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La fine di un'illusione

Per anni le organizzazioni popolari e di classe in Messico sono state intrappolate nella difesa di una nuova via dello sviluppo capitalista

Pável Blanco Cabrera | comunistas-mexicanos.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

28/12/2013

Due eventi paralleli hanno colpito duramente tutti i paesi del mondo alla fine del ventesimo secolo: il processo di ristrutturazione capitalistica e il trionfo temporaneo della contro-rivoluzione che ha portato al rovesciamento della costruzione socialista in URSS e in altri paesi d'Europa, Asia e Africa.

L'illusione che una terza via fosse possibile si è fatta strada. Essa si basava sulla correlazione che apriva il confronto tra il campo socialista e il campo imperialista. Alcuni pensatori e le loro organizzazioni, così come la retorica del nazionalismo rivoluzionario, argomentavano sull'originalità della strada messicana e del suo sistema di economia mista (intervento dello Stato nell'economia e nella proprietà privata); alcuni riformisti hanno sostenuto, distorcendo il marxismo, che ciò avrebbe aperto il passaggio graduale e pacifico al socialismo. Oggi questa illusione volge al termine quando il Congresso dell'Unione e la Costituente Permanente hanno approvato a tutta velocità la fine del monopolio dello Stato messicano su petrolio ed elettricità, dando il via alla promulgazione presidenziale da parte di Peña Nieto della riforma energetica. Questo segna la morte definitiva di ciò che alcuni chiamano nazional-sviluppo. La sua agonia è iniziata a metà degli anni '80, con un accelerato processo di privatizzazioni che ha smantellato il settore statale dell'economia (che rappresentava quasi il 70 %), trasferendola in processi irregolari e afflitti dalla corruzione, a quelli che oggi sono i poderosi monopoli nei vari settori dell'economia: nell'industria mineraria e metallurgica, nelle telecomunicazioni, nel settore finanziario, nell'agroindustria, nell'industria delle costruzioni e dei trasporti, nell'industria alimentare etc., così come nei settori parassitari dell'economia come la speculazione immobiliare, la compravendita di dollari, la cartolarizzazione dei fondi sociali, come le pensioni e anche il riciclo di denaro proveniente dal traffico di droga, ecc.

La prima generazione di riforme lasciò già malconcio e in attesa della morte quest'illusione. La riforma dell'articolo 27 della Costituzione strappò la terra ai contadini e mise fine al ejido, l'unità territoriale collettiva che alimentava l'illusione di un capitalismo che poteva dare benessere ai contadini e agli indigeni. Il NAFTA (North American Free Trade Agreement Accordo nordamericano per il libero scambio, ndt) è stato la via con cui i capitali del nord America si sono intrecciati e l'interdipendenza dell'economia si è massimizzata. In questo contesto, il petrolio e l'elettricità mantenevano accesa la fiamma che il Messico potesse seguire una terza via e che un settore della borghesia potesse svolgere un ruolo nella conquista dell'indipendenza nazionale e anche di forme più alte di democrazia che ci collocassero alla soglia del socialismo. La terza via è un'illusione, come lo è anche l'ideologia della rivoluzione messicana, perché alla fine è stata inquadrata nel capitalismo, cioè, nel sistema della proprietà privata dei mezzi di produzione e delle relazioni del mercato.

Oggi non possiamo desiderare un passato che è stato capitalista [1]. Tutti i governi dopo il 1920 hanno rappresentato lo sviluppo del capitalismo, incluso Lazaro Cardenas, personaggio che lo ha esaltato in maniera esagerata per le decisioni prese durante il suo mandato, che non possono essere ignorate, né difese. Se siamo coerenti con la visione del mondo marxista-leninista, le definizioni adottate nel corso del capitalismo contemporaneo sono il risultato degli anni passati, delle decisioni prese nei decenni precedenti e in questo caso, il percorso di statalismo e nazionalizzazione non aveva un orientamento socialista, ma la logica della centralizzazione e concentrazione dei capitali.

Questo processo di sviluppo capitalistico è stato elogiato come progressista e alcune forze politiche hanno cercato di giustificarlo col marxismo - deformandolo platealmente - soprattutto per quanto riguarda il carattere dello Stato; come sappiamo, questa è stata una operazione intentata dall'opportunismo della decadente II Internazionale. Qui si mise lo Stato al di sopra della lotta di classe - come arbitro tra queste - errata concezione che subordinò la lotta proletaria per decenni, consentendo che il capitale agisse impunemente.

Fortunatamente per la classe operaia queste illusioni ora non esisteranno più, anche se notiamo che le forze politiche riformiste continuano ad aggrapparsi a questa visione. Attualmente queste forze sono sempre meno e nel loro ruolo di testimoni si dedicano solo a lamentarsi, arrabbiarsi e come vedove proclamano che il futuro sarà nel ritorno al passato. Il loro argomento è elementare e hanno una lettura diversa da quella che hanno i comunisti della realtà del paese. Mentre i riformisti vedono il Messico come paese dipendente, noi comunisti consideriamo il Messico come un paese in pieno sviluppo capitalista, inserito pienamente nel sistema imperialista, dove occupa una posizione intermedia, con monopoli consolidati e potenti.

Non c'è nulla nella Costituzione che serva come argomento per nascondere che il conflitto sociale è quello del capitale contro il lavoro, che nel campo di battaglia c'è lo scontro tra borghesia e potere dei monopoli contro il proletariato, la classe operaia, l'insieme dei lavoratori, dei disoccupati, di tutti gli sfruttati e gli oppressi; tra quelli che stanno sopra e quelli che stanno sotto.

Come risultato delle riforme approvate quest'anno e la serie di manovre politiche fatte da ognuno dei partiti politici che governano, possiamo anche parlare della morte della democrazia borghese, i cui sintomi agonizzanti si situano nelle frodi e nell'astensione crescente. Più chiaro che mai si è mostrato il potere dei monopoli attraverso il Patto per il Messico, come il grande legislatore, soppiantando le proprie istituzioni parlamentari che hanno lasciato una semplice eco, non solo con la farsa allestita al Senato e alla Camera dei Deputati, ma con la velocità con cui la Costituente Permanente ha concluso il passaggio.

Il nostro partito si è opposto a questa riforma, ma non lo facciamo difendendo la PEMEX (Petróleos Mexicanos azienda petrolifera pubblica, ndt) come modello che consideriamo esemplare. La nazionalizzazione non è positiva in sé; ciò che determina in ultima analisi la nazionalizzazione o meno di una impresa è la natura di classe dello Stato. In uno Stato borghese le nazionalizzazioni sono funzionali allo sviluppo del capitalismo. Non possiamo alzare le bandiere dello sviluppo capitalistico, né onorare una via di sviluppo borghese che è entrata nella sua fase monopolista. Ciò che sempre andremo a fare tra le masse, è l'organizzazione verso il rovesciamento del capitalismo e la concentrazione di forze contro il potere dei monopoli, sbarazzandoci del populismo keynesiano e lavorando per l'indipendenza di classe.

Per anni le organizzazioni popolari e di classe in Messico sono rimaste intrappolate nel difendere una via di sviluppo capitalista o per l'esattezza, un precedente grado di sviluppo capitalista, che è collocato oggi in un nuovo step. Per questo l'azione è stata sempre difensiva, di resistenza.

Non c'è dubbio che il livello di vita del nostro popolo si impoverirà, poiché le risorse che in precedenza erano destinate in percentuale minima alla salute, all'istruzione, alle infrastrutture, oggi saranno strettamente riservate alla redditività dei monopoli che se ne beneficeranno; ci saranno maggiori difficoltà nella vita quotidiana, già di per sé colpita dalla crisi capitalistica di sovrapproduzione e sovraccumulazione e dalle misure adottate nel nostro paese per stabilizzare questa crisi con la riforma del lavoro. Soprattutto quest'ultimo anno il livello di vita è sceso drasticamente e nella tasca del lavoratore e della famiglia popolare ciò si risente in modo brutale. Tutti questi fattori inevitabilmente massimizzeranno le contraddizioni del conflitto di classe.

Siamo di fronte alla fine di un'era e all'inizio di una nuova e tutto può accadere, poiché lo sviluppo capitalista ha spazzato via le proprie basi d'appoggio e legittimità.

La lotta non sarà facile, ci sono molte complicanze. Lo Stato è lo strumento del quale si beneficiano le classi dominanti per l'oppressione. Nella loro ingenuità, alcuni parlano dell'estinzione dello Stato o della sua contrazione, mentre nei fatti vi è un rafforzamento dello Stato con il rinforzo dell'esercito e della polizia, così come dei corpi giuridici e la loro estensione ai paramilitari (un'estensione del braccio repressivo), mentre costituzionalmente vengono ridotte le garanzie individuali e le libertà democratiche. Tale errore è dovuto alla premessa di cui sopra, di una visione che considerava lo Stato messicano indipendentemente dalla classe dominante o dalla lotta di classe.

Pochi mesi fa, il Partito Comunista del Messico ha affermato che il governo del Patto per il Messico è il governo della fame e della miseria, che porta il Messico ad uno stato d'emergenza.

Peña Nieto è ignorante, ma non stupido e con l'influenza dei monopolio, in breve tempo ha completato ciò che non fecero Zedillo, Fox e Calderón, anche se ci hanno provato. Egli, oltre le "abilità" del priismo (del PRI Partido Revolucionario Institucional, ndt), obbedisce principalmente ai monopoli che hanno stretto i ranghi attorno all'obiettivo del contenimento preventivo delle sommosse del proletariato o degli strati medi in processo di proletarizzazione, durante questo periodo di crisi e turbolenza economica.

Noi comunisti, oltre alla organizzazione della classe operaia intorno agli obiettivi del socialismo - comunismo, siamo in dovere di raggruppare tutti gli strati della società che sono oppressi, sfruttati e impoveriti in una direzione anti-capitalista e anti-monopolista.

Il Patto per il Messico si è compiuto, ma non sparirà ancora e vedremo di nuovo il PRD unito all'alleanza di governo con il PRI e il PAN, nel loro ruolo di primo piano di pompieri, allo stesso modo in cui MORENA (Movimiento Regeneración Nacional movimiento politico e sociale di sinistra ndt) svolge il ruolo di barriera di contenimento e strumento di smobilitazione. I compiti più complessi del Patto per il Messico sono nell'immediato futuro e hanno a che fare con il garantire la stabilità degli interessi del capitale contro le turbolenze che scoppieranno dalla riforma del lavoro ed energetica.

MORENA e Lopez Obrador dimostrano l'inutilità della loro tattica e sicuramente vedremo il loro rapido adattamento alle nuove misure del capitalismo, poiché anche il loro programma è stato sepolto. Eppure, i grandi settori popolari devono affrontare la lotta e sebbene debbano esigere che i loro dirigenti si muovano, è giunto il momento di prendere il controllo delle decisioni nelle proprie mani e spostare i compiti dagli atteggiamenti pusillanimi ad azioni più forti, al fianco di tutti i settori popolari combattivi.

Il tentativo da parte della socialdemocrazia di capitalizzare a suo favore e nel suo indirizzo il malcontento popolare, di collocarsi alla testa delle mobilitazioni contro la Riforma o di raccogliere firme o richiedere una consultazione, ecc ., per seminare illusioni di una gestione "alternativa" del capitalismo, ha raccolto sempre più fallimenti. Difficile è ingoiare il loro discorso di opposizione alla riforma energetica, quando furono proprio loro ad aver votato in favore di tutti i precedenti attacchi, compresa la riforma del lavoro o approvando misure come l'aumento della metropolitana, la criminalizzazione e l'assedio poliziesco delle proteste, l'assassinio di dirigenti popolari, etc. Ieri il PAN si è stracciato le vesti per la riforma fiscale approvata dal PRD e PRI, ma poi ha continuato a votare in blocco con il Patto per il Messico; oggi tocca al PRD rappresentare questo stesso ruolo nella commedia della vita parlamentare che è il Patto per il Messico, con l' "opporsi" alla riforma energetica approvata dal PRI e dal PAN, senza abbandonarlo.

Nel frattempo, la vera opposizione è nelle fabbriche, nei campi e nelle strade. Gli scioperi e le proteste contro le misure delineate dalla riforma del lavoro, si succedono continuamente anche se non appaiono sulle prime pagine. Un numero crescente di lavoratori, casalinghe, studenti, etc. cerca un modo per opporsi all'attacco al loro tenore di vita e contro i loro diritti politici. Le guardie comunitarie affrontano allo stesso modo nella Huasteca (regione situata nella parte nord-orientale del Messico, ndt) che in Guerrero (uno stato del Messico situato nella parte sud-occidentale del paese, ndt) l'esproprio che pretendono di fare le compagnie minerarie e petrolifere e si scontrano con la barbarie militare e paramilitare.

Con quanta attualità la socializzazione dell'economia ed il potere operaio e popolare emergeranno nei prossimi giorni o per dirla senza mezzi termini, con quanta attualità si pone nell'agenda nazionale il compito di una nuova Rivoluzione della quale il popolo sarà il protagonista!

Il potere operaio e popolare è oggi l'unica alternativa al governo della fame e della miseria e daremo particolare attenzione al fronte ideologico per evitare che si tornino a seminare illusioni tra i lavoratori.

L'obiettivo sarà quello di forgiare la coscienza che l'unico cammino per l'emancipazione sta in quello che i lavoratori stessi saranno capaci di fare, guidati dai loro interessi, che sono quelli di tutti gli oppressi e sbarazzandosi di idee che provengono da altre classi o strati che, in ultima analisi, vogliono solo prolungare la vita del sistema.

La classe operaia, i lavoratori, gli sfruttati, hanno da prendere coscienza di classe per sé stessi e organizzarsi per il rovesciamento dello Stato capitalista che impedisce la costruzione di una società veramente libera e giusta.

Note:

[1] Da quando Venustiano Carranza e i capitalisti definirono il corso della Rivoluzione dopo la liquidazione della ribellione suriana guidata da Emiliano Zapata, anche se militarmente il corso della stessa era stato risolto con la sconfitta della Divisione Nord alla fine del 1915.


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