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- popoli resistenti - messico - 25-05-12 - n. 411
da Partito Comunista del Messico - http://www.comunistas-mexicanos.org/index.php?option=com_content&view=article&id=906:posicion-del-partido-comunista-de-mexico&catid=1
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
La posizione del Partito Comunista del Messico
La nostra scelta è il potere operaio-popolare, per il socialismo-comunismo
Risoluzione della Conferenza Politica del PCM, riunita i giorni 28 e 29 Aprile 2012
I. - In Messico, il potere politico è il potere dei monopoli, la dittatura di classe della borghesia.
Al di là delle condizioni oggettive, il detonatore della rivoluzione democratico-borghese scoppiata nel 1910 è stato la frode elettorale nella successione presidenziale di quell'anno e la richiesta di democrazia. Dovrebbe essere chiaro che né prima né dopo la rivoluzione del 1910 vi è stata la democrazia in Messico, che la questione della democrazia sarà risolta soltanto con la democrazia proletaria. In ogni caso, dopo la sconfitta degli eserciti popolari e la composizione del governo successivo alla rivoluzione, la dittatura di classe del capitalismo, oggi, con un elevato grado di concentrazione e centralizzazione, ha adottato una facciata democratica per assicurarsi il suo dominio e la risoluzione delle contraddizioni tra i gruppi della classe dominante.
In questo Messico del ventunesimo secolo, con uno sviluppo capitalista inserito nelle relazioni d'interdipendenza nella fase imperialista e occupando una posizione intermedia nella piramide imperialista, la democrazia esprime apertamente il potere dei monopoli, il potere della plutocrazia, l'oligarchia finanziaria e industriale che configura un sistema politico basato rigorosamente sui loro interessi, per garantire lo sfruttamento della classe operaia e di tutti i proletari, di tutti i lavoratori della città e della campagna, per spogliare le popolazioni indigene e le comunità della terra e del territorio, per saccheggiare e devastare la natura e le ricche risorse petrolifere, minerali, il legname, la pesca, l'agricoltura, le acque sotterranee, la biodiversità, senza curarsi del costo ovvero l'estinzione di specie della flora e della fauna, alcune di esse endemiche, la distruzione delle foreste e degli habitat naturali, l'inquinamento di fiumi, mari, laghi, terra e aria.
Per oltre un secolo, la borghesia come classe dominante ha perfezionato la cosiddetta democrazia come strumento parastatale per riprodurre il suo consenso. Brogli elettorali, omicidi politici, la repressione, il nepotismo, l'imposizione, la corruzione, il pragmatismo, il corporativismo hanno segnato ogni processo di rinnovo della presidenza, la Camera dei deputati e senatori, i governi statali, i congressi locali ed i comuni. Non hanno esitato a far sì che perfino nelle proprie sfere, al vertice dello Stato e del potere politico ed economico, si originassero omicidi per impedire la più piccola destabilizzazione del loro dominio statale.
Al ritmo della ristrutturazione capitalistica, con l'abbando della gestione keynesiana a favore della deregolamentazione, privatizzazione, gli accordi economici interstatali (eufemisticamente chiamati Accordi di libero commercio come il NAFTA, TLCUE, PPP, ecc.) così come altri meccanismi d'interdipendenza, si è venuto a configurare anche il nuovo volto della vita politica nazionale, la cosiddetta transizione democratica, l'alternanza e il pluralismo.
La politica è un riflesso dell'economia, e il mito della transizione democratica è il vestito adottato in Messico dal gattopardismo. L'alternanza, non è stata altro che la scusa per continuare in permanenza il rapace attacco ai diritti sociali, sindacali e lavorativi, i licenziamenti di massa che si producono a seguito del trasferimento dell'industria e delle imprese del settore pubblico dell'economia a gruppi privati. Il compito dell'Istituto Federale Elettorale (IFE) è di limitare, controllare, legittimare un gruppo di potere borghese, che mantiene il potere statale nel suo complesso, che possiede il monopolio della violenza organizzata. Una semplice equazione: il Partito Rivoluzionario Istituzionale(PRI) è stato garante della stabilità in quanto era necessario che lo sviluppo capitalista, nella sua fase iniziale di centralizzazione e concentrazione, si rafforzasse grazie al cosiddetto settore statale dell'economia. Si pongono sotto il controllo dei monopoli privati interi rami dell'industria, dei servizi e della finanza, si diversificano le contraddizioni che esprimono gli scontri, che definiscono e ridefiniscono le dispute intermonopoliste che poi si riassumono nelle diverse espressioni politiche, questo è il sistema dei partiti politici registrati all'IFE, le varie teste di questa moderna Idra di Lerna.
Queste contraddizioni intermonopoliste spiegano a loro volta le sfumature nelle proposte dei candidati e il rapporto tra monopoli e partiti. Il progetto dell'AMLO propone il controllo delle organizzazioni popolari, così come la diversificazione dei mercati con la protezione ai gruppi monopolistici con sede nel paese. Il PAN cerca la continuità del suo progetto. Il PRI vuole la riforma dello Stato, offrendo l'opportunità di migliori condizioni per garantire i profitti dell'oligarchia nel mezzo della crisi. Implicitamente, il PRI propone anche la possibilità di dialogo con i diversi gruppi del narcotraffico.
Questa cosiddetta real politik emerge a partire dal 1988, parallelamente al trasferimento del settore statale dell'economia nelle mani dei monopoli privati e tutte le modifiche legislative inerenti. Carlos Salinas de Gortari, Manuel Camacho Solis, Marcelo Ebrard, Diego Fernandez de Ceballos, Jorge Castaneda, Porfirio Muñoz Ledo, Elba Esther Gordillo, tanto dal governo federale che da una finta società civile, allora conosciuta come Grupo San Angel, furono i protagonisti delle misure atte a escludere qualsiasi opposizione indipendente e per impedire che esistesse un'alternativa rappresentativa degli interessi della classe operaia. Tutti i partiti registrati oggi, rappresentano gli interessi di una stessa classe sociale.
I partiti politici registrati (PRI, PAN, PRD, PT, MC, PVEM, PANAL) non esprimono la correlazione di forze che esiste nel quadro della lotta di classe nel nostro paese. Essi rappresentano solo gli interessi dei monopoli e tutti approvano e sostengono la prosecuzione del capitalismo, lo sfruttamento del lavoro salariato, la proprietà privata in poche mani della ricchezza socialmente prodotta, e l'unica differenza che può esistere tra di loro è sulla sua gestione. Sinistra, centro o destra, indicano solamente se la gestione sarà caratterizzata da maggiore assistenzialismo o da maggiore austerità. Se le differenze programmatiche sono inesistenti, sul piano ideologico ciò che impera è il pragmatismo e la riduzione della politica ad un periodo elettorale.
Marketing, manipolazione mediatica e l'assenza di qualsiasi proposta è ciò che domina la scena elettorale. L'80% del fondi elettorali va direttamente ai mass media: questo ci spiega chi sono i veri beneficiari economici del processo elettorale.
Nell'attuale avvicendamento presidenziale, tra i tre principali contendenti non esiste alcuna differenza sostanziale di fronte alle grandi questioni nazionali e al dramma sociale delle famiglie dei lavoratori. Per essi non contano i quasi nove milioni di disoccupati, i dieci milioni di lavoratori che sono emigrati negli Stati Uniti, i 60 milioni di messicani che vivono in estrema povertà.
Enrique Peña Nieto, Josefina Vazquez Mota, Andres Manuel Lopez Obrador, sono d'accordo sulle questioni fondamentali: mantenere il NAFTA, gli impegni con FMI e Banca mondiale; garantire le condizioni per lo sviluppo, l'investimento e l'espansione dei vari gruppi monopolistici; la regolazione della contraddizione capitale / lavoro, con soluzioni sempre favorevoli al padrone, nella promozione di patti sociali inter-classisti; la difesa del cosiddetto Stato di diritto, di tutti quei meccanismi di repressione contro il popolo e i lavoratori, per preservare l'ordine costituito. Non dimentichiamo che nel 2006, questi partiti politici hanno firmato il Patto di Chapultepec, un accordo programmatico che non solo condiziona, ma dissolve le proprie piattaforme elettorali, a favore di quelle redatte dalle associazioni padronali e dai monopoli, visibilmente capitanate allora da Carlos Slim, con un evidente significato: chiunque avesse vinto le elezioni federali, Felipe Calderon, Roberto Madrazo o Andres Manuel Lopez Obrador, tutto sarebbe rimasto così com'è, e le eventuali modifiche sarebbero dovute essere discusse con il grande elettore.
Con i plutocrati che si ergono a grande elettore, è chiaro che la volontà popolare, il suffragio di massa, non conta nulla.
Questa democrazia borghese è un inganno dall'inizio alla fine; ciascuno dei suoi collegamenti è un controllo per preservare la dittatura di classe, che cinicamente viene fatto apparire come un regime di libertà.
1) Sono registrati solo i partiti politici che rappresentano gli interessi dei monopoli, gli interessi comuni della classe dominante.
2) Il loro obiettivo programmatico massimo è preservare il capitalismo, e le loro differenze non sono sostanziali.
3) Durante il processo elettorale non cercano il voto popolare, ma l'approvazione, il consenso della plutocrazia.
Durante questo processo, si esprimono le varie forme di opportunismo. Da un lato abbiamo l'opportunismo di sinistra, che per andare al governo illude gonfiando l'impatto della socialdemocrazia. D'altra parte abbiamo l'opportunismo di destra che cerca benefici immediati, ma anche l'impatto sulle masse.
Queste forme di opportunismo hanno costruito tre dogmi per sostenere la loro politica. Uno di questi è il cosiddetto "male minore". Questo dogma pretende di mascherare il contenuto borghese della proposta di AMLO. Questo è direttamente collegato all'idea che la politica, quindi la politica di classe, può essere espressa solo attraverso elezioni, a prescindere dalle condizioni in cui queste si verificano, ponendo la socialdemocrazia come la migliore delle "uniche opzioni".
Un altro dogma è quello di scegliere il nemico. Sebbene sia perfettamente lecito approfittare delle contraddizioni inter-borghesi per guadagnare posizioni fra la classe operaia, approfittare dell'intensificazione della contraddizione tra borghesia e proletariato a causa della crisi, per subordinarla ad una contraddizione tra le due ali della borghesia, è invertire questo principio. La pratica stessa ha dimostrato i limiti di tali manovre con l'esperienza fallita di preparare l'attacco contro AMLO nel 2006.
Un ultimo dogma è che l'astensionismo vuol dire fare il gioco della destra. Questa posizione della socialdemocrazia vuol combattere la nostra posizione riducendola all'apparente immobilità. Però noi affermiamo che il gioco elettorale non è l'unica forma di fare politica.
L'astensionismo di principio, come politica, è anch'esso un dogma, un'illusione. Parte dal contrastare le elezioni e non dal contrastare la dittatura di classe, è in altre parole un'analisi superficiale. Si tratta di un'illusione perché non trasforma il limite storico del capitalismo in una realtà politica, confonde il desiderio con la realtà. E' illusoria quanto lanciare lo slogan del comunismo senza spiegare come muoversi verso di esso in ogni momento concreto, trascinandosi dietro lo spontaneismo. Questa posizione, vuota di contenuto, è assunta dagli anarchici, i quali respingono anche tutte le altre forme di lotta politica per il potere e da altre espressioni politiche piccolo-borghesi. Né l'immobilismo, né le illusioni sono la nostra scelta contro questa dittatura, la nostra scelta è la lotta.
Questi dogmi sollevati dalla socialdemocrazia sono acriticamente assimilati, come tutti i dogmi, da vari settori, come i sindacati, le organizzazioni contadine, studenti, commercianti, organizzazioni settoriali, ecc. Il ruolo del partito è quello di combattere, smontare, questi dogmi. Allo stesso tempo, sviluppiamo la nostra politica di alleanze, il Fronte Antimperialista, Antimonopolista, Anticapitalista, che non è determinata dalla posizione assunta da questi settori rispetto alle elezioni, ma dalla loro posizione nella lotta di classe.
L'opportunismo vorrebbe poter promuovere questi dogmi e la sua politica nelle masse, senza dover affrontare l'intervento dei comunisti. Pertanto, le loro cupole non sono un fattore per smettere di fare la nostra politica tra le masse. Costruiremo il nostro fronte nonostante e contro l'opportunismo.
Se questi dogmi hanno potuto disseminarsi, persistere e rinnovarsi è stato per la mancanza di un'adeguata critica, per la debolezza ideologica delle forze rivoluzionarie di questo paese, che con l'assenza del quadro teorico marxista-leninista sono state condotte dal nazional-populismo, dalla gestione alternativa del sistema capitalistico, ecc.
Tornando all'opportunismo di destra, va detto che, nonostante abbia perso i suoi vantaggi prima delle frodi nel 2006, ha svolto pienamente il suo ruolo di catena di trasmissione tra lo Stato e le masse. Ad esempio, utilizzati come elementi di controllo mediante la lottizzazione, ecc.
L'opportunismo di sinistra non ha registrato un rafforzamento con la sua politica fraudolenta. Ciò che vediamo è la ricomposizione delle posizioni opportuniste di destra. Di fronte all'improbabile radicalizzazione a causa di questi inganni, il lavoro del Partito consiste nello smascherare le forze politiche della borghesia senza facilitargli il compito. Non cercare di difendere il voto, ma lottare per le rivendicazioni popolari, e per questo dobbiamo creare comitati di difesa dei posti di lavoro, degli alloggi e dell'istruzione.
II -. I limiti di questa "democrazia" sono i limiti storici del capitalismo. Elezioni in tempi di crisi.
Grandi sono i problemi dei lavoratori, degli operai dell'industria, dei lavoratori nei servizi, dei lavoratori nell'istruzione, dei contadini, delle donne lavoratrici, della gioventù lavoratrice, dei lavoratori precari, dei lavoratori informali, dei lavoratori autonomi; grandi sono i problemi dei salariati, ma anche altri strati della popolazione come la piccola borghesia e i ceti medi sono stati colpiti dalla monopolizzazione dell'economia e dalla crisi che oggi soffre il capitalismo in tutto il mondo.
Come tutto il capitale circolante, nel mercato della droga si tende alla concentrazione e centralizzazione. Il mercato illegale è interdipendente al capitale legale, un settore della borghesia investe nell'altra e viceversa; anche se complementari, si contrappongono. La mancanza di una mediazione legale - non politica in quanto i partiti borghesi collaborano con uno o con l'altro cartello - nelle controversie tra queste società porta necessariamente alla loro risoluzione tramite l'uso della violenza, un fenomeno associato alla natura reazionaria e barbara del capitale nella sua fase imperialista. Ciò impatta sulle masse, immobilizzandole, ed è servito come pretesto per attuare una politica di terrore, militarizzazione, criminalizzazione, e così via.
La lotta violenta per il mercato della droga non è l'unico problema; il problema della disoccupazione, licenziamenti a causa della crisi di sovra-accumulazione e sovrapproduzione che fa vacillare il capitalismo; le masse impoveriate, gettate in condizioni di vita miserabili, l'attacco alle condizioni di lavoro, la svalutazione del lavoro; l'attacco ai contratti collettivi, ai diritti del lavoro, alla sicurezza sociale, all'istruzione pubblica; niente di tutto questo importa ai candidati alla presidenza, nemmeno nei discorsi. Non importa la questione delle popolazioni indigene, nonostante le forti richieste per la loro autonomia, per il riconoscimento dei loro diritti e della cultura.
Non una parola per rompere con l'unione statale interimperialista nota come Trattato di Libero Commercio, quando la sua cancellazione è una precondizione per migliorare le condizioni di vita della classe operaia, dei ceti medi e dei popoli oppressi. Neanche lontanamente si parla di rottura con il FMI e la Banca Mondiale o della cancellazione del debito estero. Non pensano neppure alla socializzazione dei mezzi di produzione concentrati.
Non sono in grado di proporre alcuna misura urgente come l'assicurazione di disoccupazione, la scala mobile dei salari, il rispetto del fondo di vecchiaia e pensione. Invece di alloggi per i lavoratori, offrono garanzie alla speculazione immobiliare e ai monopoli della costruzione, garantiscono l'espropriazione dei terreni, rapide licenze di costruzione senza controllare i requisiti, e soprattutto la protezione in modo che i loro investimenti non siano mai a rischio. Invece della salute, di estendere la protezione sociale, vediamo la privatizzazione del IMSS e del ISSSTE [previdenza e assistenza]. Invece di preoccuparsi per l'alto costo della vita, tutte le concessioni vanno a FEMSA, Wall Mart e a tutti i monopoli di produzione e commercio di cibi e bevande, oltre un costante aumento dei prezzi. Lo stesso per tutto ciò che è d'interesse per i lavoratori e le loro famiglie.
Nessuno dei tre candidati, e tanto meno il candidato dell'unione mafiosa Elba, Esther Gordillo, ha attenzioni per i lavoratori. Peña Nieto e Josefina Vazquez Mota non nascondono i loro legami con il capitale, mentre Lopez Obrador, cercandoli disperatamente, conta allo stesso tempo del sostegno popolare e si presenta come l'opzione della sinistra.
Josefina Vazquez Mota cerca di attirare il sostegno dei settori oppressi con una coscienza politica maggiormente arretrata, lucrando direttamente sulla loro miseria e disperazione. Si presenta come garante del mantenimento dei programmi d'assistenzialismo, quando il suo partito è il più grande promotore dei loro tagli. Si tratta di una squilibrata contraddizione con lo slogan di "un'economia che crea posti di lavoro, " quando ciò che ha caratterizzato la gestione del suo partito è stato il licenziamento di massa dei lavoratori. Uno dei suoi slogan è la lotta contro la corruzione sindacale. Fa ciò per mobilitare diversi settori della popolazione nel suo progetto di massacro dell'organizzazione della classe operaia, cercando di sovrapporsi e accordarsi con la stessa corruzione sindacale. La pretesa è di rafforzare i monopoli, mandando ancor di più in rovina questi stessi settori. In poche parole, Josefina Vazquez Mota propone il suicidio dei settori che l'appoggiano.
Enrique Peña Nieto di per sé non rappresenta un'immagine pubblica, è il progetto che si maschera dietro la facciata televisiva che detiene rapporti con il capitale monopolistico, anche da prima di esercitare il suo mandato come presidente operando come governatore del Messico. Gli impegni presi durante la sua campagna con diverse società di capitale internazionale, lavorando insieme ai monopoli della comunicazione, proiettando un'immagine di serietà nei confronti degli accordi assunti. Da un lato il progetto priista si mostra come una nuova configurazione che tenta di soddisfare le esigenze della borghesia di fronte alla crisi e, dall'altro mantiene le sue vecchie pratiche di corporativismo sindacale, sindacale e contadino; dimostrando così l'intenzione e l'impegno di consolidare un governo efficace per contenere la crisi del capitale e reprimere l'organizzazione popolare.
Diverse organizzazioni oneste e impegnate per un cambiamento rivoluzionario danno il loro sostegno a Lopez Obrador, così come l'intellettuali liberali; il partito nel quale milita è un partito socialdemocratico, membro dell'Internazionale socialista, che ha già avuto l'opportunità per dimostrare la sua gestione di governo a Città del Messico e in altre cittadine importanti, e la somiglianza con le gestioni prriste e paniste è quasi totale. Il Partito Comunista del Messico rifiuta lo spettro dell'"estrema destra", usato per indurre la concentrazione del voto a suo favore. E' necessario mostrare la farsa della sua apparente onestà quando offre la nazionalizzazione al popolo, e allo stesso tempo offre il contrario ai gruppi monopolistici, il rispetto dei trattati internazionali e la difesa della proprietà monopolistica. A chi sta mentendo?
Se non c'è rottura e lo sviluppo di un'economia popolare e un potere popolare allora ogni altra cosa si riduce alla gestione, al mascheramento del sistema, all'amministrazione della crisi.
Rompere con il NAFTA, TLCUE, rottura con il FMI e la Banca mondiale, rottura con il potere dei monopoli, sono le misure d'emergenza. Tutto questo è assente, anche nella piattaforma del candidato denominato di "sinistra".Nessuno dei candidati ha differenziato le posizioni in merito alla politica internazionale.
Nell'esperienza politica, nella nostra conoscenza storica nel campo della strategia e della tattica, assumendo l'eredità dell'Internazionale Comunista, nel PCM partiamo dal fatto che non siamo astensionisti per principio, né sostenitori delle elezioni in tutte le circostanze, ma analizziamo ogni situazione concreta e interveniamo per elevare la coscienza e l'organizzazione della classe operaia, per rafforzare il Partito comunista e per l'accumulazione nei rapporti di forza verso il rovesciamento del potere dei monopoli, dello Stato borghese e con la chiara intenzione che la classe operaia conquisti il potere.
A prescindere dalle forme di lotta adottate per l'accumulazione di forze verso il rovesciamento del potere dei monopoli, dichiariamo apertamente che la via d'accesso al potere per la classe operaia sarà l'esercizio della violenza rivoluzionaria; senza di essa è impensabile porsi la questione del rovesciamento e la questione della costruzione socialista.
Sebbene nel passato in Messico, vi era un quadro per intervenire elettoralmente, esprimendo gli interessi dei lavoratori, oggi ciò non esiste. L'opposizione indipendente è stata definitivamente esclusa da questa "democrazia". Oggi, né il Partito Comunista del Messico, né nessun'altra forza di classe ha la possibilità di nominare candidati. Nemmeno il nostro programma e proposte, che sono della classe operaia, sono rappresentati da qualche candidato, anzi al contrario, pensiamo che tutti i candidati esprimano interessi anti-operai e anti-popolari.
Il Partito Comunista del Messico, i suoi militanti e simpatizzanti non voteranno per nessuno dei candidati registrati e non andranno alle urne, e considera suo dovere e azione conseguente smascherare questo sistema politico, denunciare la falsa democrazia e promuovere la rottura, l'insubordinazione, la disubbidienza, la rivolta e la rivoluzione.
III. C'è l'alternativa: il potere popolare, il potere operaio.
Da molti anni le forze sociali reali non hanno altra espressione che nel contesto extra-parlamentare. Per il nostro partito è chiaro che la politica deve esercitarsi e non si riduce alle elezioni, che la soluzione inoltre è politica. E' stata con la mobilitazione rivoluzionaria, indipendente e autonoma, con la bandiera classista che i lavoratori affrontarono con successo nel 1999/2000 la privatizzazione dell'energia elettrica e dell'istruzione superiore, raggruppati intorno al SME e al CGH; successivamente nella stessa direzione una battaglia vittoriosa per evitare l'esproprio della terra in San Salvador Atenco con il FPDT.
Molteplici esperienze di potere popolare come i Caracoles zapatisti, la APPO, Cheran, SICARTSA, Xoxocotla, ecc., ci forniscono le conoscenze e la convinzione che il popolo può costruire il suo potere. L'esempio de "L'Altra Campagna" ha dimostrato che in questo paese una politica volta a un sollevamento troverà il sostegno e può incendiarsi, ma a condizione che il partito della classe operaia, armato della sua teoria, consolidi la sua forza e orienti questa politica.
Far emergere tutte le manifestazioni di controllo operaio, di potere operaio, il cui organo è l'organizzazione nei centri di lavoro e il potere popolare è compito del Partito Comunista del Messico, fino a che la dualità di poteri renderà improcrastinabile il rovesciamento della classe dominante. Per questo ci avvicineremo a tutti i suoi embrioni e manifestazioni, sostenendoli e attivandoli in modo militante, riprendendo l'esperienza dei soviet, che in un primo momento non erano bolscevichi.
L'azione del PCM si orienta non su cosa accadrà il 1° luglio, giorno delle elezioni, ma per una lotta permanente fino a raggiungere i nostri obiettivi. Il nostro obiettivo principale è conquistare i luoghi di lavoro alla causa anti-monopolista, anti-capitalista e anti-imperialista; supportare tutte le forme di potere popolare e rafforzare il partito marxista-leninista. Confidiamo in coloro che sinceramente aspirano al progresso e al socialismo, e che hanno ancora fiducia nelle istituzioni, sapranno bene che queste sono le ultime elezioni possibili, e che ci troveremo in seguito senza illusioni, senza compromessi con alcun partito borghese, nella lotta franca di classe contro classe.
Il PCM propone la sua piattaforma di lotta per la fase, soddisfacendo le esigenze immediate del popolo lavoratore, una piattaforma contro la crisi:
· Rottura unilaterale di tutti gli accordi economici dannosi per il popolo messicano, come il NAFTA, il TLCUE, PPP, SPP, ecc. Sviluppare in tal modo il potenziale produttivo del nostro paese.
· Cancellazione del debito estero e tutti gli impegni assunti con il Fondo Monetario Internazionale, la Banca mondiale e gli altri strumenti dell'imperialismo.
· Disconoscimento di tutti i debiti che sono stati contratti per sopravvivere o realizzare lavoro. Parliamo qui degli affitti, delle ipoteche, dei debiti con le imprese usuraie come COPEL, ELEKTRA, FAMSA, ecc.
· Assicurare l'approvvigionamento alimentare a tutta la popolazione. Questo significa prendere il controllo sui grandi centri commerciali, magazzini, aziende di trasporto, di produzione e trasformazione alimentare, dei grandi proprietari terrieri; cioè dei monopoli che traggono profitto dalla fame.
· Creazione immediata di posti di lavoro permanenti nei settori della produzione e del settore sociale, dove c'è grande scarsità, ad esempio nell'istruzione e nella sanità.
· La riduzione immediata della giornata lavorativa a 35 ore settimanali.
· Sussidio decente per tutti i disoccupati. Pensione assicurata per la classe operaia.
· Accesso gratuito a tutti i servizi sanitari per il popolo messicano. Questo significa prendere il controllo delle farmacie in franchising, delle grandi aziende farmaceutiche, degli ospedali privati, delle grandi fabbriche di dispositivi medici.
· Opposizione a qualsiasi tentativo di svalutazione della forza lavoro, vale a dire qualsiasi tentativo diretto o indiretto di ridurre i salari, tagli alle prestazioni, cancellazione di diritti e conquiste, e così via.
Queste sono alcune delle misure della nostra piattaforma.
L'unico modo realistico per ottenerli è quello di fermare gli attacchi barbari e i sacrifici contro la nostra classe e il nostro popolo, vale a dire, ledere gli interessi dei monopoli, ciò che nessun borghese è disposto a fare. Il PCM dice ai lavoratori e agli sfruttati che non sono d'accordo con il socialismo, che dobbiamo lottare insieme per questa piattaforma, che è necessario mobilitarsi per esigere che venga soddisfatta, al di là della vittoria del proprio candidato e fin dal primo giorno. La vittoria finale non può essere raggiunta senza battaglie vittoriose.
Contemporaneamente a questa campagna politica il partito farà uno sforzo maggiore per rendersi visibile e reclutare gli elementi avanzati della classe operaia. Questo non significa consegnare senza lottare il resto della classe operaia agli artigli della socialdemocrazia. Non si può pretendere una rivoluzione socialista senza un forte Partito Comunista.
Ricordiamo che non assolutizziamo le forme di lotta come meccanismo di diversificazione tra riforme e rivoluzione, non condividiamo l'alternativa tra via elettorale o lotta armata; i comunisti sono convinti che tutte le forme di lotta e la loro giusta combinazione a seconda delle concrete circostanze, siano valide per conquistare gli obiettivi dei lavoratori e del popolo.
Rottura, potere operaio e popolare, rovesciamento della borghesia, questa è la rotta della classe operaia per la sua emancipazione, in Messico.
Proletari di tutti i paesi, unitevi!
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