www.resistenze.org - popoli resistenti - messico - 17-07-06

da rebelion.org

http://www.rebelion.org/noticia.php?id=34476

 

Questa non è democrazia

 

Pablo González Casanova

13 Luglio 2006

La Jornada 

 

Se ragioniamo e parliamo con precisione di termini, possiamo dire tranquillamente che questa non è democrazia. Tuttalpiù, se il popolo si organizza e lotta pacificamente in difesa del suffragio effettivo, può ottenere che si riconoscano le irregolarità delle elezioni del 2 di Luglio e che quelle siano messe in discussione, o siano addirittura annullate.

Sembra più improbabile che si possa dimostrare il trionfo di López Obrador in modo indiscutibile, e soprattutto che in tal modo sia accettato dal PRI e dal PAN, dalla Presidenza della Repubblica, dalla Confindustria e dalle vecchie e nuove metropoli “patrocinanti” di Washington e Madrid, con i loro alleati e subordinati, e coi media che avevano già proclamato la gloriosa vittoria del PRI.

 

Le elezioni del 2006 non sono “elezioni di Stato” come tutte quelle precedenti, ma il nuovo tipo di elezioni dello Stato - Mondo, transnazionale ed emergente, che annovera tra i suoi collaboratori associati e subordinati, numerosi stati e regími politici delle metropoli e delle periferie.

Tutti gli stati e i regimi politici del mondo si trovano dal l972/80 (passando per Pinochet, Reagan e la Thatcher) in un processo di destrutturazione e ristrutturazione funzionale.

L’obiettivo finale del nuovo modo o modello di dominazione ed accumulazione è ottenere qualcosa che combina ciò che è funzionale con ciò che è dialettico e pratico, ciò che i nuovi “esperti” chiamano “governbilità”. Per “governabilità” intendono l'arte di costruire stati, governi ed elezioni funzionali allo Stato Transnazionale che si va affermando, quello che integra i complessi imprenditoriali - militari, per assicurarne il dominio e l’accumulazione.

La “governabilità” diventa effettiva con “strategie di lunga portata” che si applicano tra lotte, confronti e negoziazioni, scegliendo con senso pratico le misure che si prendono per raggiungere gli obiettivi dei suoi “valori ed interessi” in forma immediata, oppure in tappe successive, quando sia necessario.

Ma è un errore pensare che l’elezione di López Obrador sia la più funzionale per ricchi e potenti, perché si dà per scontato che quelli finiranno coll’imporsi a Calderon, che del resto sta già offrendo loro tutto quello che chiedono. López Obrador, invece, li preoccupa per il tipo di offerte ed appoggi popolari di cui gode e che non pochi fra loro considerano contrari ai loro interessi, perché “pensano che il Messico - secondo un analista del Financial Times - compie una funzione vitale per il settore industriale degli Stati Uniti come fonte di lavoro a buon mercato, essenziale per mantenere la loro competitività, specialmente nel settore dell'agricoltura.” Lo stesso analista nota che varie inchieste rivelano la paura che AMLO sia un altro Chávez o un altro Evo Morales, e sostiene che il terrore sia l’inevitabile applicazione del suo programma sociale, dato che nemmeno un taglio “drastico” dei salari dei funzionari medio alti del 50 % non riuscirebbe a fornire i 9 miliardi di dollari che sono necessari al bilancio nazionale.

(Vedere: Financial Times, 30/6/2006)

 

Allo stesso tempo, la “sinistra”, in senso molto ampio, è divisa. Una parte importante ritiene che il progetto di López Obrador sia insufficiente, vuoi per la composizione del fronte che ha formato, vuoi per la sua politica di alleanze con forze che hanno partecipato alla controriforma sul diritto agrario in precedenti regimi ed attualmente hanno respinto la legge su diritti dei popoli indigeni, ed inoltre hanno approvato la legge (all’unanimità) “Teletrasmette” (quella con cui hanno consegnato il controllo della comunicazione alle grandi imprese dei media). Vi sono poi membri del PRD (che governano nei comuni dove ci sono popoli indios) che usano gli stessi metodi repressivi del PRI.

Un'altra posizione nella sinistra è quella diffusa tra gli intellettuali, operai e quadri sindacali, rappresentanti popolari, maestri e studenti, impiegati, emarginati urbani e semiurbani, piccoli proprietari, lavoratori dei media, Senza dubbio è la posizione maggioritaria, quella che appoggia López Obrador nel processo elettorale e ritiene che AMLO sia una valida alternativa per il governo di interessi popolari.

Quando si pensa ad una sinistra operaia, contadina e popolare ampia, si nota che le organizzazioni ed i movimenti sociali autonomi dai partiti politici non hanno ancora la forza necessaria per fare contemporaneamente una politica funzionale e flessibile, di breve e lungo termine. La sua principale debolezza si mostra proprio in questo. (..)

Oggi chiaramente tutta la sinistra deve prendere una misura di effetto pratico ed immediato. (..)

È questione di vita o di morte ottenere flessibilità nelle posizioni prese dalle sinistre e dai movimenti progressisti o radicali, con decisioni che mostrino la loro fermezza e tenacia nella lotta per rispettare e fare rispettare la loro identità per costruire un’alternativa di democrazia con pluralismo ideologico e religioso. Un’alternativa con autonomia di popoli e nazioni, e con un progetto anticapitalista che liquidi il colonialismo cibernetico, esclusivo e rapace con cui il complesso militare - imprenditoriale pretende di fondare la sua “governabilità” mentre scatena la sua “politica sporca" (“dirty politics”). Il maggior terrorismo di Stato (di uno Stato multinazionale), mediante la guerra di varia intensità, aperta e coperta, formale ed informale, le cui azioni di distruzione di paesi come Afghanistan, Iraq, Palestina sono tanto evidenti come cinico ed autodistruttivo è il modo in cui procedono nella lotta contro Cuba ed Iran, fatti che solo per una mente insana non implicano una situazione mondiale sul filo della “Distruzione Reciproca Indubbia". (" Mad" è la sigla in inglese di “mutuo assured destruction", sinonimo di “pazzia” in quella stessa lingua.)

La necessità di fermare tutte queste minacce ed altre ancora, si conferma quando si profila un altro pericolo di una nuova guerra con la grande alleanza della Corea del Nord, Cina, Russia, Pakistan e molti altri paesi che contano su armi nucleari, e che senza dubbio si preparano a rispondere con tutta la loro forza, in uno scenario di insensatezza che farebbe di questa nuova guerra mondiale del capitalismo corporativo la più miserabile conclusione della storia umana.

 

Il Messico ha una posizione geopolitica che gli permette di influire a livello universale, imponendo le forme legali di lotta ed il diritto ad organizzarsi pacificamente per raggiungere mete sempre più ambiziose.

Per quel motivo le varie posizioni di chi lotta per una vera democrazia, libertà e giustizia sociale

- come l'altra campagna e suoi aderenti - in questo momento devono impedire che si violi il voto popolare, e se credono che López Obrador abbia vinto, devono dirlo pubblicamente, come ha fatto il delegato Zero degli zapatisti. Raggiungere questa prima vittoria mentre conserviamo l'autonomia piena per continuare a lottare, ognuno “col suo modo” di pensare e sentire, certo non ostacolerà il contare sempre di più su movimenti sociali, popoli, cittadini, lavoratori intellettuali e manuali, di medi e piccoli imprenditori che difendano la vita e la libertà del Messico, come il diritto a dissentire e discutere tra i propri sostenitori di uno stesso ideale.

Questo ragionamento può sembrare mera retorica o mera “opinione”, ma in realtà non lo è. Corrisponde ad un’esigenza che possiamo rendere effettiva. Affermare la nostra identità personale e di gruppo e la nostra solidarietà tra differenze, permetterà di costruire l’alternativa di un mondo possibile e necessario.

 

Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org di FR