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- popoli resistenti - libano - 04-10-10 - n. 334
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Tra guerra civile e aggressione israeliana
(Estratti dalla relazione del Comitato Centrale del Partito Comunista Libanese)
Il Comitato Centrale del Partito Comunista Libanese ha discusso, nel corso della seduta tenutasi nel mese di agosto 2010, l'evoluzione della situazione politica in Libano e nel mondo, e ha pubblicato un lungo rapporto da cui abbiamo tratto i brani seguenti:
La situazione attuale nella regione araba segna la fine dello status quo che ha prevalso negli ultimi mesi a causa delle perdite subite dagli Stati Uniti, sia in Afghanistan che in Iraq, oltre a quelle subite da Israele nelle sue aggressioni contro il Libano (2006) e contro Gaza (2008).
Gli Stati Uniti di Barak Obama, dopo il parziale ritiro dall'Iraq e in vista delle elezioni [di metà mandato] del prossimo novembre, provano a utilizzare la politica della "guerra preventiva" già sperimentata da Bush, con il fine di conquistare nuove aree di influenza e nuovi mercati per poter uscire dalla crisi. Poiché è impensabile una guerra mondiale, il governo statunitense, seguito da Israele, ha sviluppato una politica di attentati e guerre civili etniche e religiose, volte a favorire le condizioni per una loro permanenza in Medio Oriente, finalizzata preminentemente allo sfruttamento economico. Gli obiettivi principali sono il Golfo Persico e l'Afghanistan, dove la scoperta del petrolio, del litio e di altri minerali di valore, ha dato nuovo impulso alla colonizzazione di questo paese già molto importante dal punto di vista strategico per contrastare l'avanzata della Cina e dell'India o l'espansione dell'influenza russa.
La situazione politica in Libano
- Durante l'anno, il Libano ha conosciuto un periodo di calma interna dovuta al riavvicinamento saudita-siriano, che aveva generato nel 2009 un certo consenso e la cui conseguenza più evidente è stata la formazione, sette mesi dopo le elezioni parlamentari (maggio 2009), di un governo di "unità nazionale" nel quale si sono ritrovate la maggioranza (Saad Hariri, Arabia Saudita) e l'opposizione tradizionale (Hezbollah, Siria).
- Questo consenso, determinato dalla situazione regionale, ha dettato alle forze politiche libanesi, antagoniste per principio, un certo attendismo e una qualche temperanza. Esse pur non soddisfatte di ciò restano in attesa di un'occasione favorevole per porre fine alla situazione.
- Si prosegue così tacendo che l'atmosfera consensuale non è stata creata per consentire agli antagonisti di trovare una soluzione alle questioni controverse. Al contrario. Il contenuto politico del programma di governo non ha messo fine alle divisioni intestine sulla "legittimità delle armi della Resistenza", sulle relazioni con la Siria o dei palestinesi in Libano. Peggio ancora, le due parti non sono arrivate a un comune punto di vista sulle reti di spionaggio israeliane, soprattutto perché questo problema è stato immediatamente occultato dietro un diffuso rilancio confessionale.
Così, proprio quando la tensione si faceva sentire a livello regionale, la situazione interna libanese è entrata in una nuova fase, molto pericolosa sotto vari aspetti:
- Una escalation politica e militare israeliana contro il Libano: minacce e preparativi militari (manovre sui confini, nuove truppe, sorvoli sul territorio del Libano, spari ad Aadaïssa, problemi sulla "linea blu" tracciata dalle Nazioni Unite) in vista di un attacco che avrà il sapore di una rivincita e permetterà a Israele di riprendere le redini in mano e, in seguito, di attuare il suo piano di liquidare la causa palestinese.
- Un tentativo da parte degli Stati Uniti di modificare alcune disposizioni della risoluzione 1701, al fine di garantire un aiuto incondizionato a Israele contro il movimento di Resistenza in caso di conflitto.
- Inasprimento dei toni politici, e confessionali, su varie questioni: le armi della Resistenza, UNIFIL, le spie, le infiltrazioni di Israele nelle vie telecomunicazioni...
- L'accusa, da parte di alcuni, a Hezbollah (sciiti) di aver preparato ed eseguito l'assassinio di Rafik Hariri (ex presidente del Consiglio, sunnita), in modo da sollevare una tempesta confessionale, a cui può seguire una nuova guerra civile.
- Un tentativo di spingere la Resistenza, ancora una volta come nel maggio 2008, a usare le armi in scontri urbani, che faciliterebbe l'aggressione di Israele.
- "Irachizzare" il conflitto politico libanese, vale a dire, garantire che il conflitto tra sunniti e sciiti scoppi in Libano e si propaghi da qui verso l'Iran e in tutto il Golfo.
Vertice tripartito
Questi sviluppi hanno richiesto risposte molto rapide, da qui la convocazione del vertice tripartito fra i leader di Siria, Arabia Saudita e Libano [fine luglio 2010].
E' necessario soffermarsi su alcuni punti che hanno accompagnato lo svolgimento di questo vertice e le sue conseguenze:
a) Il vertice non è stato all'altezza delle aspettative; non poteva dare una soluzione ai problemi del Tribunale internazionale dell'Aja, per cui veniva tra l'altro convocato.
b) La dichiarazione finale contiene propositi generali sulla necessità di proseguire il dialogo, di dare attuazione agli accordi di Taif e di Doha, di mantenere il "governo di unità nazionale".
c) Nulla è stato detto a proposito del Tribunale internazionale, lasciando supporre l'assenza di qualsiasi accordo o consenso a proposito [delle responsabilità che il Tribunale addebita a Hezbollah e all'Iran per la morte di Hariri, ndt], come se qualcuno volesse preservare un prezioso alibi da usare contro Hezbollah o l'Iran.
d) Il vertice rafforza le divisioni [interne] e la dipendenza dall'Arabia Saudita e, soprattutto, dalla Siria il cui ruolo è stato rafforzato.
e) E' stato un tentativo di ritardare la deflagrazione interna, in attesa degli sviluppi nella regione, che dà seguito all'attività saudita, iniziata dagli Stati Uniti, continuata da Egitto, Siria e Giordania, con soluzioni non solamente al problema libanese, ma anche e soprattutto a quelli dell'Iraq, Iran e Palestina.
Pertanto, una lettura attenta della situazione interna libanese nei prossimi mesi permetterà di valutare in quale senso andrà la soluzione sul piano palestinese, la copertura di cui avrà bisogno per essere accettata, ma anche quali saranno le conseguenze delle minacce israeliane contro il Libano e le ripercussioni del "Tribunale Speciale per il Libano" (TSL): si profilano sviluppi estremamente movimentati e una situazione di crisi acuta.
Pertanto, il PCL insiste, ancora una volta, sulla priorità di assicurare la pace civile contro il progetto USA-Israele, che costituisce il pericolo principale nella regione. Il Partito Comunista del Libano richiama inoltre l'attenzione sul pericolo di far precipitare il paese in una guerra religiosa, per indebolire e dividere la società libanese, facilitando l'obiettivo di Israele di porre fine alla Resistenza patriottica libanese e al ruolo svolto dal Libano nel conflitto arabo-israeliano.
Le posizioni del PCL
Partendo dal fatto che l'aggressione e la guerra civile sono le due facce di uno stesso progetto, il PCL afferma che non sarà neutrale in questo conflitto, al contrario. Il Partito ritiene necessario di prepararsi a far fronte all'eventualità, in base alle sue posizioni di partito democratico e resistente.
a- Ecco perché il CC invita tutte le organizzazioni a mettere a punto i piani necessari per prendere parte alla lotta, tanto politica che militare, contro ogni aggressione israeliana.
b- Il PCL ha espressamente chiesto al governo di rivedere lo statuto del TSL, tanto più che questo tribunale ha perso la sua autonomia in seguito alle interferenze degli Stati Uniti ed di altri nelle sue attività, ma anche a causa dell'affare dei falsi testimoni (fatto riconosciuto dal presidente del Consiglio in carica, Saad Hariri) e delle accuse lanciate da Hezbollah contro Tel Aviv.
c- Il PCL ha richiamato l'attenzione sui pericoli che potrebbe incontrare la resistenza, se è essa si lascerà coinvolgere in conflitti interni che andranno a vantaggio solo degli assassini e di quei libanesi asserviti a Israele e agli Stati Uniti.
La guerra civile, oggi come ieri, ha un solo promotore, si tratta di non cascare nella sua rete. I mandanti di una tale guerra interna conoscono molto bene il tallone d'Achille di Hezbollah, e cioè la contraddizione tra il suo ruolo nella Resistenza e le sue strutture confessionali (sciite): ecco il motivo per cui i mandanti tentano di utilizzare la falla religiosa per inferire un colpo mortale a Hezbollah. Da qui la responsabilità di Hezbollah, che oggi si trova nella prioritaria posizione di colmare la falla e preservare il ruolo nella Resistenza, rifiutando di immischiarsi in un nuovo conflitto interno che trascinerebbe il Partito di Dio dove non dovrebbe essere.
Inoltre, e al di là del "tribunale speciale per il Libano" (TSL), il PCL ritiene che il deterioramento dei rapporti religiosi non fa altro che aumentare la violenza, tanto che la più piccola controversia può degenerare in guerra tra fedi: quanto è accaduto nel quartiere di Burj Abi Haidar (Beirut), è esemplificativo a proposito, con tre morti e decine di feriti, per non parlare dei danni materiali...
La guerra religiosa non ha un esito diverso dall'esacerbazione dell'odio e l'aumento della distruzione. La guerra religiosa poggia su istinti violenti che negano il senso di appartenenza nazionale, e si conclude sempre con un consenso che prepara nuovi cicli di violenza.
Da questa analisi discende la necessità per il PCL di collegare il progetto della resistenza a quello del cambiamento democratico, a partire da un progetto democratico di riforme politiche, che riorganizzi la situazione interna, non sulla base di divisioni confessionali che accerchiano la resistenza, ma sulla base dell'identità nazionale.
Solo tale programma garantirà la resistenza nazionale contro qualsiasi piano di aggressione da parte di Israele o di qualsiasi tentativo di guerra interna libanese.
IL PCL cercherà, nella situazione data, a partire dalla sua visione patriottica e in virtù del ruolo che ha sempre svolto nella resistenza contro il progetto statunitense-israeliano, di trasformare il suo progetto nel progetto di tutti i libanesi; e questo a partire dai seguenti punti:
1 - Condurre una vasta campagna politica rivolta a tutte le forze e le personalità in Libano. L'obiettivo: porli di fronte alle loro responsabilità nel mantenimento della pace civile, per affrontare al meglio i nuovi progetti degli Stati Uniti e di Israele contro il nostro paese.
2 - Fare fronte comune con tutte le forze patriottiche e progressiste con le quali il PCL si è sempre opposto al progetto statunitense-israeliano.
3 - Creare un'atmosfera politica e popolare di pressione, per impedire la guerra civile che si delinea e, nel contempo, denunciare gli obiettivi (soprattutto statunitensi) di utilizzare il TSL come strumento al servizio del progetto degli Stati Uniti e di Israele. Per fare questo, è necessario agire su più piani: con le forze politiche, gli intellettuali, i sindacati e le organizzazioni popolari, utilizzando tutti i mezzi di lotta, a partire dai comunicati, i volantini, i presidi e le manifestazioni, fino all'organizzazione di un convegno nazionale.
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