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1 Febbraio 2007
Di fronte ad un punto morto politico
Cosa dovrebbero fare gli Stati Uniti in Libano?
Per Marlin Dick, ex capo redattore del Beirut Daily Star, gli Stati Uniti stanno sbagliando ad immaginare la politica libanese come un'opposizione tra gruppi pro e anti-siriani. Il problema fondamentale è di natura socio-politica: nessuna soluzione può essere trovata finché la maggioranza shiita non sarà adeguatamente rappresentata dalle istituzioni.
Quasi due anni fa, scrissi che il Libano, dopo l'assassinio dell’ex Primo Ministro Rafiq al-Hariri, era un paese diviso. Poi- mentre un turno di elezioni parlamentari già programmato era in corso, atteso per cementare un nuovo ordine politico- la drammatica "Rivoluzione dei Cedri" mise fine al diretto controllo della Siria sul suo vicino di casa. Immaginavo che il Libano sarebbe rimasto diviso su questioni come i rapporti con la Siria, dal momento che alcuni gruppi politici erano vicini a Damasco e contrari a quei gruppi che spingevano per far passare la giustizia sull’uccisione di Hariri attraverso un'indagine e un processo amministrato dall’Onu (molti pensano che responsabile dell'assassinio fosse la Siria, ma le indagini non hanno portato a questo).
I gruppi filosiriani si sono mostrati diffidenti sulla richiesta di "giustizia" e intendono bloccare quello che considerano un piano per la dominazione statunitense del Libano e della regione. A guidare questo gruppo "filosiriano" è Hezbollah, stigmatizzata dagli Stati Uniti come un'organizzazione terrorista. Oggi, gli Stati Uniti stanno chiedendo il disarmo di Hezbollah ma questo potrebbe portare ad una guerra civile. Anche alcuni degli alleati in Libano non vogliono che questo avvenga con la forza. Gli Hezbollah continuano ad essere chiamati terroristi ma, nel corso dei 20 anni passati, il partito si è mosso rigorosamente attraverso la politica tradizionale- essendo entrato nel 2005 nel Consiglio Libanese dopo quatto buoni esiti consecutivi alle elezioni parlamentari.
Due anni fa, scrissi che probabilmente il Libano, nonostante la "Rivoluzione dei Cedri", sarebbe rimasto diviso. Beirut ora si trova a questo punto morto e una soluzione non sembra facile. Migliaia di persone Hezbollah e di vari movimenti alleati, incluso il capo politico cristiano, l’ex generale Michel Aoun, si sono accampate per più di un mese alla periferia di Beirut, chiedendo la caduta del governo filo occidentale.
Onestamente, questa disputa è socio-politica e non un conflitto settario di comodo. Le ultimissime notizie sono che la CIA sta finanziando vie non violente per aiutare a sostenere il governo di Fouad Siniora, già Ministro della Finanze e amico di Hariri.
Cosa dovrebbero fare gli Stati Uniti?
Il conflitto tra il gruppo filo governativo chiamato 14 marzo e il gruppo di opposizione 8 marzo, guidato da Hezbollah sta consumandosi in una lotta per i seggi in un nuovo Consiglio. Ma un compromesso potrà produrre solo una paralisi maggiore. Il Consiglio, in effetti, sta diventando un altro Parlamento, dove ognuno è rappresentato ma le componenti non trovano accordo sulla politica.
Mentre i politici si accusano l'un l'altro di stare agli ordini di potenze straniere, ignorano il vero problema di Libano: quello demografico. Gli Stati Uniti non possono dimenticare il passato; dal 1975 al 1990 la guerra civile impedì qualsiasi sviluppo formale del sistema politico, che è ancora basato sul vecchio censimento del 1932 che diede un po’ di sponda ai cristiani. Tra l’89 e il’90, con la benedizione di paesi come gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita, la Siria cercò di dirimere questa complicata sistemazione tra cristiani e musulmani, ma i 15 anni di tutela di Damasco non hanno visto alcun aggiustamento. Per la mancanza di sviluppi politici, si può continuare a dare la colpa al caos o al controllo straniero; ma adesso i siriani se ne sono andati e il Libano resta in stallo.
Per molti sostenitori del sistema politico settario, c’è un problema: gli shiiti ora sono numerosi quanto i sunniti ma hanno meno potere formale di loro o dei cristiano maroniti. Gli shiiti sono rappresentati soprattutto da Hezbollah e dal suo alleato Amal, e vogliono avere voce nella direzione del paese. Se Hezbollah è nemico d'Israele, non deve necessariamente con questo esserlo per noi. Se ci fosse stata realmente una questione di terrorismo, non avremmo collaborato nel governo del Libano, nel quale Hezbollah era rappresentato fino alla fine dell’anno scorso, quando i suoi ministri si dimisero.
Hezbollah ha abbandonato da tempo la sua aspirazione ad una repubblica islamica e ha abbracciato l’equivalente libanese delle politiche tradizionali, buoniste, godendo largo appoggio fra gli shiiti come tra membri delle altre comunità. Si riserva anche il diritto di usare la forza per liberare il frammento restante di territorio libanese occupato da Israele e i prigionieri detenuti da Israele- non avendola comunità internazionale e le risoluzioni dell’Onu mai aiutato a porre fine alla precedente occupazione israeliana o a liberare i detenuti, e non lasciando altra opzione che la forza militare.
Hezbollah è alleato anche con Aoun e altri gruppi, il che significa che molti cristiani stanno con l'opposizione. In ogni caso, questo gruppo conta di rappresentare più della metà dei libanesi e recentemente è sceso in campo nel paese con riunioni pubbliche d’una grandezza mai vista, chiedendo elezioni anticipate, perché pensa di poterle vincere (nel 2005 Hezbollah e la gente di Aoun non erano alleati elettorali).
Gli Stati Uniti in Libano osteggiano le elezioni anticipate perché potrebbero nuocere al governo di Siniora ma in Palestina le sostengono perché potrebbero indebolire il governo di Hamas (il sostegno ad un meccanismo democratico in un luogo ma non nell'altro da parte di Washington non è un gran modo per conquistare i cuori e le menti nel Medio Oriente)
Washington può mettere sotto pressione quanto vuole Hezbollah ed il Libano ma questo non produrrà alcuna soluzione, a meno che il sistema politico sia riformato in modo da far posto agli shiiti. L’Iraq non ha potuto ignorare la moltitudine shiita della sua popolazione, e nemmeno il Libano può ignorare la sua più grande comunità.
Il primo e il solo censimento del Libano fu fatto nel 1932; forse ce ne sarà un altro prima del 2032! Un censimento ed una ridistribuzione del potere, attraverso un sistema settario o non-settario, non distruggerà il Libano, ma potrà solo renderlo più forte.
Cosa accadrà ai cristiani del Libano? Se gli Stati Uniti incoraggiano una transizione pacifica, i cristiani probabilmente emigreranno meno di quanto lo abbiano fatto nei circa ottanta anni passati, quando lo facevano in molti, sotto un sistema politico del Libano rigido, settario e volto al passato.
Traduzione dall’inglese Bf per resistenze.org