allo stesso tempo, Israele opera per distrarre l’attenzione della cosiddetta “comunità internazionale” dai crimini che continua a commettere nei territori palestinesi (…)
 
10 - Ciò che sta avvenendo in Medio Oriente e in Asia Centrale è la diretta conseguenza della sempre più feroce politica di guerra, occupazione, interferenza e ricatto nell’area, diretta dagli USA, da Israele e dalle potenze europee occidentali. Il saccheggio delle risorse naturali, il controllo dei flussi delle materie prime energetiche e il consolidamento delle posizioni geostrategiche nella regione sono alla radice delle guerre in corso in Afghanistan, Iraq, Palestina e Libano (…). E’ venuto il momento di arrestare e rimuovere le conseguenze che la prosecuzione di tali politiche potrebbero avere su tutto il genere umano. E’ venuto il momento di lasciare posto alla pace, alla risoluzione politica dei conflitti e alle reali aspirazioni dei popoli.
 
11 - La soluzione in grado di garantire una pace giusta e durevole in Medio Oriente deve per forza implicare il diritto di tutti i popoli del Medio Oriente alla sovranità e all’indipendenza, all’assenza di interferenze straniere, al ritiro dell’esercito israeliano da tutti i territori libanesi e dai territori occupati della Palestina e a quello degli eserciti che occupano Iraq e Afghanistan.
 
12 - La questione palestinese assume particolare importanza in questo contesto. Solo il ritorno dell’esercito israeliano alle posizioni precedenti alle occupazioni del 1967 e la distruzione del muro sionista; solo lo smantellamento di ogni tipo di insediamento israeliano che rende insopportabile la vita di questi popoli; solo la fine dell’assedio di Gaza; solo il riconoscimento, espresso in diverse risoluzioni dell’ONU, del diritto del popolo palestinese alla costruzione di un proprio Stato, libero, indipendente e vitale, con capitale Gerusalemme Est, fianco a fianco di Israele e in grado di risolvere la questione dei rifugiati palestinesi, in accordo con le risoluzioni dell’ONU. Solo a queste condizioni potremo parlare di una vera pace giusta e durevole nella regione.
 
13 - Il ritiro immediato delle forze israeliane dal Libano e lo scambio di prigionieri, quale fattore di fiducia costruttiva, sono due misure che possono condurre immediatamente alla fine dei massacri. Nessun’altra misura che implichi in pratica la rioccupazione del Libano risolverà la questione o contribuirà allo smantellamento delle milizie libanesi, in un contesto in cui per il PCP va riaffermato il diritto del popolo libanese e di tutti i popoli del mondo alla resistenza all’occupazione militare.
 
14 - Queste sono le ragioni di fondo per cui il PCP si opporrà alla dislocazione di una forza militare internazionale sul territorio libanese e contrasterà frontalmente la partecipazione del Portogallo ad una forza di occupazione.
 
15 - Il PCP critica l’azione del governo portoghese (…) che tutto quello che ha saputo fare, di fronte al fatto che cittadini di una nazione venivano ridotti nella condizione di rifugiati di guerra (…), è stato solo appellarsi al “contenimento”, allineandosi al punto di vista ufficiale della Casa Bianca, mentre dichiarava la sua disponibilità a partecipare a una forza di rioccupazione in Libano. Tale azione è contraria ai principi della Costituzione della Repubblica Portoghese (…). E’ per questo che il PCP chiede al governo portoghese di recedere dalla politica di totale allineamento agli interessi imperialisti, di condannare con forza le atrocità israeliane e di solidarizzare con i popoli che subiscono l’aggressione e l’occupazione.
 
16 - Il PCP, unendosi a più di 60 partiti comunisti e progressisti di tutto il mondo che, in un comunicato congiunto, hanno espresso la loro solidarietà al popolo e alle organizzazioni progressiste che in Israele, Palestina e Libano e in tutto il Medio Oriente conducono la lotta per una pace giusta e durevole nella regione, rivolge un appello ai lavoratori e al popolo portoghesi, perché, con ogni mezzo a loro disposizione, facciano sentire la loro voce solidale (…) e partecipino a tutte le dimostrazioni convocate a Lisbona e ad Oporto da decine di organizzazioni, compreso il PCP.
 
La pace in Medio Oriente è possibile; è compito del popolo portoghese e dei popoli di tutto il mondo lottare per ottenerla.
 
Lisbona, 25 luglio 2006 
 
 
Traduzione dall’inglese di Mauro Gemma per www.resistenze.org