www.resistenze.org - popoli resistenti - libano - 05-12-06
Da: www.lcparty.org
http://www.lcparty.org/041206_12.html
Gli Stati Uniti sostengono Siniora contro la collera popolare
Sullo sfondo la creazione di una base militare in Libano
Marie Nassif-Debs, dirigente del Partito Comunista Libanese
La crisi politica, che ha colpito il Libano dopo l’ultima aggressione militare israeliana, conosce, da qualche giorno, una nuova recrudescenza, la più violenta e pericolosa manifestatasi dopo la guerra civile del 1990.
Tale scalata è da attribuire al fatto che il governo libanese, diretto da Fouad Siniora (che è stato tra i più vicini collaboratori dell’ex Primo ministro assassinato Rafic Hariri), rifiuta di prendere sul serio il grande movimento di protesta contro la sua politica e, conseguentemente, di lasciare la scena politica libanese, soprattutto dopo che sei ministri hanno già rassegnato le dimissioni, e di prendere atto che, secondo l’accordo di Taef (divenuto parte integrante della Costituzione nel 1990), i governi dovrebbero basarsi sulla partecipazione di tutte le confessioni religiose in proporzione al numero dei loro aderenti. Inoltre, il Primo ministro non nasconde certo di fare appello a sostegni sia sulla scena regionale che su quella internazionale. In tal modo, negli ultimi tre giorni della settimana scorsa, abbiamo potuto constatare come capi di Stato e ministri, dal Golfo arabico all’America del Nord, abbiano gridato la loro solidarietà con il governo “democratico” assediato da un milione e oltre di libanesi “venduti allo straniero” e “guidati da Iran e Siria”!
E ciò che irrita di più in questi attestati di solidarietà “democratica” contro un movimento di protesta libanese, è che essi provengono da Condoleeza Rice, la rappresentante di un’amministrazione accusata dei più grandi crimini contro l’umanità ed anche dai due regimi dell’Arabia Saudita e dell’Egitto noti per la mancanza di rispetto delle libertà democratiche nei loro rispettivi paesi. Inoltre, la Francia (di Chirac e di quella che tenta di rimpiazzarlo) ha anch’essa preso le parti di un gruppo di libanesi che è stato fino al 2005 rappresentante tra i più convinti della tutela siriana.
Tali posizioni, a detta di molti, costituiscono la ragione per cui il governo libanese rifiuta di discutere le rivendicazioni dell’opposizione, comprese quelle il cui unico scopo è di entrare nel governo o di migliorare la propria presenza nella compagine. E la lotta accanita per salvaguardare privilegi e interessi stupisce molto quando si consideri che ci si dimentica di parlare del piano economico presentato sotto il titolo “Paris 3” e basato su due punti essenziali: il primo è quello relativo alle privatizzazioni di tutti i servizi considerati di utilità pubblica con un obiettivo più generale, vale a dire la soppressione graduale del settore pubblico e della funzione pubblica. Quanto al secondo punto, esso va ricercato nell’imposizione di nuove imposte indirette e nell’aumento delle tasse esistenti (tra cui la TVA) accompagnati dalla riduzione di salari e pensioni, così da rendere l’economia più compatibile con i criteri imposti dalla Banca mondiale e da privare di difese il Libano, tanto sul piano economico che su quello politico, di fronte alle transnazionali; il che lo trasformerebbe in un nuovo paradiso fiscale per i “ricchi” del Pianeta.
La crisi libanese attuale è dunque così acuta che le soluzioni tradizionali si dimostrano incapaci di risolverla come nel passato. In particolar modo perché l’ingerenza statunitense, che è venuta a sostituire la tutela siriana (che gli Stati Uniti avevano sponsorizzato), si manifesta non solo in ambito politico, attraverso i diktat pronunciati dal loro ambasciatore in Libano, David Fieltman, ma anche in ambito militare… Del resto, sono stati avviati progetti al fine di costruire una nuova base americana nella regione di Jbeil: ciò chiuderebbe il cerchio sul piano della ripartizione delle basi americane nel Mediterraneo orientale e assicurerebbe maggiore sicurezza a Israele, agevolando i suoi piani e quelli dell’amministrazione americana tendenti a trasferire decine di migliaia di nuove famiglie palestinesi in Libano, e ad impedire a quelle già presenti (circa 60.000 per un totale di 360.000 persone) di rientrare nel proprio paese secondo le risoluzioni delle Nazioni Unite che parlano del diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi.
Quale piano potrebbe farci uscire dalla crisi, impedendo il ritorno di una nuova guerra civile, che gli Stati Uniti stanno preparando tra le comunità sunnite e sciite del paese?
Noi pensiamo che il piano migliore potrebbe essere quello in grado di risolvere le crisi politiche che si manifestano tanto sul piano della rappresentatività del parlamento (formato in seguito al ritiro dei siriani nel 2005, secondo una legge elettorale ingiusta e messa a punto dagli stessi siriani nel 2000) che sul piano del potere esecutivo (presidente della Repubblica e governo).
Tale piano potrebbe contenere i seguenti punti:
1- Le dimissioni del governo di Fouad Siniora e la costituzione di un governo provvisorio con una durata di tre mesi, allo scopo di promulgare una nuova legge elettorale (che la maggioranza dei libanesi vorrebbe basata sul proporzionale e al di fuori delle quote confessionali).
2- Con la promulgazione della legge elettorale, dovranno aver luogo elezioni legislative anticipate per eleggere un nuovo parlamento.
3- Il nuovo parlamento eleggerà un nuovo presidente della Repubblica che avrà come primo compito quello di costituire un governo di unità nazionale di modo che tutte le formazioni politiche libanesi cerchino di mettere a punto le soluzioni necessarie in tutti i campi, a cominciare dalla creazione della “Commissione per la soppressione del confessionalismo” contenuta nell’Accordo di Taef, e dalla riforma economica necessaria.
Ma gli Stati Uniti e gli israeliani lasceranno le cose come stanno, o meglio proseguiranno nelle loro pressioni per mezzo di alcune formazioni politiche libanesi allo scopo di realizzare ciò che a Israele non è riuscito con l’aggressione del luglio 2006: il sequestro delle armi di Hezbollah…
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare