www.resistenze.org - popoli resistenti - libano - 07-10-06

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settimanale del Partito del Lavoro del Belgio (PTB)
Versione in spagnolo di Angeles Maestro
 
Intervista a Marie Nassif-Debs dell’Ufficio Politico del Partito Comunista Libanese
 
Risposte alle domande poste dal PTB
 
Beirut, 25 settembre 2006
 
1. Come giudicate la presenza concreta dell’Unifil in Libano?
 
L’Unifil che si sta costituendo attualmente è molto diversa da quella che era presente in Libano da oltre 30 anni, dopo la Risoluzione 425 dell’ONU.
 
Le differenze tra le due Unifil sono note: in primo luogo, abbiamo la presenza rafforzata di truppe di paesi membri della NATO e, per tanto, collocate indirettamente sotto comando americano. E sebbene gli Stati, a cui appartengono queste truppe, siano grandi potenze, essi, in diverse occasioni, hanno ceduto di fronte all’amministrazione americana riguardo alla soluzione militare dei conflitti, soprattutto in Medio Oriente dove l’esperienza dell’Iraq è ancora una ferita aperta.
 
In secondo luogo, alcuni dirigenti di questi paesi, ad esempio l’Italia, hanno firmato accordi militari con Israele. Ciò ci induce a pensare che i rappresentanti di questi paesi non manterranno l’imparzialità necessaria per il compimento della missione.
 
Inoltre, i rappresentanti della Francia hanno aiutato, in diverse occasioni in questi ultimi anni, l’amministrazione di George Bush a realizzare gli obiettivi di Israele e di alcune fazioni libanesi, sia partecipando alla realizzazione della Risoluzione 1559 – che è stata uno dei momenti di controversia tra libanesi in merito alle armi della Resistenza – che appoggiando la Risoluzione 1701 che ha restituito ad Israele ciò che aveva perso durante la sua aggressione del 12 luglio 2006 contro il Libano: la possibilità di proseguire le sue violazioni delle risoluzioni dell’ONU e di continuare a commettere crimini contro i civili libanesi con il pretesto di impedire a Hezbollah di rafforzare il proprio arsenale militare.
 
2. Come giudicate il comportamento del contingente Unifil? E’ corretto dire che i paesi europei, presenti in Libano, vogliono (ri)colonizzare a proprio beneficio?
 
Durante l’ultima aggressione israeliana contro il Libano, alcune truppe Unifil hanno negato l’aiuto ai civili libanesi. Gli abitanti di Marwahine, il primo villaggio martire, hanno contato 28 morti, caduti nei pressi della base Unifil. Anche oggi, alcuni comportamenti non fanno eccezione, per non dire di più.
 
Nell’aeroporto di Beirut, gli uomini dell’Unifil si sono ingeriti in affari che riguardano la “Sicurezza del territorio”; nel sud del Libano, le truppe internazionali sono molto discrete in merito alle violazioni del nostro territorio da parte degli israeliani: “non hanno visto” e, pertanto, non hanno detto nulla sui cambiamenti della “linea blu” nei villaggi di Kfarkela e Sheeba, tacciono sul “passaggio” dei bombardieri israeliani nel nostro cielo ed anche sulla decisione del governo di Ehoud Olmert di ritardare il ritiro delle sue truppe dai punti che continuano ad essere occupati.
 
Questi comportamenti possono essere considerati come un tentativo di (ri)colonizzazione da parte di alcune grandi potenze? E’ possibile, soprattutto se alcuni statisti europei pensano di poter così conseguire la propria (piccola) fetta di torta nella regione.
 
3. Come giudicare la posizione di questi paesi europei in relazione al duo Israele-USA?
 
Ho richiamato l’attenzione sulla posizione servile di questi paesi rispetto all’amministrazione americana, per il loro comportamento durante la guerra di Bush in Iraq, sebbene Francia e Germania – in un dato momento – abbiano respinto l’ultima guerra.
 
E’ necessario dire che alcuni di questi paesi, non solo hanno aiutato la creazione dello Stato di Israele (espellendo i palestinesi dal proprio paese), ma hanno anche condotto la guerra per sostenerlo; ad esempio, la triplice aggressione del 1956 e tutte le risoluzioni ambigue che si sono votate “a favore” di Israele, tra cui la Risoluzione 242 redatta dal rappresentante della Gran Bretagna alle Nazioni Unite.
 
Appare qui il doppio standard adottato nei confronti degli Arabi e di Israele, sebbene quest’ultimo sia responsabile dichiarato dei massacri contro le popolazioni civili, come in Libano e Palestina, dove i nomi di Qana e Jenin hanno fatto il giro del mondo.
 
Possiamo affermare con chiarezza che il nuovo ordine mondiale si riassume nel modo seguente: una superpotenza che domina tutte le altre e le spinge a fare ciò che vuole, comprese guerre distruttive (Bosnia) e l’appoggio incondizionato alla sua politica di morte (Iraq, Libano, Palestina), perché le sue imprese petrolifere e i suoi fabbricanti di armi abbiano ogni volta più profitti e possano continuare a rubare le ricchezze del Pianeta. Gli altri si accontentano delle “briciole” ricevute benevolmente dal “sovrano del nuovo mondo”. Alla luce di questi fatti comprendiamo meglio la rapidità con cui Angela Merkel ha consegnato i tre sottomarini nucleari ad Israele, prima ancora che asciugasse il sangue dei 600 bambini del Libano massacrati nei rifugi e nelle strade; comprendiamo anche le sue dichiarazioni relative alla presenza tedesca in Libano, il cui “obiettivo” è quello di proteggere Israele…E’ necessario infine affermare che l’Occidente intende risolvere i crimini della Seconda Guerra Mondiale con nuovi crimini. Il popolo arabo non ha mai commesso pogrom o crimini contro l’umanità nei confronti degli ebrei.
 
4. E’ corretto dire che i paesi della NATO vogliono utilizzare le Nazioni Unite come Cavallo di Troia per mettere le mani sul Libano?
 
Gli Stati Uniti in varie occasioni hanno utilizzato l’ONU per agevolare le loro ingerenze e le loro aggressioni contro Stati sovrani in tutti i continenti senza alcuna eccezione, dalla Somalia al Libano, passando per la Bosnia, l’Afghanistan e l’Iraq. Pensiamo che questa organizzazione internazionale sia sempre più debole, soprattutto per il fatto che non assume decisioni, dal momento che tutto viene trasferito al suo “Consiglio di Sicurezza”. E quando il Segretario Generale di questa organizzazione qualche volta cerca di dimostrarsi obiettivo, come accadde nel 1996 dopo il massacro di Qana, venne rapidamente licenziato.
 
Ciò che gli Stati Uniti pretendono dalle Nazioni Unite è la docilità – come avviene oggi con il Libano – o la loro dissoluzione pura e semplice.
 
In quanto agli altri paesi della NATO, si muovono nello stesso senso dell’amministrazione americana che aiutano nella sua strategia destinata ad indebolire ogni possibilità di aiuto internazionale al popolo oppresso… Se no, si sarebbe dovuto negare il voto alle ambiguità della Risoluzione 1701 e si sarebbe dovuto negare l’autorizzazione all’invio di truppe sulla base dell’unilateralismo che contiene, come si sarebbe dovuto respingere le intromissioni israeliane e americane nella politica interna del Libano, che si manifestano tanto attraverso i diktat dell’ambasciatore americano a Beirut, come attraverso le aggressioni israeliane contro questo paese.
 
Ciò che i Governi europei hanno “condannato”, e questa parola è già molto forte, è la risposta “esagerata” di Israele, ma non l’azione militare in sé.
 
La politica seguita è un’arma a doppio taglio, perché la prossima vittima sarà l’Europa e i suoi popoli che già hanno subito le pressioni economiche americane, e noi pensiamo che, nella logica delle cose, queste pressioni non colpiscono solo il settore economico. Le truppe americane in Europa sono capaci di tutto.
 
5. Come i diversi settori e classi della popolazione libanese considerano l’Unifil?
 
Il paese è, nella sua maggioranza, contro la presenza della nuova Unifil “rafforzata”, perchè questa viene per “proteggere” l’aggressore – Israele – contro coloro che soffrono per l’aggressione – i libanesi. Esistono, naturalmente, forze libanesi e i partiti di Saad Hariri e di Walid Joumblat che vogliono farla finita con le armi di Hezbollah. Ma la gente, soprattutto al Sud, chiede una soluzione equilibrata e respinge il fatto che Hezbollah consegni le armi prima che, da una parte, Israele si ritiri dalle fattorie di Sheeba e, dall’altra, liberi i prigionieri libanesi. Senza dimenticare, nell’immediato, le nuove minacce di Israele. Ricordano la brutta esperienza dell’Iraq e, anche, ciò che è successo in Libano durante l’ultima aggressione israeliana.
 
6. Quali sono le rivendicazioni del PC libanese e della resistenza nazionale?
 
La “Resistenza nazionale” e il Partito Comunista Libanese rivendicano, entrambi, una politica più equilibrata da parte delle Nazioni Unite. Fanno appello ai popoli europei perché esigano dai loro rispettivi governi una maggiore trasparenza e, soprattutto, prerogative chiare in merito al ruolo delle forze che inviano nel Sud del Libano. La nuova Unifil, per essere efficace e agire per la pace, deve essere dispiegata sui due lati della “linea blu”, deve anche essere molto ferma di fronte alle infrazioni israeliane e alle aggressioni contro il Libano, e non solamente enumerarle, come avveniva prima, limitandosi a dire che “gli Israeliani hanno commesso 2.400 infrazioni, solo nell’anno 2005”.
 
E’ necessario che il ruolo della nuova Unifil sia più preciso. Questo in quanto alla presenza delle truppe internazionali.
 
D’altro canto, pensiamo che è necessaria un’azione politica da parte dell’Unione Europea, a livello delle Nazioni Unite, soprattutto quando il Segretario Generale di questa organizzazione è delegato a formulare una proposta relativa alla “libanesità” delle fattorie di Sheeba.
 
Una domanda libanese a tale riguardo giace da diversi anni alle Nazioni Unite e documenti su questo argomento esistono, tanto nel Governo francese, presente in Libano fino al 1945, come in Libano.
 
7. Quale valore attribuire alla immensa manifestazione convocata da Hezbollah venerdì 22 settembre a Beirut e, in particolare, che significato ha il discorso di Nasrallah?
 
La manifestazione di Hezbollah di venerdì 22 settembre aveva per oggetto quello di esprimere – per quanto riguarda sia il ventaglio delle forze politiche presenti, che il movimento di massa che si è creato – una nuova dinamica a livello politico libanese. Noi abbiamo chiesto una posizione più precisa da parte di questo partito, in relazione alla formazione di un’opposizione che abbia un programma di cambiamento.
 
Il discorso di H. Nasrallah contiene, per noi, un linguaggio politico nuovo per un partito politico “confessionale”, dal momento che si mette l’accento sulla necessità di uscire dal confessionalismo politico che mina il Libano e lo indebolisce di fronte alle tutele straniere.
 
E’ certo che il Segretario Generale di Hezbollah ha anche parlato “della forza d’urto” di questo partito, che però è diretta verso gli Stati Uniti e Israele.
 
Noi abbiamo sollecitato cambiamenti in relazione al Governo, che non ha fatto altro che esasperare la situazione. Noi pensiamo che la posizione avanzata anche da Hezbollah è quella che va nel senso da noi indicato e che desidera la maggioranza del popolo libanese.
 
Naturalmente, questo discorso ha aperto anche la strada ad alcune forze filo-americane nell’organizzazione di riunioni simili. Senza dubbio, il discorso confessionale (compreso quello maronita) di Samir Geagea e l’assenza di ogni equilibrio nella sua posizione nei confronti della Siria ed Israele dimostra molto chiaramente quello che il PCL affermava rispetto al piano americano per la regione: la divisione del paese in mini-stati confessionali, in competizione tra loro, e nella condizione di dover chiedere aiuto ad Israele per poter continuare a vivere; mentre le transnazionali americane continuano il loro saccheggio delle ricchezze del mondo arabo.
 
8. Quali sono i bisogni immediati degli abitanti del Libano Meridionale e delle altre regioni devastate?
 
Di tutto hanno bisogno gli abitanti del Sud ed anche quelli della Bekaa che ha sofferto la guerra e i massacri nella stessa misura del Sud, perché in questa regione Hezbollah e la Resistenza in generale (nazionale o islamica) sono forti.
 
I danni sono ingenti e il Governo non ha fatto grandi cose fino ad ora. Ci sono, come tutto il mondo sa, più di 18.000 case distrutte, senza parlare delle scuole, dei ponti, delle strade, dei raccolti; e non dobbiamo dimenticare le minibombe e le bombe a frammentazione disseminate nelle città, nei villaggi e nei campi. L’aiuto più urgente prima dell’inverno è quello relativo a case prefabbricate, indumenti pesanti e al funzionamento delle scuole municipali. Allo stesso modo è necessario l’aiuto sanitario: cliniche ambulanti, autolettighe…
 
9. Chi sono gli alleati del popolo libanese nel mondo?
 
Il popolo libanese deve, in primo luogo, contare su sé stesso, sulla sua resistenza e la sua unità nazionale di fronte alla catastrofe e a ciò che si sta preparando contro di lui.
 
Può contare, soprattutto, sul popolo arabo, sui movimenti contro le guerre e le aggressioni nel mondo, ed anche sulla gente della sinistra a cui chiede posizioni più ferme, tanto attraverso il Parlamento Europeo e i Parlamenti nazionali in Europa, quanto attraverso i Governi dei paesi antimperialisti: e qui non possiamo che salutare le posizioni del Presidente venezuelano, Hugo Chavez, così come quelle di molti Governi nel mondo.
 
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare