www.resistenze.org
- popoli resistenti - libano - 26-05-09 - n. 275
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Come far fronte alla crisi e smettere una politica di "espedienti"
di Marie Nassif-debs
19/05/2009
"Il lavoro innanzitutto, votate per noi."
"L'economia in primo luogo, votate per noi."
La "corruzione", il "debito" e la "povertà" sono parole cancellate dal dibattito, anche se non sono fenomeni scomparsi...
Ecco alcuni slogan tra i tanti che maggioranza e opposizione, riunite nello stesso governo, hanno messo a punto per attrarre l'attenzione dei cittadini libanesi in queste giornate pre-elettorali. E mentre le battaglie sono in pieno svolgimento tra i due partiti dell'alleanza di governo, il denaro che arriva da Oriente invoca: "Se voterete per me, farò la vostra fortuna".
Ciò che incuriosisce in questi slogan è che i due partiti al potere, i due gruppi "8 Marzo" e "14 Marzo" [Alleanza dell'8 Marzo composta da Hezbollah e Amal (sciiti) e Movimento patriottico libero del gen. Aoun (cristiano), anti USA e Israele; Alleanza del 14 Marzo guidata da Saad Hariri, filo occidentale. NdT] parlano delle preoccupazioni causate al popolo libanese (da chi?) cercando di individuare le misure che possano ridurre il peso della crisi. Se si dovesse credere ai distinti programmi elettorali così ben dettagliati, sembreremmo in procinto di preparare la venuta della prossima "Repubblica" di Platone.
Così, dunque, tutti coloro che hanno spremuto il popolo oggi cercano di sedurlo, con parole lontane dalla realtà del paese. I lavoratori e i contadini, gli impiegati e i funzionari vivono tra gli ostacoli dei problemi di tutti i giorni: cercano soluzioni alla crescente disoccupazione, lottano per il pane quotidiano, per porre fine alla paralisi causata dall'attuale crisi del capitalismo aggravata ancor più dalle divisioni tra gli emiri delle diverse confessioni politico-religiose sulla spartizione della torta.
La crisi assume l'aspetto del fallimento, sembra, sempre di più, una belva con le fauci spalancate che rischia di azzannare il Libano.
In effetti la relazione del Fondo Monetario Internazionale, apparsa un paio di settimane fa, mostra chiaramente che il Libano sta attraversando un periodo molto difficile. La stessa relazione aggiunge che si tratta di difficoltà crescenti che raggiungeranno una fase acuta nella seconda metà del 2009, mentre il governo non fa nulla per contrastare la recessione galoppante.
Quanto agli studi pubblicati di recente, tutti fanno il punto sui considerevoli peggioramenti che si sono verificati dopo la prima metà degli anni Novanta del secolo scorso in ogni ambito sociale, contrariamente al bilancio menzognero dei due governi di Fouad Sanioura ...
Il paese vive, oggi, di "espedienti", come si diceva alla vigilia della Rivoluzione Francese sul finire del XVIII secolo.
Sopravvive sugli aumenti settimanali dei prezzi del greggio e sulle entrate dell'IVA, mentre i settori produttivi declinano e le casse dello Stato piangono... Ci si domanda, inoltre, se vi sono ancora fondi per le pensioni sociali dei poveri.
Ecco alcune cifre che avvalorano la nostra tesi:
- il debito pubblico ha superato $ 50 miliardi;
- il 90% del gettito fiscale è fagocitato dagli interessi sul debito;
- il numero dei poveri è aumentato di 400.000 unità tra il 1995 e il 2005, raggiungendo la cifra di due milioni di persone, mentre un terzo dei libanesi vive al di sotto della soglia di povertà (meno di tre euro al giorno);
- il tasso di disoccupazione ha superato il 24% anche se il governo sostiene che sia al 14%. La disoccupazione giovanile tra i 20 e 30 anni, attestano le analisi, raggiunge il 35%. Ma il tasso più elevato riguarda le donne che subiscono una discriminazione dei salari e del sostegno al reddito;
- 120.000 famiglie non hanno acqua potabile a disposizione, né riscaldamento e fognature;
- il 52% dei libanesi non gode assistenza sociale e medica.
Queste cifre riflettono il fallimento della coalizione di governo, della maggioranza che detiene i due terzi del potere con il gruppo di opposizione "8 marzo" che ha l'ultimo terzo; esprimono il fallimento delle politiche economiche escogitate per condurre il paese fuori crisi, praticate dalla fine della guerra civile e in particolare dal 1992, a partire dal piano decennale per giungere alle tre conferenze di Parigi e, infine, alla conferenza di Beirut ... Chi oggi parla di un certo esito della crisi, utilizzando la ribalta elettorale per le elezioni del 7 giugno (che costa circa due miliardi di dollari), cerca di ingannarci ancora una volta, per poter continuare a fare ciò che vuole.
Hanno paura di noi, anche se sono riusciti a paralizzare o quasi il movimento sindacale e a rafforzare il confessionalismo. Tuttavia, i movimenti sociali degli ultimi mesi, soprattutto tra gli insegnanti e le federazioni sindacali, lasciano intravedere una forte possibilità di lanciare un ampio movimento rivendicativo basato su due pilastri:
- L'imposizione ai due partiti che ancorché divisi esprimono l'alleanza della classe borghese e dei residui del feudalesimo politico, di porre fine alla deriva economica e agire per invertire la rotta sulla via del superamento della crisi;
- L'avvio delle riforme politiche e amministrative necessarie, in primo luogo il decentramento, lo sviluppo equilibrato delle diverse regioni e la riforma della legge elettorale in senso proporzionale e l'abolizione del confessionalismo.
E' questa la nostra ultima opportunità per salvare il nostro paese? Prendiamola.