www.resistenze.org - popoli resistenti - messico - 08-06-06

da Telesur
http://www.telesurtv.net/home3jun1.php TeleSUR / 03/06/2006

Il dirigente dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN),
il subcomandante Marcos dichiara a TeleSUR che


Questa è l'ora dell'America Latina


"Se questa è l’ora dell'America Latina? Noi pensiamo di sì. Non perché ce lo dicano quelli che stanno sopra, ma perché quelli che stanno sotto hanno ormai acquisito una voce ed un viso che non avevano mai avuti.” Lo ha detto Marcos nel programma di Telesur “Da questa parte”, durante l’intervista con la giornalista Blanche Petrich. Egli ha dichiarato che nel continente esistono “processi di resistenza” che cercano di recuperare la “storia” latinoamericana, oscurata dalla caduta del blocco socialista e dalle dittature di destra.

“Ci sono processi di resistenza che si stanno convertendo in forme di organizzazione di un’altra società. In Brasile, Venezuela, Bolivia, Cile, c’è sempre stata la gente che stava sotto, quella che adesso ha acquisito visibilità, ma ci risulta che stava lì da molto, molto tempo.
Noi zapatisti sentiamo che il cuore ci sta diventando grande, e non perché dei governi di cosiddetta “sinistra” arrivino al potere, ma perché i popoli organizzati stanno dando una lezione, non solo di resistenza, ma di immaginazione e creatività” ha detto il subcomandante.
Marcos nota che i nuovi governi progressisti latinoamericani in Argentina (Néstor Kirchner), Brasile (Luiz Ignacio Lula Da Silva), Bolivia (Evo Morales), Uruguay (Tabaré Vásquez), e Venezuela (Hugo Chávez) non possono superare gli “affanni” del capitalismo se non contano sull’appoggio popolare, che definisce “la punta di lancia” per la difesa dei popoli.

“Né Lula, né Chavez, né Kirchner, né, l'aspirante progressista messicano Manuel, López Obrador, né Tabaré, né Evo, possono farcela se non c’è un popolo che li appoggia.”
Marcos assicura che lo EZLN è ben attento “al processo di cambiamenti politici e sociali che sta promovendo il presidente Evo Morales in Bolivia, e che la sua organizzazione appoggia i boliviani che sono parte dei popoli autoctoni dell’America. L’EZLN, dice Marcos, è disposto ad avvicinarsi al Governo di La Paz, se la base dell'organizzazione lo vuole.
Il subcomandante definisce le aggressioni poliziesche avvenute a San Salvador di Atenco agli inizi di maggio, il frutto della “somma di idiozie” della classe politica messicana.
“Quello che è successo a San Salvador di Atenco è per un verso, la somma di idiozie della classe politica, dei tre livelli di governo, e per un altro verso la causa della ribellione popolare.” Egli nega che i fatti di San Salvador siano stati causati dalle proteste dei gruppi sociali.

Marcos ha anche criticato le azioni del governo messicano contro la rivoluzione cubana, ricordando i forti legami che esistono tra questi due popoli. In questo senso, ha indicato la necessità di orientare la politica estera dei governi latinoamericani non sulla base degli interessi stranieri, ma sulle decisioni sovrane dei popoli.
“Dobbiamo definire il principio basilare di una politica estera: sono i popoli quelli che decidono e non i governi esterni, quelli che decidono se si è democratici o no, se quella politica è giusta o sbagliata. Non solo il Venezuela, ma qualunque paese dell'America Latina deve poter esercitare il diritto sovrano del popolo, libero dagli interessi stranieri.

Nel mondo quello che domina è il capitalismo, ma ci sono due processi, uno di dominazione e un altro di resistenza. Quello della resistenza è la chiave che in America Latina stanno costruendo i popoli latinoamericani e Cuba (…) e non possiamo parlare del processo di dominazione senza riferirci al Governo nordamericano”.
A proposito d Cuba Marcos afferma che “nell’isola si sta portando avanti un processo di costruzione di dignità, e che nonostante le critiche, il popolo cubano continua il suo cammino sfidando l’impero più grande del mondo.”
Inoltre, Marcos sostiene che l’obiettivo dell’altra campagna non “è l’astensionismo”, e chiede ai tre candidati presidenziali messicani “di definirsi in modo chiaro”, perché ritiene che il paese corre il rischio di entrare in una guerra civile, se non si risponde alle richieste degli esclusi.
"Nel Messico non stiamo promuovendo l’astensionismo. Stiamo costruendo un movimento. Non rispetto alla politica e ai media -TeleSUR a parte -, perché nutriamo rancore ed odio per quella classe politica e per i media al suo servizio.

Critica le proposte politiche dei principali candidati presidenziali, e sollecita il candidato López Obrador a produrre un vero programma di governo popolare. Dice Marcos:
“Stiamo vedendo ed ascoltando la stessa cosa che abbiamo vista ed ascoltato nel 1992.”
Alle domande su “L’altra campagna” Marcos risponde netto che il suo scopo è di prendersi cura degli interessi di quelli che stanno sotto.
“Dobbiamo garantire che “L’altra campagna” non prenda un’altra strada. Dobbiamo curare che riprenda quella speranza, quell’aspettativa e che insista nei valori etici e morali della sinistra”.
Dice che dopo dodici anni come dirigente dell’EZLN, non ha cambiato il suo ruolo politico, benché siano apparsi altri portavoce che esprimono le richieste degli indigeni in Chiapas, ed aggiunge che ora non si tenta di costruire un’organizzazione, bensì un movimento dove ognuno abbia il suo spazio e ci si possa appoggiare reciprocamente, finché “L’altra campagna” possa procedere verso un’altra tappa.

Gli zapatisti si sono sollevati il 1 gennaio 1994 nello stato del Chiapas, nel sudest messicano, rivendicando i diritti degli indigeni contro il sistema di potere consolidatosi in Messico da secoli.
Il sollevamento, che ha sparato l’enigmatica figura del subcomandante Marcos sulla scena politica, si è verificato nel bel mezzo dei festeggiamenti del Governo di Carlos Salina de Gortari, dopo che aveva firmato il Trattato di Libero Commercio con Stati Uniti e Canada (TCLAN).
Davanti alle camere di TeleSUR, Marcos dice che il contenuto del sollevamento del 1994 era far sì che fossero ascoltati i richiami degli indigeni in Messico. “La previsione della direzione dell’EZLN nel 1994 era un massacro, oppure un’insurrezione generalizzata,; ma non è successo niente, perché né ci hanno massacrati, e nemmeno c’è stata l’insurrezione generale.”

Il subcomandante racconta che allora l’idea è stata che la gente andasse a vedere quello che stava succedendo e che cosa si doveva fare. “Non era possibile che il mondo credesse che il Messico potesse essere tra i paesi più sviluppati, quando la realtà era che stavano annichilendo i popoli autoctoni, come avveniva nel Chiapas”.
Marcos ritiene che la cosiddetta “guerra pulita” che sviluppa l’EZLN è concepita dalla motivazione indigena. “Noi vogliamo essere indigeni, ma essere parte di questo paese.”
Il Messico ha avuto una costante vita rivoluzionaria che risale nel tempo, e la politica del neoliberalismo come modello economico ha fatto sì che l’Esercito Zapatista, con sede naturale nel Chiapas, lotti contro l'imperialismo e cerchi la cooperazione con le altre organizzazioni popolari.
Il gruppo ha fatto in modo che la sua popolarità ed ideali oltrepassino le richieste indigene, arrivando a proposte di portata nazionale.


Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org di FR