di Pável Blanco Cabrera
Sono passati 136 anni dalla nascita di Vladimir Ilich Lenin, del più grande rivoluzionario del XX secolo, di chi ha saputo proseguire nell’opera di Marx ed Engels, del principale responsabile della rottura storica con il sistema capitalista.
Con la Rivoluzione d’Ottobre, Lenin e il bolscevismo non pensavano solo alla
liberazione del proletariato e del popolo russo, ma di aprire l’era delle
rivoluzioni sociali per la trasformazione del mondo e farla finita con il mondo
capitalista.
Quando si pensa all’ottobre, all’incrociatore Aurora e le sue cannonate,
all’assalto del Palazzo d’Inverno, le assemblee e il Congresso dei Soviet, ai
dieci giorni che sconvolsero il mondo, si lascia da parte tutto il processo di
costruzione del partito rivoluzionario formato nella clandestinità, ferocemente
represso dallo zarismo; si lascia da parte la strada per la costruzione di una
cultura di lotta con una forte elaborazione teorica, con profonde conoscenze
dell’opera di Carlo Marx e Federico Engels. Si dimentica che per lo studio
della società russa, per esempio, si studiarono in carcere centinaia di
trattati e opere sociologiche, annuari statistici, economici, e che quando
leggiamo, ad esempio, ”Lo sviluppo del capitalismo in Russia”, vediamo solo il
prodotto di un processo di comprensione scientifica della società, che per
altro non fu scritto per diletto o per guadagnare meriti accademici, e nemmeno
per dimostrare il dominio di una corrente di pensiero, ma fu scritto per la
necessità di capire come lottare meglio ed ottenere la trasformazione della
società.
Capita lo stesso con altri lavori, come ad esempio “Chi sono gli amici del
popolo e come lottano conto i socialdemocratici” o con “Materialismo ed
Empiriocriticismo”, opere che più che pretendere di spiegare il materialismo -
le cui lezioni sono pure giunte fino a noi - erano una polemica sul passato
dell’organizzazione con implicazioni politiche; idem con “Imperialismo, fase
suprema del capitalismo”, che è il risultato di ore ed ore passate nelle
biblioteche, di ricerche, compilazione di dati, tant’è che nelle opere complete
vi sono tomi interi dedicati solo alle note, ai riassunti, ecc.
Che Lenin volesse esibire la sua conoscenza dell’economia politica, polemizzare
per il gusto di farlo con che sosteneva l’ultraimperialismo?
L’obiettivo era, più semplicemente, armare il partito rivoluzionario, i
militanti bolscevichi, i quadri comunisti di una concezione teorica ferma,
un’analisi concreta che permettesse
un’azione coerentemente rivoluzionaria in un periodo di confusione come quello
che ha preceduto la Prima Guerra Mondiale, epoca in cui molti vecchi marxisti
passarono a posizioni scioviniste e aderirono alla politica militarista delle
borghesie, quella politica che portò i loro fratelli di classe a massacrarsi
nei campi di battaglia.
Recentemente, il Subcomandante Insurgente Marcos ha reso note le sue
riflessioni sull’argomento e lo ha fatto mentre era ospite della Casa dello
Studente “Vladimir Ilich Lenin”, una buona occasione per esprimere le sue idee
su Lenin. Questo è avvenuto all’interno
della movimento posto in essere da “L’altra Campagna” in tutto il Messico.
In questo movimento ogni compagno e ogni compagna assolve dei compiti concreti,
c’è una specializzazione; allora c’è
chi modera un’assemblea, redige un volantino, prepara qualcosa per la
propaganda, e poi chi la fa. C’è chi mette la musica e chi fa da mangiare ma
c’è anche chi registra, filma, fa cronaca, e chi prepara conferenze; ci sono
intellettuali e responsabili della sicurezza. Ma a volte capita che si perda di
vista il fatto che ogni attività ha la sua importanza e che in certi casi il
più significativo è proprio il lavoro che non si vede. Finisce con l’essere
disprezzato ciò che si ritiene lavoro minore, o al contrario, s’impone un
praticismo antiteorico che ostenta disprezzo per le discussioni di fondo,
qualificando come dottrinarismo ogni sforzo analitico concreto o di costruzione
teorica.
Quindi ci sono false contraddizioni, dato che Lenin insegna - e così fanno anche i quadri rivoluzionari che si sono formati con lui - che in un processo di emancipazione tutti i compiti sono importanti.
Ed è proprio quanto ritroviamo nell’intervento del Subcomandante Insurgente
Marcos:
“Lenin ha individuato i grandi compiti che affronta chi vuole trasformare la realtà in cui viviamo. Il primo è la produzione teorica, la teoria, la discussione e il dibattito; il secondo è l’analisi concreta con i soli elementi teorici, l’analisi della realtà in cui stiamo lottando; il terzo, che è il più difficile per chi comincia a formarsi, è la pratica, la lotta. Ci sono vari aspetti della vita di chi lotta che hanno a che fare con il cuore, la cultura, lo studio delle scienze, dell’arte, con l’umore, con le relazioni interpersonali. Ma questi prime tre, l’analisi - la discussione, il dibattito teorico - l’analisi concreta e la lotta, questi sono quelli fondamentali.”
Lenin è in sintonia con quello che sta capitando in questo paese.
Questa è la questione principale per i militanti della trasformazione sociale, per gli anticapitalisti, e fra loro, per i comunisti.
Il Subcomandante ironizza anche con quelli che in altri momenti abbiamo chiamato i “concretari”, cioè chi confonde l’analisi concreta con la descrizione della testimonianza, quelli che cercano di conoscere il clima, o la direzione del vento che soffia per spiegare il conflitto sociale, la lotta di classe, la lotta di massa. Marcos fa anche la critica profonda dell’intellettuale che si rifugia nell’accademia, che fa teoria per acquisire meriti e che a poco a poco, senza rendersene conto finisce con l’essere funzionale al sistema, e a volte gli diventa perfino necessario. Come quando qualcuno si appella alla tattica e alla responsabilità a vantaggio della destra, chiedendo che “L’altra Campagna” tolleri e appoggi Lopez Obrador.
Ma l’intervento di Marcos è soprattuto rivolto ad alzare il livello della
discussione, dell’elaborazione, delle analisi - perchè è ciò di cui hanno
bisogno quelli che non l’hanno mai avuto: popoli indigeni, operai, donne,
contadini, studenti - indipendentemente da come diceva lo stesso Lenin: “la
pratica ha la dignità della realtà immediata”.
Discussione e dibattito teorico, analisi concreta della situazione concreta e
pratica coerente, questa è la base della ribellione nazionale anticapitalista,
della rottura con un sistema basato sullo sfruttamento, sulla spoliazione, il
disprezzo e la repressione.
Questo è un compito necessario per tutti coloro stanno nel movimento “L’altra Campagna”.