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- popoli resistenti - libano - 08-07-08 - n. 235
Testo apparso nel numero di venerdì 27 giugno 2008 del bimestrale “An-Nidaa”
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Le quota rosa
Cinque ragioni imprescindibili per la partecipazione delle donne al potere
di Marie Nassif-Debs
Nel suo libro intitolato "Silence aux pauvres", lo scrittore francese Henri Guillemin diceva che coloro che costituivano la base della vittoria della Rivoluzione del 1789, i poveri delle città e delle campagne, tra cui le donne, non furono messi a parte delle istanze politiche che chiedevano una legge elettorale per il diritto di eleggibilità attiva e passiva limitato ai cittadini che sapevano leggere e scrivere. E da quel secolo lontano, e malgrado le guerre e le rivoluzioni che hanno cambiato la faccia del pianeta, i poveri e le donne restano sempre l'anello debole in tutti i compromessi ed i cambiamenti, anche se sono loro stessi che li hanno promossi.
Con questa premessa passiamo in rassegna la situazione politica ora prevalente in Libano, a seguito del compromesso del 21 marzo tra la maggioranza, "gruppo del 14 marzo", e l'opposizione, chiamata "gruppo dell'8 marzo". Ciò che soprattutto colpisce è come, malgrado tutto il sangue e la distruzione, sulla legge elettorale sia stata raggiunta un'intesa che li mantiene tutti al potere, preservando il loro ruolo sociale e confessionale in cima alla gerarchia sociale, sulla scorta della legge del 1960 che individuava nelle piccole circoscrizioni con alto tasso confessionale, le entità territoriali capaci di garantire la posizione di rendita economica e di privilegi per ognuno dei rappresentanti politici di confessione religiosa così come per i "tutori" venuto dall'esterno vicino o lontano. Tutto ciò per conservare al regime politico libanese, disegnato dalla Francia e ridisegnato ora parte dagli Stati Uniti e parte dalla Siria, il posto sulla scacchiera regionale.
In questa situazione dove i partiti dell'alleanza della borghesia e del feudalismo hanno portato la lotta per il potere al parossismo, i poveri non hanno più rappresentanza e così le donne che, sebbene costituiscano il 53% del popolo libanese, non hanno potuto accedere, a tutt'oggi, ai posti decisionali vuoi per ragioni familiari, soprattutto per la scomparsa del marito …
Quando avevamo posto il problema della "quota rosa" alcuni rappresentanti della borghesia avevano gridato al disonore, dicendoci che era una misura degradante per le donne stesse! Dimenticano che la maggior parte di loro, per non dire la totalità, hanno accesso alla leadership grazie alla quota accordata ai rappresentanti politici delle confessioni religiose libanesi. Hanno etichettato come umiliante una richiesta legittima di rappresentanza femminile e dimenticano che la democrazia occidentale che ammirano tanto applica il principio della quota rosa e che Angela Merkel, per citarne una, ha potuto iniziare la sua carriera proprio per le quote rosa.
Cos'è la quota rosa? E come è presentata dalle associazioni e dai partiti politici che l'hanno proposta?
Il programma elettorale frutto del "Incontro nazionale per l'eliminazione di ogni discriminazione contro la donna in Libano" - una rete che raggruppa 60 associazioni e un gran numero di personalità femminili del paese -, pubblicato tre anni fa (2005), propone di dare alle donne libanesi il 30% dei posti dei deputati, ossia 38 seggi da assegnare attraverso un sistema elettorale democratico, basato sul principio proporzionale e all'infuori di qualsiasi cornice confessionale. Ciò rappresenterebbe una novità dall'indipendenza del Libano. Rivendicando la soppressione del confessionalismo e il proporzionale, la donna libanese aspira a rappresentare non una parte del popolo, ma il Libano intero. La donna si oppone alle leggi elettorali forgiate su divisioni confessionali che generano solo guerre civili.
Il programma del resto si basa su ragioni molto valide, tanto sul piano quantitativo che qualitativo. Ne citiamo solamente cinque.
La prima ragione, di principio, è basata sulla Costituzione che proclama, nel suo settimo articolo, l'uguaglianza tra tutti i cittadini/e.Questo principio si è rinforzato nel 1996, con la firma della "Convenzione internazionale per l'eliminazione di ogni tipo di discriminazione contro le donne" che introduce tra l'altro, il diritto della quota rosa come strumento per avviare il processo di uguaglianza tra donna e uomo.
La seconda ragione risiede nel ruolo fondamentale giocato dalle donne, soprattutto giovani, nel movimento per l'indipendenza all'inizio degli anni quaranta, ed anche nelle organizzazioni della resistenza libanese contro l'occupazione israeliana.In tutti questi combattimenti, la donna libanese ha dato prova di qualità di leadership.
La terza ragione trova fondamento nel posto occupato attualmente dalle donne nella produzione e nell'economia.Le donne occupano orizzontalmente più posti e anche a livelli più alti sia in ambito economico che finanziario.
La quarta ragione si trova nel ruolo occupato ora dalle donne nella magistratura e nei media dove le differenze e sono state abolite completamente.
In quanto alla quinta ed ultima ragione, si tratta della già menzionata questione della numerosità. Se certi leader si inorgogliscono della percentuale di popolazione libanese che rappresentano rispetto la loro confessione, le donne sarebbero le uniche a rappresentare una maggioranza assoluta.
Sì alle quota rosa, transitoriamente.
Sì a una nuova legge elettorale basata sul proporzionale in un Libano intero e non suddiviso in circoscrizioni.
Sì alla soppressione del confessionalismo in politica.
Queste sono le basi della pace civile e della riforma politica.