www.resistenze.org - popoli resistenti - messico - 08-03-10 - n. 309

da www.rebelion.org
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 

In Messico aumenta tutto, tranne il salario dei lavoratori

 

Los Brigadistas-UNAM

 

I neoliberali hanno molti modi per ingannare. I mezzi di comunicazione ripetono bugie e inganni, creando una gigantesca cortina fumogena sulle coscienze del popolo: una di esse è il cosiddetto "contenimento dell'inflazione".

 

Dicono che il principale obiettivo del sistema sia mantenere i prezzi bassi per garantire maggiori vendite, occupazione, ecc. La cosa certa è che il principale meccanismo per il contenimento di prezzi consiste nel reprimere il salario, ridurlo addirittura sotto la soglia di sussistenza, garantendo enormi guadagni per il padronato e restrizioni quasi insopportabili per gli operai. "Quanto più bassi saranno i salari , tanto più alto sarà il numero dei contratti ed aumenterà l'occupazione", è il loro ragionamento.

 

La cosa certa è che questi grossi guadagni creati a discapito di salari striminziti , hanno provocato solo un degrado sociale di grandi dimensioni: lavoro precario, emigrazione forzata, povertà, disoccupazione e crisi. Oggi ci dicono che la crescita dei prezzi nel 2009 è stata del 3,57%, ma che scenderà nel 2010. Però la realtà è molto lontana dai discorsi dei funzionari di governo. La comparsa di nuove imposte, l'aumento della benzina, del gas, dei trasporti, degli alimentari, ecc., ha generato un'ascesa dei prezzi rendendo molti prodotti inaccessibili a milioni di messicani.

 

Secondo i dati ufficiali, con lo stesso reddito ora compriamo il 3,57% in meno, oppure dobbiamo pagare solo il 3,57 % in più per gli stessi articoli che acquistavamo l'anno scorso. Ma nelle tasche e nelle case della maggioranza dei messicani si vive un’altra situazione. La trappola consiste, tra le altre cose, su quella percentuale che riflette la variazione dei prezzi di un paniere molto esteso di prodotti, tra i quali si trovano le automobili, le case, i diamanti, e molti articoli di lusso, alcuni dei quali sono calati di prezzo, compensando così gli aumenti dei beni di prima necessità e lasciando l’inflazione complessiva relativamente bassa.

 

Ma per la popolazione che spende il proprio reddito prevalentemente nell'acquisto di beni e servizi primari, l'inflazione è molto maggiore. Solo nelle zone indigene, rurali e di montagna, stando ai dati della Camera dei deputati, i prodotti di prima necessità sono aumentati di oltre il 50%. Supponiamo ora che in quelle zone la popolazione spenda il 100% del proprio reddito in prodotti per la sopravvivenza: ciò significherebbe che lì l'inflazione non è del 3,57%, bensì del 50%!

 

Da quando si è insediato il governo di Felipe Calderón, i salari sono aumentati del 18%, ma l’insieme dei beni primari è aumentato del 41%. Più del doppio! Secondo gli studi dell'Università Operaia del Messico, con un salario minimo si riesce a comprare appena un sesto degli alimenti di cui necessita una persona per sopravvivere.

 

Se dividiamo la popolazione in ceti sociali a seconda del valore del proprio reddito, vediamo che l'inflazione non ha colpito tutti allo stesso modo. I dati della Banca del Messico, analizzati da David Márquez Ayala, mostrano come l'inflazione reale, durante gli ultimi 5 anni, per la popolazione che guadagna l'equivalente di 1 salario minimo, è del 24,1 %; mentre per coloro che guadagnano 6 volte questa somma, è del 20.5%. In questo sistema diseguale, i prezzi salgono per tutti, ma salgono di più per le classi più povere.

 

 


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