www.resistenze.org - popoli resistenti - libano - 06-07-10 - n. 326

da Partito Comunista Libanese - www.lcparty.org
Traduzione dal francese per
www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Estratti dal Bollettino mensile (nn. 12 e 13)
 
Questo bollettino esamina, come di consueto, la situazione economica nel mondo e ne analizza l'impatto sulla classe operaia internazionale e i popoli del pianeta, in particolare sul popolo libanese.
 
• Il bollettino pone l'accento sulla situazione in Europa e in particolare nell'Unione europea a seguito della crisi greca e del nuovo importante ruolo assunto dal FMI nelle ricette economiche e finanziarie dei paesi della zona euro;
 
• Presenta un parallelo sull'impatto delle politiche neoliberali sul reddito e nella distribuzione della ricchezza negli Stati Uniti;
 
• Valuta l'ingerenza degli Stati Uniti in Africa, concretizzatesi nelle manovre militari che hanno avuto luogo nel Sahara, nel ruolo rispetto al problema delle acque del Nilo o, ancora, nel perseguimento di acquisizione di terreni agricoli in alcune regioni africane.
 
• Per quanto concerne il Medio Oriente, il bollettino tenta di prevedere gli sviluppi a breve termine a seguito delle decisioni iraniane sul "nucleare" e le reazioni di Washington. Accende i riflettori sulla possibilità di una guerra israeliana, con l'approvazione dell'Amministrazione Obama, contro il mondo arabo, soprattutto verso Siria e Libano. L'obiettivo: risolvere il problema palestinese contro l'interesse del popolo palestinese.
 
• Completa il bollettino un quadro esaustivo della situazione interna libanese, sia rispetto alle elezioni amministrative che riguardo la situazione sociale, con particolare riguardo alle politiche di bilancio e agli indicatori economici e sociali.
 
[…]
 
V. La situazione in Libano
Dall'escalation israeliana alle elezioni amministrative
 
1-La situazione interna libanese è caratterizzata, dall'inizio di maggio, da una tensione crescente dovuta all'escalation della politica israeliana che ha coinciso con il primo giorno delle elezioni amministrative e si è concretizzata in attività sovversive quasi quotidiane: violazione dello spazio aereo, incursione di terra, sequestro di allevatori ... A ciò si è aggiunta la scoperta di un covo di spie, in particolare nelle posizioni chiave di una società di telefonia mobile.
 
Il ritorno ai tamburi di guerra mira a diversi obiettivi, sia militari che economici:
 
• Il primo è di esercitare una nuova pressione sul governo libanese per cercare di far rispettare le disposizioni delle risoluzioni 1559 e 1701 relativamente alle armi della Resistenza, di cui la campagna sui "nuovi missili" inviati presumibilmente da Iran e Siria.
 
• Il secondo è di fare pressione ancora sul governo libanese per integrare il tavolo dei negoziati bilaterali, diretti e indiretti.
 
• Il terzo mira alla cessazione di qualsiasi azione contro il covo di spie individuate (e forse anche per proteggere altre spie) all'interno del territorio libanese.
 
 • Il quarto è legato alla scoperta di giacimenti di petrolio e gas nelle acque territoriali libanesi. Israele ha firmato contratti per l'estrazione del greggio senza tenere conto del diritto del Libano, accaparrandosi così, dopo l'acqua, un'altra fonte di energia.
 
2 - Invece di riaffermare la sua indipendenza nei confronti delle minacce e le violazioni israeliane, l'alleanza della borghesia e del feudalismo politico al potere hanno approfittato dello stato di cose per formare liste comuni e confessionali alle elezioni amministrative con lo scopo di impedire, come è avvenuto durante le ultime elezioni legislative, alle forze democratiche di penetrare il baluardo del confessionalismo.
 
Tuttavia l'opposizione del Partito Comunista Libanese (PCL) sul ritiro da parte del governo delle riforme promesse nel sistema elettorale e il suo appello all'alleanza tra le forze della sinistra con le organizzazioni comuniste per formare liste comuni di persone oneste e con esperienza hanno consentito di raggiungere un notevole successo in diverse grandi città e in tutte le regioni. L'alleanza delle forze di sinistra e democratiche sono state in grado di registrare percentuali del 25-33% nonostante le minacce, l'abuso di potere e la corruzione. Si tratta di una rivincita rispetto alle precedenti politiche e un nuovo punto di partenza per la campagna di riforma del sistema elettorale, a cominciare con l'introduzione del voto a 18 anni e le quota rosa ...
 
VI. La situazione socio-economica in Libano
 
Nel seguito si prendono in esame gli ultimi sviluppi della situazione socio-economica e alcuni indici rilevati lo scorso mese riguardanti:
 
1. Il bilancio 2010;
2. Le imposte indirette che colpiscono i più poveri;
3. La politica del governo contro gli insegnanti e i dipendenti in generale;
4. La violazione della Costituzione;
5. Le privatizzazioni e la corruzione nel settore pubblico.
 
1. Il bilancio 2010
 
L'Ufficio politico del PCL ha definito il bilancio di previsione del 2010 come "un progetto che esprime palesemente gli interessi di classe dell'alleanza al potere in Libano, sia nelle partite di spesa che per i flussi di entrata". Il bilancio di previsione mostra una defezione da parte del governo di trovare soluzioni ai problemi critici che attraversano la maggioranza dei libanesi in tutte le regioni e di tutte le confessioni religiose.
 
Inoltre, l'Ufficio politico ritiene che il bilancio, nonostante il maggior sostegno promesso ad alcuni settori e servizi (ad esempio l'agricoltura, l'elettricità ...), non costituisce in alcun modo la realizzazione delle promesse del governo cosiddetto di "unità nazionale". Al contrario è una continuazione della politica adottata da tutti i governi precedenti secondo due direttive: privatizzazioni e indebitamento. Sarebbe più facile per il popolo libanese riportare una vittoria contro Israele che contro l'alleanza formata dai rappresentanti dell'oligarchia finanziaria e dai leader religiosi al potere che non si curano minimamente della maggioranza dei libanesi, in particolare dei giovani e dei poveri.
 
2. Le imposte indirette
 
L'aspetto peggiore del bilancio è costituito dagli interessi del debito pubblico che rappresentano 4,4 miliardi o il 35% della spesa totale. Questo fatto riflette l'influenza sul governo delle banche e delle società finanziarie che continuano a drenare miliardi all'anno sotto forma di interessi. Aggiungete a questo le tasse e le imposte indirette il cui gettito è raddoppiato negli ultimi due decenni.
 
Così, dalla fine della guerra civile del 1992, i ceti medio bassi sopportano la maggior pressione fiscale da parte dello Stato, sotto forma di imposte indirette o tasse sul consumo: l'IVA e tasse all'importazione e al commercio da sole costituiscono il 60% del totale del gettito fiscale. Se si aggiungono altre tasse e imposte sul consumo, come quelle sulla benzina e sulle telecomunicazioni, tale percentuale segna un record mondiale. Per contro le imposte dirette, in particolare le imposte sul reddito e sui profitti che colpiscono i ricchi, sono stabili, poco oltre la soglia del 20%, mentre l'imposta sugli immobili, nel bilancio previsionale 2010, è inferiore al 10%.
 
Il PCL riafferma che questa politica si oppone agli interessi della classe operaia e ad ampie fasce povere e anche della classe media. E' una politica che va nella direzione della spese non produttiva e distribuisce la ricchezza e il PIL su basi che avvantaggiano solo i rappresentanti dell'alleanza di governo e dell'oligarchia finanziaria che ricopre i punti chiave dell'economia nazionale.
 
In poche parole noi sosteniamo che le tasse prese solo nelle tasche dei poveri sono rese disponibili al debito pubblico, ossia ai banchieri, agli speculatori e ai ricchi proprietari terrieri.
 
3. La politica del governo contro gli insegnanti e i dipendenti
 
Le trattative tra la "Lega degli insegnanti della scuola secondaria" e il governo è giunta a una svolta pericolosa. Il governo che aveva riconosciuto il 22 aprile i diritti degli insegnanti a sette livelli (contropartita per l'aumento delle ore settimanali di lavoro), ha ritirato la manovra ed ha costretto le parti interessate a ricorrere a uno sciopero generale. Il governo cerca di dare un'immagine distorta dell'astensione dal lavoro, sostenendo che è impossibile negoziare "sotto la minaccia dello sciopero".
 
Questa posizione di classe rischia, se si protrae, di prendere in ostaggio 44.000 studenti che attendono i risultati degli esami ufficiali per iscriversi nelle università in Libano e all'estero.
 
Analogamente è in preparazione un nuovo codice del lavoro, che è in linea con la riduzione delle tutele statali e sindacali in favore dei padroni a cui sarà consentito di violare i diritti acquisiti e le convenzioni arabe e internazionali firmate dal Libano in materia di lavoro.
 
Il nuovo progetto contiene altri vizi:
 
"Accentua le forme di discriminazione verso le donne lavoratrici;
"Non prevede rimedi contro il lavoro minorile;
"Acutizza i problemi legati alla mancanza di tutela legislativa sul diritto e la durata dei contratti, in quanto aggiunge nuove clausole a quelle già esistenti in materia di interruzione dei contratti da parte dei padroni senza un adeguato indennizzo;
"Non contiene sanzioni contro i datori di lavoro che violano il codice del lavoro;
"Non pone un freno alle interferenze da parte del Ministero del lavoro nelle questioni sindacali e ignora i diritti dei dipendenti pubblici di costituire sindacati per difendere i loro interessi contro lo Stato.
 
4. La violazione della Costituzione
 
Il governo ha violato la Costituzione, quando ha permesso e votato, con uno scarto di soli 16 voti [1], il contenuto degli articoli 31 e 32 del bilancio di previsione, che prevedono che il Libano consenta alle aziende, comprese quelle che occupano suolo pubblico, di godere di esenzioni fiscali molto importanti. Inoltre, il bilancio contiene la proposta di abbassare le imposte sugli utili che queste imprese hanno conseguito a causa del forte aumento dei prezzi dal 3 al 15%, il che è un regalo di diverse centinaia di milioni di dollari. Un esempio: la società Solidere, fondata dal defunto Rafik Hariri per la ricostruzione di Beirut, ha fatto man bassa del suolo del centro e possiede, oggi, circa 1,9 milioni di metri quadrati da vendere o da far fruttare; queste aree sono state acquistate dai loro proprietari per prezzi che vanno dai 150 ai 600 dollari/m². I prezzi nel frattempo sono cresciuti vertiginosamente, ora un metro quadrato è in vendita a diverse migliaia di dollari senza che lo Stato possa cogliere l'opportunità di tassare questi nuovi ricchi e diminuire di conseguenza i suoi debiti.
 
5. Le privatizzazioni e la corruzione nel settore pubblico
 
... E la commedia continua con argomentazioni talvolta surreali, avanzate per imporre le privatizzazioni. Ad esempio lo Stato denuncia l'incapacità del settore pubblico di amministrare e sviluppare i servizi di base, compresa l'energia elettrica.
 
Occorre chiarire che sono stati i governi formati dalla borghesia e dai leader religiosi a indebolire il settore pubblico e a portare la corruzione. Sono stati quei governi che, a dispetto delle leggi e della Costituzione, hanno utilizzato l'indebitamento interno ed estero, permettendo ai banchieri tassi fenomenali che hanno creato nuove fortune. Loro hanno svenduto gli immobili dello Stato.
 
Per tutti questi motivi il PCL sostiene che lo sviluppo delle infrastrutture debba essere fatto in parallelo con un piano per porre fine alla corruzione diffusa nel settore pubblico e l'abuso di potere da parte dei leader confessionali. Solo così sarà possibile avere un quadro reale del potenziale del settore pubblico.
 
Beirut, 22 giugno 2010
(Traduzione [in francese] del 1° luglio 2010) 
Il Comitato delle Relazioni Internazionali del Partito Comunista Libanese
 
 

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