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Sgombrare l'orizzonte di fronte alla crisi dello Stato

Felipe Cuevas Méndez | comunistas-mexicanos.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

30/10/2014

Il popolo non deve cadere vittima di qualsiasi pessimismo, ha già sofferto abbastanza per cedere all'amarezza. Quando il cammino è difficile da intravedere o da praticare, esso incoraggia a raddoppiare gli sforzi per trovare e afferrare gli elementi determinanti di questo processo.

La questione è che Ayotzinapa, il massacro di Iguala e i desaparesidos svelano di colpo le condizioni generali che prevalgono in Messico. I movimenti di prima e di adesso, le situazioni da una parte e dall'altra mostrano senza alcun dubbio la realtà del paese. Questa situazione però pone davanti a noi un grande dilemma. Certamente, non tutto si spiega né si risolve con la ferita alla patria rappresentata da Ayotzinapa. La realtà è questa, Ayotzinapa e i suoi fatti esistono, sono inoccultabili, cosa che richiede una assunzione di responsabilità nel seno del popolo e dei suoi movimenti emergenti.

In tale contesto si presentano le azioni di rinforzo, la solidarietà e le iniziative per la lotta, ed è vitale accettarle tutte, quelle buone come quelle controverse. Anche se in qualche occasione c'è uno zelo per "le forme", nulla è trascurabile perché la situazione attuale supera il vecchio contenuto della lotta settoriale, oltre al fatto che il processo richiede coerenza, prestanza e apertura all'aiuto senza cui non si raggiunge la maturità politica. Le forze e le possibilità che abbiamo, le capacità che siamo in grado di praticare, devono offrirsi all'impegno comune di questa lotta assumendo le diversità in ogni caso come prodotto delle attuali condizioni della società capitalistica.

Il regime ha ben compreso il vademecum della sua politica di massa, vale a dire isolare, disgregare e uccidere i movimenti, per cui bisogna rompere lo schema agendo insieme, dando soluzioni alle relazioni democratiche, rivoluzionarie e simili per entrare nella fase successiva, che sarà unica nel suo genere, verso uno scontro necessario con le condizioni che ci opprimono.

Non c'è tormento che valga, se non si applica un piano unico, dopo che saranno emersi tutti i piani di lotta. L'importante è combattere questo sistema atroce facendo crescere tutte le lotte, osservando i fattori di mobilitazione qui e ora in aumento, che agiscono essenzialmente contro gli oppressori. Questo è possibile e in ogni caso indispensabile, non può essere cambiato, tocca entrarci, spingere e convincere vasti settori. Altre battaglie giungono, come fossero in solidarietà con quella attuale, e si sommano alle richieste a lungo trascurate ma importantissime.

Esiste una guerra mediatica feroce intorno a Ayotzinapa, contro le basi del suo appoggio, contro la coscienza popolare, contro la mobilitazione, e ci si chiede il perché. Il regime ha tutti gli strumenti per conoscere e temere, per questo produce la sua controffensiva attraverso i fattori che lo costituiscono, perché punta a far si che non si superino i confini del suo sistema di controllo e le linee prefissate affinché il popolo non abbia chiarezza di un orizzonte rivoluzionario.

Tocca ricostruire il movimento in mezzo ai costanti attacchi e alle perdite secondo le ricorrenti resistenze alle attuali politiche del regime, adeguando le proteste e le forme di lotta alle possibilità immediate che ne permeano le aspirazioni, impegnandosi nel movimento già esistente per trascendersi in movimento popolare generale.

La diversità dei gruppi in lotta è elemento risolutivo per affrontare le proprie responsabilità sociali legate all'organizzazione della lotta. Le classi popolari che sono in attesa chiedono che la loro leadership naturale si incanali fino a fondersi con il meglio dei processi organizzati esistenti in un flusso unificatore con compiti ben precisi. In un caso e nell'altro bisogna maturare e sviluppare le posizioni sensibilmente alle istanze portate dal dramma sociale che offre ai nostri occhi.

I movimenti sulla scena hanno, insieme a rivoluzionari e rivoluzionarie, insieme a tutte e tutti gli attivisti sociali la corresponsabilità di propagandare, agitare e organizzare il più possibile, in particolare di unire ogni nuovo sforzo in una lotta più generale della precedente. Non si tratta di incanalare forzatamente i nostri movimenti in alcune "istanze" pre-esistenti o in proposte senza alcuna possibilità praticabile, ma di stabilire insieme le basi del cambiamento.

Dall'altra parte si approccia la riforma dello Stato, che mantenendo la critica a un livello visibile entro principi democratici astratti, assicura una soluzione di massima lasciando però nelle mani dei soggetti di sempre una questione che riguarda la maggior parte del popolo, conservando i pilastri di una macchina costruita per spezzare i loro interessi. Su questo tema ci sono più posizioni di quante se ne possano descrivere in questo spazio. Ne diamo così una sintesi.

Siamo dentro quindi in una crisi dello Stato che colpisce tutta la società. Questa crisi colpisce le relazioni economiche, normative e di proprietà che caratterizzano uno Stato corporativo, altamente sfruttatore e alieno agli interessi del popolo; mina le fondamenta del potere politico in irreversibile decomposizione e subordinate ai patti delle cupole; commercio politico modellato su ogni tipo di ambizione; corruzione del sistema dei partiti politici che si è andato ad integrare e subordinare al grande capitale e alle relazioni di potere; crisi del controllo sulla società trasformato in violento dispotismo; deformazione delle funzioni dello Stato a funzioni di controllo territoriale contro le forze che l'hanno penetrato e che allo stesso tempo ne hanno deteriorato le funzioni stesse; ricomposizione del narco-stato come asse che aggrava la struttura verticale del potere e del suo esercizio; crisi dello Stato di diritto, per quanto precedentemente l'applicazione delle sue leggi andasse a beneficio di un insignificante blocco di capitalisti; sconfitta del progetto dello Stato sociale della classe media; crisi del vecchio nazionalismo adattatosi al meccanismo interventista neocoloniale dell'imperialismo; crisi della democrazia borghese elettorale-fraudolenta; crisi del sistema politico e sociale screditato, incompetente e incapace di governare, senza valide alternative politiche interne, un manifesto spostamento verso l'autoritarismo e il fascismo; crisi delle strutture imprenditoriali incapaci di far fronte ai problemi del Messico nel suo ritorno accelerato ad una nuova crisi economica, problemi per cui sono responsabili in prima istanza; crisi della questione della violenza, il narco-stato e i diritti umani, conseguenza della costruzione-degenerazione attuale dello Stato.

E' la crisi di uno Stato monopolista, che come tale non ha alcuna riforma possibile, che evidenzia il fatto che la borghesia spera di instaurare una fase di terrore istituzionale di fronte al possibile crollo del regime, che rifiuta la rinascita popolare e implica una crisi politica rivoluzionaria.


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