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da: www.lcparty.org/120207_7.html
 
Guerra civile in Libano
 
Il nuovo tentativo di Usa ed Israele per il Grande Medio Oriente
 
Marie Nassif-Debs
 
Beirut, 11 febbraio 2007
 
L'escalation della violenza che il Libano vive da tre settimane, e che ha lasciato le proprie impronte mortali su molte regioni del paese e su molti quartieri della capitale, Beirut, costituisce un nuova svolta estremamente pericolosa: rischia, se non viene contenuta, di degenerare in un caos sanguinoso trascinando il nostro paese in una situazione simile all'Iraq e alla Palestina.
 
Per comprendere le ragioni e gli obiettivi di questa escalation bisogna tornare sulle conseguenze delle due aggressioni che, a tre anni di intervallo, sono state, malgrado tutta la tecnologia dispiegata e le armi di distruzione di massa utilizzate (di cui certune per la prima volta nella storia contemporanea), delle cocenti sconfitte nella strategia mediorientale dell'amministrazione americana diretta da Bush e Cheney. La prima è stata quella condotta contro l'Iraq e il suo popolo, la seconda è la guerra contro il Libano che continua dal 1978, e che ha avuto, come ultima tappa, l'aggressione israeliana del luglio-agosto 2006.
 
L'ultima guerra statunitense contro l'Iraq, preparata ben prima dell'11 settembre 2001, mirava, secondo gli strateghi "sionisti - cristiani" che l'avevano preparata, a raggiungere tre obiettivi: innanzitutto controllare il cuore della penisola arabica e il suo petrolio; tener sotto mira l'Iran e gli stati dell'ex Unione Sovietica; infine, ridisegnare la carta politica della regione, a partire dal progetto del Grande Medio Oriente, cominciando dal Libano per arrivare ai confini con la Cina.
 
Le sconfitte statunitensi e le loro conseguenze
 
Nonostante siano trascorsi 4 anni e siano stati uccisi (secondo stime britanniche) 600.000 di iracheni dall'esercito USA o nella guerra civile che l'amministrazione Bush ha provocato con il pretesto di ricondurre questo paese alla democrazia, Washington è in difficoltà e non riesce a controllare l'Iraq. Dall'altro lato, i suoi alleati israeliani sono sempre messi in difficoltà dall'Intifada palestinese.
 
Quanto alla resistenza libanese e al suo zoccolo duro, Hezbollah, sono sempre più presenti e rappresentativi, soprattutto dopo che il ritiro delle truppe siriane in seguito all'assassinio dell'ex presidente del Consiglio libanese nel febbraio 2005, Rafik Hariri, ha dato luogo alla creazione di nuove intese politiche, i cui primi effetti sono stati la scissione dei cristiani libanesi, alleati storici USA, in due campi antagonisti: quello "legalista", diretto da Samir Geagea, capo delle Forze Libanesi, e l'altro, di opposizione, presieduto dalle generale Aoun.
 
Che fare, allora, per applicare il progetto del Grande Medio Oriente, se non ricorrere alla guerra civile un po' dappertutto. Non è così che i popoli impegnati in ostilità vengono messi in condizioni di non nuocere ai grandi interessi delle società produttrici d'armi e di petrolio?
 
E' così che si determina la nuova svolta libanese.
 
Il Libano, la cui esistenza era ignota a George Bush durante il primo mandato, è divenuta la priorità principale della politica statunitense. Il governo libanese, che almeno la metà del suo popolo rifiuta, è "legittimato" di forza dalla terza Conferenza di Parigi la quale ha stabilito che i prestiti per la ricostruzione accordati al Libano dalla società internazionale, poggino su una condizione sine qua non: il denaro in cambio della guida di Fouad Siniora alla testa del governo libanese. E, nonostante la metà dei libanesi abbiano manifestato il proprio scontento contro questo governo che non ha fatto nulla in due anni se non aumentare le imposte indirette, predisporre progetti di privatizzazione della previdenza sociale, dell'elettricità e del telefono, tentare di prendere le armi della Resistenza libanese per compiacere Condoleeza Rice e i suoi superiori gerarchici ed infine seguire i consigli dell'ambasciatore statunitense Jeffrey Filtman, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e, con lui, tutti i capi degli "Stati Democratici", giudicano questo governo, sminuito e accerchiato dalla folla, il più "legittimo" del mondo. Evviva la democrazia all'americana!
 
Il progetto: promuovere l'aggressione israeliana e la guerra civile
 
Ed è così che è nato il nuovo progetto per il Libano: promuovere una guerra civile, basata questa volta non su una divisione tra cristiani e mussulmani, ché i cristiani sono già divisi tra loro, ma tra mussulmani sunniti e sciiti; con l'impiego di raids aerei israeliani, visto che l'esercito di terra, ritenuto invincibile, è in caduta libera, dopo i colpi che hezbollah e le altre fazioni della resistenza nazionale libanese hanno inferto tra il luglio e l'agosto 2006.
 
E mentre gli studenti si azzuffavano all'università araba di Beirut, degli assassini, imboscati sui tetti degli edifici circostanti compivano, tanto per cambiare, un massacro tra la folla. Il tutto in un clima in cui risuonano discorsi infiammati, dove agli sbarramenti gli automobilisti sono interrogati sul loro credo confessionale e, soprattutto, in un crescendo di voci sui preparativi di guerra civile e di distribuzione di armi in certi quartieri e certe regioni.
 
E mentre Bush condanna davanti al mondo "civilizzato" Hezbollah in Libano e Hamas in Palestina, dove le battaglie per le strade hanno provocato anche lì, in qualche giorno, numerose vittime, occultamente si facevano preparativi militari contro Baghdad e gli israeliani si avvicinavano pericolosamente alle frontiere libanesi per modificare i confini della "linea blu" a proprio vantaggio, sotto gli occhi indifferenti delle truppe dell'ONU che dovrebbero invece far rispettare la risoluzione 1701 impedendo gli atti offensivi condotti da Israele contro il Libano.
 
D'altra parte i nuovi capi militari israeliani, che hanno rimpiazzato i generali decaduti, non si sforzano di nascondere che si preparano ad una nuova aggressione contro il Libano; alcuni indicano persino le date possibili: la primavera o l'estate prossime... ciò significa che i sorvoli sul territorio libanese mirano ad individuare i nuovi bersagli per i bombardamenti statunitensi; e significa anche che la guerra civile che Bush e i suoi accoliti fanno risaltare ai nostri occhi è volta ad impedirci di guardare dove è necessario, cosa che permetterebbe ad Israele di restaurare la propria immagine e quella del suo "invincibile" esercito. Senza dimenticare il bene che, in caso di successo, porterebbe alla società israeliana che vive i traumi della guerra, dopo i bombardamenti dell'estate scorsa.
 
Ecco perché una guerra civile è pressante. Non solamente perché turba la pace sociale ed impedisce l'unione della popolazione libanese attorno alle forze che realmente la difendono, ma anche perché la guerra che si profila mira in ultima analisi non tanto al Libano, quanto alla Siria e all'Iran. Ciò implica che in una prima battuta il Libano sia "epurato" degli oppositori cosicché in un secondo tempo possa essere il punto di partenza della campagna per la "democratizzazione" della Siria.
 
Ancora una volta il Libano e il suo popolo sono sotto tiro. Solo un governo sovrano che fronteggi la "tutela" statunitense e si appoggi alla resistenza, può tirarcene fuori.
 
Traduzione dal francese a cura di Stefano Pancaldi per www.resistenze.org