www.resistenze.org - popoli resistenti - messico - 25-02-13 - n. 442

Lo Stato non rappresenta una frazione della classe al potere, rappresenta l'interesse generale della classe dominante
 
Partito Comunista del Messico (PCM) | comunistas-mexicanos.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Patto per il Messico, riprogettazione dello Stato.
 
12/02/2013
 
Editoriale di El Comunista
 
Lo Stato è definito dal marxismo-leninismo come un apparato, una macchina per esercitare la dittatura di classe, un apparato speciale di coercizione per sottomettere la volontà altrui con la violenza - come afferma Lenin alla conferenza di Sverdlov - una macchina per mantenere il dominio di una classe sull'altra, che può assumere molte forme: monarchia, repubblica aristocratica come anche repubblica democratica, fascismo o qualsiasi forma di gestione sia conveniente.
 
Lo Stato non rappresenta una frazione della classe al potere, rappresenta l'interesse generale della classe dominante e si colloca al di sopra delle dispute, nella nostra epoca, inter-borghesi. Essendo separato, come apparato, come macchina, si predispone contro la lotta di classe, ma anche contro quelle controversie inter-borghesi. In caso contrario sarebbe fragile e senza stabilità. Generalmente l'opportunismo pensa che lo Stato può essere oggetto di controversie interclassiste e quindi punta a conquistarlo parzialmente. E' un errore frequente considerare lo Stato al di sopra delle classi sociali, come un arbitro, ma anche come uno spazio in cui si svolge la lotta di classe. I classici del marxismo hanno risposto a questo: lo Stato è l'apparato/macchina della classe dominante ed è onnicomprensivo. Quindi la strategia dei comunisti non è andare a conquistarlo gradualmente, ma il suo rovesciamento e la costruzione di uno nuovo.
 
Non siamo estranei a studiare i processi che avvengono per far si che l'apparato/macchina mantenga l'efficienza che cerca la borghesia. Ovviamente per due stagioni di panismo [Partito Azione Nazionale], si è cercato rigorosamente il beneficio di una parte della borghesia, cosa che il PRI [Partito Rivoluzionario Istituzionale] cerca di rimontare con il "Patto per il Messico" e i suoi meccanismi di controllo, già testati per due decenni, come il PRONOSAL [programmi di spesa sociale]. Il "Patto per il Messico" cerca di risanare le fratture e le instabilità con la vecchia formula della "unità nazionale", alla quale si sono piegati prontamente tutti i partiti istituzionali e i governi degli Stati, indipendentemente dalla loro appartenenza politica. Non è Peña Nieto [PRI, presidente del Messico] che li allinea, ma il potere dei monopoli. Si inizia a produrre un processo di riprogettazione per assicurare i consensi che impediscano la rottura e la rivoluzione.
 
Al ritmo di una tale riprogettazione si testa una politica de-ideologizzata e multicolore. Il partito sostenitore del progetto sarà il camaleontico Partito della Concertazione Messicana, questa mescolanza di ex panisti, ex maoisti, ex comunisti, ex guerriglieri uniti contro i mali sociali a cui vogliono dare soluzione al di là delle ideologie e posizioni politiche. Tale neutralismo o deideologizzazione cerca di nascondere il conflitto di classe, la vecchia ricerca dell'eterna giovinezza della società basata su sfruttati e sfruttatori, il capitalismo.
 
Rafforzare la lotta ideologica è essenziale per i comunisti, cercando di evitare che questo nuovo canto di sirene dello Stato coopti le organizzazioni sociali e riorganizzi il controllo e il dominio, e contemporaneamente avanzare nella tattica di un fronte anticapitalista, anti-monopolista, anti-imperialista, per il rovesciamento, con il potere operaio e popolare, per il socialismo-comunismo.
 
  

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