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da http://www.kaosenlared.net/noticia.php?id_noticia=23853
Nasrallah: “Hezbollah ha vinto la guerra contro Israele”
 
22 settembre 2006
 
Centinaia di migliaia di libanesi hanno celebrato oggi la vittoria storica di Hezbollah su Israele insieme ad Hassan Nasrallah. La manifestazione è stata un’autentica prova di forza di Hezbollah, che esprime la sua volontà di rispettare la tregua, senza essere disposto a consegnare le armi. E che sollecita la creazione di un governo di unità nazionale. A sua volta, Chavez è stato proclamato amico del Libano.
 
Hassan Nasrallah ha affermato di fronte alle centinaia di migliaia di libanesi che partecipavano alla manifestazione: “Hezbollah ha vinto la guerra contro Israele”.
 
Il leader degli sciiti libanesi e di buona parte della popolazione ha proclamato tra le macerie dei quartieri di Beirut sud, devastati dalle bombe israeliane, che la vittoria è stata il risultato dello sforzo di un popolo che non è intenzionato a farsi piegare da nessuno.
 
I cittadini hanno proclamato nell’entusiasmo la vittoria storica di Hezbollah su Israele, alla presenza del leader della milizia, Hassan Nasrallah, che non appariva in pubblico da più di due mesi.
 
Nasrallah è apparso in forma inaspettata, sorridente e con le braccia levate di fronte all’ovazione della folla, dicendo: “Abbiamo ottenuto una grande vittoria divina, storica e strategica (…). In che modo un gruppo di combattenti avrebbe potuto vincere l’esercito più forte e più equipaggiato del mondo senza l’aiuto di Dio?”.
 
Nasrallah ha spiegato di aver voluto assistere al “Festival della vittoria”, sebbene la sua presenza costituisse un pericolo per la sua persona e per i partecipanti, a causa di un possibile attacco israeliano, perché riteneva un dovere stare con il suo popolo.
 
I manifestanti hanno scandito il suo nome e hanno gridato: “Nasrallah, Nasrallah, la vittoria è nostra”, agitando le bandiere gialle della milizia di Hezbollah e gigantografie di Nasrallah.
 
Egli ha continuato: “Non siamo una resistenza di improvvisatori, ma una resistenza che usa la ragione, la pianificazione, gli armamenti, l’addestramento e la mobilitazione. Questo è il segreto della vittoria che oggi celebriamo”, ha sottolineato.
 
La manifestazione è stata una vera prova della forza reale di Hezbollah e si è celebrata 40 giorni dopo l’entrata in vigore della cessazione del fuoco con Israele, il cui esercito continua naturalmente ad essere presente in alcuni punti del sud del paese. Secondo la catena televisiva di Hezbollah, Al Manar, questa festa della vittoria rappresenta una specie di referendum a favore della milizia e della resistenza armata di Hezbollah.
 
Israele, dopo 34 giorni di attacchi contro il popolo libanese, non è riuscito a distruggere l’arsenale di Hezbollah, che rispetta la tregua, ma che non è disposto a consegnare le sue armi, dal momento che il mal equipaggiato esercito libanese sarebbe incapace di garantire la sicurezza del paese.
 
Per Hezbollah (sono parole di Nasrallah) “Non vogliamo sorvegliare per sempre le nostre armi (…). Ma disarmare la resistenza, su ordine di questo Stato e di questo regime e in questo momento, significherebbe lasciare il Libano esposto alle bombe e ai crimini israeliani”.
 
Hezbollah ritiene necessaria la creazione di un governo di unità nazionale e la costruzione di uno Stato “più forte”.
 
Il leader di Hezbollah ha ricordato che la milizia è in possesso di più di 20.000 razzi ed ha assicurato che la rafforzata Forza di Intervento dell’ONU in Libano (Unifil) non intaccherà l’arsenale di Hezbollah.
 
Hassan Nasrallah, riferendosi all’unità del Libano, ha detto: “Sul sangue dei nostri martiri, noi oggi affermiamoche qualsiasi parola in merito a divisioni in Libano sarà considerata parola israeliana, qualsiasi parola che faccia accenno al federalismo o a cantoni sarà considerata parola israeliana” e ha sottolineato: “Sentiamo che il nostro destino è vivere uniti in un solo stato”.
 
Hezbollah e i suoi militanti di base gradiscono la solidarietà di Chavez
 
Hugo Chavez, che ieri ha criticato il presidente statunitense George W. Bush all’Assemblea Generale dell’ONU, si è trasformato per il suo valore in una persona apprezzata da Hezbollah e dai suoi militanti di base.
 
“Grazie Chavez!”, recitavano grandi striscioni collocati da attivisti nei quartieri meridionali di Beirut, devastati dall’aviazione israeliana in luglio e agosto.
 
Questi quartieri umili, dove Hezbollah ha le sue basi, sono pieni di immagini di Chavez in camicia rossa e con il pugno alzato, che chiede una cosa logica in un mondo illogico: che Israele sia “giudicato per i suoi crimini” commessi durante l’offensiva dei 34 giorni contro il popolo libanese (1.200 morti). In altri cartelli, Chavez appare insieme al leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, vicino ad uno dei ponti distrutti dall’aviazione israeliana.
 
Una frase ricorda “la coalizione da Gaza a Beirut, passando per Damasco, Teheran e per il fratello Chavez”, citando testualmente il leader di Hezbollah.
 
Ieri Chavez ha definito Bush “diavolo”, “tiranno” e “bugiardo” in un discorso duro e chiaro davanti all’Assemblea Generale dell’ONU, in cui ha detto che il suo omologo statunitense rappresenta una minaccia per l’umanità.
 
Il leader venezuelano ha fatto riferimento anche all’offensiva israeliana contro il Libano e ha accusato Washington “di appoggiare questo fuoco imperialista di Israele”.
 
Queste relazioni sembrano preparare un’alleanza antimperialista di nuovo tipo che potrebbe allargarsi ad altri paesi dell’America Latina e dell’Asia.
 
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare