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Gruppi di autodifesa: Tra contro-insurrezione e difesa popolare

Diego Torres e Julio Cota | elcomunista.nuevaradio.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

21/01/2014

Gli avvenimenti registrati nelle ultime settimane nel Michoacán con i cosiddetti gruppi di difesa, hanno generato una grande confusione tra la popolazione messicana, tipica degli scenari di guerra irregolare, dove non esiste un fronte e qualsiasi luogo può diventare campo di battaglia. Per giunta l'informazione non verificata che fluisce costantemente nei monopoli della comunicazione rende ancor più difficile la comprensione del fenomeno. Sarebbe ed è stato sbagliato reagire con una valutazione immediata ma disinformata, senza ottenere la maggiore quantità possibile di dati, verificare le notizie, colmare con l'investigazione le lacune e analizzare il comportamento delle forze in lotta alla luce di un quadro teorico scientifico per ricavarne una presa di posizione. Ora possiamo esprimere ciò che pensiamo.

La natura delle autodefensas del Michoacán è tra il paramilitare e la difesa popolare, contraddizione che nasce dalla stessa differenza sociale e di classe tra gli attuali dirigenti delle milizie di autodifesa e gran parte della popolazione che si difende. Il divario tra ciò che è e ciò che allo stesso tempo potrebbe essere, nasce dalla differenza tra la difesa della tranquillità delle classi borghesi e la difesa della tranquillità delle classi proletarie e popolari. La tranquillità delle persone comprende la tranquillità dei loro interessi. Pretendere che questo fenomeno si palesi completamente e senza contraddizioni, in questi momenti, significa negare alcuni aspetti innegabili. La dialettica ci permette, però, di affrontare e analizzare il fenomeno. D'altronde la scienza conosce molti fenomeni nei quali convivono temporaneamente tendenze completamente opposte, come, ad esempio, il famoso gatto di Schrödinger o la sovrapposizione in una funzione d'onda di due stati opposti. Passiamo dall'innegabile a ciò che sta per essere negato nella vita reale: in cosa possono sfociare i gruppi di autodifesa?

Dobbiamo chiederci perché i monopoli della comunicazione hanno dato una straordinaria copertura mediatica a tutti questi fatti avvenuti nelle ultime settimane, tenendo in considerazione la cosiddetta "crisi di governabilità" dello stato del Michoacán, che ha radici nella precedente amministrazione Calderon, e il fatto che in altri stati del paese, sul tema della nascita di polizie comunitarie e milizie di autodifesa, la stampa adotta come linea editoriale la censura.

D'altra parte, si parla di legalizzare le autodefensas e si discute della possibilità che esse lavorino in maniera coordinata con lo Stato, che le ha chiamate a integrarsi ai corpi di polizia costituzionalmente riconosciuti. Curiosamente è il contrario di quanto accadde con il Coordinamento Regionale delle Autorità Comunitarie - Polizia Comunitaria (CRAC-PC), riconosciuto dopo molti anni. In meno di un anno, invece, le cosiddette autodefensas di Michoacán hanno un dialogo diretto con il governo federale.

Fin dalla nascita delle polizie comunitarie nello stato di Guerrero, più di 15 anni fa, lo Stato e le forze armate hanno cercato di corromperle con lo scopo di utilizzarle come gruppi paramilitari di contrasto all'insurrezione.

Perché il governo messicano incarcera i dirigenti delle polizie comunitarie, come Nestora Salgado, mentre promuove le milizie di autodifesa dei proprietari terrieri come Manuel Mireles con la presunta finalità di combattere il narcotraffico? Le cosiddette autodefensas nello stato di Michoacán hanno provocato controversie e confusione da quando un gruppo di grandi produttori di limone, aguacate, pomodoro, etc… hanno imbracciato le armi contro le estorsioni dei gruppi del narcotraffico.

Saira Rodríguez Salgado, figlia di Nestora Salgado García, coordinatrice del CRAC di Olinalá, prigioniera nel penitenziario federale di Tepic dall'agosto dell'anno scorso, ha denunciato che sua madre in carcere viene trattata "peggio di un delinquente, senza acqua pulita da bere, rinchiusa con la luce accesa per 24 ore, senza poter distinguere il giorno dalla notte, senza accesso alle medicine di cui ha bisogno". Come sappiamo, José Manuel Mireles Valverde, leader del gruppo di autodifesa del municipio di Tepalcatepec nonchè uno dei coordinatori del Consiglio Cittadino di Autodifesa e Polizia Comunitaria di Michoacán, ha la protezione del governo federale e, dopo essere stato trasferito con un volo di stato ad uno dei migliori centri ospedalieri del paese in seguito ad un attentato, riceverà, per giunta, protezione durante tutta la riabilitazione.

Dobbiamo, però, ricordare come nacque il paramilitarismo in Colombia (che porto con se i fatti più orrendi che si ricordino dalla barbarie nazista della Seconda Guerra Mondiale ad oggi): tra gli altri fattori, l'appoggio del governo colombiano e statunitense con il presunto scopo di lottare contro le estorsioni dell'insurrezione colombiana. E sì, l'attuale consulente per la sicurezza di Enrique Peña Nieto, Óscar Naranjo, la sa lunga sul paramilitarismo: non è necessario ricordare i suoi legami con i paramilitari e con il narcotraffico, come il caso di suo fratello Juan David Naranjo Trujillo, fermato dalla polizia tedesca nell'aprile del 2006 con l'accusa di essere coinvolto in una rete di narcotrafficanti in Europa.

Non dimentichiamo quanto indicato dal Manuale di Contro-insurrezione 3-24 degli Stati Uniti d'America: "Nella contro-insurrezione, la parte che apprende e si adatta più rapidamente - quella che ha l'organizzazione più adatta all'apprendimento - di solito vince". In questo senso non dobbiamo sottovalutare lo Stato messicano che, nonostante le sue deficienze, sa che un modo per controllare gli embrioni di distaccamenti popolari armati, è con il loro stesso metodo. Se finora le tesi essenziali di contro-insurrezione restano valide, è perché si sono rivelate efficaci.

In alcuni saggi dello scrittore Carlos Montemayor sullo studio dei documenti dei servizi di intelligence dello Stato, si mostra come in Messico, dalla nascita del EZLN, la Sedena (Segreteria della Difesa Nazionale, ndt) ha implementato un "piano operativo strategico per mantenere la pace sociale nel paese". L'autore, in uno dei suoi scritti, descrive quanto segue:

"Il piano di valutazione descrive attività dell'esercito di addestramento e supporto alle milizie di autodifesa e altre organizzazioni paramilitari, il che può costituire l'inizio e la base di una loro mobilitazione per operazioni militari e di sviluppo. Questo piano include, inoltre, consulenza e assistenza offerta ad altri organismi statali e a funzionari governativi locali, municipali, statali e federali. In caso non esistano forze di autodifesa civile, è necessario crearle".

Altra componente fondamentale nei piani di contro-insurrezione è la popolazione, della quale si cerca di conquistare la mente e il cuore attraverso programmi sociali, rendendola partecipe di iniziative e persino appoggiando progetti di autogestione.

Nonostante il paramilitarismo sia un fenomeno sociale complesso, di fatto, domina il nostro paese, cosa che lo Stato, per via dei legami che ha con esso, non riconoscerà mai in quanto parte di una strategia contro-insurrezionale per mantenere l'ordine borghese instillando la confusione e il terrore nella popolazione, riducendone la capacità di lotta.

Nonostante nelle cosiddette autodefensas di Michoacán ci sia gente "del popolo", la questione è a chi e in quale direzione si rivolge il dissenso della popolazione. E' chiaro che la direzione dei produttori agrari non poteva attrarre dalla sua parte una "truppa" composta di lavoratori giornalieri, piccoli produttori agricoli, contadini, lavoratori, piccoli commercianti, ecc… senza rispondere, anche se in maniera superficiale, a rivendicazioni popolari. Ma la gente armata non è facile che obbedisca a ordini come quello di disarmarsi o quello di collaborare fianco a fianco con l'esercito che difende la classe che è suo carnefice. Il capitalismo attraversa una grave crisi che sottopone a violente pressioni tutte le forze e la manipolazione delle classi popolari può sfuggire facilmente al controllo. Di qui la spiegazione del perché da un lato la dirigenza accetti un giorno di realizzare pattugliamenti e posti di blocco senza armi e dall'altro la popolazione tenda spontaneamente imboscate all'esercito per non lasciare che questo gli porti via le armi.

Se le si lascia fare, se le si appoggiano senza distinzioni, le classi borghesi che manovrano i gruppi di autodifesa e che sono alla testa del movimento grazie al potere economico, finiranno per trasformarli in strumento di contro-insurrezione. In quanto tale i gruppi di autodifesa schiacciando ogni insurrezione, coadiuveranno l'esercito non solo nel compito di preservare l'integrità e la sopravvivenza di questa borghesia - compito che lo stesso stato borghese non è riuscito ad assolvere - ma anche nella funzione di difesa degli interessi, dello sfruttamento e di questo sistema decadente.

Qui non si mette in discussione l'uso legittimo dell'autodifesa armata, semplicemente si mette in guardia del fatto che lo Stato messicano sa che uno dei modi per contenere i sollevamenti popolari armati nel paese è attraverso lo stesso metodo, ovvero creando o cooptando i focolai spontanei e organizzati dei gruppi di autodifesa.

Si tratta di chiarire quanto segue:

Non basta che contadini e operai imbraccino le armi, ma è necessario che diano, allo stesso tempo, una direzione politica a tale sommovimento. Questo definirà in che direzione puntare la bocca dei fucili nella maggior parte dei casi: contro il potere dei monopoli o contro l'insurrezione popolare.

La moneta è stata lanciata, e, nonostante sia truccata, il vento soffia a nostro favore. Bisogna far in modo che le organizzazioni che hanno la possibilità di interagire con il movimento distinguano tra la dirigenza dei gruppi di autodifesa e la loro base, che il messaggio che arriva a quest'ultima la chiami a prendere in mano la direzione del movimento, a rifiutare qualunque pretesa di essere usati, in futuro, contro le forze del popolo, a rifiutare la catena con la quale lo Stato pretende di unirle in propria difesa contro l'imminente sollevamento, a unire la richiesta di sicurezza alla totalità delle rivendicazioni che sono cruciali per i lavoratori, i contadini e le classi popolari. Bisogna lottare affinché non venga cancellato ciò che questa copertura e manipolazione mediatica cerca di insabbiare, bisogna rinforzare la solidarietà con Nestora, con le guardie comunitarie che nello stato di Guerrero, di Huasteca, di Oaxaca e di Veracruz impugnano le armi non solo contro il narcotraffico, ma contro i monopoli petroliferi, energetici, minerari, ecc…contro i poteri, cioè, che utilizzano a loro beneficio i paramilitari.

La moneta è stata lanciata e l'esito dipende dall'orientamento che si darà ai gruppi di autodifesa: orientamento contro-insurrezionale per reprimere la popolazione e mantenere il regime dei monopoli mediante il terrore o, invece, orientamento di liberazione, per un progetto nazionale anticapitalista di potere operaio e popolare che risolva alla radice la questione della giustizia e della protezione della ricchezza dei territori.


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