Durante l’assemblea de L’altra Campagna svoltasi a Tlaquiltenango Morelos - la terra di Rubén Jaramillo, veterano zapatista e militante comunista assassinato dal governo di Adolfo López Mateos - il Subcomandante Insurgente Marcos aveva annunciato che il giorno 17 di aprile “El Chompiras”, un camion della Giunta di La Realidad, avrebbe trasportato 8 tonnellate di mais e due serbatori di benzina (da 200 litri ciascuno) come contributo delle comunità indigene dello EZLN e delle comunità indígene zapatiste in solidarietà con il popolo di Cuba; un impegno programmato dalla VI Dichiarazione della Selva Lacandona, lanciata fin dal Giugno scorso.
Oltre questa manifestazione di solidarietà internazionale tra resistenze, è
stato annunciato anche il trasporto di una tonnellata di mais per la resistenza
a El Batan, nel Querétaro, e per Yerbabuena a Colima.
Lo stesso giorno abbiamo ricevuto l’invito per accompagnare da San Cristóbal de las Casas al Porto di Veracruz i compagni zapatisti alle seguenti organizzazioni politiche aderenti a L’altra Campagna: Unità Operaia e Socialista (UNIOS), Corrente in Lotta per la Rivoluzione Socialista, Partito dei Comunisti, Unità Nazionale delle Organizzazioni Popolari della Sinistra Indipendente (UNOPII), L’altra Campagna a Veracruz in Chiapas e il collettivo della Rivista Rebeldía.
La VI Dichiarazione spiega bene il senso della decisione dello EZLN, è una fase
in cui esprime la solidarietà con altre realtà anticapitaliste in America
Latina ed Europa.
La Sesta Commissione dello EZLN, durante la sua permanenza nella città di Oaxaca, si è pronunciata contro le aggressioni sofferte dal popolo cubano da parte dell’Hotel Sheraton con la complicità del governo messicano, ed ha reso noto che le comunità zapatiste avevano appena concluso la raccolta del mais e quindi potevano dare corso a quell’azione simbolica programmata. Si tenga conto che nel Chiapas la raccolta del mais è stata danneggiata dagli uragani che hanno duramente colpito la regione.
Alle ore 20,00 del 17 arriva a San Cristóbal
“El Chompiras” y el “Catalán”, i due camion zapatisti. Sono quasi dieci
ore di strada da La Realidad. Il giorno dopo, molto presto, abbiamo
accompagnato i due veicoli in carovana per un viaggio di 15 ore, fino al Porto
di Veracruz. Abbiamo affrontato due controlli dell’Esercito Federale; il più
lungo è stato quello prima di passare la casetta di rame di Cosamaloapan, dove
i soldati hanno fatto fotografie, annotato le targhe e preso i dati di ciascuno
con sfacciataggine aggressiva.
Il prepotente suttotenente Mendoza dell’83° Battaglione di Fanteria ha
ordinato con piglio autoritario di perquisire a fondo i due camion, spiegando
nervosamente che si trattava di controlli di routine, ma poco prima un soldato
ci aveva detto che loro dovevano prendere tutti i dati di questa singolare
iniziativa di solidarietà zapatista. Abbiamo contestato al tenente che in quel
modo violava la libertà di transito, ma quello ha continuato a impartire ordini
meccanicamente. All’arrivo abbiamo ricevuto la solidarietà del Caracol
Veracruzano.
Il giorno seguente abbiamo sbrigato le procedure per l’imbarco del materiale sulla nave che lo porterà a Cuba. Non ci sono state cerimonie; è una forma di solidarietà che non cerca momenti spettacolari, che non ostenta nulla, eppure è qualcosa che è di maggior valore, perchè si tratta di tenere fede alla parola data.
In una semplice conferenza stampa nel noto caffé della zona La Parroquia, parlano i rappresentanti delle comunità indigene zapatiste Doroteo e Zeta; spiegano con poche parole sincere il senso dell’iniziativa:
“Portiamo il mais creolo, il nostro alimento, in solidarietà al popolo cubano
per il suo esempio di qurantennale resistenza, un enorme esempio di dignità.”
Poi prende la parola il rappresentante di Corrente in Lotta, la compagna Rosa
Maria, che mette a fuoco il significato simbolico e storico della consegna del
mais nel giorno della ricorrenze del 45° anniversario della sconfitta
dell’imperialismo nordamericano a Playa Giron, oltre al significato della
solidarietà fra due resistenze fondamentali del nostro tempo: la Rivoluzione
Cubana lo EZLN.
Quando tocca a noi parlare spieghiamo che la VI e l’Altra Campagna vogliono fare concretamente ciò che è più difficile nelle lotte sociali: tenere fede alla parola data.
In Messico, Fidel fece a nome del M-26 una promessa che è stata mantenuta:
“Nel 1956 o saremo liberi o saremo martiri”. Nel novembre di quell’anno, da Tuxpan Veracruz partì il Granma diretto al suo appuntamento con la liberazione. Lo EZLN onora la parola data nella VI Dichiarazione Selva Lacandona.
I comunisti sono testimoni del più bel gesto di solidarietà del popolo messicano, perchè le comunità indigene donano ciò che per loro è più vitale, nonostante la situazione economica sia gravata dai disastri naturali dell’autunno scorso.
I passaggi burocratici però sono difficili, ci sono molti, molti ostacoli
doganali. I due camion vanno sul molo con due striscioni sui lati che dicono:
“Tra popoli in resistenza siamo solidali, in questo caso lo siamo con quello cubano”.
Ci sono dei compagni che cantano l’Internazionale mentre viene spiegata
la bandiera dello EZLN. Un nuovo
interanzionalismo sta nascendo, e lo sentiamo a fior di pelle; gli occhi dei
compagni dela Giunta del Buon Governo di la Realidad brillano come la stella
solitaria di fronte alle tranquille acque del mare del Golfo del Messico, dove
50 anni fa è passato in silenzio, facendo acqua, lo yacht Granma con Fidel,
Raúl, il Che e qualche messicano.
Allora erano in tanti a dubitare del trionfo della rivoluzione, come altrettanti in Messico oggi non credono che la ribellione anticapitalista possa vincere.
Abbiamo riso quando uno stupido reporter, editore o direttore del Sol de México divulga la notizia secondo cui lo EZLN avrebbe inviato il mais alla controrivoluzione cubana.
E’ questa la natura del mondo che vogliamo cambiare: menzogne, falsificazioni, repressione, disprezzo, sfruttamento, spoliazione, e l’unico antidoto è fare in modo che la parola abbia valore, proprio perchè in questo modo si ottiene che le resistenze si solidarizzino, che l’internazionalismo del Che diventi quotidiano nelle lotte. Chi non capisce la solidarietà dello EZLN con il popolo cubano non capisce che si sta aprendo una nuova fase per la liberazione dei nostri popoli.
Un giorno non ci saranno più ostacoli come quelli che ha avuto El Chompiras, nè
burocratici, nè repressivi, e non ci saranno stupide incomprensioni che neghino
la dignità delle resistenze che si toccano e si proteggono.
I comunisti sono orgogliosi di testimoniare questa solidarietà storica.