www.resistenze.org - popoli resistenti - libano - 12-12-06

Da: www.ptb.be
http://www.ptb.be/scripts/article.phtml?lang=2&obid=33226
 
Libano: “il nostro sindacato raggruppa iscritti di religioni diverse”

L’esperienza del sindacato Fenasol

Bert De Belder e Luc Vancauwenberge

06-12-2006

Castro Abdallah, 43 anni, è segretario generale della Federazione Nazionale dei Sindacati degli Operai e degli Impiegati del Libano (Fenasol). Lo abbiamo incontrato.
 
Non capita tutti i giorni di incontrare un sindacalista chiamato Castro. “E’ esatto, porto il nome di Fidel”, dice sorridendo. Lo incontriamo nell’austero ufficio del Soccorso Popolare Libanese, nel cuore di Beirut.
 
La Fenasol conta circa 200.000 membri e raggruppa sindacati di tutti i settori presenti nel paese. “La maggior parte dei sindacati libanesi è divisa per appartenenza religiosa e settaria (cristiana ortodossa o maronita, musulmana sciita o sunnita,…). I sindacati della nostra federazione, al contrario, raggruppano lavoratori di tutte le convinzioni. 57 sindacati sono riuniti nella Federazione generale dei sindacati, che è controllata dallo Stato, mentre la Fenasol ne raggruppa 18”, ci spiega Castro Abdallah. Niente male per una federazione conosciuta come “di opposizione” o “di sinistra”.
 
Fare fronte alla guerra
 
Il più grande problema dei lavoratori in Libano? “La crisi economica”, risponde Castro Abdallah senza esitazione. “Il tasso di disoccupazione è ufficialmente del 32%, ma in realtà si aggira sul 40%. Questo tasso è ancora aumentato dopo la guerra. E in Libano non esistono sussidi per i disoccupati. Le cose non sono certo migliorate con le privatizzazioni: la posta è nelle mani dei Canadesi, la telefonia verrà dopo…”.
 
“Abbiamo svolto il nostro ruolo nella resistenza! Ci siamo uniti agli sforzi del Soccorso Popolare Libanese e dell’Unione della Gioventù Democratica del Libano, aprendo i nostri locali ai rifugiati. Abbiamo accolto 500 famiglie, con 180 bambini. A Tiro e a Bint Jbeil in particolare, i nostri uffici sono stati distrutti. Ed abbiamo anche i nostri martiri in questa guerra: molti operai membri dei nostri sindacati e un dirigente sindacale”, ci spiega. Ma oggi è alle conseguenze della guerra che il sindacato deve pensare. “La guerra ci ha fortemente segnati. Molte fabbriche sono state distrutte dai bombardamenti israeliani. Per gli operai agricoli, resta pericoloso lavorare nei propri campi a causa delle bombe a frammentazione”.
 
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare