www.resistenze.org - popoli resistenti - messico - 12-01-06
Salvador Castaneda O’Connor
05/01/2006
Il muro che le autorità statunitensi pretendono di alzare lungo la
frontiera col Messico, contravvenendo il trattato di Guadalupe Hidalgo che
prevede solo i cippi per segnalare i limiti territoriali di entrambi i paesi,
può essere vistolo dai due lati e da sopra.
Del lato nord ci sono due opinioni diverse e contrarie:
Da un lato, per il governo del presidente Bush, la
costruzione di quel baluardo - che non è altro che la continuazione della
politica del “Bastione” e delle peggiori tradizioni internazionaliste della
potenza egemonica che rappresenta - ha il proposito di evitare la corrente,
fino ad ora incontrollata, degli emigranti illegali e l’ingresso di
“terroristi” nel territorio degli Stati Uniti.
L’inutilità di tale provvedimento è evidente perché, finché rimangono vigenti
le cause che producono la migrazione, questa continuerà, nonostante lo spessore
del muro o della sua altezza. Quanto ai terroristi, quel
muro certo non li impensierisce, perché è da molto tempo che sono dentro il
territorio statunitense, e ancora più dentro, fin dentro la Casa Bianca.
D’altra parte, alcuni intellettuali pensano che il loro paese si sta
trasformando nella comunità murata più grande del mondo; che l’idea di alzare
il muro è per lo meno inadeguata, dato che non risolve in alcun modo il
problema dell’immigrazione illegale, né prende in considerazione il fatto che
senza la partecipazione dei lavoratori che attraversano la frontiera,
legalmente o illegalmente, può verificarsi un disastro nei processi produttivi,
nel commercio e persino nelle finanze.
Gli analisti del Washington Post sono più espliciti e franchi, quando dicono
che la proposta antimigratoria è pericolosa perché ignora la realtà che
l’economia degli Stati Uniti dipende dalla manodopera sprovvista di documenti,
e definiscono stupida l’intenzione di trasformare in criminali proprio tali
immigranti.
Per il Wall Street Journal, il progetto antimigratorio è semplicemente una
pazzia.
Da questo lato del muro, i latinoamericani in generale ritengono quel
provvedimento un affronto; lo vivono come un gesto sciocco ed offensivo per i
nostri popoli, carico di superbia imperiale e di razzismo. Per i messicani, è un’aggressione in più che si aggiunge alle
centinaia che abbiamo già sofferto da parte dell’imperialismo yankee nel corso
della nostra storia, come lo furono le invasioni armate nel nostro territorio
del 1846, 1914 e 1916.
Il governo di Fox, pupillo dell’impero, ha colto la notizia con una certa
amarezza. Non riesce a comprendere come sia possibile che
i suoi modelli lo trattino in questo modo, dopo che si è sempre dimostrato
rispettoso ed obbediente fino all’indecenza, com’è accaduto a Mar della Plata
in Argentina. Ma come dice il vecchio proverbio messicano: “Così paga il
Diavolo chi lo serve”..
Le nostre autorità ora sono davvero preoccupate, perché la campagna
contro l’ingresso di lavoratori messicani clandestini negli Stati Uniti li
costringe, almeno teoricamente, a prendere serie misure per promuovere la
crescita economica e l’occupazione nel nostro paese, anche se quelle misure
devono essere necessariamente contrarie alle indicazioni del Fondo Monetario
Internazionale e dello stesso governo degli USA. Sono di
fronte ad un ostacolo difficile da superare. Mentre qui e là s’incominciano a
sentire voci che affermano che migrare non è un delitto; il delitto è invece
generare le cause che producono la migrazione.
Per alcuni messicani come me, il muro può essere una benedizione, a patto che
esista davvero ed operi efficientemente in entrambi i sensi, cioè, di là verso
di noi e da noi verso di là.
Verso di noi il muro può frenare o evitare la penetrazione dei monopoli
imperialisti che tanto danneggiano e deformano il nostro sviluppo, mentre
impediscono la nostra indipendenza economica e la nostra sovranità politica
come nazione e come popolo.
Il muro può trattenere la penetrazione dalle forme decadenti della cultura
straniera tanto piena di superstizioni e pregiudizi contrari alla scienza e la
dottrina della ragione. A tale grado d’involuzione si è
arrivati negli Stati Uniti,che quasi si stava per negare la tesi Darvinista
dell’evoluzione delle specie per affermare che “una intelligenza superiore non
condivisa” è la creatrice dell’universo e della vita.
Il muro può proteggerci anche dalla delinquenza, il vizio
e la tossicodipendenza che importiamo dall’altro lato.
Dal nostro lato il muro può ostacolare il saccheggio delle nostre risorse
naturali ed umane. Oggi mandiamo negli Stati Uniti cento
volte più petrolio e cento volte più economico che prima dell’espropriazione
dell’industria petrolifera decretata dal Presidente Cardenas. I gringo vogliono
anche i nostri minerali e l’uranio, l’acqua del sudest, i nostri mari, il
nostro spazio e la nostra elettricità.
Il muro può ostacolare l’esodo massiccio di giovani messicani che offrono il
loro cervello e le loro mani alla crescita economica degli Stati Uniti. Può ostacolare anche l’uscita dal paese degli enormi ed
indebiti guadagni che qui ottengono le aziende transnazionali. Il muro può
ostacolare, ed è la cosa più importante, il transito delle enormi quantità di
denaro che i messicani inviano ai gringo come pagamento dell’ingiusto debito
estero, null’altro che un tributo che la nostra nazione deve pagare, in cambio
di niente, all’imperialismo nordamericano. Questo tributo è quello che
materialmente impedisce il nostro sviluppo economico e la nostra prosperità
come paese indipendente.
Se quelle condizioni si realizzassero davvero, dovremmo rinforzare quel muro
con un’altro vicino, fatto di fichi d’India e magueyes.
Da sopra si può notare che il muro è costruito nel posto sbagliato. Dovrebbe essere costruito al nord degli stati della California,
Nuovo Messico, Arizona e Texas, cioè, sulla linea della nostra antica
frontiera.
Noi messicani non abbiamo mai rinunciato alla possibilità di recuperare il
territorio che ci hanno rubato i gringo nel 1848.
Traduzione dallo spagnolo di FR