www.resistenze.org - popoli resistenti - libano - 18-09-06

Il Partito Comunista Portoghese si oppone all’invio di una forza militare in Libano
 
http://www.pcp.pt
 
30 agosto 2006
 
Il Partito Comunista Portoghese (PCP) aveva già espresso la sua ferma opposizione all’invio di una forza militare portoghese in Libano. La posizione favorevole del Consiglio Superiore di Difesa Nazionale a un tale invio non modifica in nulla questa opposizione del PCP, andando a rafforzare le preoccupazioni in merito agli orientamenti seguiti in politica estera e di difesa nazionale che, in contraddizione con quanto previsto dalla Costituzione, stanno coinvolgendo pericolosamente il paese in operazioni di aggressione in teatri di guerra, che non hanno nulla a che vedere con gli interessi dei portoghesi e la causa della pace. Il PCP pensa che il contributo migliore che il Portogallo può dare alla pace e alla sicurezza internazionale è quello di battersi, in accordo con quanto previsto dall’articolo 7 della Costituzione della Repubblica, contro ogni forma di colonialismo e imperialismo, per il disarmo, per il rispetto della sovranità degli Stati e la soluzione negoziata dei conflitti, per il rispetto del diritto internazionale che, con ogni evidenza, né Israele né gli USA, né le grandi potenze dell’Unione Europea stanno rispettando in Medio Oriente.
 
Il PCP richiama l’attenzione sul fatto che la posizione del Governo non rispetta i presupposti e le condizioni pubblicamente annunciati, in particolare in relazione al mandato e agli obiettivi della missione che, come è noto, costituiscono un problema particolarmente delicato.
 
Il PCP sottolinea ancora una volta che né la condizione di membro dell’Unione Europea né quella di membro delle Nazioni Unite obbligano al coinvolgimento militare del Portogallo in Libano, tanto più nel quadro di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che non condanna Israele, non esige il suo ritiro dal Libano, non menziona neppure i crimini che quotidianamente le truppe israeliane continuano a commettere nei territori occupati della Palestina.
 
(…) Il contributo che il Portogallo può dare alla pace e alla sicurezza risiede, non nel suo coinvolgimento militare, ma nell’agire con perseveranza sul piano politico e diplomatico per la soluzione del problema nazionale palestinese, che rappresenta il problema centrale di tutta la regione, esigendo il ritiro di Israele da tutti i territori arabi occupati nel 1967, la fine degli insediamenti dei coloni e del muro, la liberazione delle migliaia di prigionieri e il ritorno dei rifugiati, l’applicazione delle risoluzioni dell’ONU che riconoscono al popolo palestinese il diritto a un proprio Stato indipendente e sovrano con capitale Gerusalemme.
 
Traduzione dal portoghese per www.resistenze.org a cura del
Centro di Cultura e Documentazione Popolare