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- popoli resistenti - messico - 16-10-12 - n. 425
da Partito Comunista del Messico - www.comunistas-mexicanos.org/index.php?option=com_content&view=article&id=993:profundizar-el-giro-industrial-del-pcm&catid=2
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Contro la riforma, azione nei posti di lavoro, continuare la lotta!
di Diego Torres, secondo segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista del Messico
09/10/2012
In relazione all'approvazione della Riforma del Lavoro cominciamo a vedere posizioni che analizzano la stessa, ma che non danno un orientamento concreto né alle forze di classe, né alle forze rivoluzionarie di questo paese, il che equivale a rinunciare e darsi alla fuga in attesa di "tempi migliori".
In primo luogo, con l'aggressione contro il valore della nostra forza lavoro più dura che ricordano generazioni di operai non si può semplicemente voltar pagina. Noi concordiamo con l'esposizione sulla politica che fece Lenin nel passaggio in cui afferma che "Bisogna saper trovare, in ogni momento, quell'anello particolare della catena a cui aggrapparsi con tutte le forze per reggere tutta la catena e preparare solidamente il passaggio all'anello successivo. E l'ordine di successione degli anelli, la loro forma, il loro collegamento, le differenze che li distinguono l'uno dall'altro nella catena degli avvenimenti storici non sono così semplici e così rudimentali come in una catena ordinaria forgiata da un fabbro" (1). La lotta di classe non può restringersi nei tempi giuridico-legislativi. Anche se questo tempo si esaurisce, la Riforma del Lavoro rimane l'anello principale, rimane il tema che determina la lotta di classe in questo periodo, le successive aggressioni saranno un suo sdoppiamento e approfondimento.
Ciò che è certo per la guerra, lo si deve estendere alla politica: nessuna guerra si vince in una sola battaglia. Né una battaglia consiste in un solo assalto, ciò può avvenire solo in scontri in cui non esiste assolutamente nessun tipo di resistenza e per tanto non può esser qualificato come uno scontro. Stalingrado, per esempio, non fu la nostra vittoria di un giorno o di due settimane... questa sarà una lotta dura, cruenta e lunga.
Esiste la possibilità oggettiva di preparare una contro-offensiva, sempre che ci si leghi al soggetto rivoluzionario per eccellenza, il più avanzato, il proletariato, gli operai industriali organizzati. Che le parole d'ordine che alludono a forme di lotta, come lo sciopero, escano dalle sette nella rete per passare a impregnare le menti e i cuori di migliaia di operai in difficoltà e arrabbiati nei posti di lavoro, per sovvertire in questo momento con la maggior ampiezza possibile la catena di comando del sindacalismo corporativo, del charrismo.
Bisogna rimontare decenni di sconfitte, errori e cedimenti, in pratica bisogna ricostruire un forte polo di classe nel movimento operaio che nel nostro paese si è perso dagli anni 30-40. Seppellire le conquiste che, nonostante in seguito siano state compromesse per un lungo periodo di tempo, costarono lotta e sacrificio, può provocare una reazione simile per difenderle. Un'occasione vitale per collegare il tema delle richieste, il tema del nostro livello di vita alla questione del potere.
Dobbiamo ammettere che, nonostante i grandi sforzi, i rapporti di forza oggettivamente non consentono di impedire l'approvazione di questa barbara aggressione. Ma possiamo affermare che il lavoro operaio compiuto dal Partito Comunista del Messico si è potenziato al grado di rompere l'equilibrio iniziale, innescando azioni militanti ed elevando di qualche grado il livello di coscienza tra i vari distaccamenti operai.
Migliaia di giovani proletari si sono aggiunti alla lotta politica da una settimana all'altra. Abbiamo avuto l'opportunità di parlare con moltissimi di loro che si dicono entusiasti di provare la loro forza. I comitati charros sono costretti a denunciare e insultare gli operai che si sono mobilitati, per far naufragare gli sforzi delle loro basi per unirsi alla corrente di lotta.
Con l'approvazione della riforma è passato il momento nel quale si doveva concentrare tutta la capacità in un solo punto contro tutta la capacità del nemico. Questo momento è passato, ma non basta fare quest'analisi. Sono state eliminate delle conquiste, è stata incrinata la forza, adesso il teatro di guerra si trasforma. Continua la lotta contro la Riforma del Lavoro come anello principale, ma il teatro di guerra è di natura differente. Il suo peso si trasferisce a ciascuno dei luoghi di lavoro dove l'applicazione passa attraverso decine e centinaia di schermaglie disperse. È compito dei rivoluzionari impedire che venga attuato anche solo uno dei punti della Riforma, o che gli costi al massimo. La via è saper combinare ognuna di queste battaglie individuali, connetterle in una strategia volta a cambiare i rapporti di forza e al rovesciamento del capitalismo.
Così, si profila che in modo conseguente con la borghesia che sviluppa la sua linea di attacchi selvaggi si va preparando una classe operaia mobilitata e sul piede di guerra. Decuplicando l'attuale resistenza potremo paralizzare l'aggressione, equilibrare le forze. Aumentarle, gettando le basi delle alleanze popolari, porterà al fatto che la presa del potere diventi qualcosa di più che un libercolo.
Fino a quando metteremo il nemico in ginocchio, fino a che bruceremo questa legge e gli operai scriveranno le nuove leggi in questo paese, ogni fabbrica dove riusciremo a organizzare i lavoratori dovrà essere una trincea. Che li si colpisca con le proteste, che gli si faccia male con gli scioperi se osano costringerci alle modalità di lavoro della schiavitù moderna, e abbiamo ancora altri armi nell'arsenale operaio.
Paghiamo attualmente l'opportunismo che vuole lotte senza sacrifici, soluzioni facili e rapide. Da un lato ci sta la socialdemocrazia che pone l'inganno che dando maggior sostegno al suo gruppo parlamentare, alla sua politica di soluzioni capitaliste alla crisi capitalista, si può risolvere la contraddizione del lavoro con il capitale, mentre allo stesso tempo realizza grandi sforzi per disattivare le lotte in tutti i campi. Dall'altra ci sono gruppi, oggi ancora marginali, ma che in scenari di maggior intensificazione della lotta, come in Grecia o in Spagna, possono ricevere maggiore attenzione e sostegno da parte dei media. Parliamo di gruppi che promuovono concezioni come quella dell'azione diretta di piccoli nuclei o individui (ad esempio il lanciare pietre contro una banca, graffitare un simbolo privo di contenuti) in grado di salvare la situazione di bancarotta del sistema ignorando disinvoltamente il duro lavoro dell'elevazione della coscienza tra le masse operaie.
Paghiamo il pessimismo piccolo borghese. In questi momenti il compito è di mantenere le braci accese, non permettere che si perdano le linee di resistenza della nostra classe per il prossimo assalto, che prevedibilmente sarà a breve, in modo da accumulare ancora più forza. Non è compito di un rivoluzionario essere il primo a scappare in questi momenti, fino al punto da rifiutare la realtà per rifugiarsi in astrazioni più piacevoli.
Infine, paghiamo non poco il lavoro di confusione. I passi necessari per superare i momenti di tragedia che vive la nostra classe non possono esser sostituiti da montature e apparenze. Il fatto che la tecnologia dell'informazione insieme ai programmi grafici permettano ogni giorno a un piccolo gruppo di caricare belle pagine in rete con il nome che desiderano, non altera né la sua natura né il suo carattere. Forse per questi gruppi, l'avere una pagina web senza essere inseriti nella classe operaia non vale la critica che rivolgevano Marx ed Engels alle sette socialiste o semi-socialiste? (2)
Dobbiamo dire francamente che è da casa nostra che dobbiamo iniziare. Gli sviluppi che hanno avuto luogo nelle ultime settimane al primo assalto della Riforma del Lavoro devono servire già da tangibile argomento per tutti i compagni nel paese, per raddoppiare il ruolo nelle industrie, sistematizzare il lavoro nel proprio fronte d'intervento e aumentare l'audacia del lavoro di agitazione. Una classe operaia mobilitata in generale, un polo di classe nel movimento sindacale, organizzazioni rivoluzionarie collocate in ogni centro di lavoro nevralgico, alleanze per il fronte anticapitalista, antimonopolista, antimperialista.
Queste sono le basi del nuovo potere.
Note
1) Lenin, pag. 732, Opere Scelte
2) Vedere gli articoli, risoluzioni e lettere volte alla preparazione dell'Internazionale. Ad esempio nella lettera di Marx a Bolte, 1871 troviamo: "Lo sviluppo del sette socialiste e quello del vero movimento operaio stanno sempre in rapporto inversamente proporzionale. Finchè le sette sono (storicamente) legittime, la classe operaia è ancora immatura per un autonomo movimento storico. Appena raggiunge questa maturità, tutte le sette diventano reazionarie." (M.E., Opere complete, vol 44, pag 337)
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