www.resistenze.org - popoli resistenti - libano - 17-07-07

da: www.lcparty.org/070703-1.htm
 
Situazione attuale e proposta di risoluzione
 
Rendiconto della conferenza stampa del Segretario generale del PCL
 
Beirut, 29/06/2007
 
Signore e signori dei mass media,
 
Compagni,
 
Vorrei innanzitutto esprimere la solidarietà del nostro partito con l'esercito nazionale nella lotta contro il terrorismo che ha trovato nel nostro paese un clima propizio alla sua formazione e al suo sviluppo.
 
L'intervento è preceduto da un minuto di silenzio per i martiri dell'esercito caduti nella lotta al terrorismo
 
Sì, questo terrorismo ha potuto formarsi a causa dell'affermarsi del confessionalismo distruttore, ma anche a causa delle acute divisioni politiche. Ha trovato infatti nelle lotte confessionali una grande apertura e ha saputo mettere a frutto l'assenza di un'autorità competente e unita nei campi profughi palestinesi così come nelle lotte intestine nella Palestina. Inoltre, le forze di sicurezza e di controspionaggio in Libano sono sempre state molto più preoccupate di seguire le divisioni delle forze politiche e confessionali, lasciando il paese disarmato davanti alla tempesta sollevata in Iraq a causa dei progetti statunitensi e israeliani di cui scopriamo, ogni giorno di più, la portata mortale per la nostra regione araba.
 
E se l'aggressione perpetrata nel luglio 2006 aveva mostrato come il governo libanese fosse completamente legato al progetto statunitense per la regione in quanto funzionale agli obiettivi di politica interna al Libano, il perseguimento di tale linea a tutt'oggi mostra quanto il governo voglia legare ancor più strettamente la nostra situazione politica e sociale al progetto USA. È in questa direzione che vanno intese le dichiarazioni fatte negli ultimi tempi in Francia e in Europa da parte di Fuad Siniora, soprattutto in seguito all'incontro con Condoleeza Rice, ministro statunitense degli Affari Esteri. È così che si comprendono sia le posizioni prese e gli ostacoli posti davanti alla possibilità di pervenire ad una soluzione della crisi che vive il nostro paese dal 2004, data del voto della risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e le cui ultime complicazioni hanno portato agli attentati del mese scorso dove hanno perso la vita decine di civili e militari, tra cui i soldati spagnoli dell'UNIFIL.
 
Il governo Siniora e il progetto statunitense
 
Dunque, il governo "illegale" mostra chiaramente, una volta di più, i legami che l'uniscono al progetto di Washington. E se i dirigenti dell'amministrazione Bush, tra cui Rice, esprimono in ogni occasione la loro ammirazione a Fuad Siniora, lo fanno per affermare la loro piena fiducia riguardo l'esecuzione dei loro più piccoli desideri e per dare l'illusione al governo libanese di una vittoria quando non raccoglieranno che sconfitte.
 
Ma se è chiaro perché il governo Siniora segua il progetto americano, comprendiamo meno l'atteggiamento dell'opposizione tradizionale che, invece di far fronte alle esigenze della situazione interna attraverso l'adozione di un progetto democratico generale, è inciampata nei giochi di potere della divisione confessionale. Ciò ha diminuito la sua popolarità e ha permesso alla maggioranza di abusare dell'esasperazione della situazione confessionale. Così, l'opposizione ha una parte della responsabilità nella situazione attuale ed anche dell'importanza prioritaria assegnata alle clausole regionali e internazionali nella risoluzione del conflitto interno.
 
L'internazionalizzazione del conflitto, in una tale situazione, apre le porte del paese all'ignoto e a tutti i pericoli ad esso collegati. Diciamo questo perché crediamo che la crisi sia arrivata a un punto di non ritorno e la soluzione preconizzata dalle forze politiche della maggioranza e dell'opposizione, ossia il ritorno a una formula aggiornata di divisione confessionale come nel 1943, è incapace di mettere fine alla crisi. Al contrario, rischia di avvelenarla, soprattutto perchè la base confessionale è la causa prima delle cicliche esplosioni che diventano rapidamente guerre civili.
 
Su questa base, noi diciamo che il Libano ha ormai bisogno di porre fine a soluzioni che hanno come obiettivo quello di far rifiorire l'idea confessionale o di considerarla alla stregua di un "compromesso storico", impossibile da evitare. Non son bastati tutti i mali che abbiamo patito dall'Indipendenza? Ecco perché chiamiamo il nostro popolo a un'alternativa che offra una soluzione stabile dopo aver riconquistato il Libano dalle grinfie di coloro che lo dividono. Una soluzione che fondi le basi di un'unità nazionale solida e che salvaguardi il Libano dalle conseguenze del progetto statunitense che, diciamolo a gran voce, non ha nulla di democratico e non prende per niente in considerazione gli interessi del popolo della regione, come pretendono coloro i quali l'hanno messo a punto.
 
Quale alternativa per salvare il Libano?
 
L'alternativa a cui facciamo riferimento, da più di un anno, è basata sulla presa di posizione chiara di fronte all'astensione del potere politico, o piuttosto al suo rifiuto, sia durante la tutela siriana che attualmente, di applicare le clausole riformatrici contenute nell'accordo di Taëf; soprattutto in questo momento che ci vede testimoni di accordi tra opposizione e governo illegale sulla redistribuzione del potere su basi confessionali. Solo un'alternativa non confessionale può dare un impulso politico nuovo e creare le condizioni necessarie allo sviluppo della democrazia che allontanerà il fantasma delle guerre e delle divisioni.
 
Quest'alternativa è l'unica che metterà fine alla crisi istituzionale: presidenza, governo, illegittima rappresentatività in Parlamento a causa della legge elettorale risalente al 2000 più nota come legge di Gazi-Khanaan, rappresentante militare del regime di tutela siriana.
 
Si riassume nei seguenti punti:
 
1) dimissioni del governo Siniora, o di ciò che ne resta;
 
2) costituzione di un governo di transizione con un obiettivo di salvaguardia nazionale;
 
3) dimissioni del presidente della Repubblica che affiderà le proprie prerogative al nuovo governo.
 
4) Il governo transitorio promulgherà una nuova legge elettorale su base proporzionale e al di fuori di qualsiasi criterio confessionale, e formerà la commissione nazionale per la soppressione del confessionalismo, secondo le direttive dell'accordo di Taëf. Quanto alle confessioni religiose, saranno rappresentate in una seconda Camera, un Senato creato a questo scopo;
 
5) appena pronta la nuova legge elettorale, si vada ad elezioni legislative anticipate che consentiranno migliore rappresentatività ed elezione di un nuovo Presidente della Repubblica;
 
6) ricostituzione del Consiglio economico e sociale, rivalutazione dei risultati della "Terza Conferenza di Parigi" e pianificazione di un programma per la realizzazione di un certo equilibrio economico e sociale basato sulla soppressione di tutte le formule che hanno portato all'impoverimento;
 
7) creazione di un Consiglio Costituzionale e studio di un piano di riforma generale, al cui primo punto vi sia l'indipendenza del potere giudiziario;
 
8) attuazione delle scelte concordate tra maggioranza e opposizione riguardo le relazioni libano-siriane. Non è più permesso infatti di sottoporre i due popoli a dure prove come è sempre successo nelle relazioni tra i due paesi , o la tutela o la guerra. C'è necessità più che mai di ridefinire le relazioni tra Siria e Libano a partire dal reciproco riconoscimento di sovranità e indipendenza con una formula di cooperazione pattuita da rappresentanti della società civile dei due paesi;
 
9) cooperazione seria con le forze palestinesi presenti nell'OLP e nell'Alleanza Nazionale Palestinese, al fine di costituire un'autorità unificata capace di garantire le migliori relazioni libano-palestinesi.
 
10) Per quanto concerne il conflitto libano-israeliano e arabo-israeliano la soluzione si trova in un dialogo nazionale a proposito del ruolo della resistenza popolare, la sua relazione con lo stato e l'esercito, la fine della serie infinita di aggressioni israeliane che colpiscono il popolo, distruggono le fonti idriche e la terra. Senza dimenticare la necessità di una più ampia cooperazione pan-araba. In tal modo usciremo dai problemi contingenti per inquadrare la legittima aspirazione del nostro popolo: la liberazione.
 
No ai due governi
 
Consideriamo positivamente le iniziative che si susseguono, ma riteniamo che non avranno alcun impatto reale, poiché tutte fanno capo a tentativi localistici o tendono a ricostituire il regime delle quote confessionali e, ironia della sorte, alcune di queste iniziative vengono da paesi che sostengono di difendere i valori della laicità, della Repubblica, della democrazia.
 
Inoltre, pensiamo che la costituzione di un secondo governo che fronteggi quello di Siniora, come auspicato da alcuni, sia altrettanto pericoloso che il rifiuto di Siniora di presentare le dimissioni. Entrambe le alternative produrrebbero disastri per il paese.
 
A partire da quanto sopra esposto, chiamiamo il popolo libanese, gli operai, i contadini, i giovani, le donne, gli intellettuali, a far fronte ai pericoli che minacciano il paese, con ogni forma di azione democraticamente possibile. Chiediamo ai comunisti a mettere in atto tutte le capacità di cui si dispone per proteggere la pace civile.
 
Traduzione dal francese per www.resistenze.org di Stefano Pancaldi e del Centro di Cultura e Documentazione Popolare